Con i documenti inviati in Commissione Bilancio, Corte dei Conti e Banca d’Italia bocciano i provvedimenti introdotti dal Governo Draghi che annullano la riscossione delle vecchie cartelle esattoriali. Le memorie dei due istituti rischiano così di porre un freno a quella riorganizzazione dei rapporti tra fisco e contribuenti che passa sotto il nome di Pace Fiscale, a lungo caldeggiata soprattutto da Lega e Forza Italia.

Mentre infatti è in fase di stesura il nuovo Decreto Sostegni, che dovrebbe vedere la luce entro fine aprile, gli autorevoli pareri giunti in commissione bilancio potrebbero indurre il Governo a rivedere la proprio politica in merito alla sospensione delle attività di riscossione. Così come appare in salita la strada che porta a un rinnovamento dei provvedimenti di Rottamazione e Saldo e Stralcio delle vecchie cartelle per i contribuenti in difficoltà.

Proviamo a capire cosa potrebbe succedere adesso.

Cosa dice il Decreto Sostegni a proposito delle cartelle esattoriali

Come noto, il Decreto Sostegni in vigore dal 23 marzo scorso ha introdotto una serie di misure in favore dei contribuenti in difficoltà e di cancellazione delle cartelle esattoriali non più esigibili. Il provvedimento è stato motivato sia dalla volontà di stemperare le tensioni tra fisco e contribuenti in un momento di generale disagio economico, sia dall’intenzione di alleggerire l’Agenzia delle Entrate dalle operazioni di riscossione dei crediti inesigibili.

Si è così deciso, in continuità con quanto disposto dal precedente Governo, di procedere al rinvio dei pagamenti per le cartelle esattoriali in scadenza fino al 30 aprile 2021. Inoltre, si è provveduto a formulare un nuovo calendario per tutte le cartelle coinvolte dalle misure di Saldo e Stralcio e di Rottamazione Ter. Le quali, lo si ricorda, riguardano rispettivamente la possibilità per i contribuenti in comprovata e grave condizione di difficoltà economica di estinguere i propri debiti con il fisco con uno sconto sui pagamenti, o la possibilità di saldare i conti delle vecchie cartelle senza interessi di mora e sanzioni.

Non solo. Così come richiesto dal centro-destra, e dopo una estenuante trattativa tra i partner di Governo, si è provveduto a cancellare tutte le cartelle esattoriali sotto i 5 mila euro notificate nel decennio tra gli anni 2000 e 2010. Per limitare l’entità del provvedimento e per non alimentare ulteriori malumori tra gli azionisti di Governo contrari a questa norma, si è deciso di introdurre una soglia di reddito (30 mila euro nel 2019) oltre la quale la cancellazione delle cartelle esattoriali non si applica.

Le obiezioni della Corte dei Conti a proposito del condono delle cartelle esattoriali

Ora, in relazione a questi provvedimenti presenti nella versione definitiva del Decreto Sostegni, la Corte dei Conti ha formulato un documento che ha inoltrato alla sessione congiunta delle Commissioni di Programmazione economica e bilancio e di Finanza e tesoro.

Qui, l’istituto di vigilanza ha rilevato in primo luogo come l’annullamento automatico dei debiti fino a 5 mila euro possa in realtà finire per cancellare debiti superiori a tale cifra contratti separatamente da un medesimo soggetto.

«La formulazione normativa adottata potrebbe infatti comportare, come già accaduto con il decreto-legge n. 119 del 2018, anche la caducazione di molte partite dovute da debitori di somme complessivamente maggiori, nei confronti dei quali la riscossione si sarebbe dovuta comunque portare avanti. Sotto tale profilo, dunque, la cancellazione di tutte le partite di importo fino a 5 mila euro si potrebbe tradurre in un beneficio accordato anche a debitori di somme complessivamente rilevanti.»

Se infatti, a uno stesso soggetto sono state notificate tra il 2000 e il 2010 più cartelle esattoriali di somma inferiore ai 5 mila euro, costui vedrà cancellati i propri debiti nonostante questi possano risultare superiori a tale cifra.

«Il riferimento ai singoli carichi pendenti con il fisco comporterà infatti la cancellazione di un elevato numero di iscrizioni facenti capo a un unico soggetto i cui importi cumulati possono essere ben al di sopra dei 5.000 euro.»

Ma non finisce qui. La Corte dei Conti fa anche notare come tale provvedimento presenti un profilo di incoerenza con le finalità del Decreto Sostegni, il quale era formulato con l’intenzione di fornire aiuti di carattere economico alle categorie sociali più duramente colpite dalla crisi pandemica. 

«Lo stralcio indiscriminato delle cartelle esattoriali si risolverà infatti in un beneficio — che avrà un costo complessivo di oltre 650 milioni di euro fino al 2025 — che sarà erogato a un vastissimo numero di soggetti, molti dei quali presumibilmente non colpiti sul piano economico dalla crisi

Ulteriori perplessità presso la Corte dei Conti derivano dal fatto che, trattandosi del «terzo annullamento unilaterale di cartelle adottato nell’ultimo ventennio», lo Stato sancisce di fatto la propria incapacità a riscuotere i crediti. L’effetto sull’opinione pubblica di questa manifestazione di impotenza non potrà che produrre disorientamento e amarezza tra i cittadini che tempestivamente adempiono ai propri doveri fiscali, e ulteriore spinta a sottrarsi ai pagamenti per tutti gli altri. Generando di conseguenza una spirale di sfiducia e diffidenza verticale nei confronti della macchina statale, e orizzontale nei confronti dei propri concittadini.



I dubbi della Banca d’Italia rispetto al condono delle cartelle esattoriali

Al coro di ammonimenti si aggiunge anche Bankitalia, la quale ha inoltrato un documento parallelo alle commissioni bilancio formulando i propri rilievi sul Decreto Sostegni.

Le argomentazioni utilizzate dagli analisti della Banca d’Italia riecheggiano in gran parte quelle utilizzate dalla Corte dei Conti. Anche in questo caso si ricorda infatti come ogni forma di condono finisca per determinare «conseguenze in termini di incentivi negativi per l’affidabilità fiscale degli operatori economici e disparità di trattamento nei confronti dei contribuenti onesti.»

Quanto costa la Pace Fiscale?

Nella relazione tecnica in calce all’articolo n. 4 del Decreto Sostegni, si formula una attenta analisi dei costi a carico dello Stato determinati dallo stralcio delle cartelle inesigibili e dai provvedimenti di ricalendarizzazione delle cosiddette definizioni agevolate (Rottamazione Ter e Saldo e Stralcio).

Per quanto riguarda la proroga di due mesi dei termini dei versamenti relativi alle cartelle di marzo e aprile, lo Stato stima una perdita di riscossione per il 2021 pari a circa mezzo miliardo di euro.

Mentre la sospensione delle notifiche di nuove cartelle comporterà una riduzione del gettito fiscale per l’anno 2021 di circa 800 milioni di euro. Gettito che lo Stato prevede però di recuperare nella sua totalità dal momento in cui l’invio di nuove cartelle esattoriali riprenderà a pieno regime a partire dal prossimo anno.

In totale, dunque, dai provvedimenti di sospensione delle attività di riscossione ci si attende una riduzione totale del gettito di circa 1,3 miliardi di euro per l’anno in corso. Una parte dei quali recuperabili non appena l’Agenzia delle Entrate potrà tornare ad operare in condizioni di normalità.

Altro capitolo è invece quello riguarda lo stralcio delle cartelle fino a 5 mila euro notificate tra il 2000 e il 2010. In questo caso, com’è evidente, non ci si può attendere alcun recupero delle somme escluse dalla riscossione. La perdita di gettito stimata ammonterebbe a 666,3 milioni di euro fino al 2025 (di cui ben 305,8 nel solo 2021).

E adesso che succede con le cartelle esattoriali?

A questo punto, considerato il parere unanime di Corte dei Conti e Banca d’Italia contro la cosiddetta Pace Fiscale, ci si può aspettare che dal prossimo Decreto Sostegni siano esclusi ulteriori provvedimenti. Del resto, lo stesso Premier Mario Draghi in conferenza stampa aveva annunciato non senza un certo malumore le misure relative allo stralcio delle vecchie cartelle esattoriali.

In questo caso, tutti i provvedimenti già adottati con l’ultimo decreto rimarrebbero validi, sia lo stralcio sia la ricalendarizzazione dei pagamenti delle definizioni agevolate. Mentre non è ancora chiaro che cosa il Governo intenda fare a proposito della sospensione dei pagamenti in scadenza. Dopo il 30 aprile, infatti, dovrebbero riprendere le attività riscossione, e i contribuenti dovranno saldare i propri debiti con il fisco rimasti in sospeso fino a quella data.

Sembra invece difficile pensare ad una marcia indietro del Governo, così come richiesta da alcune associazioni sindacali. Il segretario della Uil, Domenico Proietti, nel corso dell’audizione in Commissione bilancio, aveva infatti alzato i toni, chiedendo non solo di non adottare nuovi provvedimenti, ma di stralciare del tutto la norma, al fine di ristabilire nell’opinione pubblica l’idea che la legalità fiscale non sia un ostacolo bensì un presupposto della ricostruzione economica, sociale e civile del paese che seguirà alla fine della pandemia.