L’inizio del 2021 non ha risolto il problema della tassazione delle auto aziendali nato a metà dello scorso anno, lo ha invece complicato. Se già per diverse fasce erano scattati degli aumenti dallo scorso luglio, adesso anche altre situazioni potrebbero registrare un maggiore carico fiscale. Con il rischio di contrapporre in alcuni casi dipendenti e aziende e di costringere queste ultime a rifare i calcoli. L’auto aziendale diventa insomma ancora più complicata. Ma procediamo con ordine.

Auto aziendali: fra benefit e ambiente

Tutto è nato da un giro di vite sulla tassazione di alcuni benefit. L’auto è infatti un benefit aziendale, ossia una parte del compenso elargita al dipendente in natura e non denaro. Tecnicamente si chiama fringe benefit e poiché l’auto viene impiegata a uso promiscuo, lo Stato ha deciso di tassarne la quota di impiego per uso personale da parte del dipendente.

In pratica l’Aci calcola per ogni modello una percentuale del costo chilometrico annuo rapportata all’uso presunto della vettura per motivi personali: questa quota è sottoposta di conseguenza a tassazione.

I dipendenti pagavano fino allo scorso 1° luglio il 30% per tutti i veicoli.

Dopo le cose però sono cambiate e l’avvio di diverse politiche green per la mobilità ha mutato il quadro.

Auto aziendali, dal primo luglio e dal primo gennaio

Dallo scorso primo luglio fino alla fine del 2020 le aliquote di tassazione sono diventate quattro: percentuali crescenti con l’aumentare dei valori di emissione di anidride carbonica della vettura. Si trattava di aliquote del 25%, 30%, 40% e 50 per cento. Per esempio un’auto con emissioni tra 60 e 160 g/km di CO2 pagava (e paga anche oggi) un’aliquota del 30 per cento.

Un ulteriore cambiamento si è avuto con l’inizio del 2021. Dallo scorso 1° gennaio sopra i 160 g/km le fasce sono aumentate di ben dieci punti percentuali. Tra 160 e 190 si è passati dal 40 al 50% di aliquota e oltre i 190 g/km si arriva al 60%. In poche parole per il dipendente è diventata molto più cara un’auto aziendale a forte impatto ambientale.

Come se questo non bastasse, con il nuovo anno è anche scattata la nuova omologazione europea Wltp, che dopo lo scandalo del Dieselgate ha avviato la misurazione delle emissioni delle auto con test molto più vicini all’uso reale. La conseguenza è stata che diverse vetture hanno registrato valori di emissione superiori, finendo in fasce dalle aliquote più elevate. Per tutte le auto le emissioni possono inoltre variare, a parità di modello, con la presenza di accessori o di optional (si pensi a gomme di tipo diverso) che possono aumentare il peso e le emissioni di CO2 del veicolo facendolo tassare di più.

Auto aziendali, conseguenze e contraddizioni di inizio anno

Va precisato che le nuove regole valgono per i mezzi di nuova immatricolazione, ossia autoveicoli, motocicli e ciclomotori immatricolati dal 1° luglio 2020 e per auto concesse dall’azienda in uso promiscuo ai dipendenti. L’Agenzia delle Entrate in un parere di fine 2020 ha inoltre specificato che questa fattispecie prevede la possibilità di detrazione integrale dell’IVA: “E’ possibile fruire della detrazione integrale dell'imposta anche in ipotesi di veicoli assegnati in uso promiscuo al personale dipendente in presenza di addebito a carico del lavoratore del corrispettivo relativo all'uso privato del veicolo”. E’ stato inoltre chiarito che il datore di lavoro può dedurre al 70% le spese e le altre componenti negative per le auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti, purché questi usino la vettura per almeno 184 giorni (la metà più uno dei giorni del periodo di imposta del datore).

Diversi problemi però rimangono sul tavolo tanto che in molti casi gli interessi del dipendente e del datore di lavoro potrebbero divergere ancora di più. Alla fine la cosa migliore sembra quella di calcolare caso per caso i costi di entrambe le parti e da questi tirare le somme.

In diverse circostanze potrebbe diventare vantaggioso un rimborso chilometrico aziendale diretto al dipendente per le trasferte di lavoro con la sua vettura personale.

Potrebbero inoltre diventare più convenienti anche le alternative del leasing o del noleggio.

Nuove necessità green e nuove proposte commerciali hanno insomma contribuito a cambiare radicalmente il panorama delle auto aziendali: soltanto fino allo scorso 1° luglio per tutti i dipendenti c’era solo un’aliquota del 30% per ogni tipo di auto, oggi bisogna fare molti più calcoli.