Tra i tanti aiuti a sostegno della attività in crisi la Legge di Bilancio 2021, emanata quando era ancora insediato il governo Conte bis, aveva previsto il bonus ISCRO un contributo mensile di 800 euro destinato ai titolari di Partita Iva in possesso di specifici requisiti.

Tuttavia, al momento il bonus non è ancora in vigore, anche se l’aumento dei contributi previdenziali per l’anno 2021 proprio al fine di finanziare questo incentivo è già partito. 

Al momento quindi i titolari di Partita Iva iscritti all’INPS stanno pagando per un servizio di cui non possono ancora usufruire.

Vediamo quando potrebbe entrare realmente in vigore questo bonus e quali sono le scadenze obbligatorie che l’esecutivo Draghi deve rispettare per la sua attivazione.

Perché il bonus ISCRO non può essere cancellato

La Legge di Bilancio 2021 ha previsto l’introduzione di un contributo mensile per le Partite Iva in difficoltà. Secondo la legge italiana dopo massimo 60 giorni dall’approvazione della Legge ci sarebbe dovuto essere un decreto attuativo che sancisse l’entrata in vigore dei vari provvedimenti. Attualmente però il bonus ISCRO aspetta ancora il suo decreto di attuazione. 

A rallentare le cose ci ha pensato il cambio di scenario politico con la caduta del governo Conte e la nomina di Mario Draghi alla presidenza del Consiglio, che ha allungato incredibilmente i tempi burocratici.

Come il premier Draghi ha più volte affermato nei suoi piani c’è quello di cancellare molti dei bonus voluti dal precedente Governo. Tuttavia, non dovrebbe essere questo il caso del bonus ISCRO per due ragioni.

Numero uno il bonus è finanziato con un aumento dei contributi da versare per tutto il triennio 2021-2023, aumento che è già stato annunciato formalmente dall’INPS. Quindi risulta difficile che non si pensi alla sua reale attuazione.

In secondo luogo, se è vero che Draghi sta cercando di accorpare e ridurre il numero dei bonus è anche vero che una sua priorità è quella di dare sostegno soprattutto, come egli stesso ha affermato, alle piccole Partite Iva e il bonus ISCRO si inserisce perfettamente in questo progetto.

Il bonus ISCRO sarà attivo entro il 31 ottobre 2021

Piuttosto, dobbiamo immaginare che l’esecutivo governativo abbia voluto dare priorità ad altra tipologia di aiuti come i contributi a fondo perduto per le Partite Iva e, una volta risolto questo, passerà al decreto attuativo per le misure minori.

Tecnicamente poi va detto che non c’è eccessiva fretta da un punto di vista burocratico, rispetto ad altre misure. Questo perché la Legge di Bilancio che ha introdotto il bonus ha già dettato i tempi e previsto che le domande siano inoltrate ogni anno, per il triennio 2021-2023, entro la fine di ottobre.

Questo vuol dire che il Governo nei fatti ha già una scadenza e il bonus ISCRO dovrebbe essere attivo prima del 31 ottobre 2021.

Requisiti, importi e domanda per bonus ISCRO

Già dalla sua introduzione il bonus ISCRO è stato molto criticato poiché ha dei requisiti troppo stringenti e finisce per essere rivolto ad una cerchia minima di beneficiari.

L’incentivo offre un contributo mensile massimo di 800 euro per la durata di sei mesi, gli importi assegnati variano sulla base del fatturato avuto nell’ultimo semestre, di cui sarà restituito il 25%. La cifra minima assegnata su base mensile sarà comunque di 250 euro.

Se facciamo due conti la cifra totale erogabile nelle sei mensilità varia da un minimo di 1.500 euro fino ad un massimo di 4.800 euro.

Per accedere al beneficio gli autonomi devono possedere una serie di requisiti in contemporanea:

  • avere una Partita Iva aperta da almeno quattro anni;
  • essere iscritti alla Gestione separata INPS ed aver versato con regolarità i contributi previdenziali;
  • avere un ISEE inferiore a 8.145,00;
  • aver avuto un calo di fatturato almeno del 50% rispetto alla media dell'ultimo triennio;
  • non essere titolari di Reddito di Cittadinanza, Reddito di Emergenza o altra tipologia di prestazione legata al reddito.

Inoltre, i titolari di Partita Iva che posseggono tutti i requisiti e riusciranno a beneficiare del bonus saranno obbligati a seguire un percorso di formazione organizzato dall'ANPAL. Chi non seguirà questo percorso perderà il diritto al bonus ISCRO.

Molti lamentano soprattutto che, mentre l’aumento delle tasse contributive ha investito tutte le Partite Iva, al contrario questo bonus che ne ha causato l’incremento è invece accessibile a pochi eletti.

Se come si è detto non sono aperte ancora le domande per il bonus ISCRO, per cui si aspetta il decreto attuativo, si tratta di un bonus INPS e come tutti gli incentivi dell’Istituto dovrà essere richiesto mediante procedura telematica, autenticandosi sul portale con SPID, CIE o CNS.

Aumentano i contributi previdenziali alle Partite Iva

Con la circolare pubblicata il 5 febbraio 2021 l’INPS ha comunicato ai titolari di Partita Iva che per il triennio 2021-2023 ci sarebbe stato un aumento dei contributi previdenziali.

Nello specifico l’aumento previsto allo scopo di sovvenzionare il bonus ISCRO sarà dello 0,26% per l’anno 2021, mentre per il 2022 e il 2023 è previsto un incremento dello 0,51%.

In totale quindi l’aliquota contributiva da pagare per il 2021 sarà del 25,98% così suddivisa:

  • 25% di aliquota ordinaria;
  • 0,72% di aliquota aggiuntiva per finanziare congedi parentali, malattia e maternità;
  • 0,26% di aliquota aggiuntiva per finanziare il bonus ISCRO.

Per il biennio 2022-2023 il totale di aliquota da pagare sarà invece del 26,23%, perché ci sarà un aumento dell'aliquota per il bonus ISCRO dello 0,25%.

Esonero dai contributi previdenziali per le Partite Iva con calo di fatturato 

Questo aumento generalizzato è stato, ad ogni modo, anche affiancato da un provvedimento del DL Sostegni che introduce un esonero contributivo per l’anno 2021, il quale riguarda tutti i titolari di Partita Iva non solo quelli iscritti alla Gestione separata INPS, ma anche agli altri enti previdenziali.

Potranno usufruire di questo sgravio fiscale tutte le Partite Iva che siano in possesso dei requisiti per ricevere il contributo a fondo perduto, cioè un calo di fatturato pari al 33% e cha abbiano un ISEE non superiore a 50.000 euro.

Ancora, un messaggio pubblicato dall’INPS (n. 1836) il 6 maggio di quest’anno esonera dal versamento dei contributi previdenziali quei datori di lavoro che avevano fatto richiesta di cassa integrazione a giugno dell’anno scorso, ma che non hanno inoltrato una nuova richiesta di CIG per i propri dipendenti nel periodo di tempo che va da dicembre 2020 a gennaio 2021.

Il video YouTube dell’Imprenditore in-formato descrive nel dettaglio l’anno bianco contributivo per la Partita Iva:

Nuovi Ristori alle Partite Iva in attesa del bonus ISCRO

In attesa del bonus ISCRO ricordiamo che i titolari di Partita Iva hanno a disposizione altre due tranches a di contributi a fondo perduto nel 2021, introdotti dal DL Sostegni bis.

Il decreto ha stabilito che una prima ondata di nuovi Ristori sia assegnata già quest’estate basandosi ancora sul criterio del calo di fatturato.

Per le Partite Iva che hanno già beneficiato in passato dei Ristori l’erogazione del nuovo contributo a fondo perduto sarà automatica, senza che debbano fare assolutamente nulla.

Quanti invece non hanno mai richiesto gli aiuti prima d’ora dovranno essere in possesso dei seguenti requisiti, cioè un calo di fatturato almeno del 33% calcolato sul confronto tra quello ottenuto dal 1 aprile al al 31 marzo 2020 e quello avuto dal 1 aprile 2020 al 31 marzo 2021.

Le cifre da erogare saranno stabilite invece sul fatturato avuto nel primo periodo di imposta e restituiranno una percentuale della perdita media mensile del fatturato:

  • il 60%, per i fatturati che non superano i 100.000 euro;
  • il 50%, per i fatturati tra 100.000,01 e 400.000 euro;
  • il 40%, per i fatturati tra 400.000,01 e 1.000.000 euro;
  • il 30%, per i fatturati tra 1.000.000,01 e 5.000.000 euro;
  • il 20%, per i fatturati tra 5.000.000,01 e 10.000.000 euro.

Anche chi non ha i requisiti, ad esempio le Partite Iva aperte da troppo poco tempo per stabilire un calo di fatturato su questi criteri, avrà comunque diritto a 1.000 euro di contributo a fondo perduto. L’unico requisito è che la Partita Iva risulti attiva prima del 23 marzo 2021.

Un aiuto pratico per calcolare gli importi dei Ristori alla Partita Iva

Il calcolo del contributo a fondo perduto spettante con i Ristori 2021 può sembrare un po’ macchinoso, ma in realtà è molto semplice, facciamo un esempio per capire come funziona.

Prendiamo a modello una Partita Iva che nel primo periodo di imposta abbia fatturato 300.000 euro, mentre nel secondo periodo di imposta ne ha fatturati solo 180.000.

Il primo passo è calcolare il calo di fatturato annuo, quindi semplicemente sottraiamo ai ricavi del primo anno quelli del secondo periodo (300.000-180.000 = 120.000). Il nostro calo di fatturato annuo è pari a 120.000 euro, ma a noi serve il calo di fatturato avuto in media in un mese. Per calcolare questo dividiamo le perdite annue per i dodici mesi dell’anno (120.000/12). 

Il calo medio mensile è quindi pari a 10.000 euro, poiché nel 2020 la nostra Partita Iva immaginaria ha accumulato un fatturato di 300.000 euro e si trova nel secondo scaglione avrà il 50% di 10.000 euro, cioè 5.000 euro di contributo a fondo perduto.

Una terza ondata di contributi a fondo perduto nel 2021

Per i titolari di Partita Iva è poi previsto un ulteriore ondata di Ristori che saranno distribuiti dopo le dichiarazioni dei redditi e per i quali non si terrà più in considerazione il calo di fatturato come criterio di assegnazione.

I limiti di questo sistema si sono resi evidenti fin da subito poiché il calo di fatturato non è un criterio reale per valutare l’andamento economico di un’attività, cioè se essa sia in crisi o meno.

I nuovi Ristori di fine anno saranno invece basati sul bilancio di esercizio, che invece tiene conto degli utili e delle perdite di un’attività e quindi dei reali profitti avuti.

Il fatturato accumulato da una società può infatti essere molto alto, anche milionario, senza che però il bilancio sia attivo, cioè le entrate siano superiori alle uscite. La situazione economica è data dal calcolo degli utili confrontato con le perdite, cioè delle entrate e delle uscite e non dal solo fatturato.