Cartelle esattoriali cancellate dopo dopo 5 anni, debiti irrecuperabili da parte dello Stato automaticamente e  cancellati: questa è una delle ipotesi al vaglio del ministero dell'Economia, allo scadere della presentazione del rapporto sulla riforma fiscale della riscossione.

Il Mef ha ricevuto l'ordine di gestire la riforma delle norme sulla emissione e sul controllo del sistema di fatture non riscosse direttamente dal decreto Sostegni. Secondo il calendario, la relazione alla Camera di Commercio è prevista per la fine di maggio, due mesi dopo l' entrata in vigore del Decreto Sostegni 1.

Il lavoro di controllo da parte del MEF sembra però tutt'altro che definito, tanto che si continua a parlare di ipotesi. Tra questi, è proprio la cancellazione degli atti dopo 5 anni, che consentirà la riduzione dell'inventario del credito accumulato dall'Agenzia delle Entrate.

Eliminare tutte le cartelle esattoriali che risalgono a più di 5 anni fa.  Con oltre 100 milioni di arretrati da recuperare, il Governo Draghi si arrende e si prepara ad eliminare un gran numero di arretrati. In realtà non è una vera e propria resa ma una effettiva presa di coscienza. Il recupero degli arretrati rallenta (se non addirittura blocca ) moltissimo l’attività di recupero crediti. 

Tante sono le cartelle che rientrato nel periodo 2000/2015. Parliamo di multe, tasse, pagamenti e fatture non pagate che rappresentano circa l’80% dell’arretrato, la caccia di questi inadempienti diventa particolarmente onerosa e poco vantaggiosa. 

Quindi restiamo in attesa nella terza riforma fiscale, che fa seguito alla riforma del 1999 e alla riforma del 2006 con Equitalia.

I tempi per la riforma saranno stretti, infatti non oltre il 2022 il Governo è pronto a presentare una riforma epocale del fisco italiano, anche se come dichiarato durante una intervista al "Il Messaggero" Maria Cecilia Guerra, sottosegretaria al Ministero dell’Economia: 

è inutile prefigurare un sistema diverso se non funziona la riscossione delle tasse”.

Cartelle esattoriali: l’attuale sistema di riscossione non funziona

Il ragionamento logico del premier Mario Draghi è piuttosto semplice: l’aver accumulato miliardi di cartelle rappresenta il fallimento dell'attività di riscossione. 

Una volta che il Fisco ha verificato che il credito è inesigibile sarebbe giusto cancellarlo, cosa che attualmente non accade. Questo ha portato ad un ammontare di crediti inesigibili da circa un miliardo di miliardi , una cifra perfino difficile da scrivere. Rincorrere questi crediti comporta un un inutile dispendio di risorse.

Mettiamo l’ipotesi di un’aziende che fallisce a seguito di sentenza del tribunale. Quello è un debito ormai bello che morto e non ha senso mantenerlo in vita da parte del Fisco, comportano un ulteriore aggravio dei costi a carico dei contribuenti.

Perciò è necessario cambiare qualcosa. Per questo motivo verranno annullate le imposte più vecchie di cinque anni. Il Ministero dell'Economia sta studiando nuove soluzioni. L’intenzione è quella di attaccare su due fronti: uno è la modifica del meccanismo normativo, l'altro è l'abolizione delle cartelle fiscali che hanno più di cinque anni.

Riscossione cartelle esattoriali: tutte le contraddizioni

Ci sono due contraddizioni nell'attuale sistema di riscossione:

  • da un lato, l'Agenzia delle Entrate deve cercare di riscuotere tutti i crediti, anche quelli che possono essere fatti risalire a molti anni fa, compresi quelli che consentono di riscuotere pochi euro.
  • Dall'altro ci sono norme a tutela dei contribuenti (tra cui tutta l'impignorabilità della prima casa), che rallenta o impedisce del tutto la ripresa delle attività. Lo stallo è in gran parte causa di ritardi e inefficienze.

Ma è da questi elementi che le riforme devono consentire al Paese di incassare i debiti senza dover recuperare arretrati che si possono far risalire quasi all'ultimo millennio. 

Perchè condonare le cartelle vecchie più di 5 anni?

L’ attività di riscossione nel 2020 ha raccolto 6,4 miliardi, una cifra irrisoria che attesta la necessità di ridurre i termini di recuperabilità dei crediti. Tuttavia, a causa della pandemia, questi termini sono stati nuovamente prorogati lo scorso anno. 

Il risultato è questo: per i ruoli 2018, le notifiche dei crediti inesigibili verranno inviate prima del 31 dicembre 2023. 

Tutte gli altri casi, quelli più lontani rispetto al 2018 la cui probabilità di essere riscossi e praticamente nulla, rimarranno conservati negli uffici per molti anni ancora.

Facendo un banale esempio, in caso di un credito risalente al 2000 , verrà cancellato sono dopo ben 22 anni, un tempo immemore e assurdo. Quindi , da qui deriva deriva la scelta di imporre restrizioni temporali alle attività di riscossione ovvero i famosi 5 anni. 

Ciò significa che il tempo tra la presentazione di una richiesta di pagamento dell'imposta e la ricezione del pagamento non supera i cinque anni.

Il principio dei 5 anni dipenderà anche da come questa formula verrà tradotta da Parlamento. Il vero problema è cercare di capire cosa si deve fare in questi 5 anni per arrivare alla riscossione. Se il fisco ha tutti gli strumenti per attivare l’azione di riscossione e sussiste una garanzia effettiva che il credito verrà riscosso il periodo potrebbe essere ridotto a 4 anni anziché 5.

Riscossione cartelle esattoriali: le soluzioni

Puntare su grossi importi, questa potrebbe essere una prima soluzione. In questo modo tutte le autorità fiscali (dagli uffici delle entrate, dall'INPS ai comuni) possono pianificare in modo più efficace l’attività di riscossione. Ottimizza le risorse disponibili ed elimina le operazioni di pura formalità.

In poche parole, in questo modo chi deve incassare credito potrà concentrarsi sull'importo più importante, compagnato dalla  relativa certezza di poter raggiungere l'obiettivo. Porta benefici immediati all'erario e mette fine all'eterna caccia ai piccoli debiti che da tempo hanno cessato di esistere.

Utilizzare lo stesso strumento che funziona per dipendenti e pensionati: procedere con il prelievo diretto dallo stipendio o dalla pensione. Lo stesso discorso potrebbe essere rivolto  ad altre categorie di soggetti. 

Rafforzare il sistema di riscossione: attualmente il sistema di riscossione prevede un prelievo alla fonte per per i lavoratori dipendenti, altri invece sono soggetti ad un adeguamento spontaneo che non viene sempre rispettato. La chiave di volta sarebbe il rafforzamento delle modalità di recupero perchè quando il debitore non rispetta i pagamenti il creditore deve essere messo nella possibilità di verificare, in un arco di tempo breve, se c’è la possibilità di riscuotere prima però che le risorse scompaiano 

Utilizzare l’anagrafe. Questa proposta arriva direttamente dalla sottosegretaria al Ministero dell’Economia, Maria Cecilia Guerra sempre durante la sua intervista a "Il Messaggero". Secondo la Guerra si potrebbe utilizzare l’anagrafe dei conti correnti e la fatturazione elettronica per porter arrivare a precompilare tutte le dichiarazioni dei redditi e la dichiarazione Iva.

L’utilizzo della fattura elettronica aiuterebbe molto perchè consentirebbe di conoscere non solo il soggetto pagante ma anche colui che riscuote. Se però il sistema una falla perchè tanti contribuenti , come nel caso dei forfettari, non hahnio l’obbligo della fattura elettronica, questo sistema fallisce in partenza. Occorre quindi una volontà politica per poter attivare certi meccanismi. 

Cartelle esattoriali e DL Sostegni bis: sospensione fino al 30 giugno

In attesa dell'annullamento della cartella esattoriale che risalgono a più  5 anni fa, secondo il Decreto Sostegni Bis, l'attività di riscossione sarà sospesa fino al 30 giugno 2021.

Questa decisone da parte del premier Draghi comporta delle conseguenze a cascata ovvero:

  • l'impossibilità per l'agente incaricato della riscossione di notificare le nuove cartella esattoriale, gli avvisi di accertamento induttivo o gli avvisi di addebito all'INPS; 
  • la sospensione di tutti i pagamenti, anche rateali; 
  • l'impossibilità di avviare nuove procedure preventive, come quelle di fermo amministrativo, ipoteca, inoltre, non possono avviare nuove procedure esecutive, come ad esempio il pignoramento (sospeso anche presso terzi).

Sospeso fino al 30 giugno anche il sequestro amministrativo dei beni mobili intestato al debitore. 

Dopo il 30 giugno l’Agenzia delle Entrate farà ripartire l’attività di invio delle cartelle esattoriali rischiando un ingolfamento del meccanismo. 

Certo ripartire dopo un anno richiederà sicuramente l’esigenza di concentrarsi solo su alcuni pagamenti . Pensare ad un condono porterebbe ad una vera e propria ingiustizia nei confronti di chi ha sempre pagato.  È  ipotizzabile una ripresa per tappe con un rafforzamento dei sistemi di rateazione.