Il tempo per approfittare del bonus TV stringe. La prima scadenza è all'inizio di settembre 2021. Così, gli Europei di calcio ora in corso e poi le Olimpiadi di Tokyo 2020 (entrambi rinviati causa Covid-19) saranno probabilmente gli ultimi eventi sportivi che gli italiani seguiranno con l'attuale segnale digitale terrestre, prima del passaggio al DVB T2, entro giugno 2022. Il Governo ha previsto due fomrule del bonus TV per facilitare alle famiglie l'acquisto di un televisore compatibile con la nuova tecnologia o di un decoder che lo renda tale, ma finora non sono in molti ad averne approfittato, ed è allo studio del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) un possibile rinvio dello switch-off, che secondo il programma attuale dovrebbe cominciare con una prima fase dal 1° settembre 2021.

Come riporta Il Sole 24 ore nel trattare la questione in questo articolo, la prima tappa, il passaggio dalla compressione Mpeg2 alla Mpeg4, escluderà circa 1,4 milioni di italiani dalla ricezione del segnale, supportato dai televisori classificati come HD; la seconda, il passaggio dallo standard digitale terrestre DVB-T al DVB T2, escluderà 11,4 milioni di persone (conti fatti stando naturalmente alla situazione attuale della distribuzione dei televisori nelle case).

Lo switch-off programmato per regione

Il sito The Italian Times in questa notizia detta anche la tempistica del passaggio al nuovo standard di trasmissione per regione italiana: entro fine 2021 le regioni del Nord Italia: Valle d'Aosta, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Nei primi tre mesi del 2022 toccherà a Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Sardegna. Infine Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Molise e Marche. Una possibile considerazione davanti a questa lista: la distribuzione delle regioni può essere spiegata con ragioni tecniche, dove si trovano antenne e ripetitori. Il raggruppamento e la scelta delle regioni a cui viene concesso più tempo potrebbe avere delle ragioni di ordine economico? Ovvero, più tempo alle regioni con i redditi medi più bassi, con meno ricchezza, meno lavoro? Dal raggruppamento delle regioni nei tre turni l'ipotesi non sembra così assurda..

Come verificare se il TV supporta il DVB T2

Dalle ipotesi passiamo però ora alle certezze. Per essere certi dello standard supportato dal proprio televisore, la cosa migliore da fare è controllare la scheda tecnica (online, se non si dovesse ritrovare manuale di istruzioni). Oppure direttamente sul retro del televisore, che ci sia la scritta DVB T2 oppure H265/HEVC. 

 Comunque sono compatibili con il DVB T2 i televisori acquistati da fine 2018 (esattamente il 22 dicembre, data a partire dalla quale i negozianti hanno l'obbligo di vendere apparati con codifica HEVC Main 10 (ovvero la stessa codifica del digitale terrestre di seconda generazione, DVB T2)., mentre l'obbligo di vendita di televisori compatibili DVB T2 è partito il 1° gennaio 2017. In alternativa all'acquisto di un nuovo televisore c'è la possibilità di acquistare invece un decoder da aggiungere all'apparecchio già posseduto. 

Due formule per il bonus TV

In ogni caso lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico mette a disposizione, oltre al modulo per richiedere il bonus TV, anche un nutrito elenco di apparecchi compatibili con il nuovo standard DVB T2. Il bonus sarà disponibile fino a fine 2022 oppure all'esaurirsi dei circa 150 milioni di Euro stanziati dal Governo per finanziarlo.

Non a caso, il Governo avrebbe previsto due possibili agevolazioni alternative: sconto di 100 Euro, senza limiti di reddito ISEE, se si decide di rottamare il vecchio televisore, oppure sconto di 50 Euro per acquistare un decoder. Ma in quest'ultimo caso il reddito ISEE familiare deve rimanere sotto i 20000 Euro. Per di più il nuovo decreto per autorizzare la prima delle due agevolazioni, prevista nella legge di bilancio per il 2021, deve essere ancora varato.

Poche adesioni al primo bonus TV

Ma le adesioni per cambiare televisore e aggiornarlo al nuovo segnale digitale terrestre DVB T2 sono andate a rilento. Secondo le cifre riferite sempre dal Sole 24 ore, in due anni sono stati erogati 25,6 milioni di euro in contributi: poco più di 500.000 in tutto, di cui circa 430500 per nuovi televisori e 83700 per decoder, a loro volta divisi tra 67000 circa per segnale terrestre e 16300 per il satellite. Gli interventi sono stati circa 30000 al mese, salvo un'impennata con un raddoppio a 62000 erogazioni a dicembre 2020, non a caso dopo una campagna di sensiblizzazione a cura del Ministero dello Sviluppo Economico.

Tant'è vero che, mentre si attende il decreto attuativo in materia, il Governo (nello specifico la sottosegretaria al Ministero dello Sviluppo Economico Anna Ascani, sta studiando la possibilità di una proroga per il primo “switch off”. La soluzione potrebbe essere il Simulcast (“trasmissione in contemporanea”) ovvero un periodo in cui convivono vecchio e nuovo segnale, un po' come avvenuto per i primi due mesi di validità dell'Euro, quando erano ancora accettate anche le lire. 

La richiesta di Confindustria

La lentezza delle adesioni agli incentivi per il rinnovo del televisore ha spinto il comparto di categoria di Confindustria (Confindustria Radio Televisioni) a chiedere un cambio di politica al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), nel senso di non costringere i cittadini ad abbandonare un televisore compatibile con uno standard vecchio rispetto all'ultima tecnologia, ma tutto sommato ancora abbastanza recente. 

E se qui la pandemia direttamente in sé non c'entra, l'impoverimento che ha provocato per larghe fasce della popolazione potrebbe rendere problematica anche una spesa extra di qualche centinaio di Euro. In sostanza, comunque, l'associazione di categoria richiede che il passaggio al DVB T2 rimanga facoltativo

“fintantoché i livelli di diffusione dei nuovi standard non saranno tali da consentire la diffusione dei programmi alla totalità (o quasi) della popolazione (i primi, ma anche i secondi e i terzi televisori)”. 

Frase a dire il vero un po' sibillina, soprattutto la precisazione tra parentesi: s'intende forse che si propone di attendere il ricambio naturale e non forzato dei televisori, dato che quelli prodotti prima del 2017 sicuramente non sono compatibili con il DVB T2? O che con l'evoluzione dello standard potrebbero diventarlo? Questa seconda ipotesi sembra improbabile. Comunque la partita è aperta e potrebbe avere ulteriori sviluppi.

Lasciare spazio al segnale dati 5G

Intanto possiamo rispondere a un'altra possibile domanda: perché il passaggio a un nuovo standard di trasmissione (radio)televisiva? Obsolescenza programmata? Sarebbe una forzatura. La verità è che è necessario liberare le frequenze attualmente occupate dal segnale DVB T per lasciarle alla telefonia mobile, più precisamente agli operatori che nel 2018 hanno pagato complessivamente 6.5 miliardi di Euro per le frequenze 5G, quelle a 700 Megahertz.

Un buon motivo quindi, non la semplice obsolescenza programmata. Tanto più che per molti lo streaming, la trasmissione via web, sta diventando sempre più importante e spesso alternativa a quella del televisore tradizionale, peraltro a propria volta sempre più integrato con Internet. La disponibilità di una migliore qualità del segnale dati per tablet e smartphone in cambio di qualche centinaio di Euro per aggiornare il televisore dovrebbe quindi essere ben accetta dal popolo degli internauti e dei social, che rappresenta gran parte degli italiani.

Difficile rinunciare all'industria della TV

Per concludere, la mente torna al precedente, primo grande switch-off televisivo, lo spegnimento del segnale analogico, ormai oltre dieci anni fa. Allora in molti si attrezzarono con un decoder dal costo contenuto (bastavano anche meno di 30 Euro) e non si parlò di bonus. Soprattutto, non c'era scelta. Oggi lo scenario è più variegato, ma anche il passaggio di tecnologia si inserisce in un contesto di sforzi economici più alti. 

E del resto, anche se non manca chi, per varie ragioni – a partire dal risparmio del canone – rinuncia a possedere un televisore, l'industria radiotelevisiva è troppo importante per l'economia italiana, (visti i ricavi pubblicitari attraverso le trasmissioni TV) – e anche per la politica, sempre più fatta in televisione e con la televisione – perché lo Stato non agevoli la diffusione delle trasmissioni televisive nelle case di tutti i cittadini.