È iniziato il countdown. Mancano meno di 4 mesi e le famiglie con figli a carico conosceranno le loro sorti, o meglio, quelle dei sostegni economici percepiti fin’ora. L’assegno unico dovrebbe entrare in vigore dal primo giorno di luglio unificando, abolendole, tutte le altre forme di supporto, tra cui anche l’Anf. Ancora, però, non ci sono certezze sui dettagli che dovranno essere chiariti dal Governo con gli appositi decreti.

Perché l’assegno unico

L’Assegno unico figli è uno dei frutti del Family Act approvato dal Consiglio dei ministri l’11 giugno del 2020. Nato con lo scopo di unificare tutte le misure ora esistenti per il supporto ai nuclei famigliari, andrebbe a coprire dal settimo mese di gravidanza fino al ventunesimo anno del figlio. Sarà sempre necessario l’ISEE sulla base del quale verrà calcolato l’importo esatto.

La  legge delega pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 6 Aprile anticipa l’entrata in vigore dell’Assegno unico che a oggi dovrebbe essere il 1°Luglio. Dopo l’approvazione da parte del Parlamento delle linee guida di questa nuova forma di sostegno alle famiglie, il Governo dovrà metterne a punto i decreti attuativi.

Secondo la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti (Italia Viva). "Le famiglie italiane devono stare tranquille, non ci perderanno". L'assegno unico e universale "consiste in una quota che verrà data a ciascun figlio, dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni di età, mese dopo mese, maggiorato dal terzo figlio e nel caso anche di bambini disabili. È per tutti, e la quota dipenderà dal reddito, quindi le famiglie meno abbienti riceveranno di più, e le più ricche avranno solo una quota base." (da quicomo.it)

Assegno unico figli a chi è destinato

Quello che a oggi si sa dei destinatari è che dovrebbero essere chi già usufruiva delle altre forme di sostegno con l’aggiunta dei lavoratori autonomi, degli incapienti e dei percettori del reddito di cittadinanza. Per questi ultimi al calcolo del reddito concorrerà anche l’Assegno unico.

Inoltre per tutti i requisiti dovranno essere:

  • Cittadini italiani o dell’Unione Europea o familiari di questi;
  • Chi vive all’estero ma paga comunque un’imposta sul reddito nel nostro Paese;
  • Residenti o domiciliati in Italia per la durata del beneficio e con figli a carico;
  • Residenti in Italia per almeno 2 anni anche se non consecutivi che abbiano un contratto di lavoro a tempo indeterminato, o se a tempo determinato della durata di almeno 2 anni.

A quanto ammonterà l’assegno unico?

Gli attuali dubbi sull’importo dell’assegno unico sono relativi ai dettagli su cui sta lavorando il Governo, anche se la cifra che ormai rimbomba nelle orecchie di ogni italiano è 250 euro.

In realtà si partirebbe da un minimo che oscilla tra gli 80 euro e i 250, a seconda dell’età dei figli e dell’ISEE del nucleo famigliare in base al quale si stabiliscono i parametri per calcolare l’importo. 

Alcune notizie riguardano le maggiorazioni. Dal secondo figlio spetterebbe alle famiglie un 20% in più, così come per i figli disabili che avranno un aumento dal 30 al 50% in base all’entità dell’invalidità e fino a oltre i 21 anni purché rimangano a vivere in famiglia.

Altra informazione è relativa all’erogazione dell’assegno che potrebbe avvenire con il classico accredito mensile o con credito d’imposta e, anche in questo caso, il reddito e le condizioni economiche della famiglia saranno determinanti.

Per i figli maggiorenni, invece, si potrà scegliere se destinarlo direttamente a loro o meno.

In caso di separazione dei genitori l’importo potrebbe essere ripartito tra i due nell’eventualità dell’affido congiunto, altrimenti spetterà al genitore affidatario.

Come funziona l’assegno unico per famiglie

Abbiamo visto che il nuovo Assegno unico per famiglie andrà a eliminare, unificandoli, la maggior parte dei sostegni ora esistenti.

Ecco cosa potremmo non vedere più a breve:

  • Assegni per nuclei famigliari che hanno almeno 3 figli;
  • Assegni di natalità, ovvero i bonus bebè;
  • Il premio alla nascita, o bonus mamma domani;
  • Le detrazioni fiscali per i figli a carico;
  • L’Assegni nuclei famigliari (ANF).

E, dato che alcune di queste misure saranno in vigore anche oltre il 1° luglio, il Governo ha annunciato che l’introduzione delle nuove manovre dovrà avvenire in maniera graduale a tutela di chi ora sta beneficiando delle stesse.

Assegno unico, sarà pronto per il 1° luglio?

La Legge di Bilancio 2021 aveva destinato 20 milioni di euro per intervenire sui sostegni famigliari con però la prospettiva del taglio agli altri bonus.

Ma, a quanto, pare le risorse non sarebbero comunque sufficienti a garantire i 250 euro a figlio, tanto che è in esame la proposta di partire con un assegno di 160 euro soggetto a maggiorazioni relative ai vari casi. Questo, però, potrebbe essere penalizzante per chi al momento usufruisce degli altri sostegni.

Secondo una simulazione effettuata dal Gruppo di lavoro Arel/Feg/Alleanza per l’infanzia l'assegno rischia in alcuni casi un taglio dell'importo rispetto ai 250 euro. Secondo lo scenario prospettato l'80% delle famiglie italiane prenderebbe 161 euro al mese per ogni figlio minore e 97 per ogni figlio under 21. Il calcolo è legato alla considerazione secondo cui 8 famiglie su 10 hanno un Isee sotto i 30 mila euro. L'importo dell'assegno diminuisce se si alza l'Isee: per un Isee sopra i 52mila euro, il contributo scende a 67 euro mensili per i figli minori e a 40 euro per i figli maggiorenni ma di età inferiore ai 21 anni. (da quicomo.it)

Anche secondo le previsioni dell’Istat la manovra potrebbe penalizzare il 30% delle famiglie, mentre circa il 68% beneficerebbe di una maggiorazione del reddito, come gli autonomi che prima non avevano accesso al sostegno e i soggetti meno abbienti (dato raccolto dal "Sole24ore").

Secondo le stime a questo scopo il Governo dovrebbe raccogliere ulteriori 800 milioni di euro, per non pesare sul bilancio generale e neanche sulle spalle dei cittadini.

La data del 1° luglio è stata scelta proprio perché è il momento dell’anno in cui vengono fissati i nuovi parametri reddituali che rimangono tali fino al 30 giugno dell’anno dopo. Ma, date le criticità ancora irrisolte legate a motivi di budget, rimane il dubbio che la manovra possa essere effettiva entro tale data. 

L’assegno unico oggi

Una delle misure che dal 1° luglio in poi potrebbe sparire è quella racchiusa negli ANF, assegni ai nuclei familiari.

Prestazioni assistenziali erogate dall’Inps ad alcune categorie di lavoratori, titolari di pensioni, prestazioni previdenziali da lavoratori dipendenti e/o assistiti dall’assicurazione contro la tubercolosi.

I sostegni sono soggetti alle fasce reddituali, a seconda del tipo di nucleo famigliare e del numero dei componenti.

A chi sono destinati gli assegni famigliari

I destinatari di queste prestazioni sono lavoratori dipendenti privati, agricoli, domestici e in somministrazione. Gli autonomi iscritti alla Gestione separata e i lavoratori dipendenti di aziende che hanno cessato la loro attività per fallimento.

Vi possono accedere anche i titolari di pensione del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, di prestazioni previdenziali e i lavoratori che percepiscono altre forme di sostegni.

Importo degli assegni famigliari

Come visto in precedenza il primo giorno di luglio di ogni anno vengono stabilite le fasce di reddito su cui calcolare l’importo dell’assegno che durano fino al 30 giugno dell’anno successivo.

Vengono inclusi tutti i redditi esenti da imposta, da oneri deducibili e da ritenute erariali basta che siano derivanti per almeno il 70% da lavoro dipendente. L’importo viene infatti pagato dal datore di lavoro tramite l’Inps salvo in casi specifici come il lavoro domestico, la Gestione separata, l’attività di operaio agricolo dipendente con contratto a termine, chi prestava servizio in ditte fallite o chiuse.

Il diritto a percepire l’assegno termina nel momento in cui non sussistono più le condizioni per riceverlo.

Oggi per chi ha un reddito tra i 15 mila e 70 mila euro annui gli importi sono all’incirca questi:

  • 1 figlio, da 134 a 3 euro;
  • 2 figli, da 254 a 19 euro;
  • 3 figli, da 374 a 75 euro.

Chi può richiedere gli assegni famigliari

I requisiti per accedere alla prestazione oltre al reddito vengono valutati in base al nucleo famigliare e alla sua composizione.

Possono richiederlo lavoratori o titolari di pensione (anche superstiti); chi è sposato o legato da unione civile; i figli minorenni che siano conviventi o meno; i figli anche maggiorenni con certificata inabilità del 100% al lavoro se non sposati; i figli studenti o in apprendistato tra i 18 e 21 anni di nuclei famigliari composti da almeno 4 figli; gli orfani inabili al lavoro e i nipoti in linea retta se minorenni.

Oltre a loro anche i lavoratori extracomunitari ma solo per i famigliari residenti in Italia, salvo motivazioni specifiche; genitori separati o divorziati con affido condiviso o come unici affidatari.E per gli stranieri residenti in Italia se poligami viene calcolata nel nucleo famigliare solo la prima moglie.

Assegni famigliari, come fare domanda

L’assegno viene erogato solo su richiesta per ogni anno a cui si ha diritto se la necessità persiste e, in caso di variazioni o modifiche, bisogna comunicarle entro 30 giorni.

I modi con cui inoltrare la domanda sono differenti a seconda della categoria di appartenenza e, tra l’altro, è importante essere attenti nella compilazione perché in caso può subentrare il rischio di dover restituire l’importo ricevuto.

Assegni famigliari senza lavoro

Se si tratta di persone senza lavoro gli assegni familiari possono essere erogati dall’Inps solo con l’indennità di disoccupazione (NASPI). Anche in questo caso sarà necessario fare domanda o allegandola a quella per la richiesta della Naspi o inviandola separatamente.

Come abbiamo visto fin’ora, infatti, possono usufruire di questo tipo di sostegno solo i lavoratori, i percettori di pensione e, per l’appunto, chi riceve redditi assimilabili a lavoro dipendente.

L’unica alternativa per chi non ha un lavoro è quella che sia il coniuge a inoltrare la domanda purché rientri in uno dei requisiti sopra elencati.

Mentre l’Italia tenta di allinearsi al resto d’Europa nelle misure di sostegno alle famiglie, ancora per un po’ queste potranno dormire sonni relativamente tranquilli nell’attesa di scoprire se le novità saranno per loro vantaggiose o meno. 

L’Italia è molto al di sotto della media Ue in termini di aiuti alle famiglie con figli. La spesa pubblica per il sostegno delle famiglie nel 2017, infatti, era per l’Italia pari all’1,1% del Pil contro una media Ue pari al 2,2%. (da il sole24ore.com)