Soldi a chi lavora, non a chi spende! In linea di massima è questo il principio che ispira il nuovo governo e che metterà il bonus cashback nel dimenticatoio. O perlomeno, è quanto abbiamo intuito fino a questo momento, considerando che tutte le furbizie legate al bonus cashback sono emerse e si prospettavano all’orizzonte punizioni e sanzioni per i furbetti. 

In realtà le cose non stanno proprio in questi termini.  

I soliti noti sono salvi, non è per colpa loro che il bonus cashback rischia di saltare e, se Draghi deciderà di cancellarlo, è per un altro motivo. 

Vediamo di cosa si tratta. 

Bonus cashback come funziona e come controllarlo 

Della serie è tutta colpa di... abbiamo puntato il dito contro i soliti furbi, sempre rispondenti all’appello in ogni circostanza, che invece di “usare” hanno preferito abusare del bonus cashback, mettendo a rischio l’intero sistema che ora potrebbe -in via definitiva- finire nel cimitero delle misure del Conte-bis. 

Ricordiamo per inciso, il bonus cashback come funziona. Bisogna effettuare almeno 50 pagamenti tramite POS nell’arco di sei mesi, per avere diritto al 10% di rimborso sul totale di quanto speso (fino a un ammontare complessivo di 1.500 euro). In più, chi avrà effettuato il maggior numero di transazioni, nel semestre di riferimento, potrà concorrere per il super premio finale di 1.500 euro, se rientra nella classifica dei primi 100 mila utilizzatori più valorosi. 

Dalla teoria alla pratica: cosa è successo? 

“Strisciate” moltiplicate all’inverosimile nell’arco di poche ore, pagamenti spezzettati in una raffica di micro-transazioni con carte: sotterfugi che hanno scatenato il malcontento di gestori di pompe di benzina e supermercati, esasperati dagli escamotage portati a buon fine. 

Il tutto per essere certi di rientrare nella classifica dei primi 100 mila che a luglio si aggiudicheranno il super premio da 1.500 euro. Perché, come si legge sul sito ufficiale cashless Italia, ciò che conta è “il numero di transazioni, non gli importi spesi”. E infatti la carta di debito o credito utilizzata per pagare un caffè, al fine del gaming, vale esattamente come l’acquisto di un televisore. 

Quali sono state, di primo acchito, le soluzioni prospettate dal governo per arginare la truffa del bonus cashback?  

Sanzioni per i furbetti? Certamente no, dal momento che in linea puramente formale, si sono comportati senza infrangere nessuna legge o divieto. 

Una lacuna del sistema infatti ha permesso, a quanti lo desiderassero, di effettuare più acquisti nello stesso punto vendita anche nell’arco di pochi minuti oppure di pagare ad esempio il pieno di benzina in decine di piccole transazioni, anche da pochi centesimi.  

Nessun limite di spesa, né di transazioni giornaliere: è questo il grande bonus “nel bonus” a cui, chi ha voluto, ha potuto attingere a piene mani. 

Ecco allora che il governo, davanti all’evidenza dei fatti, ha pensato di realizzare e mettere in azione un algoritmo per intercettare le transazioni fasulle (ben evidentemente il riferimento dovrebbe essere a quelle di pochi centesimi oppure simultanee, della serie “una al minuto”). Ma in questo caso, bisognerebbe, ipotizziamo, innanzitutto mettere nero su bianco che questo tipo di pratica è scorretta ovvero illegale e quindi passibile di sanzioni. 

E poi si dovrebbe essere in grado di individuare, senza tentennamenti, quale sia la transizione fraudolenta. E in questo caso entra in gioco la tutela della privacy dei consumatori finali. 

Infatti per quanto concerne le transazioni valide ai fini del bonus cashback, è possibile registrare l’importo, il negozio dell’esercente, il giorno e l’ora ma non è possibile mostrare ciò che il cliente ha acquistato. Quindi, per quanto riguarda il rifornimento di benzina, è evidente che uno scontrino da un euro sia fraudolento.  

Ma per gli altri esercizi commerciali, supermercati in primis, come procedere?  

Come capire che si sta facendo abuso e non uso del sistema? 

Solo nel momento in cui tutte queste domande troveranno una risposta, allora sarà possibile, in un momento successivo, procedere con un controllo a tappeto “sul campo”, utilizzando per l’appunto un algoritmo o qualsivoglia altro strumento atto allo scopo. 

Quindi allo stato attuale delle cose, innanzitutto nessuno di tutti coloro che hanno diritto al bonus cashback lo perderà. Infatti i primi rimborsi relativi e quello del periodo di Natale sono già arrivati e coloro che non lo hanno ricevuto possono procedere con la richiesta e ottenere il rimborso tramite l’utilizzo dell’app Io.  

Il bonus cashback App IO è infatti in grado di verificare perché il rimborso non è arrivato. Fermo restando dunque che non si tratta di una volontà da parte del governo di annullarlo, è invece probabile che l’Iban inserito non sia corretto oppure che nel frattempo, il conto corrente sia stato bloccato o addirittura chiuso.  

Ad oggi sono stati restituiti 223 milioni di euro e meno dell’1% delle transazioni non è giunto al beneficiario, per i motivi appena esposti. 

Bonus cashback, Agenzia delle Entrare e controlli 

Chi dunque aveva pensato a imminenti sanzioni per i trasgressori -e magari di poter addirittura scalare la classifica in virtù della loro eliminazione- resterà deluso.  

Non una volta. Non due. Bensì tre.  

  • La prima è legata appunto proprio alla mancanza di sanzioni per chi non è stato politicamente corretto. Dal punto di vista formale, non c’è trasgressione ma “solo” mancanza di etica e di onestà 
  • La seconda è di vedersi “fumare” sotto il naso la possibilità di raggiungere la vetta della classifica e concorrere quindi ad armi pari per il super bonus cashback in palio (che quindi inevitabilmente verrà assegnato ai più furbi e impudenti) 
  • La terza è che, con tutta probabilità, non ci sarà nessuna possibilità di riscatto. Si auspicava infatti a una rivincita per questo 2021, con nuove regole da rispettare e quindi una reale e trasparente opportunità di aggiudicarsi il superbonus in maniera corretta e leale. E invece ciò a cui assisteremo è lo stop al bonus cashback

Il motivo però non è legato come si potrebbe pensare, a tali comportamenti fraudolenti e inadeguati. Ciò che invece è alla base di questa decisione al vaglio da parte del Governo (da comunicare in via ufficiale al cospetto degli altri Paesi europei a fine mese) è il Recovery Plan. 

In che senso? 

Ciò su cui il governo sta lavorando (con una certa velocità, dal momento che ci sono a disposizione due settimane di tempo a disposizione) riguarda il PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza). In pratica, si tratta di cancellare tutte quelle misure che non risultano in linea con i parametri dettati dall’Europa. E il bonus cashback rientra in quest’ottica. 

Perché? 

Ciò che il governo Conte ha fatto è stato stanziare 5 miliardi di euro per il cashback, col fine ultimo di combattere l’evasione. Ciò che però in parallelo andava considerato è che una tale manovra non risulta in linea con l’obiettivo primario, in direttissima da Bruxelles, di far crescere il Pil, il prodotto interno lordo. 

Soldi a chi lavora dunque, non a chi spende. 

È questo il motivo cardine che rischia di cancellare in via definitiva il cashback e, nella fattispecie, il super bonus. 

Ovviamente le varie parti in gioco, politiche e non, sono in fermento.  

La maggioranza si spacca, il Pd continua a sostenere la validità dell’incentivo, seppur ammettendo che qualche modifica sia necessaria. Mentre Forza Italia vuole abolirlo, nell’ipotesi comunque di non rinunciare alle risorse ma di dirottarle su altri progetti oppure, come suggerito dal comandante generale della Guardia di Finanza, Zafarana, si potrebbe comunque concentrare il bonus cashback su quelle categorie che sono più a rischio, per quanto riguarda l’evasione fiscale. 

La linea dura che infatti resta immutata è proprio quella nei confronti della lotta all’evasione in Italia. È questo il punto chiave che nessuno mette in discussione a livello governativo, seppur spaccandosi l’una parte con l’altra per quanto concerne gli strumenti da utilizzare.  

Se dunque il cashback non dovesse essere riconfermato, ciò che d’ora in poi c’è da attendersi è senza dubbio qualche altra norma in grado di ricreare gli stessi effetti, sia per quanto riguarda l’utilizzo della moneta elettronica sia per quanto concerne la lotta all’evasione.