Dopo una proroga al 31 gennaio (già prevista dal decreto 3/2021), ora la sospensione delle cartelle esattoriali (oltre che di altri atti) slitta nuovamente al 28 febbraio grazie al DL 7/2021. Infatti il Consiglio dei Ministri aveva già accennato ad una ulteriore proroga che, ora, è arrivata e ora si contano dai 30 ai 50 milioni di atti pronti per essere inviati ma sospesi. 

Questo da una parte è un bene, dall’altro nel corso del 2021 e 2022 potrebbe abbattersi sui contribuenti una mole ingente di atti del fisco, finora sospesi.

Scopriamo qualcosa in più sul DL e quali sospensioni comprende. 

Cosa prevede il DL 7/2021

Come si legge sul sito dell’Agenzia delle Entrate Riscossione

Il Decreto Legge n. 7/2021, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2021, recante “Proroga di termini in materia di accertamento, riscossione, adempimenti e versamenti tributari, nonché di modalità di esecuzione delle pene in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, ha differito al 28 febbraio 2021 il termine “finale” di sospensione dell’attività di riscossione precedentemente fissato al 31 gennaio 2021 dal DL n. 3/2021.

Quindi, con il nuovo decreto si sospende fino al 28 febbraio l’invio, la notifica e la riscossione delle cartelle esattoriali. Sempre fino a tale termine si sospendono i pignoramenti dell’Agente della Riscossione oltre che le notifiche degli avvisi di accertamento e comunicazioni di irregolarità, salvo i casi di indifferibilità e urgenza.

Inoltre il DL estende a tutto il mese di febbraio il divieto di fermi e ipoteche e pone febbraio 2021 come termine per notificare gli avvisi con scadenza 2020.

Sono sospesi anche i pagamenti legati a piani di rateazione delle cartelle, ex art.19 del DPR 602/73. 

La sospensione delle cartelle esattoriali riguarda sia cartelle esattoriali, avvisi di debito e di accertamento già recapitati e notificati ai contribuenti, sia i nuovi atti che ancora non sono stati inviati. 

L’obiettivo del provvedimento 

Il provvedimento, preso d’urgenza alla fine del mese scorso e immediatamente operativo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 30 gennaio, ha evitato l’invio di cartelle sospese ormai da un anno. L’obiettivo? Favorire la graduale ripresa dell’economia dare respiro alle attività e ai singoli cittadini messi in ginocchio da un anno dettato dalla pandemia. 

La sospensione delle notifiche da parte dell’Agente delle riscossioni rientra in un piano più ampio di provvedimenti che il legislatore ha attuato al fine di attenuare la crisi economica dovuta all’epidemia da Covid-19 che ha messo in ginocchio quasi tutti i settori italiani. In particolar modo si vuole aiutare che chi si è ritrovato in debito con il Fisco in questo periodo così difficile, debba effettuare un versamento prima di avere ricevuto gli indennizzi per il danno subìto dalla crisi sanitaria (come quelli previsti da Decreto Ristori 5)

Infatti la dilazione della sospensione è stata pensata dal Governo dimissionario anche per collegare il nuovo termine alla nuova rottamazione o ad altre agevolazioni per il pagamento parte del Decreto Ristori 5. Decreto che, ad oggi, non è stato confermato e che potrebbe saltare con il nuovo Governo che si sta formando in questi giorni. 

Le nuove tempistiche per le cartelle esattoriali sospese

Salvo eventuali ulteriori proroghe, a partire dal 1° marzo 2021 l’Agenzia delle Entrate proseguirà il suo lavoro di emissione delle cartelle di pagamento e azioni esecutive. Avrà 12 mesi per trasmettere gli atti. 

E per quelle già inviate, quando dovrà essere effettuato il versamento delle somme sospese? I pagamenti  sospesi e in scadenza dall’8 marzo 2020 al 28 febbraio 2021 devono essere effettuati entro il 31 marzo 2021. Inoltre il DL predispone che, “per i soggetti con residenza, sede legale o la sede operativa nei comuni della c.d. “zona rossa” (allegato 1 del DPCM 1° marzo 2020), la sospensione decorre dal 21 febbraio 2020.”

Cartelle esattoriali sospese: più tempo per le notifiche 

Come detto, il decreto legge 7/2021 va a modificare il precedente 3/2021. Proroga fino al 28 febbraio la sospensione dell’attività di riscossione da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione (Ex.Equitalia per intenderci). Quindi, fino a tale termine Ader ha il divieto di notificare nuove cartelle (oltre ad avvisi di addebito INPS ad esempio o anche avvisi di accertamento). 

E gli interessi per il ritardato pagamento? 

Come detto il d. l. 7/2021 modifica i termini indicati nell’art. 157 del Decreto Rilancio. 

Secondo quanto previsto in relazione agli atti indicati dagli art. 1 e 2 del Decreto Rilancio, se notificati entro il 28 febbraio 2022, non sono dovuti né gli interessi per il ritardato pagamento  né quelli per ritardata iscrizione a ruolo per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e la data di notifica dell’atto. 

Stop ai pignoramenti 

Oltre allo stop alle notifiche di cartelle di pagamento, il Decreto 7/2021 ha imposto il divieto ai fermi amministrativi e alle ipoteche oltre che ai pignoramenti da parte dell’Agente della riscossione fino al 28 febbraio. Sono bloccati, quindi, anche i pignoramenti degli stipendi, anche se avviati in precedenza. 

Pagare il debito con la rateizzazione e la dilazione 

E se non si riesce a versare per intero il sospeso dovuto entro i termini? 

Uno strumento importante che si può utilizzare in questi casi è la richiesta di un nuovo piano di rateazione o rateizzazione delle cartelle esattoriali. 

Questo vale per le istanze trasmesse entro fine anno e riguarda i soggetti nei cui confronti erano già maturate decadenze per dilazioni pregresse all'8 marzo 2020.

Inoltre, in questo caso, ai fini dell'ammissione alla dilazione si può chiedere un nuovo piano di rateazione senza dover versare le quote scadute. 

Un aspetto molto importante è che, a partire dalla presentazione della richiesta e fino al momento in cui si è in regola con i pagamenti delle rate, non si è considerati inadempienti verso gli enti creditori e l'Agenzia delle entrate-Riscossione quindi non si è soggetti a fermi o ipoteche o altri atti di riscossione. 

Inoltre, come specificato sul sito dell’Agenzia delle Entrate Riscossione:

Per i provvedimenti di accoglimento relativi a richieste di rateizzazione presentate a decorrere dal 30 novembre 2020, il pagamento della prima rata del piano di rateizzazione determina l’estinzione delle procedure esecutive precedentemente avviate a condizione che non si sia ancora tenuto l'incanto con esito positivo o non sia stata presentata istanza di assegnazione, ovvero il terzo non abbia reso dichiarazione positiva o non sia stato già emesso provvedimento di assegnazione dei crediti pignorati. In presenza di una sospensione giudiziale o amministrativa, puoi interrompere i pagamenti delle rate, limitatamente ai tributi interessati, per tutta la durata del relativo provvedimento.

Cosa prevede il DL 7/2021 in materia di rateizzazione delle cartelle 

Il DL n. 7/2021 prevede che il pagamento delle rate sospese, ossia quelle con scadenza compresa tra l’8 marzo 2020 e il 28 febbraio 2021, dovrà essere effettuato entro il prossimo 31 marzo 2021. Le rate con scadenza successiva al periodo di sospensione devono essere versate nel rispetto delle date riportate sui bollettini/moduli di pagamento allegati al provvedimento di accoglimento.

Come impostare il piano di rientro 

Grazie alla dilazione si ha la possibilità di impostare un piano di rientro efficace ma solo entro certi termini. Prima di tutto bisogna tenere conto della soglia di tolleranza disposta ai fini della perdita del beneficio del termine elevata da 5 a 10 rate non pagate. Questo è valido per le domande presentate entro la fine del 2021.

Inoltre il debitore è libero di scegliere la durata del piano di rientro solo se non si supera un debito di 100 mila euro (soglia aumentata, prima disposta a 60 mila euro). Oltre tale soglia i termini di tempo sono imposti e bisogna dimostrare la situazione di difficoltà economica. 

Come inviare una richiesta di rateizzazione delle cartelle esattoriali 

La richiesta di rateizzazione della cartella va effettuata via pec o tramite gli specifici indirizzi riportati in ciascun modello di rateizzazione. Nell’area riservata a te dedicata  è possibile richiedere la dilazione anche online ma solo per importi non superiori a 100 mila euro. 

Gli avvisi bonari sono esclusi dalla sospensione

La sospensione dell’attività di riscossione non include gli avvisi bonari. Quindi, secondo quanto previsto dall’art. 144 del decreto Rilancio, i versamenti dei pagamenti degli avvisi bonari (comprensivi di rate in scadenza tra l’8 marzo 2020 e il 18 maggio 2020) se effettuati entro il 16 settembre 2020 erano considerati tempestivi.

Venivano trattati allo stesso modo e con lo stesso termine previsto per il 16 settembre dello scorso anno i versamenti dovuti all’esito dei controlli automatici formali in scadenza nel periodo compreso tra il 19 maggio 2020, entrata in vigore del decreto Rilancio e il 3 maggio 2020. 

Cosa sono gli avvisi bonari 

Per capire al meglio cosa sono gli avvisi bonari basterà porre ad esempio quelli dell’INPS, L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale è solita inviare ai contribuenti un “avviso bonario” e cioè un avviso di pagamento, un promemoria che ricorda quali sono le somme che ancora non sono state versate o gli adempimenti rimasti da svolgere e regolarizzare.

È da distinguere dalla cartella di pagamento poiché si tratta di una semplice sollecitazione, una sorta di promemoria che viene effettuato prima di avviare la procedura di recupero crediti. 

L’avviso di debito (contenente anche le sanzioni dovute) è un atto formale e ha valore di titolo esecutivo ma avviene solo in un secondo momento se non si ricevono le somme dovute. 

Quindi la procedura prevede: l’invio dell’avviso bonario come primo atto di sollecitazione non formale, il successivo avvio dell’avviso di debito (primo atto formale). Se ancora non si provvede al pagamento si procede all’iscrizione a ruolo tramite cartella esattoriale alla quale verranno aggiunte nuove sanzioni. 

L’iter di riscossione esattoriale 

Oltre alle sospensioni e alle rateizzazioni il debitore può sperare anche nella carta della prescrizione i cui tempi dipendono da tributo a tributo, come abbiamo specificato in questo articolo.

Si ricorda qui di seguito l’iter di riscossione da parte dell’Agente di riscossione. 

Prima di tutto si emana un "ravvedimento operoso" con il quale colui che non ha pagato può saldare il debito provvedendo al pagamento di esso spontaneamente. Se questo non avviene si inizia il vero e proprio iter di recupero crediti che comprende diversi passaggi: l’avviso bonario, una comunicazione con la quale l’Ente informa il contribuente del controllo effettuato sulla sua dichiarazione dei redditi. Poi la riscossione mediante cartella esattoriale o di pagamento: le imposte non pagate con gli strumenti sopra citati sono riscosse tramite  l'iscrizione a ruolo, contenuta nella cartella di pagamento.

Questo atto è effettuato dall’Agente per la riscossione esattoriale della tassa in questione.

La sospensione della cartella avviene, oltre che per legge, come previsto dal DL 7/2021, anche nel caso in cui quando il soggetto richiede una ulteriore verifica all’Ente Creditore. In questo caso la cartella viene sospesa fino a quando non si avranno effettuato ulteriori verifiche. 

A questi passaggi fanno seguito l’accertamento della Guardia di Finanza che produce non soltanto l’imposta corrispondente, ma anche le sanzioni e gli interessi relativi.

Il fermo amministrativo attuato dall’Agente della RIscossione che prevede che i beni mobili iscritti nei pubblici registri, cioè gli autoveicoli o altri mezzi di trasporto a motore, appartenenti al debitore non sono più autorizzati a circolare. 

A seguire, l’azione di pignoramento attraverso la quale il fisco può procedere anche al pignoramento di somme pari ad un quinto dello stipendio o della pensione, se superiori ad € 5.000 al mese e l’espropriazione di beni immobili come ultimo atto.