Sono le principali associazioni dell'automotive italiano a scendere in campo e a chiedere una vera e propria riforma del bollo auto. Un rivoluzione che potrebbe definirne la morte, la cancellazione completa, con grande gioia degli automobilisti, che hanno sempre avuto un rapporto difficile con il bollo auto, tanto da dimenticarlo nel cassetto e a non pagarlo.

A far sentire la propria voce sono stati Paolo Scudieri dell'Anfia, Adolfo De Stefani Cosentino di Federauto e Michele Crisci dell'Unrae. Sul tavolo del Governo sono stati messi temi molto logici, soprattutto per chi vive l'automotive come lavoro, ma soprattutto molto coerenti. Argomenti che devono essere messi nella coda delle attività su cui il Governo, guidato da Mario Draghi, deve ragionare, ma anche finanziare. Un capitolo molto importante, in questo contesto, assume anche la voce: bollo auto.

Bollo auto, un capitolo in un libro aperto!

Le associazioni dell'automotive hanno presentato una serie di proposte e di argomenti di discussione al Governo molto interessanti, e che sarebbero in linea con un progetto di svecchiamento del nostro paese. Le attività che l'esecutivo guidato da Mario Draghi potrebbe disporre e finanziare sono:

  • un piano per l'elettrificazione del parco auto;
  • promuovere gli investimenti nelle nuove tecnologia. Tra queste, per intenderci, ci sarebbero: la connettività e la diffusione delle infrastrutture, anche per l'idrogeno;
  • l'incentivazione - non più ad esaurimento - dell'uso dei veicoli trasporto merci e collettivo di persone;
  • una vera e propria riforma fiscale, guardando soprattutto alle auto aziendali. In questo modo arriverebbe anche un sostegno alle imprese nostrane;
  • una vera e propria rimodulazione del bollo auto.

Il mondo dell'auto cambierà volto!

Il pacchetto offerto al Governo è molto completo ed implica un cambio di passo decisivo per il mondo dell'automotive. Tra le proposte, come abbiamo visto, rientra anche il bollo auto, che sicuramente costituisce una voce molto interessante per i privati. Sono loro, infatti, che alla fine devono mettere mano al portafoglio per pagarlo.

Giusto per avere un'idea di quanto stia accadendo negli ultimi anni - ricordiamo che il 2020 è stato condizionato negativamente dalla pandemia - è importante ricordare che sono stati gli incentivi a mitigare il calo delle immatricolazione nel corso dello scorso anno. Giusto per avere un'idea, sono state rottamate 125.000 vecchie vetture, la cui principale colpa era quella di inquinare pesantemente. L'Italia, però, ancora oggi possiede uno dei parchi auto circolanti più vecchi d'Europa, con un età media che si attesta intorno ai 11,5 anni. Ancora peggio è l'età media dei veicoli industriali, che si attesta sui 13,6 anni, dei commerciali sui 12,5 anni e degli autobus sui 12 anni.

E' necessario, in questo senso, sostenere le aziende, messe in ginocchio dalla pandemia. La priorità è quella di un'importante evoluzione tecnologica, che è possibile ottenere grazie al recovery plan. Gli incentivi, però, nel frattempo si esauriscono e la politica aziendale non è variata di molto. Le associazioni dell'automotive chiedono di sostenere gli investimenti in R&I, ma anche di promuovere la riconversione industriale. Sono necessari dei programmi per la riqualificazione delle competenze, attraverso l'incentivazione fiscale e i servizi di formazione profesisonale.

Praticamente questo significa che gli automobilisti dovrebbero riuscire a trovare la colonnina di ricarica della propria auto dietro l'angolo. Ma anche le infrastrutture per l'idrogeno e le tecnologie vehicle-to-grid e le smart road. Stiamo parlando certamente di argomenti fantascientifici, del futuro, ma che all'estero sono già realtà, in molti casi. L'Italia dovrà assumere un proprio ruolo in questa fase ed in questo momento storico, se vuole tenere il passo con il futuro.

Un punto fermo sul bollo auto!

Numeri alla mano, Federauto ha messo in evidenza come nel nostro paese la quota delle auto aziendali sia la più bassa, se confrontata con alcuni paesi dell'Europa. In Italia siamo su un 36%, contro la Germania con un 62,9%, il Regno Unito con un 54,2%, la Francia con un 53,1% e la Spagna con un 49,8%. Sarebbe necessario intervenire sulla detraibilità dell'Iva e sulla soglia di deducibilità dei costi. Pensando ad un futuro sempre più verde ed ecologico, sarebbe necessario rimodulare anche il bollo auto, arrivando anche ad una cancellazione. Laddove fosse possibile.

Quello che sarebbe importante, in questo momento, è anche il rifinanziamento degli incentivi per la fascia 61-135 g/km CO2 e per i veicoli commerciali, nonché di rendere strutturale fino al 2026 l’ecobonus per le autovetture fino a 60 g/km CO2.