Si riparte dopo uno stop di tre anni e l'Agenzia delle Entrate torna alla carica riattivando il famigerato Redditometro; questo congegno che per alcuni lede una fetta importante di privacy, dovrebbe accertare in maniera sintetica il reddito dei singoli grazie al quale il fisco determinerebbe indirettamente il reddito totale del contribuente, basandosi sul volume di spesa di quest'ultimo.

Mutui, bollette, telefonia, scuole di ogni genere e grado, affitti, auto personale, Amazon, Netflix...: la lista è lunga e potrebbe continuare ancora e il Redditometro è sempre lì a scansire e indagare su ogni nostra singola spesa con la sua lente di ingrandimento e intervenire qualora si ravvisi uno scostamento di spesa del 20%.

Ma per ora si può stare tranqulli in quanto, trattandosi del decreto che, per previsione normativa, deve essere scaturito dal Ministero, rusulta trascurabile rispetto all’effettiva attuazione nel prossimo futuro di questao tipo di verifica ad opera dell’Agenzia delle Entrate.

ISTAT e Ministero dell'Economia: il Redditometro è servito

Il decreto che riattiverà lo strumento del Redditometro è in fase di definizione (il parere è già stato ufficlializzato dall’Esecutivo) e lo schema alla base di quest'ultimo viene discusso fra i due attori principali, il dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia e le categorie interessate; sul sito web istituzionale del Ministero si trovano tutte le informazioni che consentiranno di stabilire le capacità contributive degli italiani a partire dal 2016.

E così, gli eventuali accertamenti scatteranno qualora di ravvisasse uno scostamento di spesa del venti per cento e si baseranno anche sulle informazioni pervenute e messe a disposizione dall'ISTAT, statistiche che prendono in considerazione le spese alimentari, quelle legate al guardaroba e cinquantacinque nuclei famigliari tipo.

Accertamento Agenzia delle Entrate: le voci di spesa a cui stare attenti

Il fine del decreto è di avere un'idea chiara circa l'effettiva capacità contributiva del singolo individuo per verificare in maniera precisa la veridicità del reddito dichiarato; attraverso l'esame di campioni rilevanti di contribuenti, diversificati anche in funzione del tipo di famiglia e dell’area geografica di appartenenza: se infatti dovesse comparire uno scarto del 20% fra quanto dichiarato e quanto ricostruito, allora scatterebbe il controllo.

Se nel 2018 la macchina burocratica si era fermata, procrastinandone il restart successivamente all'aggiornamento dei parametri e alla consultazione con l'ISTAT e con i maggiori consorzi dei consumatori, ora il nuovo Governo avvia le consultazioni previste e mira a produrre un'analisi entro la metà di luglio 2021.

Ma quali sono le voci di spesa che vengono prese in esame dall'Agenzia delle Entrate?

Fondamentalmente quelle relative ai consumi, che sono tantissime; per alcune di esse si utilizzano le stime ISTAT, valutate come spese minime per il posizionamento al confine della soglia di povertà assoluta: ovviamente si tiene conto della grandezza dei nuclei famigliari e della loro tipologia.

Oltre alle spese elencate precedentemente, si aggiungono quelle per l'acqua, per la regolare manutenzione della casa, le spese condominiali, quelle che interessano i prodotti per la cura personale, le spese effettuate per cibi e bevande, per i mezzi pubblici e per le assicurazioni auto: l'Agenzia delle Entrate può contare su una mole di dati impressionante, dai mutui ai canoni di locazione, dalle spese effettuate in farmacia a quelle per le visite mediche, finendo a quelle per domestiche e badanti.

Verranno utilizzati anche quelle informazioni economiche indicate per taluni tipi di bonus, come quelli per l'acquisto di arredi e di elettrodomestici; ma anche dati evinti per l'Rc auto, camper e moto e per i bolli delle medesime. 

Dato fondamentale per risalire al reddito riguarderà quello dei consumi domestici, informazioni già in possesso dell'anagrafe tributaria come le spese della telefonia, per l'acquisto di cellulari, per il gas e la luce.

Si valuterà anche capacità di risparmio, valutata come parte di reddito non impiegato per consumi e investimenti; inoltre si stimerà l'accrescimento del patrimonio attraverso l'acquisto di case e macchine, di titoli azionari, polizze assicurative, fondi e obbligazioni: anche l'arte verrà considerata nei suoi aspetti economici, verificando le spese per opere e antiquariato. 

Questa incredibile e multiforme mole di informazioni consentirà al fisco di stabilire con precisione chirurgica il reddito disponibile e di conseguenza la capacità contributiva dei soggetti presi in esame; i contribuenti avranno comunque l'opportunità di fornire prove contrarie, dimostrando che gli acquisti sono stati effettuati con fonti di reddito non considerati oppure che le spese ascritte hanno valori diversi o ancora che i soldi spesi facevano parte di un monte formatosi precedentemente. 

Difatti, qualora si verifichino quelle condizioni che renderebbero ammissibile l'individuazione sintetica del reddito totale, in sede di contraddittorio il soggetto imputato potrebbe consegnare all’ufficio prove e circostanze idonee atte alla determinazione di una diversa valorizzazione delle spese attribuitegli, che consetirebbero un ridimensionamento di quanto preteso dall'Agenzia delle Entrate.

Il cittadino avraà quindi modo di confrontarsi con il fisco per chiarire come sia in grado di sostenere maggiori spese a fronte di entrate insifficienti a coprire queste ultime, dovendo essere contestualizzato l’effetto delle spese sostenute per gli investimenti (ad esempio per l’acquisto di una nuova abitazione).

La regola è che l'Agenzia delle Entrate considererà che i profitti siano maturati durante l'annata di acquisto, mentre dovrà essere il contribuente a dar prova che il suo patrimonio finanziario si sia accresciuto nelle annate precedenti.

Redditometro: l'Unione Nazionale Consumatori non ci sta

A non convincere il reinserimento del Redditometro è l'Unione Nazionale Consumatori (UNC) che vede nello scostamento al venti per cento un sistema troppo penalizzante; il Garante della Privacy aveva già deciso in merito, stabilendo che le medie ISTAT non sarebbero bastate per la selezione dei contribuenti e i conseguenti contraddittori che ne sarebbero scaturiti.

Difatti i dati recentemente forniti dall'ISTAT fotografano una situazione in cui un nucleo famigliare spende quarantadue euro al mese per l'acquisto di alcolici e sigarette, che equivalgono a cinquecento euro all'anno; ma se nessun componente il nucleo fuma o beve allora questi acquisti si riducono a zero: per vestiti e scarpe ISTAT indica ottantotto euro al mese per mille e cinquantacinque euro all'anno.

Non sembra quindi plausibile che uno scostamento di soli duecento dieci euro (il famoso venti per cento ISTAT) sia sufficiente per destare sospetto e mettere in moto l'accertamento dell'Agenzia delle Entrate:

difatti, basterebbe che qualcuno in famiglia acquistasse un capo d'abbigliamento facendo una spesa "spot" per stravolgere la media ISTAT e oltrepassare il tetto.

Accertamenti Agenzia delle Entrate: lo schema del decreto

Lo schema del decreto è volto a identificare nella fattispecie:

  • i principi che indicano la capacità contributiva;
  • le norme che imputano le spese al contribuente;
  • i modi che determinano sinteticamente il reddito totale che si può accertare da parte dell'Agenzia delle Entrate;
  • le norme che dimostrano l'esistenza delle prove opposte da parte del contribuente;
  • l'adeguatezza dei nuovi assetti introdotti dal decreto stesso.

Ci sono due tabelle, A & B, che individuano ciascuna quegli elementi che fanno capo alle voci di spesa prese di mira dal Fisco; la Tabella A determina le spese che contraddistinguono i diversi aspetti del quotidiano e che riconducono a queste categorie-tipo:

  • consumi;
  • investimenti;
  • risparmio;
  • spese per trasferimenti.

Questa tabella individuerà quei dati che verranno utilizzati per la determinazione degli elementi che indicano la capacità contributiva presente nell'archivio dell'Amministrazione Finanziaria e indicherà anche talune categorie di beni e servizi in possesso, a qualsiasi titolo, del contribuente.

La Tabella B invece determina tutti i tipi di famiglia e le rispettive aree territoriali di appartenenza.

Redditometro 2021: imputazione delle spese

La consulta vaglia inoltre quei principi che afferiscono alle norme di attribuzione delle spese verso il contribuente; viene stabilito che, in mancanza della prova opposta, gli acquisti relativi a beni e servizi vengono considerati sostenuti dal soggetto a cui risultano imputabili, basandosi sulle informazioni a disposizione oppure su quelle in mano dell'Anagrafe Tributaria.

Non vengono considerate come sostenute dal soggetto quelle spese per l'acquisto di beni e servizi che siano riconducibili solamente all'attività aziendale o all'esercizio di arti e professioni, in quanto queste condizioni devono scaturire da documentazione appropriata.

Accertamenti del Fisco: l'efficacia dei provvedimenti

Le delibere del decreto vengono applicate per determinare sinteticamente i redditi e i maggiori redditi che afferiscono agli anni di imposta a partire dall'esercizio 2016: questa delibera era prevista dal D.L. n. 87 del 12 luglio 2018, e l'antecedente provvedimento simile del 16 settembre 2015 non si rendeva effettivo per gli accertamenti ancora da attuarsi per il periodo d’imposta duemilasedici e successivi.

Riavviare questo tipo di controlli preoccupa gli esperti e gli addetti ai lavori, anche se è da evidenziare che in precedenza, nella vita di tutti i giorni, per periodi di imposta antecedenti al duemilasedici tali controlli furono eseguiti sporadicamente.

La battaglia contro gli evasori: siamo a un punto di svolta?

L'Agenzia delle Entrate mira a ottenere il massimo rendimento dalle capacità inespresse della Superanagrafe dei conti correnti, basandosi su alcune informazioni decisive: il saldo all'inizio dell'anno ed alla fine del medesimo, la somma dei movimenti in entrata e in uscita e la giacenza media: in questo modo si consentirebbe l'individuazione precisa dei redditi ottenuti con il "nero" anche se non siano stati trasformati in consumi, verso i quali l'Agenzia delle Entrate esaminerà le informazioni in mano dell'Anagrafe tributaria.