Le città dove si evade di più in Italia non sono quelle che t'aspetti: ecco la classifica

La classifica completa delle città dove si evade di più in Italia. Ecco anche quali sono le tecniche più utilizzate per evadere, e quali categorie evadono di più.

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Con un'evasione fiscale a quasi 100 miliardi di euro, e con un gettito di IVA mancato intorno ai 26 miliardi di euro, l'Italia è praticamente la prima in Europa per la tax gap.

Un primato nero, ma non tutto il territorio è coinvolto in questa disgrazia. Ci sono città dove si evade di più e città dove invece l'evasione è decisamente irrisoria.

Questo dipende infatti anche da come si evade, e anche dalla tipologia di categorie che sono interessate nell'evasione fiscale.

Le città dove si evade di più in Italia: ecco la classifica

Secondo quanto pubblicato dall'Upb (Ufficio parlamentare di bilancio) nell'indagine Study on the use of cash by households della BCE, e dai dati della Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva allegata alla Nadef 2019, a livello regionale tra le prime ci sono Calabria e Campania, con oltre il 20% di economia sommersa.

Mentre tra le più basse c'è Lombardia e Friuli Venezia Giulia, attorno all'11%.

Gli stessi dati sono confermati dalla CGIA di Mestre, in merito ai miliardi di imposte non versate, con ai primi posti Calabria (3,3 miliardi), Campania (10,2 miliardi) e Sicilia (8,1 miliardi).

Se invece vediamo le sole città, ci dobbiamo rivolgere ai dati ISTAT più recenti, con la seguente classifica per numerosità di evasori abitanti:

  • Crotone (43,5%),

  • Agrigento (41%),

  • Cosenza (40,8%),

  • Enna (38,5%),

  • Caltanissetta (37,8%),

  • Catanzaro (37,6%),

  • Vibo Valentia (37,5%),

  • Catania (35,3%).

In fondo alla classifica troviamo invece diverse città del nord Italia, come:

  • Verona (15,7%),

  • Torino (15,6%),

  • Parma (14,3%),

  • Milano (12,6%).

Addirittura Trieste ha solo 13.000 evasori su 163.000 contribuenti, cioè l'8%. In effetti ha fatto clamore l'analisi dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio in merito alla correlazione tra uso del contante ed evasione fiscale, dove è emerso che nelle città dove si usa meno il contante l'evasione è più bassa.

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Come si evade in queste città

Ci sarebbero dei modi per evadere, ovviamente tutti noti alle forze dell'ordine. E' probabile che in queste città siano usate in maniera più estesa rispetto a quelle "virtuose".

La più famosa tecnica per l'evasione fiscale è quella della falsa fatturazione: inserisci delle fatture delle operazioni inesistenti tra i costi, la paghi e ti viene restituito in contanti l'importo da chi t'ha emesso la fattura.

E' tipico delle società cartiere, cioè attività che producono solo "carta", cioè false fatture. Con questo sistema l'azienda si ritrova con un'imponibile ridotto, mentre quella "cartiera" si ritrova con uno più alto, che tanto potrà mettere in liquidazione senza dover dichiarare nulla al fisco.

Altra tecnica è quella delle donazioni a società no profit o a sportive dilettantesche. Un'impresa, imprenditore, professionista che sia, comincia a donare dei soldi a delle società no profit, o a promuovere ONLUS e società sportive dilettantesche.

In cambio può ricevere un ottimo beneficio fiscale (26%), e accedere ad un regime fiscale super agevolato potendo concorrere addirittura al 5 per mille del fisco.

Un'altra è quella della sovrafatturazione delle operazioni. Simile alle false fatturazioni, si indica sulla fattura corrispettivi più alti rispetti a quelli reali.

Non necessità di società cartiere, anzi può essere fatto anche da aziende operanti e con tanto di professionisti. E' un sistema che coinvolge tutti i settori, anche per chi eroga prestazioni professionali o intellettuali.

Una tecnica ormai d'elezione nell'evasione fiscale è quella della mancata emissione dello scontrino fiscale, o della sottofatturazione.

Funziona per esercenti in cui l'acquisto è veloce e a basso prezzo, o nel caso di prestazioni a domicilio, in cui a volte ci si "dimentica" di emettere fattura. Può garantire all'attività risparmi fiscali di migliaia di euro, specie per chi non può scaricare i costi.

Un ultimo modo per evadere è quella della sottovalutazione delle rimanenze di magazzino. Per ridurre i ricavi, e influenzare il reddito imponibile, si sottovalutano tali rimanenze, in due maniere:

  • dichiarando quantità inferiori rispetti alla giacenza,

  • sottovalutando l'ammontare dei lavori in corso su ordinazione.

Esiste anche la tecnica della sopravvalutazione, che per quanto possa sembrare controproducente per le aziende ai fini fiscali, non lo è affatto in sede di rinnovo dei fidi bancari. La banca si ritroverà più invogliata a concederti prestiti o finanziamenti se hai un ricavo decisamente ricco.

Ricordiamo che tutte queste tecniche sono ben note alle autorità fiscali, e fanno anzi sorgere più facilmente il sospetto che tu stia evadendo le tasse.

Quali sono le categorie interessate nell'evasione fiscale

In merito alle categorie che più evadono in queste città, bisogna far riferimento a due indagini: quella Eures 2012, e quella dell'ISTAT 2016, ripresa nel 2019 dal Sole24Ore.

Nella prima indagine è emerso che le principali categorie ad evadere, tra il 2004 e il 2012, sono in rapporto alla popolazione campionata:

  • docenti che impartiscono ripetizioni (89%),

  • giardinieri (67,3%),

  • falegnami (62,8%),

  • idraulici (62%),

  • fabbri (60,2%),

  • muratori (60,1%),

  • tappezzieri (57,3%),

  • elettricisti (57,1%).

Di contro, le tre categorie più virtuose in termini di evasione fiscale sono:

  • veterinari (25,3%),

  • commercialisti (23,5%),

  • notai (19,6%).

Mentre nell'indagine dell'ISTAT 2016, emerge un aumento dell'evasione fiscale (e quindi un allargamento dell'economia sommersa) per le seguenti categorie:

  • commercio,

  • trasporti,

  • attività di alloggio e ristorazione

Di contro, nei settori che più incidono nell'economia osservata, come quelli rivolti alle imprese, l'economia sommersa è solo il 15%. Sempre il Sole24Ore segnala infatti cita una nota del report ISTAT:

"[l'economia sommersa] si concentra nella produzione rivolta al consumo finale [ma] è meno rilevante nei comparti il cui mercato di riferimento è principalmente rappresentato dalle imprese".

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