Manca ormai meno di un mese alla fatidica dell'1 luglio, giorno a partire dal quale cesseranno gli effetti sospensivi dell'attività di riscossione.

Quest'ultima è ormai bloccata da quasi un anno e mezzo e precisamente da marzo 2020, ossia da quando è scoppiata la crisi provocata dal coronavirus.

Il Governo allora in carica, guidato da Giuseppe Conte, tra le altre cose aveva disposto la sospensione dell'attività di riscossione.

Conto corrente: dall'1 luglio ripartono i pignoramenti

Con una serie di proroghe si è arrivati così al mese in corso e ora, salvo sorprese dell'ultimo minuto, la data da segnare sul calendario è quella del 30 giugno 2021.

Sarà questo infatti l'ultimo giorno della tregua fiscale, secondo quanto previsto dal decreto Sostegni Bis che di fatto ha prorogato al 30 giugno la sospensione dell'invio e della riscossone delle cartelle esattoriali.

Questa attività ripartirà quindi l'1 luglio 2021, giorno a partire dal quale l'Agenzia delle Entrate-Riscossione potrà riprendere a pignorare i beni del debitore.

Conto corrente a rischio: in pericolo anche pensione e stipendio

Il mancato pagamento di una cartella esattoriale può far scattare in primis il pignoramento del conto corrente, con il blocco quindi dei soldi che non potranno essere più utilizzati entro certo limiti dal titolare del rapporto bancario.

A finire nel mirino sono anche la pensione e lo stipendio che possono essere aggredite e quindi pignorate nella misura massima di un quinto.

Quando il creditore è l'Agenzia delle Entrate, si applicano limite differenti rispetto a quello di un quinto.

Nel dettaglio, quando la pensione o lo stipendio sono inferiori a 2.500 euro, per il pignoramento si applica il limite massimo di un decimo.

Si passa invece ad un settimo per le pensioni o gli stipendi da 2.501 a 5.000 euro, mentre da 5.001 euro in su si applica il limite di un quinto.

E se dall'1 luglio a tremare sono il conto corrente, la pensione e lo stipendio, a breve potrebbe essere in pericolo anche altro.

Pignoramenti: le proposte della Corte dei Conti. Conto corrente a nudo

Ad allarmare sono infatti le indicazioni che arrivano dalla Corte dei Conti e in particolare dal Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica 2021 del 28 maggio scorso.

Nel report i giudici contabili evidenziano la necessità di una rilevante revisione delle modalità seguite fino ad ora per la riscossione coattiva dei crediti pubblici.

Tra le misure proposte per rendere più efficace l'attività di riscossione e più tempestiva l'azione di recupero, la Corte dei Conti suggerisce un nuovo utilizzo dei dati contenuti nell'anagrafe dei rapporti finanziari.

In altre parole, fatte salve le necessarie cautele procedimentali, verrebbero meno i segreti del conto corrente, nel senso che l'Agente della riscossione avrà la possibilità di conoscere non solo l'esistenza del conto del debitore, ma anche la sua consistenza.

Pignoramento immobiliare: a rischio anche la prima casa ora?

Tra le proposte della Corte dei Conti, alcune riguardando strettamente il pignoramento immobiliare, con alcune ipotesi che fanno tremare i polsi a più di qualcuno.

L'idea di giudici contabili è quella di prevedere ora il pignoramento anche sull'abitazione principale, diversamente da quanto avviene adesso che vede la prima casa al riparo dagli attacchi di eventuali creditori.

Inoltre, si dovrebbe consentire la vendita coattiva immobiliare anche nel caso in cui il valore dei beni fosse inferiore a 120.000 euro, a patto che la stessa permetta di realizzare somme superiori alle spese di procedura.

L'altra idea della Corte di Cassazione è quella di introdurre una presunzione di legge rafforzata sulla proprietà dei beni mobili presenti presso l'abitazione di residenza del debitore.