Il Consiglio dei Ministri approva la delega fiscale, Palazzo Chigi ne diffonde il testo tramite l'ufficio stampa: Il Ministro dell'Economia e delle Finanze e il Presidente del Consiglio hanno proposto al Consiglio dei Ministri l'avallo del disegno di legge delega per il riesame del sistema del fisco italiano, che è stato approvato dalle forze della maggioranza al governo.

La tanto attesa riforma, frutto delle fatiche di Daniele Franco e Mario Draghi, trae le sue norme da quattro punti imprescindibili che ne costituiscono le fondamenta.

Sicuramente sarà di primaria importanza stimolare fortemente lo sviluppo economico efficentando maggiormente l'incisività strutturale relativa alle imposte (dirette e indirette) e riducendo al contempo la pressione del fisco sui fattori produttivi; semplificare e razionalizzare tutto l'apparato fiscale riducendo gli adempimenti ed eliminando tutte quelle tasse che prevedono il pagamento di micro-somme è un altro obiettivo che la novella legge fiscale si ripromette nei suoi intenti.

Altro punto è quello che vede la tutela di un sistema progressivo figlio dei principi costitutivi, in ragione del precetto generale improntato all'equità e alla giustizia: infine si da molto rilievo all'eterna lotta contro gli evasori, piaga questa mai sanata.

Una riforma dovuta considerato che il sistema fiscale italiano è stato pensato e costruito cinquanta anni fa, all'inizio degli anni settanta; anche se successivamente sono intervenuti diversi aggiornamenti e migliorie, il modello rimane quello di mezzo secolo addietro, progetto che va necessariamente aggiornato.

Consiglio dei Ministri e Irpef: verso una riforma sostanziale

Il disegno di legge avallato dal Consiglio dei Ministri si appresta a modificare alcune aree del fisco italiano, partendo da una rivisitazione delle imposte sui redditi personali, passando per le imposte sostitutive per finire in special modo mutando significativamente l'Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef): per fa ciò è necessario completare il sistema duale distinguendo tra i redditi derivati da lavoro e quelli da capitale, riducendo al contempo quelle aliquote che interessano effettivamente i redditi da lavoro.

I redditi da capitale verranno tassati proporzionalmente attraverso un'aliquota che sarà la stessa per questo tipo di reddito, gradualmente per consentire al sistema di raggiungere quell'ottimizzazione tale per cui il mercato ne risentirà positivamente anche grazie a una maggiore efficienza dei capitali circolanti.

I redditi da lavoro invece godranno di una diminuzione delle aliquote medie e marginali dell'Irpef, calo che dovrebbe portare ad un'incentivazione dell'offerta legata al lavoro, soprattutto in quelle fasce di reddito che vedono una preponderanza di secondi percettori di reddito e di forza lavoro giovanile.

La delega approvata dal Consiglio dei Ministri prevedrà inoltre la modifica delle deduzioni dalla base imponibile e delle detrazioni dall'imposta; per raggiungere questo obiettivo sarà dunque necessario valutare attentamente l'equità e l'efficienza delle azioni da intraprendere: anche il riassetto della tassazione dei risparmi sarà oggetto della Delega, senza per questo permettere la formazione di aree che possano evitare l'applicazione dell'imposta (evasione).

Riforma fiscale: IVA e Ires

L'Imposta sui redditi delle società (Ires) verrà semplificata per riuscire a diminuire gli adempimenti che gravano sulle aziende; si parla di criterio duale, sistema che per le tasse del reddito di impresa farà della coerenza il suo punto di forza: il procedimento attuativo della delega fornirà la possibilità di variare la struttura delle tasse, le basi imponibili e le aliquote, di cui le aziende dovranno farsi carico, in maniera da adeguarla a quella uniforme prevista per l'imposizione fiscale dei redditi da capitale.

L'Imposta sul valore aggiunto (IVA) dovrebbe venire ottimizzata in modo tale che si arrivi a una razionalizzazione dei livelli delle aliquote e a una ripartizione delle basi imponibili tra le aliquote: l'obiettivo è la semplificazione dell'imposta attraverso una gestione diversa atta a diminuire i livelli di evasione e di erosione della stessa.

Riforma fiscale: Irap e catasto

Per quanto riguarda l'Imposta Regionale sulle Attività Produttive (Irap), nel contesto della riforma più estesa della tassazione del reddito d'impresa di cui abbiamo parlato finora, la riforma fiscale mirerà alla sua eliminazione per gradi.

Capitolo a parte è rappresentato dal Catasto che subirà sostanziali variazioni alla normativa e all'operatività al fine di far emergere terreni e immobili ancora non accatastati; è previsto anche l'avvio di un procedimento che porti all'integrazione nel sistema del Catasto dei i dati sui fabbricati rilevando per ogni unità immobiliare il suo valore patrimoniale, sulla base, quando fattibile, dei valori medi di mercato, tali per cui è prevista l'introduzione di processi che adeguino periodicamente questi valori: tuttavia la manovra non inciderà sui contribuenti ai fini tributari.

La nuova condizione catastale italiana emergerà non prima di quattro anni, momento in cui dovrebbero venir resi noti i dati evinti con la riforma del Catasto e che ne fotograferanno l'immagine aggiornata; i valori patrimoniali, gli estimi catastali e le rendite per determinare le tasse da pagare non subiranno variazioni di alcun tipo rispetto a quelle ad oggi in essere: i dati raccolti non varranno per determinare redditi e imposte con una rilevanza ai fini delle prestazioni sociali.

Disegno di legge: imposte locali, riscossione e codici

L'Irpef verrà sostituita attraverso quelle che il disegno di legge definisce sovraimposte sulle addizionali regionali e comunali, cosa cosa che ridisegnerà il neonato sistema di tassazione per assicurare che i Comuni e le Regioni non abbiano a risentirne, continuando a percepire gli stessi introiti di sempre: è prevista la rivisitazione del riparto fra Stato e comuni del gettito tributario sugli immobili con destinazione produttiva per far si che l'Imposta municipale propria (IMU) divenga un tributo comunale al 100%.

Anche l'impianto della riscossione è oggetto di riorganizzazione da parte del testo approvato dal Consiglio dei Ministri; si procederà col superare il corrente sistema che prevede una divisione netta tra l'Agenzia delle Entrate, organo che riscuote le tasse e il soggetto deputato dello svolgimento di tale attività, ovvero l'Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Questa accresciuta efficienza deriverà dall'aver adottato nuove forme di modelli organizzativi e profili integrativi nell'utilizzo di banche dati che verranno determinati e specificati nell'ambito dei decreti delegati.

Infine è prevista la codificazione di tutte le normative afferenti ai tributi con l'obiettivo di avviare un iter che porti a una riorganizzazione delle norme presenti nei Codici.

Riforma del Fisco: uno strumento per la crescita delle aziende

La riforma approvata dal Consiglio dei Ministri mira anche a rinvigorire la crescita necessaria a riportare il debito su valori plausibili o quanto meno controllati, garantendoci al contempo livelli di vita accettabili, se non addirittura sopra la media europea; il primo problema da affrontare e risolvere è quello relativo alla popolazione, oggi in forte decrescita e che dunque così com'è non può garantire un PIL crescente.

Si stima che nella fascia d'età venti-sessantacinque che attualmente conta circa trentacinque milioni di persone, queste fra trent'anni scenderanno a ventisei milioni, prevedendo un flusso migratorio continuo nel nostro Paese di circa centomila ingressi fissi ogni anno.

Sembrerebbe doveroso dunque considerare il continente europeo e il mondo tutto come mercati di elezione per l'Italia, un impegno per far si che la crescita non si fermi.

Il settore dell'agroalimentare è sintomatico; nell'anno in corso si supereranno i cinquanta miliardi di export; dal 2011 ad oggi le vendite estere sono aumentate del novantadue per cento, stando ai dati forniti dalla Federalimentare, ma il fatto è che queste esportazioni sono veicolate per il novanta per cento solamente dal cinque per cento delle imprese, sostanzialmente quelle più importanti e dalle dimensioni maggiori.

Da questo ne consegue che anche in un'area all'interno della quale l'Italia può contare su primati mondiali, il falso mito del "piccolo è bello" frena lo sviluppo economico.

Se è vero che la motrice dell'aumento delle dimensioni di un'azienda dipende in larga parte dall'azienda stessa e quindi dalla facoltà del sistema imprenditoriale preso nel suo insieme di afferrare il potenziale valore inespresso dalle piccole e medie realtà, è anche vero che in presenza di congiunture discontinue come quelle che stiamo attraversando è lo Stato che deve far sentire il suo peso non solamente quale infrastruttura dal potere decisionale per sostenere le attività delle aziende ma anche e soprattutto come organo facilitatore per accrescere le dimensioni delle aziende stesse.

La cosa è possibile ed è già accaduta con le banche.

Difatti il rafforzamento che ha interessato il credito palesa come si riesca a fare meglio di altre realtà europee, prima fra tutte la Germania: quest'ultima però, a differenza dell'Italia, è stata in grado di sostenere altrove la crescita dimensionale delle sue aziende.

Riforma del Fisco: l'aliquota

La riforma prevede la riduzione del salto d'aliquota nel caso i redditi rientrassero nella fascia ventotto mila - cinquantacinque mila euro, che al momento subiscono una tassazione del trentotto per cento, undici punti verso l'alto in rapporto al segmento antecedente e per i quali l'Irpef da corrispondere è pari al ventisette per cento.

Infine non è da escludere che un intervento iniziale che miri alla diminuzione del cuneo fiscale giunga già con la Legge di Bilancio del prossimo anno avallata dal Consiglio dei Ministri: tuttavia un quadro più esaustivo che tenga conto di tutte le novità operative in vigore dal 2022 lo si potrà avere solamente avendo chiare le risorse economiche a disposizione.