Quella della cancellazione del bollo auto, di cui si parla da parecchie settimane nel web, è una fake news, o se volete una bufala, almeno se prendiamo l'espressione “cancellazione” in senso generico e assoluto. Lo spiega per esempio un articolo di Quattromania.it.  

Molti automobilisti la vorrebbero, la cancellazione del bollo auto, anche perché è una tassa (regionale) indipendente dall'effettivo utilizzo del mezzo ma legato invece alla sua potenza; e anche, in alcuni casi, al livello di inquinamento emesso nell'atmosfera.

D'altra parte, con la diffusione delle auto che abbiamo in Italia, per lo Stato (e per le Regioni in particolare) tassare il possesso del mezzo è un'ottica occasione di ottenere un introito generalizzato dalla stragrande maggioranza delle famiglie italiane.

Discorso diverso per il Superbollo, che grava – e pesantemente – sulle auto di maggiore potenza, ma che viene pagato da una minoranza. E infatti fa parte di quelle “micro tasse” o “micro tributi” che il Governo si è appena impegnato ad abolire con l'approvazione della Legge Delega comprendente anche provvedimenti in materia fiscale, approvata il 5 ottobre. 

Vediamo allora di fare una panoramica della situazione su bollo auto, Superbollo e anche sulle tante micro tasse ancora in circolazione, alcune anche paradossali, come riassume Blitz Quotidiano

Superbollo verso l'abolizione

Il Superbollo, in base alla citata legge delega, dovrebbe essere abolito: infatti è una delle cosiddette (ma anche in comunicati ufficiali) micro tasse, quelle che contribuiscono solo per lo 0,01% al gettito fiscale. E tra l'altro anche gestire una tassa ha i suoi costi, a partire da quelli per il controllo e il recupero dell'evasione.

Di abolizione del bollo, quello pagato da tutti e dovuto alla Regione, invece non si parla. Si è parlato, negli anni scorsi, della possibilità di modificarlo. La proposta di far pagare il bollo auto in base al livello di inquinamento del veicolo (identificato dalla classe Euro corrispondente alle normative comunitarie) era stata fatta nel 2019, ma è stata messa da parte dal Governo Draghi. Che però avrebbe intenzione di premiare le auto meno inquinanti con una riduzione dell'importo della tassa.

L'unico bollo auto che davvero potrebbe vedere l'abolizione nei prossimi mesi è il Superbollo, che grava sui veicoli con potenza superiore ai 183 Kw. La Legge Delega sul fisco approvata il 5 ottobre scorso, che contiene anche, tra gli obiettivi, “la riduzione degli adempimenti e l'eliminazione dei micro-tributi”. Tra questi ci sarebbe appunto il Superbollo, molto più pesante del semplice bollo per il singolo automobilista, ma versato da una netta minoranza di contribuenti, e quindi poco significativo per l'erario statale.

Tra gli obiettivi della legge delega per la riforma fiscale c'è anche “lo stimolo alla crescita economica”. È vero che si prevede di perseguire questa crescita, tra l'altro, “attraverso la riduzione del carico fiscale sui fattori di produzione”, ma è anche vero che la presenza del Superbollo ha penalizzato la vendita delle auto più potenti e costose, e quindi anche più significative per i conti delle case automobilistiche, e la sua eliminazione sarebbe anch'esso un contributo per stimolare la crescita economica.

Come funziona il Superbollo

Per avere il provvedimento vero e proprio di abolizione del Superbollo, bisogna aspettare i decreti attuativi della legge delega, e il Governo ha un anno e mezzo di tempo per emanarli. L'unica consolazione per chi intanto deve ancora pagarlo, è che, dopo la riforma voluta dal Governo Monti nel 2011, l'importo decresce col passare del tempo, precisamente ogni cinque anni a partire dall'immatricolazione.

Si parte da 20 Euro per Kw eccedente i 185 quando l'auto è nuova, poi 12 euro a Kw eccedente la soglia dopo 5 anni, 6 Euro dopo 10 anni  3 Euro dopo 15 anni, fino all'azzeramento del Superbollo dopo 20 anni, quando peraltro l'auto può essere riconosciuta come storica e godere anche dello sconto sul bollo ordinario in molte Regioni. Su queste auto, però, grava spesso anche una tassa di circolazione, intorno ai 30 Euro annuali.

Salvo lontane e non molto probabili riforme, comunque, il bollo auto si paga, e se non lo si fa il fisco prende i suoi provvedimenti: prima il sollecito, poi la visita fiscale, fino al blocco del veicolo, che non può più circolare.

Chi non paga il bollo auto

Le categorie di proprietari di auto davvero esentate dal pagamento del bollo sono davvero una netta minoranza. Si tratta delle persone disabili, e a precise condizioni, e di chi possiede veicoli storici, che possono essere registrati come tali a vent'anni dalla prima immatricolazione. Ma per essere esentati bisogna arrivare ad almeno 30 anni dall'immatricolazione.

Le auto delle persone disabili possono essere esentate dal pagamento del bollo auto – presentando richiesta alla Regione – solo per le cilindrate inferiori: fino a 2000 cc se il motore è a benzina o ibrido; fino a 2800 cc se il motore è diesel o ibrido, fino a 150 Kw di potenza se hanno il motore elettrico. Gli stessi veicoli, peraltro, sono esentati anche dal pagamento dell'imposta di trascrizione nel Pubblico Registro Automobilistico per i passaggi di proprietà. 

Le altre agevolazioni variano da Regione a Regione: la Lombardia – una delle più inquinate d'Italia – non a caso concede l'esenzione dal pagamento del bollo auto per i veicoli elettrici, a GPL o a metano. Il Governo Draghi, da parte sua, dal 2022 dovrebbe mantenere le agevolazioni destinate a veicoli elettrici e ibridi. L'attuale esecutivo infatti è particolarmente attento ai provvedimenti in tema di tutela dell'ambiente, tanto da aver istituito anche un Ministero per la transizione ecologica.

Tre anni per la prescrizione

L'altro modo – ma scorretto – per non pagare il bollo auto è che questo cada in prescrizione, e ciò avviene dopo tre anni dalla scadenza del bollo non pagato. Si tratta di una delle prescrizioni più brevi in assoluto, ma c'è da dire che il termine per la prescrizione si interrompe nel momento in cui si riceve un sollecito di pagamento. 

Le richieste di pagamento di arretrati e la conservazione delle attestazioni di pagamento quindi riguardano solo i tre anni precedenti.

Se invece si fa ricorso contro il pagamento e si perde la causa, allora la prescrizione diventa decennale, in quanto legata a una sentenza del giudice e non più alle regole della tassa in sé.

Un altro elemento importante, e forse poco noto, riguardo al bollo auto è chi può verificarne il pagamento. Come spiega Contocorrenteonline, anche se è legato all'automobile, il bollo auto non è previsto dal codice della strada, e non può essere verificato da polizia, carabinieri e guardia di finanza. A verificarlo sono la Regione per il bollo e lo Stato per il Superbollo, con gli strumenti di accertamento fiscale. 

Sanzioni per chi evade

Se non si è pagato il bollo auto in tempo (cioè entro la fine del mese successivo a quello di scadenza), la cosa migliore da fare è il ravvedimento operoso, cioè di propria iniziativa, altrimenti si ha prima un sollecito e poi la visita di un agente della riscossione incaricato dalla Regione. 

E si arriva al fermo amministrativo dell'auto, che non può più circolare, fino alla sua cancellazione dal Pubblico Registro Automobilistico, e quindi alla necessità di una nuova immatricolazione. Oltre al fatto che, insieme alla sanzione, che aumenta in percentuale sulla somma dovuta col passare del tempo, aumentano anche gli interessi di mora.

Visto quindi che bisogna pagarlo, e conviene anche farlo, vediamo come si paga il bollo auto. Un modo comodo per non dimenticarsi di farlo è accreditarlo sul conto corrente postale o bancario (e in questo caso sono possibili promozioni, come fa la Regione Lombardia), oppure presso i punti vendita con Sisal o Lottomatica, oppure sul sito dell'ACI o direttamente all'ufficio postale. Sul sito dell'ACI o su quello dell'Agenzia delle Entrate si può anche verificare la regolarità del pagamento del bollo. Qui sotto un video di Automobile.it che spiega tutto quello che c'è da sapere sul bollo auto.

Le altre micro tasse

Il Superbollo è solo una delle “microtasse” che andrebbero abolite. Lo ricorda questo articolo di Blitz Quotidiano, molto vivace e ironico nei toni: ci sono tasse che paghiamo per la guerra di Abissinia voluta da Mussolini, una che si paga con la bolletta elettrica e che servirebbe a sostenere le centrali nucleari, in realtà abolite in Italia dopo il referendum del 1987. 

E sarebbe una tassa, secondo l'autore dell'articolo citato, anche quella dovuta per la partecipazione ai concorsi pubblici (che però può essere letta anche come contributo alle spese per lo svolgimento delle prove, e quindi non del tutto irragionevole). Si pagherebbe una tassa perfino per esporre al balcone o alla finestra la bandiera italiana, in quanto “per il Fisco è solo pubblicità”. 

Ma qui è difficile immaginare controlli e sanzioni. Tra le micro tasse elencate, ci sono anche quella sui certificati di morte e sui lumini, sul cane e sui funghi, quelle sul pubblico insegnamento e sugli intrattenimenti, oltre alla maggiorazione sulla tassa rifiuti comunale. Alcune di queste tasse, probabilmente, se sono accorpate all'acquisto di servizi (e non pagate separatamente) sono in realtà imposte, e magari non ci rendiamo neanche conto che ci siano.

Bollo auto e canone RAI: difficili da graduare

Il bollo auto (e il Superbollo) sono imposte sul possesso dell'auto, non vanno a coprire il costo di un servizio fornito dallo Stato. E alla base hanno la concezione che chi può permettersi di comprare e usare un'auto (anche l'uso ha i suoi costi: assicurazione, carburante, manutenzione) di soldi da spendere ne ha anche per contribuire alla spesa pubblica. Non che i proventi di un'imposta siano illegittimi, in quanto vanno a coprire i servizi indivisibili (manutenzione stradale, illuminazione pubblica, forze dell'ordine...). 

Per rendere la tassa più equa si potrebbe pensare di legarla all'effettivo uso dell'auto ma sarebbe ben difficile da controllare chi, quando e quanto usa l'auto. A meno di dotare tutti i mezzi di una scatola nera, per legge, e poi inventarsi un sistema di rilevazione come la lettura dei contatori della luce e del gas. 

D'altra parte, è ben difficile immaginare che chi possiede un'auto, soprattutto in Italia, non la usi, e anche parecchio. È un po' lo stesso meccanismo del canone RAI, che è legato non alla visione della televisione ma alla possibilità di guardare la televisione, a prescindere da quanto uno lo faccia. E anche qui: chi è che ha la televisione e non la guarda?