Negli ultimi anni siamo stati abituati ad interfacciarci con nuove attività lavorative, che fino a qualche anno fa non immaginavamo neppure. 

Queste nuove figure hanno posto alcuni problemi di disciplina, soprattutto in tema di regime fiscale e partita IVA.

Tra questi i più discussi e dibattuti sono sicuramente gli influencer e i blogger.

Da anni ormai, li seguiamo e a volte li invidiamo per le vite apparentemente semplici e scintillanti.

Tuttavia, come per tutti i lavori, anche quello del blogger, comporta degli oneri da adempiere.

Molti hanno tentato di intraprendere questa carriera, ma in pochi sono riusciti a raggiungere un certo successo.

Oggi sicuramente amplificato dai social come Instagram, che ha saputo reinventare un mestiere di nuova invenzione!

Di certo non possiamo che esserne stupiti e un po’ affascinati!

Tuttavia, proprio per la natura ibrida che queste figure professionali assumano, che ha reso difficile collocarli giuridicamente in una categoria di lavoratori.

Ti sei mai chiesto ad esempio come aprire una partita iva da blogger?

Come guadagna un blogger?

Un blogger principalmente guadagna scrivendo. A differenza degli influencer di Instagram, la loro principale attività è quella di redigere articoli, quindi non pubblicizzare prodotti.

Sono due attività, dunque, che restano nella sostanza distinte, sebbene spesso si sovrappongono.

Anche per quel che attiene i guadagni, questi hanno fonti differenti. 

Con il tempo però, specialmente se il blog inizia a riscuotere un certo successo, i guadagni possono provenire da diversi contesti, si diversificano e crescono in modo considerevole.

Soprattutto se con il blogger sarai capace di creare una comunità, le tue entrate aumenteranno considerevolmente grazie anche alle offerte di sponsorizzazione.  

Con ciò si intende la prassi di svolgere un’attività “pubblicitaria” mediante la scrittura di articoli o i banner pubblicitari.

Soprattutto per quel che attiene ai banner, sono ottimi strumenti per monetizzare.

Dunque, possiamo individuare due macro tipologie di entrate. 

Si è, infatti, soliti distingure tra guadagni diretti e indiretti.

Cosa sono i guadagni diretti?

Prima di aprire una partita Iva, infatti, devi valutare quali sono i tuoi guadagni.

Infatti, per scegliere qual è il regime fiscale che meglio si addice alle tue esigenze devi operare un giudizio su quelle che sono le tue prospettive di crescita.

In primo luogo devi considerare che la principale fonte di entrate sono relativi ai contenuti che pubblichi sulla tua piattaforma.

Ogni blog dovrebbe avere uno specifico indirizzo e dedicarsi ad una tematica.

Non scegliere di specializzarsi su un macro area da trattare potrebbe, infatti, essere deleterio.

Se il blog non ha un’identità bene definita non consente di individuare una platea di “pubblico di riferimento”.

Inoltre, solo dopo aver scelto la principale tematica alla base dei contenuti del tuo blog che potrai stabilire quale può essere la migliore strategia di marketing.

I guadagni diretti, in pratica, si ottengono attraverso quello che viene definito come inbound marketing.

Con ciò si intende un programma su cui costruirai l’organizzazione della tua piccola, e si spera un giorno grande, attività economica. 

L’inbound marketing è una strategia di comunicazione che si costruisce sulla figura del blogger, e la capacità di attrarre visualizzazione e attenzione online. 

Una delle capacità imprescindibili per il blogger è quella di attirare un numero crescente di follower, ai quali fornire i servizi e mettere a disposizione i contenuti del tuo blog.

Contestualmente dovrai offrire un quantitativo di contenuti sempre stabile, connotato anche da una certa qualità intrinseca.

Soprattutto inizialmente dovrai prestare attenzione agli standar qualitativi dei contenuti, se vorrai creare una cerchia di persone che ti seguono assiduamente. 

Ricorda che la percezione che hanno di te è, in fondo, il principale strumento con cui monetizzare i contenuti.

Cosa sono i guadagni indiretti?

Nella valutazione del regime fiscale e, soprattutto sulla decisione di aprire una partita IVA, potrebbe essere fondamentale tenere in considerazione anche i guadagni c.d. indiretti.

Sono definiti indiretti perché non provenienti dai contenuti pubblicati nel blog, ma da accordi commerciali e partnership. 

Ovviamente a questa fonte di reddito si accede quando il blog ha raggiunto già una certa notorietà, tale che imprese vorranno concludere con te dei contratti per sponsorizzare prodotti o altri contenuti.

I banner pubblicitari: cosa sono?

Alcuni guadagni possono provenire dai c.d. banner pubblicitari. In questo caso, come dicevamo, provengono direttamente da accordi con società che si occupano della raccolta di pubblicità.

In questo caso il criterio di misura per i guadagni è il famoso “click”, cioè  il numero dei visitatori che cliccano sul banner pubblicitario.

Anche Google mette a disposizione un contratto di questo genere, che è tra i più noti. Sicuramente avrai sentito parlare del contratto offerto da Google Adsense.

Ricorda però che non è uno strumento particolarmente remunerativo, soprattutto se non riesci a raggiungere un certo numero di visualizzazioni giornaliere.

Altri guadagni provengono poi da accordi di affiliazione con ecommerce, come Amazon, che pubblicano sulla pagina del blog dei banner. 

In questo caso la principale modalità di remunerazione deriva dal numero di vendite effettuate per il tramite del link collegato al banner pubblicitario.  

Infine, se sarai particolarmente fortunato potresti anche ricevere offerte di sponsorizzazione di prodotti.

In questo caso le aziende potrebbero pagarti per pubblicizzare i loro prodotti mediante i contenuti del tuo blog.

Quando hai bisogno della partita IVA?

Aprire una partita IVA non è obbligatorio, però dipende dall’attività che intendi intraprendere. 

Infatti, l’attività che svolgi mediante il blog potrebbe avere carattere prettamente occasionale. 

In questo caso non avrai bisogno della partita IVA.

Tuttavia, laddove deciderai, invece, di svolgere un’attività in maniera stabile e non occasionale, a quel punto dovrai necessariamente aprire una partita IVA.

Uno degli aspetti essenziali che dovrai tener conto è che non vi è alcun limite reddituale, oltre il quale sarai obbligatoriamente chiamato ad aprire una partita IVA. 

L’unico criterio che dovrai, invece, tenere in considerazione è quello della abitualità o occasionalità della prestazione.

Il criterio non è di facile applicazione nel caso di blog.

Ovviamente se gestirai stabilmente una tua pagina online, non sarà possibile dire che l’attività ha carattere prettamente occasionale.

Mentre potresti decidere di collaborare saltuariamente con altri siti online, oppure svolgere attività e campagna di promozione per un breve periodo.

In questo caso, sarà ragionevolmente possibile affermare che stai svolgendo un’attività a carattere occasionale.

A questo punto, dobbiamo valutare vantaggi dell’apertura di una partita IVA.

Come si apre la partita IVA?

Passiamo ora ad analizzare come si procede ad aprire la partita IVA. 

Questo, laddove tu sia interessato a svolgere regolarmente la tua attività di blogger, è il primo degli adempimenti che ti si richiede. 

In tal modo sarete giuridicamente considerati soggetti economici dal punto di vista fiscale.

Invero, aprire partita Iva è molto semplice e, a differenza di quanto si possa pensare, non ti comporta alcune onere economico.

In primo luogo, dovrai presentare un modello all’Agenzia delle Entrate. In questa sede, forse come già saprai, devi anche scegliere il regime fiscale.

Questa potrebbe essere la scelta più complessa. In genere per le piccole imprese e i lavoratori autonomi è sempre consigliabile scegliere il regime forfettario.

Quale codice Ateco scegliere?

Nel modello dovrete anche indicare un codice, detto codice Ateco, che corrisponde alla macrocategoria economica di appartenenza. Ora ti starai chiedendo a quella categoria appartieni?

Il blogger come dicevamo, è una figura atipica e relativamente recente. Tuttavia, è agilmente assimilabile ai servizi pubblicitari.

Dunque, il tuo codice Ateco è 73.11.02 “Conduzione campagne marketing e altri servizi pubblicitari”.

Fa però ben attenzione, potrebbe non essere il codice giusto. Ove tu non svolga attività anche a carattere pubblicitario, devi ricorre al codice per le “Pubbliche Relazioni e Comunicazione” (Codice Ateco – “70.21.00”).

Nel momento in cui procederai all'apertura, dovrai inoltre tenere in considerazione un altro fattore.

Infatti, laddove tu svolga altre attività, potresti esser tenuto a diversi adempimenti. Tuttavia, se esse sono circoscritte al lavoro online, non dovresti commettere errori.

Maggiore attenzione deve esser prestata laddove tu svolga un'attività che richiede l'iscrizione ad un albo.

Il regime fiscale

In sede di apertura della partita Iva dovrai scegliere anche il regime fiscale che meglio corrisponde alle tue esigenze.

Soprattutto nella fase iniziale della tua avventura online, i guadagni potrebbero essere scarsi. Proprio per tale ragione che potrebbe essere vantaggioso scegliere il regime forfettario.

Il Regime Forfettario è un regime fiscale agevolato, anzi è l’unico regime agevolato previsto attualmente dal legislatore.

Alla base della sua introduzione vi era la necessità di incentivare le piccole e medie imprese.  

Non solo consente una forma di tassazione forfettaria e semplificata, ma il legislatore ha ridotto anche gli adempimenti burocratici. 

L’accesso al regime forfettario è tuttavia a carattere opzionale. Tutti i soggetti beneficiari possono anche decidere di ricorrere al regime fiscale ordinario, con applicazione dell’IVA.

Come si calcola la base imponibile?

Uno dei principali vantaggi nell’adozione del regime forfettario attiene in primo luogo al criterio di calcolo della base imponibile.

In questa sede, infatti, si ricorre al c.d. criterio di cassa, in virtù del quale il reddito imponibile è calcolato in base ai ricavi o compensi percepiti nel periodo di imposta.

Alla somma così determinata si applica il coefficiente di redditività.

All’esito della procedura, si ricava il reddito imponibile a cui è applicata un’imposta sostitutiva del 5%, per i primi cinque anni.

Trascorso tale primo periodo, l’aliquota applicata è del 15%