A breve potrebbe arrivare la conferma della nuova sospensione delle cartelle esattoriali e dei debiti fino a settembre: è al vaglio della Commissione di Bilancio, infatti, un nuovo emendamento al decreto Sostegni bis che prolungherebbe fino al 31 agosto 2021 lo stop alla riscossione. Le forze politiche di maggioranza sembrano aver accolto la richiesta, come conferma il leader della Lega, Matteo Salvini:

Passa la proposta della Lega: estate senza cartelle esattoriali, ora lavoriamo su saldo e stralcio e rottamazione. Il nuovo stop alla riscossione coinvolge almeno 18 milioni di italiani e li sostiene in un momento di reale difficoltà. Gli atti che rimarranno tra gli archivi dell’Agenzia delle Entrate Riscossione cono quasi 163 milioni di cartelle.

Come noto, la scadenza attuale della sospensione delle cartelle è fissata al 30 giugno 2021: è stata proprio la conversione in legge del decreto Sostegni a prolungare lo stop dal 30 aprile alla fine di giugno. Ora, grazie ai numerosi emendamenti presentati anche al decreto Sostegni bis, le cartelle potrebbero essere rinviate al 1° settembre, se non addirittura a fine anno.

Vediamo quali sono le novità sulla riscossione: quando e come ripartono le cartelle esattoriali, come funziona la rottamazione-ter, il saldo e lo stralcio e quando i debiti non si pagano più. Il Parlamento sta valutando anche il possibile slittamento dei versamenti di giugno per i soggetti Isa (Irpef, Irap e Ires).

Cartelle esattoriali: cosa sono e come funzionano

Prima di addentrarci nelle scadenze e nella nuova possibile proroga della sospensione delle cartelle esattoriali, è utile capire di cosa si sta parlando e come funziona il meccanismo di riscossione dello Stato italiano.

Come spiega il sito del CAF/CISL:

La cartella esattoriale – chiamata anche cartella di pagamento – è il primo strumento utilizzato dai concessionari per il recupero del credito erariale. 

Non tutte le cartelle, però, sono relative a tributi erariali di competenza dell'Agenzia delle Entrate: esistono, infatti, diverse tipologie di debiti o sanzioni. Molti atti, che vengono notificati dall’Agenzia delle Entrate Riscossione ai cittadini e contengono un invito a pagare – entro un tempo massimo di 60 giorni – delle somme di denaro derivanti da: contravvenzioni stradali, sanzioni amministrative, tasse comunali, contributi per iscrizione ad albi, ecc.

Il termine per effettuare il versamento presso la banca o un ufficio postale è di 60 giorni da quello di recezione della cartella, ma il contribuente che si trova in difficoltà può richiedere di pagare le cartelle in più tempi, dilazionandola in alcune rate.

Cosa succede se non si pagano i debiti?

Qualora il contribuente non versi la somma dovuta allo Stato entro i termini fissati per legge (60 giorni o dilazionando il pagamento in rate), il concessionario – valutando la possibilità di inviare ulteriori notifiche – può procedere al recupero coattivo del credito. 

Se, invece, il contribuente ritenga che il debito non sia fondato, può richiedere il suo annullamento presso l’ufficio impositore. Se l’ufficio conferma l’infondatezza, procede all’annullamento della cartella; in caso contrario occorre rivolgersi alla Commissione.

Sospensione cartelle esattoriali: i debiti rimandati a settembre

Mentre la conversione in legge del decreto Sostegni (il primo) ha fatto slittare la sospensione delle cartelle esattoriali e dei debiti dal 30 aprile 2021 al 30 giugno 2021, il Parlamento è al lavoro per trovare un accordo che possa posticipare ulteriormente l’incontro con il Fisco.

In particolare, la Lega ha proposto un rinvio delle notifiche delle cartelle esattoriali – tramite la presentazione di un emendamento al decreto Sostegni bis – fino al 31 agosto 2021: in tal modo, la macchina statale tornerebbe in moto dal 1° settembre 2021, con pagamento previsto entro il 1° ottobre 2021. Il Carroccio, una volta incassata la fiducia della maggioranza su questa linea, ha provato anche a estendere la sospensione fino alla fine dell’anno, puntando alla ripresa della riscossione dal 1° gennaio 2021.

Ma l’accordo trovato sembra essere quelle di sospendere atti e notifiche almeno per i mesi estivi e rimandare e settembre il pagamento dei debiti. Per analogia, potremmo dire che accade come a scuola: i rimandati con debiti tornano a settembre.

E chi ha già ricevuto la cartella?

Coloro che non hanno ancora ricevuto la cartella di pagamento potranno beneficiare di uno slittamento di tutta l’estate: la macchina statale riprenderà dal 1° settembre 2021 con la notifica degli atti, mentre i pagamenti si potranno effettuare entro i successivi 60 giorni, dunque entro il 1° ottobre 2021.

Diversa è la situazione per coloro che hanno già ricevuto le cartelle di pagamento nel marzo scorso e hanno deciso di pagare: anche per loro era prevista la sospensione e il blocco del pagamento. Per questi soggetti, infatti, si va verso la proroga dei versamenti, scaglionati in 16 rate, da effettuare entro il 2 agosto 2021.

Rottamazione, saldo e stralcio: cosa cambia?

Dopo aver ottenuto un primo sì dal Governo sullo slittamento della riscossione al 1° settembre 2021, la Lega non è ancora soddisfatta. Come ha ricordato Matteo Salvini, infatti, non basta sospendere i debiti per 18 milioni di italiani (bloccando circa 168 mila atti negli archivi dello Stato): occorre fare di più. Ed è per questo che il leader del Carroccio sta già guardando a una possibile modifica della rottamazione, del saldo e dello stralcio delle cartelle.

La Lega, in particolare, chiede una rateizzazione più lunga, nonostante la rateizzazione sia ormai prolungata dal primo periodo della pandemia di Covid-19.

Certamente, comunque, con lo slittamento delle notifiche a settembre si andrebbe a riscrivere anche tutto il calendario dei versamenti della pace fiscale, ovvero le quattro rate previste per la rottamazione-ter e le due per il saldo e lo stralcio. Attualmente, grazie al decreto Sostegni, la scadenza è fissata al 31 luglio 2021, che però è sabato: dunque, il termine effettivo per il pagamento (compresi i giorni di tolleranza) slitta al 9 agosto 2021.

Debiti cancellati sotto i 5 mila euro: atteso il decreto del Mef

Con il via libera al decreto legge di conversione del decreto Sostegni primo, è scattato in conto alla rovescia dei 30 giorni massimi entro i quali il Ministero dell’Economia e delle Finanza dovrà emanare il decreto attuativo per rendere effettivo il condono delle cartelle esattoriali sotto i 5 mila euro.

Secondo le disposizioni attualmente contenute nel provvedimento del Governo, è previsto lo stralcio di tutti i debiti notificati nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010. Verranno cancellati, però, soltanto i debiti di importo non superiore a 5 mila euro. Considerando queste prime condizioni, stiamo parlando di 61,5 milioni di cartelle per un controvalore di 70 miliardi di euro.

Il decreto atteso entro il 20 giugno – come titola il Sole 24 Ore – da parte del ministero dell’Economia e delle Finanze dovrà fissare anche i singoli carichi affidati all’Agenzia delle Entrate Riscossione. In altre parole, occorre capire se in una cartella possono essere sommati più debiti, per esempio relativi ad anni diversi. Se tale linea dovesse passare, ciò significherebbe che tutti i debiti che, alla data del 23 marzo 2021, non superano i 5 mila euro di importo possono essere cancellati (qualora il debitore rientri nei limiti reddituali previsti).

Quali sono le condizioni per ottenere il condono delle cartelle?

Come abbiamo accennato, non tutti i contribuenti con debiti verso il Fisco potranno accedere al condono delle cartelle esattoriali. Esistono dei particolari requisiti che sono già stati fissati in linea generale dal decreto Sostegni e che, per tale motivo, devono essere rispettati.

Per poter vedere i debiti cancellati, quindi, i contribuenti dovranno soddisfare le seguenti condizioni:

  • aver ricevuto la notifica della cartella esattoriale nel periodo compreso tra il primo gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010;
  • possedere debito con il Fisco non superiori a 5 mila euro;
  • aver percepito, nell’anno di imposta 2019 (il riferimento è alla dichiarazione dei redditi del 2020) compensi non superiori a 30 mila euro; mentre per le Partite Iva, nel periodo di imposta che arriva fino al 31 dicembre 2019, non devono essere stati conseguiti redditi imponibili superiori sempre a 30 mila euro.

Partite Iva, verso la proroga dei versamenti di giugno

Un’altra proposta al vaglio del parlamento è quella di far slittare gli adempimenti Irpef, Ires e Irap per i soggetti Isa. Attualmente fissata al 30 giugno 2021, questo termine potrebbe slittare – grazie a un provvedimento ad hoc, forse un Dpcm, per le Partite Iva – al 20 luglio 2021, nonostante le prime richieste parlassero di uno slittamento al 30 settembre 2021.

Lo slittamento al 20 luglio significherebbe, quindi, la possibilità di versare le imposte senza maggiorazioni sino a tale data e con la previsione di un interesse dello 0,40% nel caso di pagamento entro il 20 agosto 2021.

La platea di beneficiari includerebbe, come di consueto, tutti i lavoratori autonomi, i professionisti e le imprese a cui si applicano gli Isa (Indici sintetici di affidabilità): se la scadenza venisse fissata la 20 luglio, i beneficiari sarebbero almeno 4,2 milioni di Partite Iva.

Gli emendamenti al decreto Sostegni bis: rimborso dell’Imu in arrivo

Oltre all’emendamento riguardante la proroga della sospensione delle cartelle esattoriali, sono stati presentati ben 800 emendamenti al testo del decreto Sostegni bis, che sono attualmente al vaglio della Commissione Bilancio alla Camera.

Tra i più attesi c’è anche quello relativo alla possibile introduzione di una nuova esenzione Imu. In particolare, si pensa di introdurre una sorta di rimborso della prima rata Imu destinato ai proprietari degli immobili soggetti al blocco degli sfratti. In tal modo, si potrebbe dare respiro a migliaia di famiglie e proprietari che hanno sentito il peso della pandemia sulle loro spalle e non hanno potuto beneficiare di altri aiuti statali.