Il 2022 si avvicina ricco di novità sulla busta paga. Infatti alcune misure che sono ancora in fase di discussione, ma che saranno sicuramente operative da gennaio 2022, avranno un impatto sulla busta paga. Da un lato la riforma fiscale, con le nuove aliquote Irpef, ma anche con il taglio del cuneo fiscale e l'assegno unico ai figli, dall'altro possibili aumenti legati alla contrattazione nazionale.

La riforma fiscale è entrata nel vivo della discussione per poter meglio allocare gli otto miliardi di euro che sono stati stanziati con la legge di bilancio 2022. 

Il governo per non esautorare il Parlamento ha di fatto delegato a quest'ultimo, l'attività d'individuazione dei capitoli della busta paga da dover toccare utilizzando gli 8 miliardi di euro.

La discussione verte principalmente se tagliare il cuneo fiscale sul costo del lavoro, quindi essenzialmente intervenire sui contributi, oppure se abbassare le tasse tagliando le aliquote Irpef. Ma non tutte. Il vero disagio fiscale si osserva sui redditi medi nella fascia da 28.000 a 55.000 euro, su cui grava un'aliquota del 38% facendo un balzo di 11 punti da quella precedente.

Sul tema dell'assegna unico ai figli, il cui pagamento è già slittato a marzo 2022 anzichè a gennaio, invece ci sono circa 19 miliardi di euro all'anno per finanziare questa misura che andrà a sostituire diverse forme di detrazioni fiscali e bonus sui figli, ma che dovrebbe non solo compensare quelle misure sostituite, ma essere anche di importo maggiore.

Invece nella legge di bilancio 2022 entra anche il rinnovo del contratto scuola 2018-2021 mai firmato. Ma su questo aspetto c'è ancora distanza tra quanto il Governo ha stanziato, 87 euro lordi al mese, e quanto invece i sindacati chiedono, cioè 104 euro lordi al mese.

Il 2022 si preannuncia un anno che stravolgerà la fisionomia della busta paga di tantissimi cittadini, per non dire tutti, visto che l'assegno unico è universale e quindi varrà per tutte le famiglie con figli fino all'età di 21 anni.

Busta paga: come cambia con la riforma dell'Irpef

La discussione in atto presso le commissioni finanze e lavoro delle camere parlamentari verte su come spendere gli 8 miliardi che il governo ha messo sul piatto per poter ridurre la pressione fiscale sui lavoratori.

L'aveva chiesto anche l'OCSE: si deve spostare la tassazione dal reddito di lavoro ad altre ricchezze. Parafrasando, abbassare l'Irpef ed il cuneo fiscale, alzare le tasse sui beni immobili, attraverso una patrimoniale. E la riforma del catasto andrà in questa direzione, anche se, come ha più volte tranquillizzato il presidente del consiglio dei ministri, Mario Draghi, non ci sarà alcun aumento nè dell'IMU nè l'introduzione di altre tasse sugli immobili, almeno fino al 2025.

Ritorniamo però all'impatto della riforma fiscale sulla busta paga.

L'attuale sistema di tassazione dello stipendio in busta paga, prevede sia il calcolo dei contributi che sono versati all'Inps, necessari per la futura pensione, sia il calcolo dell'imposizione fiscale mediante l'Irpef che si abbatte con cinque aliquote crescenti e progressive all'aumentare dell'imponibile netto. Le cinque aliquote sono:

23% fino a 15.000 euro con una no tax area fino a 8.000 euro

27% da 15.001 fino a 28.000 euro

38% da 28.001 fino a 55.000 euro

41% da 55.001 fino a 75.000 euro

43% oltre 75.000 euro

Il salto che sta facendo discutere i parlamentari, è quello inerente il passaggio di aliquota dal 27 al 38%, che va a colpire milioni di lavoratori e che rende l'imposizione fortemente progressiva e penalizzante.

La proposta, che in effetti arriva da uno studio condotto dai consulenti del lavoro, è quella di abbassare l'aliquota dal 38 al 36%. La riduzione di due punte dovrebbe generare una minore imposizione e quindi più soldi in busta paga.

Busta paga: possibile aumento di 540 euro

L'imposizione fiscale sulla busta paga è calcolata sulla base delle aliquote Irpef il cui sistema progressivo dovrebbe in qualche modo far pagare di più chi guadagna di più. Al fine poi di ridurre la trattenuta Irpef, intervengono detrazioni e assegni al nucleo famigliare. Questi ultimi due elementi, da gennaio 2022 non entreranno più nella busta paga. Specificando meglio, con l'avvento dell'assegno unico universale, le due voci in busta paga, sopra richiamate saranno inglobate nel nuovo assegno unico ai figli.

Torniamo all'imposizione fiscale.

Applicando le aliquote Irpef sul reddito imponibile, ossia al netto dei contributi Inps, si determina la trattenuta fiscale.

L'idea allo studio delle commissioni delle due camere del Parlamento è quella di ridurre di due punti la terza aliquota Irpef, quella che oggi vale 38%. Una riduzione di due punti, secondo uno studio dei consulenti del lavoro, porterebbe ad una riduzione della trattenuta Irpef di 540 euro, in corrispondenza di un reddito imponibile di 55.000 euro. Al diminuire del reddito, la riduzione della trattenuta si attenua. Così ad esempio per un reddito di 40.000 euro, il risparmio fiscale in busta paga, risulterebbe di 20 euro al mese. 

Questa manciata di soldi comunque fanno sempre comodo, anche se ci vorrebbe molto di più per poter aumentare i redditi degli italiani, che continuano ad essere sempre tra i più bassi in Europa. 

Ma fin'ora si è sempre nel campo delle ipotesi, fino a quando la legge di bilancio non sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

Busta paga: aumenta il bonus Irpef?

Altra ipotesi allo studio è quella di rivedere verso l'alto il bonus Irpef. Introdotto con Renzi, quando si chiamava bonus Renzi, di 80 euro, fu poi portato con la legge di bilancio 2020 a 100 euro e ribattezzato bonus Irpef. Questo bonus però tocca solo i redditi bassi, ossia quelli fino a 28.000 euro. Da questo reddito fino a 40.000 euro, il bonus Irpef si riduce fino ad azzerarsi.

La proposta in campo è quella di innalzare il bonus Irpef da 100 a 120 euro, e di portare la soglia di reddito da cui poi si abbassa il bonus da 28.000 euro a 35.000 euro. 

Questa strada però andrebbe nella direzione di beneficiare più o meno la stessa platea che finora beneficia del bonus Irpef. E non sarebbero toccati i lavoratori con i redditi medi, appunto quelli che hanno una busta paga fino ai 40.000 euro. 

Ma come abbiamo scritto sopra, si è ancora nel campo delle ipotesi, e il cammino della legge di bilancio dovrebbe esaurirsi nelle prossime settimane per poter essere così licenziata ufficialmente prima della fine dell'anno.

Busta paga: cosa cambia con l'assegno unico

Altra novità che vedrà la luce nel 2022 è l'assegno unico universale ai figli. La misura voluta dalla ministra per la famiglia, Elena Bonetti, dopo circa un anno, diventa realtà per tutte le famiglie. Infatti la legge delega è di marzo 2021, cui è seguito un primo decreto ad hoc sulla misura a favore delle famiglie a giugno 2021.

Il decreto n.79 dell'8 giugno aveva introdotto l'assegno ponte o temporaneo, e rivolto solo a quelle famiglie all'interno delle quali nessuno dei genitori percepisce una busta paga. Quindi dal 1 luglio convivono per i lavoratori con busta paga sia la detrazione per figli a carico che l'assegno al nucleo famigliare, mentre per lavoratori autonomi, disoccupati senza reddito, percettori del reddito di cittadinanza, è in vigore l'assegno unico.

Da gennaio però, con efficacia marzo 2022, l'assegno unico universale spetterà a tutte le famiglie che hanno figli di età inferiore a 21 anni. E per chi percepisce la busta paga, non saranno più presenti le voci delle detrazioni fiscali per figli a carico e dell'assegno unico. A pagare l'assegno unico ci penserà l'Inps e non il datore di lavoro.

Secondo uno studio della Fondazione nazionale Consulenti del lavoro, un genitore a tempo indeterminato con reddito superiore a quello del coniuge, due figli minori di cui uno con meno di tre anni (reddito da lavoro dipendente 22.750 euro, reddito familiare 40.700 euro), potrebbe trovarsi a regime una busta paga più leggera di circa 293 euro a causa dell’eliminazione di circa 143 euro di detrazioni al 100% per i due figli a carico e 75 euro di Anf, maggiorati di altrettanti 75 circa per effetto del decreto ponte 79/2021.

Per approfondire gli importi sull'assegno unico ai figli è interessante leggere l'articolo Assegno unico: Inps regala 280€ a figlio! Novità busta paga.

Busta paga mondo scuola: 104 euro in più

Il contratto della scuola scade tra poche settimane, il 31 dicembre 2021, eppure è un contratto che non è stato mai firmato. Non si vede però alcuna volontà di rinnovarlo, tanto che nella legge di bilancio 2022 non si parla di contratto scuola 2022-2024. Tuttavia è stato posto sul tavolo un fondo per poter restituire potere agli stipendi degli operatori scolastici.

Il settore scuola non può solo passare dalla valorizzazione degli insegnanti, introducendo meccanismi premiali, ma anche andando ad adeguare gli importi degli stipendi.

Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, è consapevole della necessità di mettere le mani sulla busta paga della scuola, ma non si sbilancia sulle cifre, nonostante dai fondi stanziati nella legge di bilancio si ipotizzi un aumento intorno agli 87 euro lordi al mese.

In fatto di stipendi dei docenti, sul bilancio corrente stiamo facendo un ragionamento e sarà il Parlamento a dire la sua.

Dal canto loro, i sindacati invece chiedono un trattamento più alto, anche maggiore dei 100 euro che potrebbe essere ipotizzato dal ministero dell'Istruzione.

Il fondo messo a disposizione nella legge di bilancio è di 3,7 miliardi, con i quali l'incremento medio della busta paga degli operatori scolastici dovrebbe attestarsi intorno ai 107 euro lordi al mese, anche se va considerato che parte di questo aumento assorbe l'importo della vacanza contrattuale. Quindi l'ipotesi che l'aumento sia meno di 100 euro è piuttosto probabile.

Il braccio di ferro tra Ministero dell'istruzione e governo proseguirà ancora nei prossimi giorni per poter trovare una soluzione.