Bollo auto: cosa succede se sul veicolo scatta il fermo amministrativo?

Se lo chiedono tantissimi automobilisti e possessori di auto i quali, qualunque sia la motivazione, possiedono un veicolo cui sia stato imposto il fermo amministrativo.

In fondo lo sappiamo bene: il bollo auto, meno conosciuto col suo nome corretto, ossia tassa automobilistica, rientra a pieno titolo tra i tributi più odiati nel nostro Paese, tanto da diventare oggetto di fake news.

Ad esempio, quella che ha riscosso più successo, e che ad oggi rischia di trarre in inganno molti italiani, riguarda la presunta multa imposta all’Italia dall’Unione Europea proprio in ragione del bollo auto che, secondo questa falsa notizia, sarebbe illecito.

In realtà basta fare una semplice ricerca su internet per scoprire che si tratta di una bufala: la tassa automobilistica viene infatti pagata in moltissimi Paesi europei, tra cui Francia, Germania e Spagna.

Insomma, il bollo auto è un tributo lecito, e dunque va pagato.

Ma cosa succede al bollo auto quando un’automobile viene posta sotto fermo amministrativo?

In questo caso dovremo continuare a pagare la tassa automobilistica?

Cercheremo, con questo articolo, di rispondere a questa domanda e di fare chiarezza sulla questione.

Cos’è il fermo amministrativo?

Innanzitutto, è bene cercare di definire correttamente cosa intendiamo con fermo amministrativo: questa procedura cautelare impone, nel caso in cui un cittadino risulti debitore, che un veicolo da lui posseduto venga bloccato dalla circolazione su strada.

Il provvedimento può venire imposto dall’Agenzia delle Entrate Riscossione nel caso in cui, dopo aver ricevuto una notifica di preavviso di fermo amministrativo, il cittadino debitore non abbia regolarizzato i pagamenti.

Il debitore, tra l’altro, rischia che il veicolo in questione venga radiato dal Pubblico Registro Automobilistico.

Quando la procedura cautelare di fermo amministrativo viene avviata dall’Agenzia delle Entrate, infatti, il Pubblico Registro Automobilistico viene allertato, e il fermo amministrativo viene registrato. 

A questo punto al debitore resta solo una cosa da fare: bisogna procedere saldando i propri debiti, per i quali può anche richiedere una rateizzazione, se lo ritiene opportuno.

Nel caso in cui questo non avvenga, c’è la possibilità di pignoramento del veicolo sottoposto a fermo amministrativo che, secondo l’art. 214 Ter del Codice della Strada, potrebbe anche finire all’asta.

L’art. 214 del Codice stabilisce anche che al veicolo sotto provvedimento di fermo amministrativo è vietata non solo la circolazione su strada, ma anche la sosta su suolo pubblico: il proprietario del veicolo, infatti, dovrà provvedere alla cessazione della circolazione, oltre che alla custodia del veicolo in luogo privato, ovviamente a proprie spese.

Insomma, in caso di fermo amministrativo il veicolo non può restare su strada neppure da fermo.

Il fermo amministrativo, poi, non consente al veicolo di essere rottamato né venduto: se il proprietario dovesse cercare di vendere il veicolo dopo aver ricevuto la notifica di fermo, lo sfortunato acquirente può richiedere la risoluzione del contratto, secondo quanto stabilito dal Codice Civile all’articolo 1489, richiedendo tra l’altro il rimborso totale di quanto pagato per l’acquisto del veicolo.

Fermo amministrativo: quando può essere imposto?

Abbiamo già detto che, nel caso in cui il cittadino risulti debitore, l’Agenzia delle Entrate riscossione può decidere di far scattare questa procedura cautelare, imponendo il fermo amministrativo.

Ma una irregolare posizione debitoria non è l’unico caso in cui può scattare questo provvedimento; veicoli e motoveicoli possono essere infatti sottoposti a fermo amministrativo nel caso in cui sussistano violazioni del Codice della Strada di grave entità.

Tra le varie violazioni, ricordiamo la guida sotto effetto di stupefacenti, la guida in stato di ebbrezza, la guida di veicolo senza targa, la guida di motoveicolo da parte di minore con trasporto di passeggero, la guida di motoveicolo senza casco, la guida con patente precedentemente sospesa.

Tutte queste violazioni, dunque, oltre a comportare una multa, possono causare il fermo amministrativo del veicolo.

A differenza del provvedimento che avviene per debito, si tratta però di un fermo amministrativo temporaneo, che può durare da un minimo di trenta giorni ad un massimo di tre mesi: durante il periodo di fermo, il documento di circolazione viene custodito dalle Forze dell’Ordine, per poi essere restituito alla fine del periodo previsto.

Adesso che sappiamo in quali casi scatta il fermo amministrativo, occupiamoci del quesito in apertura: non abbiamo infatti ancora parlato del nesso tra bollo auto e fermo amministrativo.

Cosa è previsto se non si paga il bollo auto: scatta il fermo amministrativo?

Il bollo auto, come molti sapranno, non è una tassa di circolazione: si tratta di una tassa sulla proprietà del veicolo, che deve dunque essere pagata annualmente o semestralmente da tutti coloro che possiedono un veicolo.

Esistono, ovviamente, dei casi di esenzione dal bollo auto: ma, qualora non sia prevista alcuna esenzione, la tassa automobilistica va in ogni caso pagata.

Se non si procede con il pagamento del bollo auto, si rischiano delle sanzioni che aumentano all’aumentare del ritardo e del periodo di mancato pagamento.

Tra l’altro, come leggiamo sul sito ufficiale ACI, il fermo amministrativo può scattare per procedimenti di recupero dei crediti non pagati, sia per quanto riguarda il pagamento di IVA o IRPEF, ma anche per altre tipologie di debiti: tra questi, figura il mancato pagamento del bollo auto, che è inserito tra le motivazioni che possono far scattare il provvedimento.

Bollo auto per veicoli con fermo amministrativo: si deve pagare?

Andiamo quindi all’annosa questione che riguarda il pagamento del bollo auto nel caso in cui il veicolo sia sottoposto a provvedimento di fermo amministrativo.

C’è infatti molta confusione, in quanto sono in molti a credere che, dato che il veicolo non può circolare su strada con fermo amministrativo, il bollo auto non vada pagato.

Ma l’abbiamo già detto: il bollo auto è una tassa sulla proprietà, non sulla circolazione.

Tra l’altro, il fermo amministrativo non rientra affatto tra i casi di esenzione, dunque in questo caso il suo mancato pagamento non è giustificato.

In definitiva, in caso di fermo amministrativo, il bollo auto si deve pagare comunque, anche se il veicolo non è abilitato alla circolazione su strada.

La necessità di pagare il bollo auto anche per veicolo sotto provvedimento di fermo amministrativo è stata tra l’altro confermata dalla Corte costituzionale nel 2018.

Bollo auto e fermo amministrativo: cosa è cambiato nel 2020

Di recente, nello specifico nel 2020, sono comunque avvenuti dei cambiamenti di alcune procedure che devono essere effettuate qualora il veicolo sia sottoposto a fermo amministrativo. Queste procedure, però, non hanno nulla a che fare con eventuali sospensioni del pagamento del bollo auto.

Nello specifico, questi cambiamenti riguardano la sospensione dell’imposta di bollo di 16 euro per la comunicazione di sospensione del fermo amministrativo al Pubblico Registro Automobilistico.

Prima del 2020, infatti, per l’invio della comunicazione di sospensione del fermo amministrativo al PRA, andava pagata una imposta di bollo del valore di 16 euro; ma, con un interpello dell’Agenzia delle Entrate, il n.393 del 23 settembre 2020, l’ente ha fatto sapere che il cittadino non dovrà più inviare tale comunicazione.

In questo modo, l’imposta di bollo da 16 euro non andrà più pagata.

Bollo auto: come avviene il ravvedimento operoso

Non c’è dunque nessun dubbio, anche quando il veicolo risulta sottoposto ad eventuale fermo amministrativo, dovremo continuare a pagare il bollo auto.

Anzi, il mancato pagamento del bollo, come ci fa notare l’ACI, potrebbe addirittura essere causa di fermo amministrativo.

Come regolarizzare la posizione di pagamento nel caso in cui, per periodi brevi, non si sia pagata la tassa automobilistica?

Esiste, per questi casi, un procedimento specifico chiamato ravvedimento operoso, grazie al quale il proprietario, accettando di pagare una mora che aumenta all’aumentare del ritardo nel pagamento, può regolarizzare i pagamenti del bollo auto.

Esistono vari tipi di ravvedimento operoso:

  • ravvedimento veloce, se lo si richiede entro quindici giorni dalla scadenza del bollo auto
  • ravvedimento breve, se lo si presenta tra sedici e trenta giorni dalla scadenza
  • ravvedimento medio, se presentato entro 90 giorni
  • ravvedimento lungo, a partire dal novantunesimo giorno fino ad un anno
  • ravvedimento biennale
  • ravvedimento ultrabiennale

Bollo auto, ecco quando si deve pagare

L’odiata tassa automobilistica, quindi, va pagata regolarmente anche nel caso in cui il veicolo non abbia la possibilità di circolare. È bene comunque ricordare che non esiste una data valida per tutti, ma le date dei pagamenti vengono riferite all’immatricolazione del veicolo.

Di norma, infatti, il bollo auto va pagato entro un mese dal mese in cui il veicolo è stato immatricolato; lo ricordiamo ancora una volta: anche nel caso in cui il veicolo sia sottoposto a fermo amministrativo.

Esistono però delle regioni italiane che prevedono delle date di pagamento prestabilite. Il bollo auto, infatti, è una tassa regionale, che viene gestita in maniera differente regione per regione.

Si consiglia dunque di verificare che la propria regione non preveda delle date specifiche per procedere con i pagamenti.

Un ulteriore, ultimo consiglio riguarda il cercare di evitare di sperare nella prescrizione: ci sono infatti moltissimi italiani che, nel tentativo di smettere di pagare il bollo auto, cercano di farlo cadere in prescrizione.

La Legge ci dice infatti che, se entro tre anni, la Regione smetta di sollecitare i pagamenti, si avrebbe diritto alla prescrizione.

La prescrizione della tassa automobilistica è, comunque, una situazione molto rara, ed il rischio di incorrere in sanzioni (e nel temuto fermo amministrativo) per non aver pagato il bollo auto è molto alto.