La gestione separata INPS è una delle tasse più odiate dagli imprenditori e lavoratori autonomi italiani, che annualmente devono versare obbligatoriamente secondo quanto previsto dalla Legge L. 335 del 1995.

Ciò che preoccupa gli imprenditori del nostro Bel Paese, è l'aumento degli stessi contributi INPS per il 2021. L'ufficialità è arrivata successivamente all'approvazione della nuova Legge di Bilancio pubblicata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze.

La Gestione Separata è un fondo pensionistico finanziato con i contributi previdenziali obbligatori dei lavoratori assicurati e nasce con la L. 335/95 (art. 2, c. 26) di riforma del sistema pensionistico, anche nota come riforma Dini.

La decisione è stata presa dopo la proposta e il consenso di erogare il bonus ISCRO, ovvero una indennità prevista per i lavoratori autonomi e imprenditori, di cui potranno usufruire per massimo 6 mesi e pari al 25% rispetto all'ultimo reddito annuale dichiarato.

Equivarrebbe se così possiamo definirla, alla "cassa integrazione di un dipendente", ma valida per chi lavora in proprio. Una notizia che se da un lato rende felici coloro che ne usufruiranno, dall'altro è decisamente negativa, poiché spiazza gli imprenditori che per un solo momento hanno creduto venisse approvato l'anno bianco per Partita IVA e ciò è la diretta conseguenza dell'aumento dei contributi previdenziali.

Chi ha causato l'aumento dei contributi INPS per il 2021?

La domanda a molti italiani sorgerebbe spontanea: chi ha proposto l'aumento dei contributi INPS per l'anno 2021? Per quale motivo è stata presa e confermata tale decisione?

La causa principale potrebbe essere associata appunto, al nuovo bonus ISCRO, che se da un lato è ideale per quei possessori di partita IVA in difficoltà (specialmente durante la pandemia del Covid-19), dall'altro rende scontenti coloro che non ne usufruiranno.

Si prevede quindi, una crescita progressiva delle tasse da versare riguardo i contributi pensionistici. Con esattezza, per il 2021 è prevista l'aggiunta di 0,26 punti percentuali, mentre per il 2022 e 2023, si parlerebbe persino di 0,51 punti in più.

La finalità è quella di garantire più entrate all'Erario, considerando anche che sarà essenziale ricoprire parte dell'indennità ISCRO, da erogare ai lavoratori autonomi fino a quando non finiranno i fondi (in totale disponibili 70,4 milioni di euro).

In termini di numeri, ecco che cosa varierà: per il 2020 l'aliquota è fissata al 25,72%, mentre nel 2021 il suo valore crescerà raggiungendo il 25,98%. Nel biennio relativamente agli anni 2022/2023, l'aliquota dei contributi INPS arriverà al 26,23%.

Saranno soggetti all'aumento dei contributi INPS 2021, tutti coloro che sono iscritti dopo aver fatto domanda alla Gestione Separata (link fonte), e a cui non hanno accesso al pensionamento o ad ulteriori Gestioni di previdenza.

Si ricorda che il versamento dell'onere contributivo a carico di tutti i professionisti iscritti alla Gestione Separata, andrà eseguito obbligatoriamente mediante il modello F24 telematico rispettando le scadenze previste per compensare le imposte sui redditi (intero saldo da saldare per il 2020, primo e secondo acconto inerente all'anno 2021).

Non pagare i contributi INPS per l'aumento: è davvero possibile?

I contributi INPS o cosiddetti "previdenziali", sono delle somme di denaro da versare obbligatoriamente all'Agenzia delle Entrate, per garantire il corretto sistema di pensionamento di tutti i commercianti, lavoratori autonomi ed artigiani.

Ciò significa che non è possibile esimersi da tale onere, che tutt'oggi è obbligatorio. Piuttosto, è possibile rientrare nella categoria degli imprenditori soggetti al pagamento dei contributi fissi oppure di quelli variabili (da versare in proporzione a quanto è stato fatturato nell'anno fiscale di riferimento).

Nello specifico, la quota annuale per pagare i contributi previdenziali è pari a 3.600€, dovuta da Artigiani e Commercianti che saranno anche obbligati ad iscriversi presso la Camera di Commercio del Comune in cui risiedono.

Le scadenze previste per il versamento delle suddette imposte è suddiviso in quattro date:

  1. 16 Maggio – Primo trimestre Gennaio, Febbraio, Marzo
  2. 16 Agosto – Secondo trimestre Aprile, Maggio, Giugno
  3. 16 Novembre – Terzo trimestre Luglio, Agosto, Settembre
  4. 16 Febbraio – Quarto trimestre Ottobre, Novembre, Dicembre.

L'unico sistema per poter abbassare leggermente i costi relativi ai contributi INPS e al suo aumento, è quello di aderire al Regime Forfettario, risparmiando il 35% circa rispetto all'imposta ordinaria.

In breve, anziché versare i 3.600€ annuali previsti, con il Regime Forfettario artigiani e commercianti, andranno a pagare soltanto 2.400all'anno.

Come è possibile intuire da quanto scritto, non è possibile non accettare e quindi rifiutare il pagamento relativo all'aumento dei contributi INPS 2021, a patto che non si abbia un contratto di lavoro da dipendente full time (40 ore settimanali) e contemporaneamente avere la partita IVA aperta.

Un altro caso (piuttosto raro), che permetterebbe al lavoratore autonomo di non pagare i contributi previdenziali, si verificherebbe qualora il lavoratore abbia sia P.IVA che un contratto subordinato part-time (ma di 38 ore alla settimana).

Queste sono le uniche condizioni in cui è prevista l'esenzione di tale onere contributivo.

Anche le figure che rientrano tra le attività professionali e quindi non sono iscritte ad alcun Albo, sono obbligate a versare i contributi dopo essersi iscritti alla Gestione Separata INPS.

A tale condizione, il versamento dei contributi previdenziali è variabile, ovvero in base al fatturato dichiarato.

Ecco con esattezza, quali sono quelle attività ritenute professionali e con l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS:

  • Webmaster
  • Grafici
  • Traduttori
  • Copywriter
  • Consulenti informatici, marketing, pubblicitari
  • Social Media Manager
  • Fisioterapisti
  • Assistenti virtuali
  • Personal Trainer
  • Guide turistiche
  • Amministratori di condominio
  • Coach
  • Fotografi
  • Promoter
  • Freelance

Qualora il fatturato di tali attività professionali fosse pari a zero, esse non sono tenute ad alcun versamento contributivo previdenziale (al contrario di quanto avviene con il pagamento della quota annuale fissa).

Come funziona il calcolo dei contributi previdenziali?

In vista dell''aumento dei contributi INPS per il 2021, la ricerca è sempre più orientata a sapere come funziona il calcolo per conoscere l'importo e gli anni esatti in cui andare in pensione.

I fattori che però influenzano il conteggio, sono tanti e variabili. Essi, si suddividono per tipologia, categoria di settore, anni del lavoratore, il tipo di contratto oppure attività da lavoratore autonomo e così via.

La differenza essenziale sta nell'aliquota che a sua volta influirà sul calcolo finale. Un esempio specifico, può riguardare un 21enne che intraprende la sua carriera imprenditoriale così giovane, la cui categoria appartiene a quella artigiana. Questo lo aiuterà a versare una aliquota contributiva inferiore rispetto alla norma.

Al di là dell'inquadramento professionale, è estremamente importante differenziare due componenti importanti, le somme a credito (eventuali sgravi o esoneri ben specifici)  e quelle a debito (imposte da pagare).

Sia il lavoratore autonomo che il dipendente, è bene che all'occorrenza o quando ne sentano il bisogno, vadano controllando e accertandosi, che i contributi versati all'INPS fino a quel momento, siano corretti (non è una rarità che si possano presentare degli errori durante il conteggio contributivo).

Per verificare i contributi versati all'ente previdenziale, è sufficiente contattare quest'ultimo al numero di telefono o in alternativa, richiedere l'estratto conto direttamente online.

L'accesso al sito INPS, è possibile tramite i diversi metodi di autenticazione:

  • PIN
  • SPID
  • CIE
  • CNS

Una volta effettuato l'accesso, è possibile richiedere l'estratto conto contributivo e analizzare eventuali anomalie nel conteggio o versamento per la propria pensione.

Mancato versamento dei contributi: a cosa si incorre?

Nonostante l'aumento dei contributi INPS per il 2021, richieda un sacrificio maggiore in termini economici, omettere il versamento di tali imposte, è un reato civile penale (dipende dal singolo caso), che potrebbe portare anche a conseguenze amministrative.

Per omissione contributiva, si fa riferimento sia alla completa assenza di pagamento, sia ad un possibile ritardo rispetto alla scadenza prevista.

La sanzione da pagare in caso di inadempimento contributivo, non potrà corrispondere ad una cifra superiore al 40% rispetto al totale evaso.

Il caso peggiore e aggravante, si verifica qualora il datore di lavoro venga accusato di evasione contributiva, ovvero quando raggira lo stato e il dipendente, omettendo il pagamento spettante dei contributi INPS del lavoratore dipendente.

In quel caso la sanzione civile potrebbe salire a massimo il 60% rispetto al totale dei contributi che sarebbero stati versati.

Oltre alla multa, il datore di lavoro che non adempie al pagamento dei contributi previdenziali del suo dipendente, potrebbe rischiare altresì, la reclusione fino ad un massimo di tre anni.

Si parla di rateazione amministrativa, quando l'ente previdenziale in comune accordo con il datore di lavoro o il lavoratore autonomo che ha omesso il pagamento dei contributi, decide di suddividere il debito in più tranche.

Tale provvedimento può essere preso a patto che non vi sia nessun avviso di recupero credito o un avviso di addebito in corso da parte degli uffici legali dell'Istituto nazionale della previdenza sociale.

Aumento contributi INPS 2021: cosa si prospetta per il futuro?

In vista di un proporzionale aumento dei contributi relativi all'anzianità, il futuro delle partita IVA è incerto. In relazione a quanto si prospetta in futuro, tale cambiamento coinvolgerà quasi tutti i possessori di una ditta individuale o società che sia.

Allo stesso tempo però, gli imprenditori non potranno ribellarsi o cercare una soluzione per omettere tale adempimento, in quanto i contributi previdenziali sono previsti dalla Legge in forma assolutamente obbligatoria. Non resta che attendere negli anni a venire, per comprendere potenziali agevolazioni per chi inizierà la propria carriera imprenditoriale.