Sta facendo molto discutere una sentenza emessa dalla Commissione Tributaria provinciale di Perugia che riguarda il conto corrente cointestato. Secondo questa sentenza la detrazione IRPEF, quando i pagamenti sono effettuati con un sistema tracciabile di pagamento associato a un conto corrente cointestato, potrà essere solo del 50% dell’importo spettante.

Ma non sono solo queste le insidie fiscali che si nascondono dietro un conto cointestato, vediamo quali svantaggi può creare ai contribuenti e quali sono invece i suoi vantaggi.

Detrazioni fiscali ridotte del 50% sugli acquisti effettuati da conto cointestato 

La sentenza a cui si fa riferimento e di cui tanto si legge in questi giorni risolve un contenzioso nato tra un contribuente e l’Agenzia delle Entrate, a proposito di una cartella esattoriale. È la sentenza 104/21 emessa il 4 dicembre 2020 dalla Commissione Tributaria provinciale di Perugia.

Il contribuente protagonista di questa vicenda aveva regolarmente versato i contributi previdenziali complementari tramite bonifico, proveniente da un conto corrente cointestato con la moglie. Come previsto dalla legge ha richiesto per i contributi versati la detrazione IRPEF spettante e l’ha ricevuta senza problemi.

Si è visto però in seguito recapitare una cartella esattoriale che gli notificava la richiesta di restituzione del 50% della somma detratta, poiché stando a quanto sosteneva l’Agenzia delle Entrate, il pagamento era stato effettuato da un conto cointestato e perciò sarebbe stato detraibile solo al 50%.

La vicenda è finita in causa e la Commissione Tributaria di Perugia ha dato ragione all’Agenzia delle Entrate, sostenendo che in caso di conto cointestato si può richiedere solo il 50% di rimborso IRPEF.

Certo la notizia è stata accolta molto male perché crea un pericoloso precedente per tutte le famiglie italiane, tenendo anche conto di quanto diffusi siano i conti cointestati al giorno d’oggi. Ancor di più se si considere che, salvo deroghe, da quest’anno quando si compila la dichiarazione dei redditi per l’anno di imposta 2020 potranno essere inserite solo le spese effettuate tramite sistemi di pagamento tracciabili e cioè associati a conti correnti.

Il pignoramento su un conto corrente cointestato e altri rischi vari

Ovviamente quello che per le detrazioni fiscali è stato sentenziato dalla Corte Tributaria di Perugia, era già valido per i pignoramenti sui conti correnti cointestati.

In caso infatti uno dei titolari di un conto cointestato abbia debiti e sia avviata la procedura di pignoramento dei beni, può essere prelevata solo il 50% della disponibilità del conto. Il restante 50% non solo non sarà pignorabile, ma potrà essere prelevato e usato da tutti gli intestatari, compreso il soggetto contro cui avviene il pignoramento, una volta che questo sia stato effettuato.

Ricordiamo inoltre che in caso di controlli e accertamenti fiscali su uno degli intestatari del conto, l’Agenzia delle Entrate e le autorità in genere possono analizzare i movimenti e i redditi di tutti gli altri titolari senza essere tenuti a notificarlo agli stessi.

Si tenga presente comunque che quando si tratta di coniugi, anche in caso di conti separati, il fisco in caso di accertamenti ha diritto di accedere e verificare tutti i conti familiari.

Nel caso in cui uno dei titolari di un conto corrente cointestato decida di venire meno non è necessario chiudere il conto, ma si può chiedere che venga eliminato dal contratto e il conto resti intestato all’altro, o gli altri, titolari.

Per fare questo, l'intestatario che intende perdere possesso del conto deve inviare una PEC al proprio istituto bancario e in genere il recesso è molto veloce. In questo scenario, per prelevare le quote rimaste dal conto è ovviamente necessario l’accordo di tutti gli intestatari.

Conto corrente cointestato a firma disgiunta e congiunta 

Facciamo un attimo di chiarezza e diciamo che un conto cointestato è un conto corrente i cui titolari sono più persone fisiche contemporaneamente. Per aprire un conto insieme non è necessario avere alcun vincolo di parentela, ma l’operazione può essere fatta anche tra amici o conoscenti. Per quanto questa tipologia di conto bancario sia certamente più comune in ambito familiare e lavorativo, perché permette di dimezzare le spese di conto.

Esistono due tipologie principali di conto cointestato: a firma congiunta e a firma disgiunta. Quando si apre un conto a firma congiunta per effettuare qualsiasi tipo di transazione tutti gli intestatari del conto devono essere al corrente e autorizzare l’operazione. 

A firma disgiunta vuol dire invece che tutti i titolari del conto possono disporre autonomamente e in egual misura dei soldi sul conto.

Analogamente, in caso di decesso di uno dei titolari di conto, se questo è a firma congiunta l’intero saldo viene bloccato e il conto congelato, in attesa che siano stabiliti gli eredi. Diversamente, se è a firma disgiunta il titolare in vita può disporre dell’intera cifra presente sul conto.

Ad ogni modo, quando si opta per il conto cointestato si deve sempre tenere presente che la legge parte dal cosiddetto presupposto della presunzione della comproprietà”. Il presupposto, cioè, che la somma depositata appartenga agli intestatari del conto in parti uguali e, qualora questo non fosse vero, è compito dei titolari fornire le prove e dimostrare il contrario.

I costi del conto corrente aumentano sempre di più 

La sentenza emessa a sfavore del conto corrente cointestato viene in un periodo dov’è questa misura si sta diffondendo sempre di più all’interno delle famiglie, perché permette ai coniugi di ammortizzare le spese del conto corrente che salgono continuamente.

Se guardiamo ai dati raccolti dal Bankitalia tra il 2018 e il 2020 possiamo osservare che c’è stato un aumento medio dei prezzi per apertura, gestione e mantenimento del conto di circa l’8,5%.

Le informazioni della Banca d’Italia, tratte da un’analisi relativa al 2020 in merito al costo medio di un conto corrente nel 2019, rivelano che le spese di mantenimento di un conto sono aumentate in un anno di 1,69 euro, con un costo annuo che si aggira sugli 88 euro.

Nell’insieme dei costi di un conto corrente, cointestato o singolo, le spese sono rappresentate per il 70% dai cosiddetti costi fissi e per il 30% dalle spese variabili. Solo le spese fisse in quest’ultimo anno sono aumentate di circa un euro, con un incremento di 0,50 centesimi solo per il canone, che è salito da 52,7 a 53,2 euro e il trend sembra destinato a continuare nei prossimi anni.

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