Conto corrente cointestato, il termine già dovrebbe dirla tutta. In Italia sono frequenti i casi in cui si ricorre allo strumento, messo a disposizione dai vari istituti bancari, per evitare di spendere il doppio in spese di gestione.

Così via libera ai conti correnti intestati a più persone, spesso marito e moglie, o anche tra altri membri della stessa famiglia, come genitori e figli, o fra figli stessi.

Fin qui, sembra abbastanza palese che aprire un conto corrente cointestato apporta numerosi benefici. Molti vanno ben oltre il taglio operato sui costi. Ma sappiamo bene che non è tutt’oro quello che luccica. 

Ai vantaggi di ricorrere all’apertura di un conto corrente cointestato vanno affiancati gli svantaggi. Diverse sono, infatti, le regole da rispettare per assicurarne il corretto funzionamento. Ancora di più le insidie da aggirare per non correre il rischio di incappare in qualche brutta sorpresa.

Conto corrente cointestato: in cosa consiste

Come detto in precedenza, il punto focale su cui ruota il concetto di conto corrente cointestato riguarda i soggetti titolari del conto. Non uno ma due o più persone possono condividere insieme il diritto a svolgere operazioni di addebbito e di accredito sul conto. 

Diritti, doveri e responsabilità da condividere solidalmente per i rapporti di credito derivanti dalla gestione dello strumento finanziario.

Tuttavia, il percorso per giungere alla cointestazione parte da un passo obbligatorio senza il quale la pratica non potrebbe avere inizio. Non a caso, l’autorizzazione alla cointestazione a favore di un altro soggetto deve partire esclusivamente dalla decisione del titolare del conto corrente.

Ciò non significa che dev’essere effettuata all’apertura del conto. Può essere, infatti, richiesta in qualsiasi momento: sia all’apertura sia in seguito. Sarà premura della banca, poi, richiedere al cointestatario lo specifico documento che ne autorizza l’operatività: il cosiddetto specimen di firma.

Conto corrente semplice e cointestato: le differenze

Diversamente da quanto si possa pensare, l’apertura di un conto corrente cointestato avviene alle stesse condizioni previste per un conto corrente classico. Anche la funzione non è differente. Servirà per gestire le finanze del nucleo familiare senza dover sopportare più costi per l’apertura di diversi conti.

Ovviamente essendo gestito da più persone è necessario stabilire a priori le modalità di utilizzo. Basta scegliere fra un contratto a firma congiunta o disgiunta

Il primo autorizzerebbe le operazioni di addebito del conto corrente da parte di tutti i titolari, con il secondo, invece si possono disporre bonifici in uscita, emettere assegni o autorizzare i pagamenti con la firma di un solo intestatario del conto.

Conto corrente congiunto: quali i vantaggi

Che il conto corrente congiunto sia uno strumento di gestione delle liquidità flessibile e vantaggioso lo sapevamo già. Quello che forse molti ignorano sono gli ulteriori vantaggi connessi all’utilizzo del conto. Certamente, la decisione finale dipende principalmente dalle proprie esigenze, ma alcuni vantaggi hanno portata comunque generalizzata.

Ragionando in termini di “tasca”, è il risparmio economico la motivazione di spinta all’apertura di un conto corrente cointestato. In termini di flessibilità e celerità delle operazioni, Invece, sono altri i vantaggi offerti dallo strumento finanziario.

Più nei dettagli, ogni operazione di conto potrà essere svolta in assenza di una specifica delega. In questo modo si eliminano le lungaggini procedurali delle operazioni da svolgere: meno passaggi, meno tempo perso per compiere un movimento.

Inoltre, ad ogni cointestatario sarà dato un proprio bancomat e un carnet per gli assegni da utilizzare in completa autonomia per effettuare e ricevere bonifici o assegni, dal e per il conto. Cosa da non sottovalutare.

Tuttavia, qualora si opti per un contratto a “firma congiunta” vengono mantenuti alti i livelli di sicurezza del conto. In questo modo, si possono limitare determinate operazioni che diversamente potrebbero essere compiute in tutta segretezza, da qualsiasi titolare.

Gli svantaggi del conto corrente cointestato

Come anticipato in apertura, un conto corrente cointestato ha anche il suo rovescio della medaglia. Non solo benefici ma rischi che bisogna valutare attentamente prima di avviare la pratica di apertura.

Primo fra tutti, la titolarità delle somme depositate. In un conto corrente cointestato si presume, infatti, che le risorse depositate siano di proprietà di tutti gli intestatati nella stessa misura, salvo diverse indicazioni.

In questo caso potrebbe scattare l’allarme. Gli altri intestatari potrebbero disporre del denaro oltre la propria quota senza che gli altri se ne accorgano. Attenti e vigili, dunque, nel controllare periodicamente il bilancio dello stesso e verificare che tutto proceda per il meglio.

A complicare la situazione sarebbe anche la banca. Gli istituti non rispondono in alcun modo delle operazioni effettuate da uno dei contestatari. Questi potrebbero agire indisturbatamente a danno degli altri titolari senza che qualcuno se ne accorga.

L’unica chance, dopo aver subito il “furto”, rimane quella di querelare per appropriazione indebita il cointestatario che preleva o spende più delle propria quota. Solo in questo modo, e previa condanna definitiva del giudice civile, il contestatario reo potrà essere obbligato a restituite la quota dell’altro.

Conto corrente cointestato: attenzione al pignoramento

Cosa accade nel caso in cui uno dei cointestatari contragga dei debiti? A prescindere dalla risposta è sempre bene conoscere la situazione debitoria dell’altro cointestatario.

Ad ogni modo, qualora si presenti l’eventualità, i suoi creditori possono pignorare fino alla metà del conto corrente (50%), con o senza firma disgiunta non ha importanza. Le eccedenze, al contrario, possono essere tranquillamente utilizzate da entrambi i cointestatari.

In altre parole, la procedura da seguire è la medesima del conto corrente di un singolo, quello che cambia è che anche lo stesso debitore, può ritirare la somma non pignorata (eccetto che l’altro ne richieda la restituzione dimostrando che la somma appartiene alla sua quota di conto).

La titolarità presunta del contro in parti uguali fra i cointestatari, sancita dal codice civile all’articolo 1298, consente il pignoramento del conto cointestato, salvo prova contraria

Sarà infatti necessario dimostrare che il denaro confluito nel conto provenga solo da una parte per proporre un’opposizione al pignoramento, avviando così una causa in tribunale.

Come se non bastasse, anche la possibilità del duplice pignoramento è consentita. Il creditore potrà far scaturire un nuovo blocco sullo stesso conto corrente, sempre per lo stesso debito.

Questo comporta, però, un abuso di diritto del creditore che in questo modo oltrepassa e sfugge alla regola del 50%. La conseguenza è l’annullamento dell’azione del creditore.

Conto corrente cointestato: morte di un titolare

Quando si parla di successione per causa di morte si dà per scontato che insieme ai beni, diritti e obbligazioni, il cosiddetto asse ereditario, vengano trasferiti agli eredi anche le giacenze presenti su un conto corrente, o un libretto postale.

Nel caso specifico del conto corrente cointestato è necessario fare delle precisazioni. È risaputo che, qualora si verifichi la morte di uno dei cointestatari, le somme presenti sotto forma di giacenza nel conto rimangono in parte all’altro titolare. 

Chiarito il punto di partenza, però, bisogna stabilire le quote della restante somma da distribuire fra tutti gli eredi.

In via generale, appena avuta notizia della scomparsa di un cointestatario, l’istituto bancario provvede al blocco del conto scongiurando il rischio che siano effettuati altri movimenti prima della ripartizione delle cifre fra gli eredi. 

In buona sostanza, gli eredi devono presentare all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione di successione e poi esibirla alla banca. Sulla base delle quote di eredità ivi spettanti, la filiale poi liquiderà a ciascun erede la rispettiva quota.

Conto corrente cointestato: quando si perde tutto

Tuttavia, non sempre la situazione è così semplice. Potrebbero infatti verificarsi casi in cui il denaro presente sul conto corrente non appartenga effettivamente ad entrambi i cointestatari, con la conseguenza che il titolare vivo non ha diritto alla sua parte.

Una situazione che si verifica molto spesso. In questo caso, la cointestazione assume la veste di una semplice simulazione perdendo il suo effettivo valore. Questo si verifica quando il conto corrente risulta essere alimentato soltanto dai redditi di uno solo dei cointestatari.

Chiariamo con un esempio il concetto. Un marito opta per l’apertura di un conto cointestato anche alla moglie su cui riceve il suo stipendio. Stessa considerazione può essere fatta su un anziano che riceve la pensione sul conto cointestato anche a suo figlio.

In entrambe le ipotesi, la cointestazione è puramente fittizia, magari effettuata per facilità di gestione e logistica del conto. Nulla di più.

Alla morte dell’effettivo titolare del conto accade qualcosa che potrebbe sembrare, in via generale, impensabile. Per il cointestatario “finto” non c’è nulla da fare. Nessuna scusa è valida. Non può avanzare pretese neanche sulla metà della giacenza.

Che fine farà quindi il denaro presente sul conto? Finirà in successione. Sarà suddiviso, nel rispetto di quanto previsto dal codice civile, fra tutti gli eredi in corsa.