Troppo spesso il conto corrente finisce nel mirino del Fisco. Le tasse stringono le fauci del contribuente. Se il tuo reddito proviene dal lavoro d'imprenditore, artigiano, lavoratore o pensionato occhio ai versamenti lo Stato quando si tratta di denaro tassa tutto. Ma, solo sugli importi dichiarati, nonché quelli tracciabili.

È possibile qualche versamento allerti l’Agenzia delle Entrate. Quando succede e perché? Può sembrare una sciocchezza, ma quando il versamento è privo di giustificazione o, meglio non risulta avere una corrispondenza nella dichiarazione dei redditi finisce diritto nel semaforo rosso del Fisco. In altre parole, si allerta la macchina accusatrice dell’Agenzia delle Entrate, la quale parte spedita presumendo l’esistenza di un reddito prodotto in nero (salvo prova contraria).

Sappi che nel momento in cui esegui un versamento in denaro contante sul conto corrente, oppure, se ricevi un bonifico eseguito da terzi ti ritrovi davanti a due possibili scelte. La prima portata a dichiarare la somma di denaro al Fisco o in alternativa puoi provare che si tratta di denaro esente o non tassabile, ritenuta alla fonte disciplinata dall’articolo 23 del D.P.R. n.600 del 1973. Se manca la prova, l’Agenzia delle Entrate potrebbe avviare la tassazione, seppure il denaro derivi dal lavoro svolto.

A dire il vero non tutti sono così pronti e solerti a dimostrare l’esistenza della prova contraria. Il solo fatto di discutere sul dover provare un qualcosa porta a trovare la possibile scappatoia che tolga dall’impiccio. Ecco, perché, tanti lettori hanno dimostrato un interesse particolare alla conoscenza del limite dell’importo da versare sul conto corrente bancario o postale tale da evitare le mazzate del Fisco. In altre parole, in tanti hanno formulato la medesima domanda: “Quanto posso versare sul mio conto corrente per evitare i controlli?”.

Una breve guida per comprendere come provare i versamenti di denaro contante. Ti spiegheremo che alcuni prelievi e i versamenti sul proprio conto corrente potrebbero dover essere comunicati.

Conti correnti: da quale importo scatta il controllo del Fisco?

Il Fisco può sempre chiedere la provenienza del denaro del versamento, nonostante tu sia un lavoratore e, quindi, percepisce un reddito da lavoro dipendente. D’altra parte, è vero che l’Agenzia delle Entrate si insospettisce immediatamente specie se si tratta di denaro contante. Escludendo il reddito dichiarato e tracciato il cerchio si stringe sugli altri possibili redditi che potrebbero essere detenuti in nero.

Il Registro dei rapporti finanziari, ossia l’Anagrafe dei conti corrente consente all’Agenzia delle Entrate di esercitare un controllo sui movimenti del conto corrente. Parliamo di un database nutrito dagli istituti di credito, da cui viene aggiornato annualmente dove sono presenti tutti gli elementi riconducibili ai rapporti con i clienti. Non solo. Le banche riportano tutte le operazioni relativi a prelievi e versamenti comunemente chiamate di entrata e uscita, privi di limitazioni nel valore. Ciò significa che non è possibile individuare un limite d'importo che salvi dai controlli fiscali.

D’altra parte, i controlli bancari non sono soggetti ad alcuna comunicazione. In altre parole, l’Agenzia delle Entrate non comunica al contribuente la sopraggiunta azione di controllo bancario. Il contribuente viene a conoscenza dell’avvenuta verifica solo quando arriva l’avviso di accertamento. In sostanza, viene meno il contraddittorio preventivo che permetterebbe al contribuente di giustificare la posizione bancaria. Ecco, perché nasce l’esigenza di tutelarsi dinanzi al giudice.

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Conto corrente: quanti soldi si possono versare senza problemi?

In teoria, non vi è limite di denaro contante che indichi l’importo del versamento sul conto corrente. Nello stesso tempo, vi sono due elementi da considerare. La normativa sull'antiriciclaggio prevede obblighi e adempimenti ben precisi, il che porta le banche a comunicare all’Unità d'informazione finanziaria UIF, i movimenti di denaro contante che superano il valore massimo di 10.000 euro. Non si tratta di una forma di adempimento che nasconde risvolti fiscali, ma avvia le verifiche sugli spostamenti di denaro considerate “dubbie” che potrebbero celare qualche forma di reato. Il compito della UIF sarà quello di valutare il grado di rischio connesso al movimento e laddove ritiene necessario, ossia in presenza di un illecito penale allerta la Procura della Repubblica.

In ogni caso, per il Fisco al contribuente spetta l’onere della prova che sia un assegno, un bonifico o anche una scrittura privata e così via. Egli deve ritenersi pronto a scagionare la provenienza del denaro oggetto del versamento sul conto corrente. Al di là che si tratta di denaro esente o non tassabile, ritenuta alla fonte disciplinata dall’articolo 23 del D.P.R. n.600 del 1973.

Somme di denaro già tassate come ad esempio risarcimenti, donazioni vendite e così via, oppure, somme con ritenuta alla fonte, come può essere la vincita al gioco. A nulla serve la dichiarazione con la quale viene affermato che le somme oggetto del versamento derivano da risparmi accumulati in casa. E, che per evitare furti o come forma di precauzione è seguito il versamento in banca.

Il Fisco in mancanza di una prova presentata dal contribuente che dissolva i dubbi sul denaro contestato, avanza la congettura che il versamento derivi da un’evasione fiscale, quindi, può per legge procedere con la tassazione dell’importo con l’aggiunta delle sanzioni.

Ora, se non esiste un vero limite che ci preservi dal controllo fiscale, è anche vero che è necessario prendere in considerazione che l’Agenzia delle Entrate esercita un’azione di tracciamento continuo dei movimenti bancari. In ogni caso, quando e se scatta la campanellino potrebbe richiedere la giustificazione del versamento se viene evidenziata una rilevante discrepanza con la dichiarazione dei redditi. Alla fine al contribuente spetta sempre l’onere della prova e, quindi, è lui che deve tutelarsi.

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Quanto posso versare sul mio conto corrente per evitare i controlli?

D’altra parte appare chiaro che l’Agenzia delle Entrate non trova interesse a promuovere un accertamento per somme piccoli o irrisorie, per una mera questione di pratica. Occorre, sapere che l’avvio di un procedimento promosso dal Fisco per l’accertamento di una somma sospetta se si riferisce a somme piccole non troverebbe l’appiglio dell’applicazione d'imposte e sanzioni.

Non sfugge che l’Agenzia delle Entrate promuove con premi le sedi che scovano un’evasione accertata. Ora, in presenza d'importi piccoli o, laddove, il contribuente risulti insolvente la macchina del Fisco non si muove. In altre parole, l’Agenzia delle Entrate non si muove se il gioco non vale la candela. Ma, si attiva nell’immediato quando più riscuote il doppio incasso prodotto dalla tassazione e dall’applicazione delle sanzioni.

Da tenere a mente che non vi è traccia di una norma specifica che indichi una soglia minima tale da determinare che scendendo al di sotto dell’importo X si è esuli dai controlli fiscali. Non funziona proprio così, ma il tutto viene rimesso nelle mani moderatrici della sede dell’Agenzia delle Entrate competente per zona. In sostanza, nulla esclude che un versamento di alcune centinaia di euro non faccia scattare il controllo fiscale. La norma prevede il controllo fiscale anche per versamenti piccoli specie se ripetuti in forma consecutiva, ma non è detto che nella pratica scatti la verifica.

Per farla breve, se esegui versamento sul conto corrente pari a una somma del valore di 100 o 200 euro o ricevi un bonifico intorno a tali somme senza possedere una giustificazione adeguata o, meglio senza poter dimostrare la provenienza del denaro è difficile che rischi grosso.

Appare molto improbabile che l’Agenzia delle Entrate attivi un controllo sui movimenti bancari piccoli, ma è più facile che volga lo sguardo su coloro che muovono somme più sostanziose formate da serie di mille unità, tradotte in migliaia di euro