Le dichiarazioni dell’Amministratore Delegato della Rai, Carlo Fuortes, fanno presagire nubi all’orizzonte per tutti i contribuenti italiani che sono tenuti a pagare l’imposta sul possesso di un apparecchio radiotelevisivo. Il Canone Rai, a detta di Fuortes, sarebbe infatti sproporzionato rispetto agli oneri previsti dagli altri paesi europei.

Questo significa che, oltre al vertiginoso aumento delle bollette delle utenze energetiche, i contribuenti, a partire dal 2022, potrebbero vedere incrementato anche l’importo dovuto per il Canone Rai. Le dichiarazioni rilasciate in Commissione di Vigilanza, infatti, se verranno accolte dal Governo, porteranno a un aumento dell’imposta radiotelevisiva che potrebbe essere anche piuttosto consistente.

In più, c’è la proposta, da parte dell’AD, Carlo Fuortes, di estendere l’onere del Canone Rai anche per i possessori di device multimediali quali tablet, smartphone o computer. Ad oggi, infatti, i possessori di questi apparecchi, grazie ai quali è possibile accedere a praticamente tutti i contenuti della televisione italiana (tra i quali anche quelli della Rai) non sono tenuti al pagamento del canone. Ma le cose potrebbero presto cambiare.

E tuttavia, queste non sono le uniche novità per il nuovo anno che il Governo potrebbe introdurre a proposito del Canone Rai. Da tempo, infatti, nei corridoi di Palazzo Chigi si parla anche della sempre più concreta possibilità di abrogare la norma voluta da Matteo Renzi che include il Canone Rai nella bolletta dell’energia elettrica. Come abbiamo già annunciato qui, il Premier Mario Draghi sembra seriamente intenzionato a recepire le indicazioni dell’Unione Europea e rimuovere l’imposta dalle bollette elettriche. Ciò allo scopo di assolvere agli impegni di trasparenza ed equità nei confronti dei contribuenti, e assicurarsi così i 209 miliardi di euro in arrivo per il Recovery Plan.

Ma andiamo con ordine. Nell’articolo spieghiamo innanzitutto che cos’è il Canone Rai, qual è il suo importo attuale, chi può beneficiare delle esenzioni e come disdirlo. Infine, proveremo a capire cosa si devono aspettare i contribuenti per il 2022.

Canone Rai: che cos’è?

L’introduzione del Canone Rai risale a un tempo in cui lo Stato italiano non aveva ancora virato verso la sua attuale forma repubblicana. Fu infatti il Governo di Benito Mussolini, nel 1938, a volere una imposta che sanzionasse il possesso di un apparecchio radio (la televisione esisteva da appena un decennio ed era praticamente sconosciuta in Italia).

Al tempo, il contribuente che deteneva un «apparecchio atto alla ricezione di radioaudizioni» era tenuto al versamento annuale di un tributo di 8 lire.

Successivamente, nel dopoguerra, quando con lo sviluppo economico e tecnologico fecero sì che gli apparecchi televisivi si imponessero nelle case degli italiani, il Canone Rai fu esteso anche al nuovo elettrodomestico. Così che negli anni Cinquanta, il canone arrivò a pesare sulle tasche degli italiani per un importo pari a 15 mila lire.

Fu soltanto sessant’anni dopo, quando il Canone Rai aveva già raggiunto la cifra di 113,50 euro, che il Governo guidato da Matteo Renzi decise di includere l’imposta sulle bollette dell’energia elettrica. Il provvedimento si impose in ragione dell’elevatissimo numero di evasori del Canone Rai che ogni anno scansavano il versamento del tributo.

Così facendo, Matteo Renzi riuscì a ridurre il numero di evasori del Canone Rai, e contestualmente a ridurne anche l’importo. Che passo prima a 100 euro, durante il primo anno di introduzione di questa novità, e poi, nel 2017, a 90 euro, spalmati nelle varie bollette pagate nel corso dell’anno.

Chi è esentato dal pagamento del Canone Rai?

Ma, come dicevamo nell’introduzione, non tutti coloro che possono accedere ai contenuti televisivi sono tenuti al pagamento del Canone Rai. La normativa impone infatti il pagamento dell’imposta nelle bollette elettriche soltanto per coloro che siano provvisti di «apparecchi per la ricezione del segnale di radiodiffusione dell’antenna radiotelevisiva.»

Tra questi, dunque, non sono inclusi gli apparecchi che consentono la ricezione del segnale attraverso la connessione internet.

Al tempo stesso, registrata questa importante distinzione, vi sono altre categorie di contribuenti che non sono tenute al pagamento del Canone Rai:

  • i cittadini il cui reddito (riferito al nucleo familiare) sia inferiore a 8 mila euro l’anno, e che abbiano compiuto 75 anni;
  • diplomatici e militari stranieri;
  • gli esercizi commerciali la cui attività includa anche la riparazione di apparecchi televisivi.

Come ottenere l’esenzione dal pagamento del Canone Rai?

Tutte le categorie di contribuenti appena elencate, tuttavia, debbono compilare e inoltrare all’Agenzia delle Entrate una specifica dichiarazione per poter essere concretamente esentati dal pagamento del Canone Rai. Cioè per fare in modo che le loro bollette dell’energia elettrica non siano ulteriormente gravate dall’onere dell’imposta radiotelevisiva.

Occorre quindi procurarsi la Dichiarazione sostitutiva relativa al canone di abbonamento alla televisione per uso privato, disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Dopo essere stata compilata, essa deve essere inoltrata entro il 31 gennaio, ogni anno, al fine di beneficiare dell’esenzione.

I contribuenti in possesso dei requisiti possono compilare e inoltrare il documento in forma completamente telematica sul portale dell’Agenzia delle Entrate, accedendo alla propria area riservata.

Oppure, possono compilarla a mano, farne una scansione e inviarla via pec all’indirizzo cp22.canonetv@postacertificata.rai.it. O, ancora, possono chiuderla in una busta e spedire una raccomandata all’indirizzo “Ufficio Canone TV – Casella postale 22 – 10121 Torino”.

Come abbiamo detto, la dichiarazione deve essere rinnovata ogni anno. L’unica eccezione riguarda i cittadini ultrasettantacinquenni, per i quali la dichiarazione è valida fino a nuove comunicazioni.

Nell’eventualità, poi, che la dichiarazione sostitutiva non sia stata inviata per tempo, è possibile comunque ottenere l’esenzione dal pagamento del Canone Rai per le rate previste nel secondo semestre dell’anno. In questo caso, occorre inviare la propria dichiarazione entro il 30 giugno.

L’aumento del Canone Rai: le proposte dell’AD Carlo Fuortes

Dopo avere brevemente introdotto il Canone Rai, veniamo dunque a esaminare le dichiarazioni dell’Amministratore Delegato, Carlo Fuortes. Egli, come abbiamo anticipato, è stato ascoltato in una riunione della commissione di vigilanza, nella quale ha ammonito i presenti rispetto ad alcune criticità relative alla attuale applicazione del Canone Rai.

Uno dei temi è in primo luogo quello relativo all’importo del Canone Rai, che attualmente ammonta a 90 euro l’anno. Fuortes ha fatto notare come in altri paesi, la tassa versata dai contribuenti per il sostentamento della tv pubblica sia ben più salata. In Francia, ad esempio, ammonta a 138 euro, nel Regno Unito i contribuenti pagano 185 euro per mantenere la BBC. In Germania si versano 220 euro l’anno. Mentre i cittadini svizzeri sono tenuti a pagare addirittura 312 euro.

Insomma, in Italia, a detta di Fuortes, il Canone sarebbe «incongruo rispetto agli impegni che la Rai assolve nei confronti dei cittadini e nell’erogazione del suo servizio pubblico.»

Se è vero che la percentuale degli evasori è diminuita in modo rilevante a partire dal 2016 (dal 27% al 5%), e che i cittadini che versano annualmente il Canone Rai sono ora circa 22 milioni (dai 15 del 2015), secondo Fuortes si deve fare di più. Infatti, egli 1,2 miliardi di euro prelevati dall’imposta, «solo l’86% di quanto versato dagli italiani arriva effettivamente nelle casse della Rai.»

E questo, a detta del suo Amministratore Delegato, metterebbe a rischio la possibilità di offrire un servizio pubblico di qualità pari a quello offerto negli altri paesi europei.

«O si garantiscono risorse adeguate alla Rai, avvicinandosi a quello che accade in altri grandi Paesi europei, oppure bisognerà ridurre il perimetro di azione e avremo il grande rischio sullo sviluppo futuro, e principalmente sugli investimenti sia sul prodotto culturale che su quello tecnologico.»

Occorrerebbe insomma assegnare la tv pubblica italiana ancora maggiori risorse, al fine di non vedere regredire la qualità generale del prodotto offerto. Questo, secondo Fuortes, potrebbe essere fatto in primo luogo grazie alla eliminazione della tassa di concessione sul Canone Rai, che porterebbe ulteriori 110 milioni di euro nelle sue casse.

E poi, se questo non bastasse, con un aumento consistente del suo importo.

L’aumento del Canone Rai: l’estensione anche ai proprietari di apparecchi multimediali non televisivi

Ma non solo. Perché l’AD Carlo Fuortes ha parlato anche della possibilità di estenderne l’applicazione anche a coloro che non sono proprietari di un apparecchio radiotelevisivo, ma anche di un qualsiasi device multimediale.

Come abbiamo accennato, infatti, al momento soltanto i dispositivi in grado di ricevere segnale in radiodiffusione (sia esso analogico o digitale) sono tenuti al pagamento del Canone Rai. E tuttavia, i contenuti trasmessi dalla Rai e dagli altri canali televisivi possono comunque essere comodamente fruiti grazie a computer, tablet o smartphone, in streaming.

L’idea è dunque quella di introdurre una modifica della normativa che includa tra i contribuenti che sono tenuti al pagamento del Canone Rai anche i soggetti proprietari di questi dispositivi.

Chiaramente, questa estensione, che di fatto coinvolgerebbe tutti i cittadini italiani (chi è che non possiede uno smartphone), a rigor di logica implicherebbe anche una riforma dei contenuti. I quali dovrebbero essere aggiornati e adattati anche agli utenti che più di tutti sono ormai distanti dal tipo di prodotti trasmessi dalla tv italiana, e a maggior ragione dalla tv di Stato: ossia, i giovani.

Una riforma coerente della Rai, che conceda ad essa le risorse per mettersi al pari con i suoi omologhi europei, dovrebbe allora riguardare non soltanto l’onere da versare annualmente nelle sue casse, ma anche una riorganizzazione dei suoi palinsesti con lo scopo di coinvolgervi anche le fasce di spettatori più giovani. I quali, ormai, sono attratti più dai contenuti on demand di piattaforme con Netflix o Amazon Prime che non dai prodotti della televisione tradizionale.