In questo periodo ci sono molte famiglie che si trovano a percepire un sostegno statale, a causa della perdita dell’impiego o perché sono senza lavoro. Uno, o più membri, quindi si trova a percepire i sussidi economici e gli ammortizzatori che prima il Governo Conte, e ora il Governo Draghi stanno erogando.

L’Agenzia delle Entrate e l’INPS hanno iniziato a fare dei controlli sui conti correnti, per verificare i requisti di chi richiede le varie forme di sostegno al reddito. Non solo, oggetto del controllo è anche l’ISEE 2021.

Tutto ciò viene fatto per evitare che le risorse finanziarie, messe in campo dallo Stato, vengano richieste da persone che non hanno alcun diritto a bonus, indennità, agevolazioni e integrazioni al reddito. Il Fisco, quindi, attraverso i controlli incrociati potrà verificare che le dichiarazione rese dai contribuenti non siano false, fatte con mero scopo di sciacallaggio.

Fisco: gli accertamenti

I controlli vengono effettuati prevalentemente sul conto corrente dell’ipotetico beneficiario dei bonus e degli aiuti economici. Ciò che viene controllato riguarda il saldo e la giacenza media della persona che invia domanda di sovvenzioni e contributi a fondo perduto.

Prima di compilare la richiesta per poter accedere alla forma di sostegno al reddito in caso di difficoltà, il contribuente deve richiedere un aggiornamento della propria condizione reddituale. Qual è la motivazione? Il nuovo documento deve attestare la reale situazione di necessità economica del soggetto.

Per questo motivo, occorre fare molta attenzione a ciò che si dichiara nella compilazione del modello ISEE, in particolare la parte relativa ai dati che la persona autodichiara. In base a tali dati vi è la possibilità di verifiche fiscali.

Controlli anche su libretti postali e depositi

Gli accertamenti non sono solo sui conti correnti, ma possono verificarsi anche sui libretti postali e depositi. La presentazione della DSU avviene mediante modulo precompilato, ma il contribuente può inserire dati e informazioni personalmente. Deve fare molta attenzione a ciò che scrive.

Il richiedente, nel momento in cui deve dichiarare il proprio patrimonio complessivo, non dovrà commettere alcun errore. In particolare nelle voci riguardanti l’ammonta del saldo e della giacenza media.

I controlli fiscali fino al 2020 riguardavano solamente il numero dei conti correnti che erano intestati al richiedente dei sussidi governativi. Dal 2021 è cambiato tutto. Da quest’anno, infatti, il Fisco effettua controlli più precisi, andando a verificare anche il saldo e la giacenza media. Ciò avviene anche se la versione dell’ISEE è precompilata.

Il contribuente una volta che si trova a subire questi controlli, deve rispondere di eventuali contraddizioni tra ciò che è indicato sul modello in merito alla propria situazione reddituale e le effettive somme di denaro in deposito in banca e/o alle poste.

Si consiglia, quindi, di verificare che le informazioni inserite sul modello ISEE siano corrette e corrispondenti alla situazione reale. In caso di eventuali errori bisogna intervenire tempestivamente e rettificarli.

L'INPS e l'Agenzia delle Entrate cercano di stanare i furbetti

I cittadini che sono più deboli, dal punto di vista economico, hanno ricevuto degli indennizzi e/o degli aiuti economici. In questo modo sono riusciti ad affrontare questo momento di grave crisi economica, dovuta alla chiusura di imprese e attività. Anche chi riceve l’assegno INPS, come forma di sostegno al reddito, deve presentare l’ISEE.

Il denaro presente in un deposito bancario, e/o postale, influisce su un ipotetico riconoscimento dell’erogazione di bonus e sussidi. In passato ci sono stati i soliti furbetti che, con dichiarazioni mendaci o con omissioni di alcuni dati, hanno ottenuto agevolazioni di varia natura e benefici finanziari.

In questo contesto non potevano che scattare i controlli da parte dell’ente previdenziale e dell’Agenzia delle Entrate sui conti correnti e sull’ISEE 2021. Per questa ragione chi decide di chiedere un sostegno al reddito deve essere realmente in stato di bisogno. Le verifiche, ripetiamo, saranno effettuate sulla disponibilità economica del conto corrente del richiedente, ma anche su libretti e depositi.

Come avvengono le verifiche fiscali?

Prima che si scoprisse il giro dei furbetti, che ottenevano i benefici dichiarando il falso e omettendo determinati dati, l’Anagrafe tributaria e l’INPS effettuavano controlli solamente sull’esistenza di conti correnti e di depositi postali.

Dopo gennaio 2020, invece, le verifiche fiscali sono state estese anche sul saldo contabile al 31 dicembre. L’INPS chiarisce nel messaggio 96/2020 che bisogna dichiarare, se presente, anche il valore di un conto cointestato con il dichiarante e un conto non cointestato.

"Nell’ipotesi in cui siano presenti nel patrimonio mobiliare del componente, per cui si fornisce l’elemento di riscontro, un conto cointestato con il dichiarante e un conto non cointestato dovrà essere necessariamente indicato il valore del conto non cointestato. In caso di più conti non cointestati dovrà essere indicato, se disponibile, uno tra quelli con valore positivo. Nel caso in cui l’accesso alla DSU precompilata avvenga per il tramite di un CAF delegato, gli elementi di riscontro di cui alle lettere a) e b) suddette devono essere forniti anche con riferimento al dichiarante."

Solo dopo che l’Agenzia delle Entrate fornirà un riscontro positivo in merito alle informazioni rilasciate al contribuente, quest’ultimo potrà accedere alla DSU precompilata.

"Per la precompilazione della DSU vengono utilizzate le informazioni disponibili negli archivi dell’Istituto, nell’Anagrafe tributaria, nel Catasto, nonché le informazioni sui saldi e le giacenze medie dei rapporti finanziari dei componenti il nucleo familiare comunicate dagli intermediari finanziari. Lo scambio di tali dati può avvenire mediante servizi anche di cooperazione applicativa."

Gli strumenti che il Fisco ha a sua disposizione sono diversi e sono volti a rilevare le discrepanze che ci potrebbero essere tra i redditi dichiarati e quelli realmente percepiti.

È stato, quindi, messo in campo un lavoro di concerto meticoloso tra l’INPS e l’Agenzia delle Entrate, per effettuare i controlli su conti correnti e l’ISEE 2021.

L’ente previdenziale, infatti, invia all’Autorità fiscale tutti i dati, reddituali e patrimoniali, i codici fiscali dei contribuenti che chiedono il modello ISEE da compilare. L’Agenzia delle Entrate, ottenuti questi dati, provvede a confrontare queste informazioni con i dati che si trovano presso l’Anagrafe tributaria e l’Anagrafe dei conti correnti.

Questi controlli incrociati consentono di far emergere le eventuali difformità, omissioni e false dichiarazioni da parte di tutti coloro che si apprestano a chiedere sussidi economici e benefici. Si consiglia, quindi, di verificare le proprie autodichiarazioni in modo celere e tempestivo. In questo modo si eviteranno brutte sorprese!

Dichiarazione mendace ed errata indicazione di informazioni: la differenza

Bisogna prima di tutto capire che differenza esiste tra dichiarazione mendace ed errata indicazione di informazioni. Sono due casiste differenti, che si possono verificare quando i dati indicati non corrispondono con quelli reali.

La falsa dichiarazione, o dichiarazione mendace, attesta la volontà del richiedente di alterare la realtà per ottenere un beneficio, che non gli spetta. In questo caso si rischiano sanzioni penali e pecuniarie. Lo prevedono gli articoli 75 e 76 del Testo Unico sulla Documentazione Amministrativa, D.P.R. 445/2000.

L’art. 75 recita:

"Fermo restando quanto previsto dall'articolo 76, qualora dal controllo di cui all'articolo 71 emerga la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera."

L’art. 76, invece, afferma:

"1 Chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal presente testo unico e punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia.

2. L'esibizione di un atto contenente dati non più rispondenti a verità equivale ad uso di atto falso.

3. Le dichiarazioni sostitutive rese ai sensi degli articoli 46 e 47 e le dichiarazioni rese per conto delle persone indicate nell'articolo 4, comma 2, sono considerate come fatte a pubblico ufficiale.

4. Se i reati indicati nei commi 1, 2 e 3 sono commessi per ottenere la nomina ad un pubblico ufficio o l'autorizzazione all'esercizio di una professione o arte, il giudice, nei casi più gravi, può applicare l'interdizione temporanea dai pubblici uffici o dalla professione e arte."

I controlli incrociati possono mettere in evidenza una omissione in fase di invio della richiesta. Queste omissioni vengono segnalate in modo automatico e si possono correggere attraverso due modalità. Il contribuente può correggere l’errata dichiarazione di informazioni presentando un nuovo ISEE. In alternativa compila una nuova DSU, rettificando il dato omesso/mancante.

Quali sono le sanzioni previste dal nostro ordinamento?

La falsa dichiarazione comporta, quindi, conseguenze sanzionatorie di varie entità. 

In primis la perdita del beneficio, quest’ultimo in realtà sarebbe illegittimo: godere di un bonus, di un’agevolazione o di un sostegno economico, fornendo dati non conformi alla realtà, non è corretto.

Il beneficio ottenuto viene revocato e la cifra percepita deve essere restituita.

Secondo l’art. 495 del Codice Penale a chi rende falsa dichiarazione ad un pubblico ufficiale o in una dichiarazione che deve essere riprodotta in un atto pubblico, viene comminata la pena di  reclusione fino a tre anni.

"Chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona è punito con la reclusione da uno a sei anni.

La reclusione non è inferiore a due anni:

1) se si tratta di dichiarazioni in atti dello stato civile;

2) se la falsa dichiarazione sulla propria identità, sul proprio stato o sulle proprie qualità personali è resa all’autorità giudiziaria da un imputato o da una persona sottoposta ad indagini, ovvero se, per effetto della falsa dichiarazione, nel casellario giudiziale una decisione penale viene iscritta sotto falso nome."

Per coloro, invece, che dichiarano il falso circa il proprio stato civile o rilasciano una falsa dichiarazione sulla propria identità, stato o sulle proprie qualità personali è prevista la reclusione di minimo un anno e sanzioni fino a € 516,27.