Il denaro contante è posto sotto osservazione del fisco nell’ultimo periodo, tant’è che lo stato ha preso diverse misure per incentivare l’utilizzo dei pagamenti tracciabili, elettronici. La lotta all’evasione fiscale continua in Italia, ma non solo.

La nuova stretta sull’utilizzo del denaro contante arriva anche dall’UE, con la precisione dalla commissione europea, che propone un limite di utilizzo del denaro contante esteso per tutte l’Europa. Indubbiamente in questo periodo storico la lotta all’evasione fiscale continua, ma non solo in Italia.

Come spiega Quifinanza.it l’attenzione dell’Europa all’argomento deriva da precisi intenti:

“La Commissione europea propone di fissare in tutta l’Unione un tetto massimo sui pagamenti in contati a 10.000 euro. La proposta è contenuta nel pacchetto sulle misure antiriciclaggio e contro il finanziamento del terrorismo.”

La proposta di porre un limite ai pagamenti in contanti, a 10.000 euro, contrasta però con la misura tutta italiana già esistente, che da tempo ha portato il limite delle spese in contanti ad una cifra molto inferiore, a 2.000 euro.

L’Europa conduce una lotta contro il riciclaggio, ma nel frattempo cosa sta accadendo in Italia? Vediamo in questo articolo in cosa consiste la nuova stretta UE nell’uso del contante, e cosa comporta per l’Italia.

Limite del pagamento in contante e nuovi controlli

Mentre l’Europa cerca di limitare l’utilizzo del denaro contante, in Italia scattano nuovi controlli da parte del fisco, e come motivazione principale c’è l’obiettivo di limitare l’evasione fiscale che nel paese è ancora troppo elevata. Per il pagamento in contante, in Italia è ammessa una cifra massima di 2.000 euro.

Sopra questa soglia infatti non è possibile pagare un bene o un servizio utilizzando denaro in contante, ma unicamente attraverso pagamenti tracciabili, come il bonifico, l’utilizzo di carte bancomat e prepagate, metodi elettronici. I nuovi controlli del fisco si sono fatti ancora più serrati nell’ultimo periodo, e nel frattempo anche l’Unione Europea sembra andare in questa direzione generale.

I nuovi controlli del fisco vanno in diverse direzioni, anche se per quest’anno di crisi più volte sono stati sospesi gli invii delle cartelle esattoriali, che contengono i debiti dei cittadini italiani con lo stato e il fisco. Il problema principale rimane quindi il denaro contante non dichiarato, per cui il fisco si sta muovendo per aumentare i controlli nel caso in cui sussistano realmente degli illeciti.

Il limite posto al pagamento in contante a 2.000 euro consiste già in una stretta, perché gli scorsi anni si potevano pagare fino a 3.000 euro in contanti. Eppure non è ancora il limite massimo possibile, perché dal prossimo anno con molta probabilità si ridurrà ancora la soglia, fino a 1.000 euro massimi per pagare in contante.

Limite al denaro contante a 1.000 euro dal 2022

La novità non attenderà ad arrivare, perché già da gennaio 2022 sarà infatti posta la nuova regola per cui verrà vietato il pagamento in contante oltre i mille euro. La novità viene spiegata da un articolo di Confrontaconti.it:

“Un’ulteriore stretta è prevista dal prossimo gennaio 2022, quando il limite sarà ulteriormente dimezzato e passerà a 1.000 euro. Per l’anno corrente, pertanto, la soglia per poter effettuare pagamenti in contanti è fissata a 2.000 euro.”

Mentre l’Europa propone il limite a 10.000 euro per gli stati membri, l’Italia riduce ancora la cifra massima che si può pagare in contante. Il motivo di una differenza così marcata è da rilevare nel tasso di evasione fiscale molto alto che caratterizza l’Italia, a differenza di altri stati.

Tuttavia l’Europa ha comunque confermato che anche se la proposta si attesta sui 10.000 euro massimi, per gli stati che già adottano misure inferiori, queste sono confermate. Quindi non c'è possibilità che l’Italia aumenti in futuro la soglia fino a 10.000 euro di pagamento in contante.

Controlli del fisco sul contante: quando scattano

La lotta all’evasione fiscale in Italia si fa sempre più stingente, e a questo proposito aumentano anche i controlli del fisco, che può avvalersi anche dei movimenti del conto corrente dei cittadini.

L'obiettivo è quello di garantire una situazione fiscale ed economica degli italiani sempre più trasparente, e il fisco può intervenire, dove lo ritiene necessario, con controlli sui conti correnti, nel momento in cui sospetta movimenti illeciti.

In linea generale la proposta dell’Europa si inserisce in un’azione di controllo antiriciclaggio, ma questo avviene già anche in Italia, perché i controlli scattano nel momento in cui risultano movimenti di denaro superiori ai 10.000 euro, come spiega Ilgiornale.it:

“Pur non essendoci un tetto massimo di contanti che si possono versare sul conto corrente, è bene tener presenti due aspetti. Innanzi tutto il fatto che movimentazioni al di sopra dei 10mila euro fanno scattare dei controlli antiriciclaggio.”

I controlli sul contante quindi già ci sono, e il limite proposto dalla commissione europea non si discosta di molto con le intenzioni di lotta all’evasione fiscale in Italia. Tuttavia i controlli solitamente non scattano per i versamenti di piccole cifre, ma solamente per casi rilevanti.

Evasione fiscale: i controlli del fisco sulle imposte

I controlli del fisco non scattano solamente per l’utilizzo del denaro contante, ma anche sulle tasse evase. Questo perché l’evasione si trova ai massimi livelli storici, e solo nel 2020 gli evasori erano più di 3.500. Tuttavia per i piccoli importi evasi, l’Agenzia delle Entrate sceglie di inviare delle notifiche comunicando al cittadino la propria situazione, e il cittadino ha ancora tempo per rimediare.

Si tratta in questi casi di piccole evasioni, pagamenti mancati di imposte, bollo auto non saldato o multe automobilistiche, che il cittadino può provvedere a pagare nei tempi messi a disposizione. I controlli più serrati avvengono nel caso di grandi evasioni fiscali, o nel caso in cui vengono usate o spostate grandi somme di denaro in modo illecito.

Per combattere l’evasione fiscale però, lo stato ha anche operato incentivando l’utilizzo di metodi di pagamento alternativi al contante, in forma tracciabile. Un esempio sono i bonus messi a disposizione per la ristrutturazione di casa che consistono in agevolazioni fiscali mirate nel caso in cui il cittadino decide di rinnovare la propria abitazione, pagando, con metodi tracciabili, le spese per i miglioramenti energetici.

Incentivi al pagamento tracciabile: non solo controlli

Il fisco in questo senso non procede solamente tramite controlli, ma anche con incentivi per chi utilizza pagamenti tracciabili. Dal sisma bonus all’eco bonus, al superbonus 110%, si tratta di diversi tipi di sostegni alle spese per i lavori svolti sugli immobili che possono essere accessibili esclusivamente tramite pagamenti tracciabili.

Vengono completamente escluse le possibilità di pagare in contante per saldare la spesa dei lavori, per poter accedere alle agevolazioni. Inoltre lo stato ha anche introdotto iniziative mirate ad una maggiore trasparenza tra cittadini e fisco, non solo con i controlli, ma anche con misure come la lotteria degli scontrini e il cashback di stato.

Il cashback di stato però è stato per il momento applicato solo nel primo semestre del 2021, perché secondo i numeri non ha portato ai risultati sperati, e come spiega Investireoggi.it l’iniziativa non è stata apprezzata da tutti:

“La misura, dunque, rischia di accentuare le disuguaglianze favorendo le famiglie più ricche.”

Va ricordato che il cashback di stato ha previsto che il cittadino potesse ricevere un rimborso sugli acquisti del 10% unicamente nel caso in cui avesse compiuto almeno 50 transazioni, attraverso metodi di pagamento tracciabili.

Controlli del fisco sui bonus erogati dallo stato

Un’altra forma di controllo da parte del fisco riguarda i beneficiari di bonus erogati dallo stato per l’emergenza sanitaria, o i bonus relativi ai lavori di ristrutturazione degli immobili, come il superbonus 110%. In questi casi i controlli vanno a verificare la sussistenza di tutti i presupposti per cui il cittadino ha diritto a ricevere il credito della detrazione fiscale.

Ogni bonus ha le sue regole per quanto riguarda l’accesso, per esempio per il superbonus 110% sono stati suddivisi i lavori tra trainanti e trainati, e possono accedere alle agevolazioni solamente i cittadini che svolgono lavori di tipo trainante, così come per alcuni specifici lavori è necessario provare un miglioramento della classe energetica.

Sono tutti presupposti necessari a accedere ai bonus, che si tratti di agevolazioni fiscali che di bonus a sostegno del reddito. Sono molti i casi in Italia in cui il fisco è intervenuto con controlli mirati nel caso anche di accesso indebito ai bonus come il reddito di cittadinanza, il reddito di emergenza, e così via.

In tutti questi casi, nel momento in cui è presente un illecito, il fisco può chiedere il pagamento delle cifre di cui il cittadino ha beneficiato indebitamente, e aggiungere anche una sanzione, ed eventuali interessi. I controlli del fisco quindi non riguardano solamente l’utilizzo del contante, ma anche eventuali ricezioni indebite dei bonus.

Documenti da conservare: cosa fare in caso di controlli

Tuttavia il cittadino che ha rispettato tutte le norme non deve temere i controlli, perché può confermare in qualsiasi momento di aver avuto accesso ad un determinato bonus in modo lecito, secondo i criteri per cui è stato erogato. 

In particolare è indispensabile per chiunque chieda un bonus o un sostegno allo stato, conservare tutta la documentazione che ne dimostra la sussistenza. Per esempio nel caso di bonus per la ristrutturazione di casa, è necessario conservare anche per 5 anni in vista di controlli tutti i documenti che attestano l’avvenuto pagamento delle spese, la comunicazione eventuale all’ENEA e i pagamenti effettuati tramite metodi tracciabili.

Risulta quindi sempre importante avere con sé tutti i documenti al completo, e indicare nelle causali dei pagamenti, in caso di bonifici, quali sono stati i lavori svolti per poter accedere alle agevolazioni.