Buoni fruttiferi postali: i più amati dagli italiani. Ma ci sono tasse da pagare

I buoni fruttiferi postali garantiscono interessi e rendimento fisso e sono caratterizzati da un basso rischio. Ma ci sono anche tasse che si pagano. Eccole.

Senza dubbio uno degli strumenti finanziari più amati dagli italiani, dal momento che i buoni fruttiferi postali garantiscono interessi e rendimento fisso e sono caratterizzati da una bassa rischiosità.

Infatti, grazie alla garanzia di Stato, si rassicura l’utente finale sul fatto che il capitale viene restituito. Se però si tiene fermo il più a lungo possibile, allora si maturano interessi e si arriva perfino a guadagnare dei premi.

È il caso dell’ultima novità messa in campo da parte di Poste Italiane, che lancia per i suoi 160 anni il nuovo Buono fruttifero postale. Dopo l’emissione di Buono 3 anni plus e Buono Rinnova, adesso l’azienda lancia Buono Risparmio Sostenibile. 

In genere, per un buono postale fruttifero non c’è rischio di mercato da mettere in conto, il capitale viene sempre rimborsato in toto, non ci sono spese di commissione e per capitali inferiori ai 5.000€ non è presente l’imposta di bollo.

In confronto ad altri strumenti a basso rischio, certamente si può affermare che un Bfp ha decisamente un buon rendimento.

Tutto troppo bello per essere vero? In effetti, le cose stanno così anche se non tutti i Bfp convengono, a determinate condizioni, ma in più c’è un altro aspetto da considerare, spesso invece pressoché ignorato dalla maggior parte dei sottoscrittori.

Si tratta delle tasse da pagare. Ecco nel dettaglio le informazioni indispensabili da conoscere, per una scelta consapevole.

Buoni fruttiferi postali, alto rendimento e premi: ma ecco quali tasse si pagano

Il punto è che, così come avviene per tutti gli altri tipi di strumenti finanziari, anche per i buoni fruttiferi postali è prevista una tassazione di cui tener conto.

I Buoni fruttiferi postali sono titoli emessi dalla Cassa depositi e prestiti, distribuiti da Poste Italiane e garantiti dallo Stato.

Sicuramente, ciò che caratterizza un buono fruttifero postale è il fatto che le tasse applicate sono inferiori a quelle solitamente praticate.

La prima tassa a cui far riferimento ad esempio è fissata al 12,50%, decisamente agevolata, dal momento che è al 12,50% rispetto invece al 26% come avviene di solito.

Tale tassazione è la stessa che si applica anche a BTP, BOT CCT.

Di cosa si tratta? In sostanza, il buono sottoscritto dal beneficiario produce degli interessi. Sul lordo di questo importo, si applica una tassa da pagare che è pari al 12,50%, addirittura rimasta invaria dal 1997, anno in cui è stata istituita e che oggi rappresenta una vera e propria eccezione, considerando che la percentuale che di solito si applica è del 26%.

Stessa percentuale ma tipologia di tassa differente, per quanto riguarda invece il cosiddetto capital gain.

Spieghiamo il concetto in parole semplici e chiare.

Il capital gain è un’imposta che si applica sui guadagni di borsa ovvero sulla differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita. In base alla fluttuazioni di Borsa è prevista una tassa sulla plusvalenza del 12,50% ma attenzione. A differenza di altri strumenti finanziari, non si deve pagare nulla, nel momento in cui invece si perde capitale e quindi non si guadagna nulla (minusvalenza).

In sostanza, se c’è un guadagno allora si paga una percentuale di tasse, se c’è una perdita invece non si paga nulla e il capitale non si tocca comunque.

Buoni fruttiferi postali, non solo tasse da pagare: c’è anche l’imposta di bollo

Cos’è e come si calcola l’imposta di bollo sui buoni fruttiferi postali? In questo caso, il funzionamento è in parte analogo a quello valevole anche per i conti correnti.

Pertanto, va specificato innanzitutto che al di sotto dei 5.000€ non c’è imposta da pagare.

Però, anche in questo caso, bisogna prestare attenzione. Così come avviene per i conti corrente, per l’appunto, se si è titolari di più conti, allora ciò che fa fede è la totalità dei depositi e non solo l’importo presente sul singolo buono.

Quindi, al superamento di tale soglia, volendo evitare di pagare l’imposta di bollo, allora l’unico modo è quello di intestare ogni buono a una persona diversa.

A quanto ammonta l’imposta di bollo da versare sui buoni fruttiferi postali che superano i 5.000€?

È pari al 2 per mille annuo del controvalore giacente sul dossier dei titoli.

La rendicontazione dei buoni avviene ogni tre mesi e va in automatico. Ad esempio, chi ha 10mila euro di buoni fruttiferi intestati, allora paga 5,00€ ogni tre mesi, quindi 20,00€ all’anno allo Stato.

Come sono considerati i buoni fruttiferi postali ai fini fiscali

Concludiamo, rispondendo a uno dei quesiti più diffusi, che riguardano i buoni fruttiferi postali, vale a dire la loro posizione agli occhi del Fisco.

Come abbiamo già avuto modo di specificare fino a qui, il buono in questione matura interessi, rendimento e premi ed è soggetto a imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, nella misura del 12,50%.

Proprio in virtù di questa prassi però, i buoni fruttiferi postali non necessitano di essere riportati nella dichiarazione dei redditi, in quanto risultano già tassati alla fonte. 

Sugli interessi maturati sui Buoni Fruttiferi Postali infatti, viene addebitata l’imposta di bollo e un’imposta sostitutiva pari al 12,50%.

Natalia Piemontese
Natalia Piemontese
Consulente lavoro online e professioni digitali, classe 1977. Sono Natalia, Piemontese di cognome, pugliese di nascita e calabrese d'adozione. Laureata in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Bari, ho conseguito un Master in Selezione e Gestione delle risorse umane. Mamma bis, scrivo sul web dal 2008. Sono specializzata in tematiche del lavoro, business nel digitale e finanza personale. Responsabile del blog #mammachebrand, ho scritto un e-book "Mamme Online, come gestire casa, lavoro e figli".
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