L’emergenza pandemica ha dato il via alla lunga stagione dei bonus. Molti sono, infatti, gli strumenti introdotti nell’ultimo anno e mezzo.

Il sistema di incentivi hanno la funzione di agevolare la ripresa dell’economia, che sembra traballare, ma che per ora ancora non molla.

Tra questi sicuramente avrete sentito parlare dei c.d. Bonus edilizia.

Tali sussidi hanno visto una certa proliferazione nell’ultimo anno.

Questi hanno assicurato la sopravvivenza del mercato delle ristrutturazioni”, in un periodo in cui, forse, rimodernare casa era proprio l’ultimo dei pensieri di molte famiglie. 

I bonus edilizia sono, infatti, agevolazioni rivolte a  tutti i cittadini che hanno deciso di apportare modifiche ai propri immobili. 

Questi, in molti casi, sono subordinati anche a dei cambiamenti in termini aumentano del livello di efficienza energetica degli edifici. 

In genere, assumono la forma di detrazioni sia sull’IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) che, laddove si tratti di società o imprese sull’IRES (imposta sul reddito delle società). 

Per il prossimo anno, sono previste molte conferme tra i vari bonus edilizia oggi esistenti. Vediamo quali. 

Quali bonus verranno confermati?

Sono in molti gli incentivi che rientrano nella categoria dei c.d. Bonus edilizia, che sono stati confermati dalla legge di Bilancio 2022.

Come forse già saprai, il c.d Superbonus 110% ritornerà per l’intero 2022 e, invero, per parte del 2023.

Il Superbonus è forse l’incentivo più noto della categoria. Ne abbiamo sentito molto parlare, e sicuramente non apprezzato da tutti.

Indubbiamente ha prodotto notevoli vantaggi per l’economia ed è stato molto apprezzato dai cittadini. 

L’incentivo, infatti, consente di finanziare per intero i lavori di ristrutturazione.

Tuttavia non dimenticare che non tutte le attività di ristrutturazione sono finanziabili per il tramite della detrazione del Superbonus 110 %.

Lo scopo principale è quello di favorire la diffusione c.d. tecnologie sostenibili, cioè tutte quelle tipologie di impianti e strutture che consentono una riduzione degli sprechi energetici.

Gli altri bonus che fanno ritorno nel 2022

Tuttavia nel 2022 torneranno anche altre forme di incentivo e sussidio.

Tra questi ricordiamo ad esempio il c.d. Bonus facciate, che dovrebbe esser valido per l’intero 2022. A differenza del Superbonus è ancora incerta la sua sopravvivenza anche nel 2023.

In questo caso l’incentivo non è totale, ma compre solo una parte della spese, lasciando invece in capo all’autore la parte residuante.

Infatti, la percentuale di spese oggetto di incentivo sono ridotta dal 90% al 60% dei lavori eseguiti. Inoltre, anche per quel che le attività finanziabili sono solo i lavori di ristrutturazione delle facciate visibili dell’immobile.

Ricordiamo, infine, altri due bonus che fanno ritorno nel 2022: da un lato abbiamo il c.d. ecobonus ordinario (di cui all'art. 14 del D.L. n. 63/2013) per interventi riqualificazione energetica; dall’altro il sismabonus ordinario (di cui all'art. 16 del D.L. n. 63/2013) per interventi di adozione di misure antisismiche.

Sconto e cessione del credito

Nella più recente versione del ddl di Bilancio rimane la proroga delle opzioni per lo sconto in fattura e della cessione del credito per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2025.

Come forse saprai, in genere, puoi usufruire di questi bonus, che abbiamo definito come bonus edilizia, tramite queste due procedure.

Quindi, sarà ancora una volta possibile ad accedere ad agevolazioni che non presuppongono la diluizione del pagamento del credito entro un certo termine.

Ritornano alcune delle misure di pagamento più interessanti, quali ad esempio lo sconto in fattura e la cessione del credito.

La cessione del credito comporta la possibilità di trasferire il credito di imposta, derivante dalle detrazioni, previste da tali incentivi, ad un’impresa.

Dunque, ad un ente, come banche o le Poste, provvederà a ridurre il corrispettivo dovuto in considerazione del credito ceduto.

Quindi, si ottiene un rimborso pari almeno a quanto sarebbe stato indicato in dichiarazione.

In sostanza, il committente paga per intero i lavori, ma recupera cedendo il credito all’intermediario.

In caso di sconto in fattura il sistema è tendenzialmente diverso, perché in questo caso sarà proprio la ditta a cui è commissionata l’attività di ristrutturazione, a ridurre la somma da pagare.

In tale ipotesi, la ditta che realizza i lavori anticipa al committente la spesa detraibile.

Il credito che poi vanterà nei confronti del committente può essere ceduto ad un intermediario finanziario.

Decreto antifrode e bonus edilizia

il Consiglio dei Ministro, dopo l’impiego considerevole che si è fatto dei c.d bonus edilizia, ha deciso di introdurre degli strumenti di controllo. 

Quindi, ha dato il via libera ad un particolare decreto contro le frodi edilizie.

La finalità del decreto è quella di limitare il fenomeno, crescente proprio a causa di questi bonus, di abuso di questi strumenti e delle conseguenti frodi edilizie.

La necessità di prevenire il fenomeno delle frodi si lega anche alla contestuale necessità di garantire che il cittadino non perda fiducia nel presente sistema di incentivi ideato dal legislatore.

Il Decreto, infatti, è stato ideato a seguito di una serie di riscontri effettuati dall’Agenzia delle Entrate, che hanno constato un crescente aumento degli abusi.

Il dato maggiormente preoccupante ravvisato attiene alle somme indebitamente percepite che si attestano sul miliardo, a seguito di dichiarazioni false e di lavori di ristrutturazione inesistenti. 

Le procedure, oggetto di speciale attenzione, sono proprio la cessione del credito e lo sconto in fattura, attraverso le quali sono state perpetrate le frodi. 

Insieme al Decreto antifrode, sono state introdotte altre importanti misure, poste al fine di conseguire il medesimo obiettivo. Ricordiamo ad esempio il visto di conformità.

Tale misura è stata estesa a tutti i bonus edilizia, sia in caso di cessione del credito che sconto in fattura.

Il controllo verrà poi operato sulla base di un precario che tiene conto delle varie attività che vengono svolte.

Il ritorno dei molti bonus edilizia anche per l’intero 2022, e non solo, è divenuta un’esigenza impellente, a cui il Governo ha dovuto necessariamente far fronte.

Cosa prevede il decreto antifrode?

Il Decreto Antifrode ha previsto una serie di misure per contrastare le frodi volte a conseguire i bonus edilizia.

In particolare il decreto ha previsto un peculiare potere dell’Agenzia delle Entrate.

L’amministrazione finanziaria può procedere alla sospensione della cessione del credito sospetta. Questa deve essere effettuata entro 5 giorni lavorativi dall’avvio della comunicazione dell’avvenuta cessione. 

La sospensione può essere disposta per un periodo non superiore ai 30 giorni, dalla comunicazione della cessione.

Essa, invero, può essere disposta anche con riferimento allo sconto in fattura, che viene inviato all’Agenzia.

Cosa succede quando si ha sospensione?

La sospensione può essere disposta quando l’Agenzia delle entrate riscontra dei profili di rischio, ricollegati all’erogazione dei bonus edilizia.

I profili di rischio sono stati espressamente identificati. In particolare, questi sono individuati sono determinati in base alla tipologia di credito ceduto.

In specie, si tiene conto della coerenza e regolarità dei dati indicati in comunicazione. Il controllo viene effettuato in base ai dati che sono presenti all’Anagrafe tributaria.

Il criterio non è l’unico, infatti, si procede anche ad analizzare i denti relativi ai crediti stessi. 

Inoltre, l’Agenzia delle Entrate procederà anche alla valutazione dei soggetti coinvolti nell’operazione, sempre in considerazione dei dati che sono presenti presso l’Anagrafe tributaria. 

In particolare, si terrà conto anche di altre cessioni effettuate dagli stessi soggetti e oggetto di comunicazione. 

Il controllo può ovviamente avere esito positivo o negativo.

Laddove abbia esito positivo, non vengono confermati i rischi. In tal caso, la comunicazione produrrà gli effetti propri, ad essa ricollegati dalla legge, trascorso il periodo di sospensione. 

Se, invece, il controllo ha esito negativo, vengono confermati i rischi. In questo caso, la comunicazione è considerata come non effettuata. 

L’esito del controllo deve essere comunicato al soggetto che ha subito la misura e che ha proceduto alla comunicazione.

Estensione obbligo di visto

Il decreto antifrode, che si applica come ricordiamo a tutti i bonus edilizia, ha previsto l’estensione del visto di conformità anche al Superbonus 110%, laddove l’incentivo sia stato utilizzato mediante dichiarazione dei redditi. 

L’obbligo del visto di conformità non è tuttavia sempre previsto. In alcuni casi, infatti, è stato escluso dal legislatore.

In particolare, quando si ricorre alla dichiarazione precompilata disponibile sul sito della Agenzia delle entrate. 

Questo, invero, non è l’unica eccezione.

Ad esempio, è altrettanto escluso il visto anche quando la dichiarazione è resa dal sostituto di imposta. Ciò in quanto, in tal caso l’amministrazione finanziaria può già effettuare dei controlli preventivi sulla dichiarazione. 

Nel caso di opzione, il visto è ancora obbligatorio. 

I controlli dell’Agenzia delle entrate

Il legislatore è intervenuto anche sulle modalità di svolgimento dei controlli dell’Agenzia delle entrate. 

A tal proposito, infatti, è stato previsto che l’Agenzia delle entrate può ricorrere a due tipologie di poteri. Egli, infatti, può impiegare sia poteri istruttori, che sono regolati con riferimento alle imposte dirette.

Tali strumenti sono impiegati anche per gli accertamenti IVA e  per il recupero degli importi dovuti (comprensivi di sanzioni e interessi).

L’amministrazione finanziaria, tuttavia, dovrà notificare a pena di decadenza un atto di recupero, entro il termine del quinto anno successivo alla violazione individuata, prima della scadenza del 31 dicembre. 

In questo caso sarà competente l’ufficio dell’Agenzia delle entrate competente per l’area in cui ha sede il domicilio fiscale del contribuente, ai sensi degli artt. 58 e 59 DPR n. 500 del 1973.

Si terrà conto del domicilio che il soggetto aveva al momento della commissione della violenza. 

In mancanza, l’ufficio competente è individuato con provvedimento interno all’Agenzia.