Per chi pensava di tenere da parte un bel gruzzolo per il futuro sui propri conti correnti, vista l’incertezza economica dei tempi che stiamo vivendo, la novità è di quelle che lasciano a bocca aperta. 

Infatti i conti correnti che raggiungono la soglia dei 100 mila euro rischiano di essere chiusi dalle banche. 

Il motivo? Scongiurare il rischio di tenere i soldi fermi sul conto e spingere le persone ad effettuare investimenti

Oltre ad altre motivazioni di tipo strettamente tecnico, tra tassi di interesse e depositi overnight

Vediamo di cosa si tratta nei dettagli. 

Troppi soldi sui conti correnti? Vanno all’economia reale 

Conti correnti da 100 mila euro? Sembrerebbe roba da ricchi ma in effetti, per una coppia di pensionati con conto cointestato ad esempio, possono bastare due liquidazioni per trattamento di fine rapporto o la vendita di una casa, per arrivare a questa somma. 

Anni di sacrifici e oggi una situazione di grande instabilità, in cui spendere il denaro per molti è diventato impensabile. Tra l’altro le occasioni di svago sono annullate: non possiamo più spendere per una cena al ristorante, un viaggio, un matrimonio o un battesimo in grande stile, né tantomeno per arricchirci mentalmente e culturalmente andando al cinema oppure al teatro. 

La tendenza attuale dunque va nella direzione del risparmio, in modo da sentirsi protetti per i prossimi anni, sostentare i bimbi in tenera età, poter affrontare senza problemi la vecchiaia o decidere di dare una mano a un figlio senza lavoro. 

Ovviamente a distanza di oltre un anno dall’inizio della pandemia e del primo lockdown (che ricordiamo ha chiuso migliaia di attività commerciali su tutto il territorio nazionale), le banche di certo hanno monitorato il trend. 

E la decisione che ne deriva è quella di chiudere i conti correnti che superano questa soglia. Una vera doccia fredda per tanti correntisti che oggi tengono a preservare nel quotidiano i risparmi di una vita.  

Capitali che però restano fermi in banca, considerando che, come da bollettino Abi più recente, ad oggi i correntisti in Italia detengono oltre 1700 miliardi di euro. 

Denaro che invece dovrebbe circolare sul mercato ed essere investito ma soprattutto che, tenuto fermo sul conto, comporta per le banche sempre più elevati costi di gestione

Per questi motivi si decide dunque di chiudere i conti correnti oltre i 100 mila euro, che non presentino alcuna forma di finanziamento, come un mutuo o un prestito, oppure l’utilizzo di carte di credito correlate o ancora di qualsiasi forma di investimento in prodotti di risparmio gestito o amministrato. 

Chiudere conti correnti da 100 mila euro: perché questa decisione delle banche? 

Per comprendere il meccanismo, è importante aprire una parentesi a tal riguardo.  

Come sappiamo l’istituto bancario è una vera e propria “azienda” che ovviamente mira a trarre profitto dalle attività che conduce, in particolare con l’applicazione di tassi di interesse nel momento in cui presta del denaro.  

Per dirla in maniera semplice e chiara, la banca deve sempre avere a disposizione una riserva minima obbligatoria, nonché la liquidità per gli investimenti a lungo termine come i mutui ad esempio oppure quelli per far fronte alle passività giornaliere (ovvero tutti coloro che vanno a prelevare al bancomat ad esempio). 

Una volta soddisfatte queste esigenze, tutto ciò che rimane è “in eccesso”. 

Ebbene, nel momento in cui si verifica un eccesso di liquidità, la banca può decidere di prestare il denaro a un’altra banca (che invece in quel momento si trova in deficit) oppure direttamente presso la Banca Centrale Europea (BCE). Questa sorta di deposito si chiama overnight, perché dura lo spazio di una “nottata” e deve essere chiuso il mattino seguente (quindi entro le 24 ore). 

Ovviamente su questa tipologia di conti correnti si applicano dei tassi di interesse (detti tassi overnight) che fino a qualche anno fa facevano guadagnare la banca. Ora invece il tasso overnight è negativo e quindi è la banca che deve pagare la BCE per tenerle i soldi. 

La banca potrebbe allora decidere di tenerli “in casa” sui propri conti correnti ma è proprio questo il punto: aumentano a dismisura i costi di gestione interni. 

La situazione si è aggravata a seguito dell’emergenza legata alla diffusione del Covid-19. In parole molto semplici, la BCE ha dato liquidità alle banche e al mercato, a causa del blocco economico e degli aiuti elargiti in fase di lockdown. Ma l’eccesso di liquidità presso le banche è esploso, perché si è avuto un tracollo di investimenti o richieste di mutui ad esempio, tanto da far rimandare indietro presso la BCE il denaro in forma –appunto- di depositi. 

In pratica la liquidità c’è ed è anche abbondante: il problema è che nessuno investe più e tenere i soldi fermi sui conti correnti comporta spese gravose. 

Ecco allora il motivo per cui gli istituti bancari vogliono evitare questo tipo di perdita, riversando i costi sui clienti.  

E per abbattere tale liquidità in eccesso propongono la chiusura di conti correnti che superano la soglia dei 100 mila euro. Come Fineco ad esempio, che ha già inviato la sua «Proposta di modifica unilaterale di contratto ai sensi dell’art. 118 del decreto legislativo n. 385/93», a cui seguirà una comunicazione per raccomandata o via pec. 

O addirittura c’è chi come Unicredit prospetta i tassi negativi anche per i clienti. 

Anche CheBanca! fino a ora con conti correnti gratuiti nella versione online, introduce un canone annuo da pagare. 

Una vera e propria stangata dunque per i correntisti e soprattutto per coloro che detengono più soldi sul conto, per i quali i rincari sono sempre più elevati, rispetto a quelli che invece hanno meno denaro. 

Investire o tenere i soldi a casa? 

Tra mantenere i soldi sui conti correnti e investirli, c’è una terza opzione (per molto tempo snobbata ma che oggigiorno è tornata, a quanto pare, molto in auge): tenere i soldi in casa

Dal momento che -è assodato- non è possibile più guadagnare dal deposito presso l’istituto bancario, sono in tanti ad aver tirato i remi in barca, come si suol dire, e a mettere in cassaforte i risparmi di una vita. 

L’importante è poter contare su sistemi di sicurezza a prova di indiscrezione ed effrazione. 

Per il resto, i vantaggi del portare i risparmi a casa sono ad oggi interessanti, per chi ha deciso- comunque e a prescindere- di non spenderli né investirli. 

Innanzitutto, nel momento stesso in cui si depositano i soldi in banca sui conti correnti, questi ultimi –come abbiamo avuto modo di sottolineare- vengono tassati. Addirittura, a partire dai 5 mila euro in su, si paga anche una tassa sulla giacenza mensile ovviamente relativa alla somma presente e quindi a quello che è il frutto di un reddito già tassato e messo da parte a suon di privazioni dal singolo cittadino.

Avere i soldi in casa permette di effettuare un libero accesso alla liquidità in qualsiasi momento, per quanto tale comodità possa rappresentare un’arma a doppio taglio.

La gestione oculata delle proprie finanze, in tal caso, è ciò che fa la differenza. 

Ovviamente per chi è debitore, il fatto di conservare i propri risparmi in casa mette al riparo da eventuali pignoramenti. Questo per via del fatto che oggigiorno l’Agenzia delle Entrate può segnalare l’ammanco direttamente all’istituto bancario, il quale ha facoltà di bloccare la somma richiesta, se presente sui conti correnti

Infine, mantenere una certa liquidità sui propri conti correnti significa subire in maniera più imponente l’inflazione, dal momento che, alla naturale perdita di valore del denaro depositato sul conto, vanno ad aggiungersi tutti gli ordinari costi di gestione previsti.