Scatta il panico per i titolari di conto corrente. A vedersela brutta, questa volta, saranno le pensioni, la busta paga e le altre somme accreditate sul conto. Ad inizio giugno, infatti, sarà attuato il piano previsto dall’Agenzia delle Entrate Riscossioni.

In poche parole, si potrà procedere al pignoramento di qualsiasi importo depositato sul conto corrente, indipendentemente da quale sia da fonte di entrata: pensioni, busta paga o qualsiasi altro accredito. Poco importa, quanti hanno delle pendenze non saldate con il fisco dovranno procedere al pagamento forzato.

Il caso in questione, per ora, terrebbe lontano lo spettro di una nuova patrimoniale che da mesi si pensa possa presentarsi all’orizzonte colpendo duramente le tasche degli italiani. Nulla di tutto ciò. Al momento, l’attenzione è rivolta verso le cartelle esattoriali non pagate. E non è poco.

Infatti, nella schiera dei “debitori” dell’Agenzia delle Entrate rientrano tanto i pensionati, i lavoratori e quanti titolari di Partita IVA. Un bel mix di contribuenti obbligati a pagare senza se e senza ma.

Si consiglia la visione del video Youtube dell'Avv. Angelo Greco su come salvare il conto corrente dal pignoramento.

Probabilmente, nella maggior parte dei casi si tratterà di debiti di piccola entità magari contratti a causa di disattenzioni o ritardi. Certamente sarà così ma nulla potrà impedire il pagamento del debito, e questa volta a farne le spese, in tutti i sensi, saranno proprio i titolari di conto corrente.

Panico pignoramento, nel mirino il conto corrente!

I più ferrati in materia giudiziaria sapranno benissimo qual è l’iter da seguire nel caso di pignoramento. Questo può interessare tanto le somme depositate sul conto corrente, tanto i beni materiali mobili ed immobili del debitore insolvente.

Chiaramente, nei casi in cui si richieda l’espropriazione forzata di un conto corrente, sul quale ricordiamo possono essere accantonate pensioni e busta paga e qualsiasi altro risparmio, sarà una notifica ad anticipare il pagamento della cartella esattoriale, almeno un anno prima rispetto alla data del pignoramento.

Per meglio intenderci, la notifica mette sul chi va là i debitori. Infatti, trascorsi 5 giorni dalla ricezione della stessa nulla potrà essere più fatto per saldare l’importo dell’atto: il pignoramento scatta in automatico senza possibilità di altra mediazione.

Conto corrente: quando riprenderà il pignoramento?

Per capire da quando inizieranno i “guai” dei debitori occorre andare un po' indietro nel tempo. Per mano del Decreto Sostegni numerose volte si è assistito ad uno slittamento delle procedure esecutive relative al pignoramento.

Fino al 30 aprile 2021, in qualche modo, conto corrente, pensioni e busta paga sono riusciti a sfuggire alla minaccia pignoramento

Successivamente, il Ministro dell’Economia ha prorogato i termini posticipando ulteriormente la data di ripresa delle procedure esecutive al 31 maggio 2021.

Ora, però, il tempo è scaduto. Anche se non si esclude la possibilità di una nuova proroga, da giugno 2021 gli uffici dedicati alla riscossione potranno inviare le nuove notifiche.

Le casse dello Stato ora reclamano più che mai liquidità. L’agenzia delle Entrate deve far quadrare urgentemente i conti e da recuperare ci sono circa 510 milioni di euro, non pochi spiccioli.

Pertanto, bassa sarebbe la probabilità di allungare ancora una volta i tempi.

In questo modo, la perdita potrebbe balzare a 800 milioni di euro, cifre impossibili per l’Agenzia delle Entrate che deve recuperare già una somma di denaro di non poco conto, nel più breve tempo possibile.

Cosa accade quando il conto corrente è pignorato

La notizia di un conto corrente pignorato apre la strada a tutta una serie di interrogativi. Quello più rilevante è: posso prelevare dal conto corrente pignorato?

Si sa, il conto corrente è uno strumento ormai vitale per tutti, sullo stesso si accreditano le pensioni o la busta paga, e i timori di non poter utilizzare i propri guadagni non sono del tutto infondati. Soprattutto se si tiene in considerazione la miriade di attività connesse all’uso del contante depositato sul conto, e che in caso di pignoramento potrebbero subire uno stop.

Ad esempio, potrebbe presentarsi la necessità di prelevare il contante per pagare le spese giornaliere oppure utilizzare la carta di credito associata al proprio conto corrente per pagare un tributo. Tutte operazioni che abitualmente si fanno in modo quasi automatico.

Senza giri di parole, diamo subito una risposta alla domanda: ci sono dei casi in cui, nonostante il blocco vigente sul conto corrente pignorato da parte del creditore, è consentito prelevare la busta paga o le pensioni giacenti sul conto.

Ad ogni modo, va ricordato come si attua il pignoramento. La banca deve obbligatoriamente bloccare il conto corrente del debitore non appena riceve la notifica di pignoramento da parte dell’ufficiale giudiziario, a sua volta autorizzato a procedere con richiesta del creditore. 

Da questo momento il conto corrente viene bloccato anche se il pignoramento non è stato ancora notificato al debitore. E non potrà essere diversamente.

La banca non potrà pensare nemmeno alla lontana di non procedere al blocco del conto: contravvenire alle disposizioni di un pubblico ufficiale è reato, non ci sono Santi che tengano!

Pertanto, bloccato il conto corrente neppure un euro potrà essere prelevato dal debitore, salvo però un’eccezione. Attuato il blocco del conto, su ordine del giudice si procederà allo storno delle cifre pignorate da restituire al creditore. 

Tuttavia, può accadere che il debitore ha sul proprio conto corrente liquidità in eccesso rispetto al debito da saldare.

Ed è proprio sulla parte rimanente dei propri risparmi depositati sul conto corrente che il debitore potrà agire liberamente, prelevando senza vincoli.

Conto corrente: errori sul pignoramento dell’Agenzia delle Entrate

Occorre, però, porre attenzione su di un particolare: ci sono casi in cui il pignoramento del conto corrente, delle pensioni o dello stipendio è nullo, ed il debitore può agire in difesa della sua posizione.

Esiste, infatti, un’interessante sentenza della Cassazione che costituisce un boomerang per il Fisco che dà il via libera ai pignoramenti.

In altre parole, i giudici ravvisano un grave errore dell’Agenzia Entrate Riscossione nelle procedure esecutive. Ciò renderebbe, allo stesso tempo, invalido il pignoramento e offrirebbe al contribuente un’arma per difendersi dall’esecuzione forzata.

Per meglio capire occorre analizzare due situazioni. In via generale, se è un creditore qualsiasi a pignorare il conto corrente e le somme in esso depositate (pensioni, busta paga, etc.), nonostante il blocco parta subito con la notifica dell’atto di pignoramento, si deve comunque attendere l’udienza del tribunale: è il giudice ad autorizzare l’istituto bancario o il datore di lavoro a versare le somme al creditore. 

Ovviamente tale passaggio avviene solo dopo il controllo, sempre da parte del giudice, di tutti i documenti presentati dal creditore.

Tutto cambia quando, invece, è l’Agenzia Entrate Riscossione ad avviare la procedura. L’Ente, in questo caso, emette la cartella esattoriale con funzione già di titolo esecutivo. Dopo c’è la notifica, come visto in precedenza, che diventa definitiva se il debitore non fa opposizione.

A questo punto, l’Agenzia Entrate Riscossione notifica il pignoramento del conto corrente e della busta paga. Se entro 60 giorni non si provvede al pagamento le somme confluiscono direttamente nelle tasche dell’AdE.

In tale situazione, infatti, non si ha alcuna udienza in tribunale.

Ed è proprio a questo abuso di potere da parte dell’Agenzia Entrate Riscossioni che la Cassazione ha voluto porre un freno.

Ok, è vero che le esecuzioni forzate non devono attivare nelle aule dei tribunali ma comunque è necessario che la procedura di pignoramento sia quanto più trasparente possibile per dare la possibilità al debitore di difendersi nell’eventualità che qualcosa non vada per il verso giusto.

Conto corrente, pensioni e busta paga: quando è nullo il pignoramento

Senza giri di parole, il pignoramento è illegittimo se non si indica in modo chiaro a che titolo sono dovute le somme pignorate.

Nel caso in questione, la Cassazione indica nullo l’atto di pignoramento del conto corrente che non riporta l’indicazione dei crediti per i quali l’Agenzia delle Entrate procede e l’elenco delle cartelle esattoriali non pagate dal debitore.

In caso è molto interessante. Nella stragrande maggioranza dei casi di pignoramento del conto corrente o dello stipendio, l’Agenzia, invia un atto generale che non indica la cifra del credito avanzato.

In questo modo, però, il debitore vede precludersi la possibilità di difendersi, com’è invece, e lo abbiamo visto in precedenza, consentito in altre procedure di pignoramento essendo previsto l’intervento del giudice.

Morale della favola?

Il debitore potrà fare opposizione riprendendosi i propri soldi qualora nell’atto di pignoramento del conto corrente, su cui sono depositati pensioni, busta paga e altri risparmi, l’Agenzia delle Entrate Riscossione invii un atto di pignoramento privo della natura del credito azionato e senza indicazione della cartelle non versate.

Questo è quanto stabilito in via definitiva dalla Corte di Cassazione.