Pagare le tasse è un obbligo di legge. Ma si potrebbe aggiungere anche un dovere morale e civile. Ma ci sono situazioni in cui il contribuente può aver dimenticato di pagare una tassa, oppure situazioni economiche e finanziarie difficilissime, come quelle attuali, che non consentono di poter onorare il pagamento di un debito erariale. Ecco che intervengono allora provvedimenti di stralcio, come quello che è avvenuto con il decreto fiscale 2019 che ha cancellato il canone Rai per chi non l'aveva pagato tra il 2000 e 2010 e fino a 1.000 euro di importo. Ora, il Governo Draghi è pronto ad una nuova pace fiscale per debiti fino a 5.000 euro non pagati dal 2000 al 2015. Anche in questo caso, il canone Rai sarebbe cancellato.

Canone Rai: un balzello da pagare

Dal lontano 1938 gli italiani che posseggono, detengono, hanno un televisore in casa devono pagare il canone RAI. Si tratta di un vecchio regio decreto del 21/02/1938 n.246 che stabiliva che chiunque possegga un apparecchio per la ricezione delle trasmissioni televisive deve pagare il canone TV. Eravamo ancora negli anni '30. I ricchi italiani erano pochi, ma chi governava aveva già intuito che le ricchezze andavano tassate. Potremmo dire oggi che fu imposta una prima forma di patrimoniale che andava a colpire chi possedeva il televisore anche senza usarlo. Il principio era il possesso. Negli anni seguenti fino ad arrivare ad oggi quell'imposta è stata mantenuta ed ha colpito man mano tutti gli italiani che hanno fatto entrare in casa un televisore. Per fortuna non si paga un'imposta per ogni televisore posseduto ma il canone è dovuto per ogni singolo nucleo famigliare, anche se in casa c'è la tv che guarda il figlio, quella che usa il papà e la mamma, ed un'altra a disposizione degli ospiti. Nel tempo poi si è arrivati anche a poter vedere i programmi televisi anche su dispositivi diversi dall'apparecchio televisivo. Per questa ragione il legislatore è intervenuto nel 2012 per chiarire su quali apparecchi posseduti si deve pagare il canone RAI.

Canone RAI: su quali apparecchi va pagato

L'avvento del pc e poi degli smartphone, e successivamente la presenza di programmazione televisiva anche disponibile su questi dispositivi aveva posto un quesito di tutto rispetto: ma se la programmazione televisiva è vista su un personal computer, e quindi senza usare il televisore, devo pagare comunque il canone tv? La risposta è stata data nel 2012 con nota del 22 febbraio 2012 da parte del Ministero dello Sviluppo Economico-Dipartimento per le Comunicazioni. In quella nota fu precisato cosa si intendeva per apparecchi che permettevano di vedere la programmazione televisiva

apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni.

Detto in altri termini, vedere un programma televisivo sullo smartphone anche senza possedere un apparato televisivo (che sia LCD o al plasma, o vecchio tubo catodico) obbliga a pagare il canone televisivo. Perchè? Perchè qualunque apparecchiatura munita di sintonizzatore per la ricezione del segnale (terrestre o satellitare) di radiodiffusione dall’antenna radiotelevisiva è uno strumento che permette di vedere una programma televisivo. Attenzione! Non tutti i pc per esempio se presenti in casa possono consentire di vedere programmi televisivi. Infatti se collegati in rete e consentono l’ascolto e/o la visione dei programmi radiotelevisivi via Internet e non attraverso la ricezione del segnale terrestre o satellitare, non sono assoggettabili a canone. 

Come si paga il canone Rai

Dal 2016, l'imposta sulla detenzione di un apparecchio di ricezione dei programmi televisivi, impropriamente o meglio comunemente conosciuto come Canone Rai è addebitato direttamente sulla bolletta dell'energia elettrica. Essere intestatari di una fornitura di energia elettrica fa scattare la presunzione della presenza di una tv. Così, per ridurre i costi di riscossione da parte dell'Agenzia delle Entrate, ecco che il fornitore di energia elettrica scelto dal consumatore per la propria fornitura, addebita l'importo del canone rai direttamente in bolletta. L'importo di 90 euro, è suddiviso in 10 rate mensili, da gennaio a ottobre di ogni anno. Prima del 2016 il canone Rai andava pagato in posta, tramite bollettino pre-marcato o pagandolo direttamente sul sito canone-rai per il tramite dell'Agenzia delle Entrate. Oggi, chi non è intestatario di un'utenza elettrica domestica residenziale, e non ricade nei casi di esenzione, deve pagare il canone Rai con il modello F24. 

Il canone di abbonamento alla televisione è dovuto da chiunque abbia un apparecchio televisivo e si paga una sola volta all’anno e una sola volta a famiglia, a condizione che i familiari abbiano la residenza nella stessa abitazione.

Come non pagare il canone Rai

Diventa sempre più difficile non pagare il canone Rai da quando l'addebito è automatico nella bolletta dell'energia elettrica. A meno che non si attestino false dichiarazioni di non detenzione di un apparato di ricezione di frequenze televisive. Le false dichiarazioni sono penalmente perseguibili oltre che in caso di accertamenti, l'obbligo di pagare il canone per tutti gli anni non versato, oltre a sanzioni ed interessi.

Ma ci sono modi leciti per non pagare il canone Rai.

Il primo è quello appunto di certificare che, seppure intestatari di un'utenza elettrica, non vi è alcun apparecchio di ricezione di programmi televisivi. Il modello di dichiarazione sostitutiva va presentato direttamente dal contribuente o dall’erede tramite l’applicazione web sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando le credenziali Fisconline o Entratel, o Spid oppure tramite gli intermediari abilitati. Nei casi in cui non sia possibile l’invio telematico, il modello, unito ad un valido documento di riconoscimento, può essere inviato, tramite raccomandata senza busta, all’indirizzo: Agenzia delle entrate – Direzione Provinciale I di Torino – Ufficio Canone TV – Casella postale 22 - 10121 Torino.

Se la dichiarazione è presentata dal 1° febbraio al 30 giugno, l'esonero dall’obbligo di pagamento scatta per il secondo semestre dello stesso anno

Se la dichiarazione è presentata dal 1° luglio al 31 gennaio dell’anno successivo, l'esonero dall’obbligo del pagamento vige per l’intero anno successivo.

I cittadini titolari di reddito proprio e coniugale non superiore a 8.000 euro e over 75 anni sono esonerati dal pagamento del canone rai. Se compirai i 75 anni entro gennaio 2021, potrai beneficiare dell'esenzione per l'intero anno. Se invece gli anni si compiono tra febbraio e luglio, l'esenzione decorre da giungo 2021.

Sono esenti anche i militari stranieri e diplomatici.

Quando si prescrive il mancato pagamento del Canone Rai

Dal 2016 è pressochè difficile non pagare il canone Rai, se non nelle ipotesi di esenzioni lecite, previste dalla legge. Nel caso di attestazioni false, il termine di prescrizione dal pagamento del canone termina il decimo anno che decorre dall’anno successivo a quello in cui il versamento è dovuto. Quindi se il canone Rai era dovuto per il 2011, la prescrizione scatterà nel 2022. Il pagamento a mezzo addebito in bolletta renderà molto difficile non pagare il canone Rai, a meno che non ci siano sul conto corrente, in caso di addebito diretto, sufficienti fondi per pagare la bolletta. Ma prima del 2016, se ci dovessero essere cartelle esattoriali che vi pendono sulla testa per omesso pagamento del canone Rai, ci potrebbe essere una via d'uscita. Anzi, forse due. 

La prima è la prescrizione. Quest'anno termina la prescrizione degli omessi pagamenti del canone Rai dall'anno 2010 e antecedenti. Quindi se entro la fine dell'anno non ricevete cartelle esattoriali per canoni Rai non pagati nel 2010 o anni precedenti siete liberi dal pagamento. 

Qual è la seconda via d'uscita? La probabile pace fiscale del prossimo decreto Sostegni.

Canone Rai cancellato dal decreto sostegni: in quale circostanza

Il decreto Sostegni, tanto atteso, ancora non è stato firmato anche se ormai l'impianto è consolidato e conosciuto. Ma prima di descrivere cosa prevede tale decreto in relazione ai debiti verso l'Erario, facciamo un piccolo passo indietro.

L'art. 4 del d.l. 119/2018, convertito in legge 136/2018 – c.d. decreto fiscale 2019, stabilisce al comma 1, che 

i debiti di importo residuo, alla data di entrata in vigore del presente decreto, fino a mille euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, ancorché riferiti alle cartelle per le quali è già intervenuta la richiesta di cui all’articolo 3, sono automaticamente annullati.

Chi non ha pagato il canone Rai tra il 2000 e 2010 e non ha ricevuto una cartella esattoriale per ritardata iscrizione a ruolo dell'imposta si è visto cancellata la tassa (anche per l'ultimo anno, 2010, nonostante la prescrizione ricadrebbe quest'anno).

Il prossimo decreto Sostegni invece prevedrebbe, da quanto si apprende, una pace fiscale per tutti i debiti inferiori a 5.000 euro e dovuti entro il 2015. Ricordiamo che il pagamento del Canone Rai prima del 2016 era a carico del contribuente che doveva pagare l'imposta usando i bollettini postali oppure il modello F24. Se così fosse, tutte le cartelle esattoriali emesse tra il 2000 e 2015 verranno cancellate d'un colpo, se l'importo è inferiore a 5.000 euro. Non è ancora chiaro se tale importo è comprensivo di interessi e sanzioni, oppure del solo debito nominale. Sicuramente sarà però per coloro che hanno omesso il pagamento del canone Rai in quel periodo, di vedersi cancellato il pagamento. 

Cosa fare se si riceve una richiesta di pagamento del Canone Rai prescritto?

Chi dovesse essere raggiunto da una cartella esattoriale o da qualsiasi altra lettera ufficiale con cui viene richiesto il versamento del Canone Rai riferito a più di 10 anni fa deve contestare l’atto dinanzi alla Commissione Provinciale Tributaria. 

I termini per presentare il ricorso sono di 60 giorni dall’avvenuta notifica dell’atto. Il ricorso deve essere preceduto dall’istanza di mediazione tributaria notificata all’Agenzia delle Entrate. 

Fino a 3mila euro, il contribuente può difendersi da solo, senza l’assistenza di un avvocato o un commercialista.