È incubo patrimoniale. Questa volta nel mirino sembrerebbe esserci il conto corrente esposto al rischio di un prelievo forzoso. La notizia arriva dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) scatenando malumore fra i correntisti e non solo. L’argomento, infatti, ha acceso la miccia di scontri fra le diverse compagini al Governo.

Tuttavia, l’ipotesi prende forma. L’idea è di introdurre una tassa sui redditi più alti utile a finanziare la ripresa economica globale dopo la fine dell’emergenza epidemiologica causata dalla Covid-19. In altre parole, chi è ricco dovrà pagare di più e collaborare per ridurre le diseguaglianze sociali.

Le prospettive all’orizzonte riguarderebbero l’entrata in scena di una patrimoniale o come prelievo forzoso, oppure, come tassa sui patrimoni. Su titoli, case, aziende ed altre ricchezze potrebbe gravare l’applicazione di un’imposta.

In fin dei conti, molti sono in cittadini italiani in stato d’allerta. La preoccupazione riguarderebbe la portata della patrimoniale. In molti temono una tassazione esorbitante nelle cifre per coprire i costanti provvedimenti di aiuto economico varati dal Governo come sostegno ai nuclei familiari e ai lavoratori in evidente stato di difficoltà economica conseguenti al dilagare della pandemia.

Ma non è tutto, a preoccupare sono anche i conti. Un rapporto Debito/PIL al 160% con 140 miliardi di euro di debiti in più solo nel 2020 favorirebbe la spinta verso una patrimoniale che può diventare certezza.

Tirando le somme, il timore di un clamoroso colpo al portafogli è alto. Ai tempi dell’ormai ex Governo guidato da Giuseppe Conte la batosta fu scongiurata a priori bocciando la mozione riguardante la patrimoniale. Ad oggi, invece, pare sulla dirittura di arrivo.

Poco importa se apparirà nella modalità di prelievo forzoso su conto corrente o travestita da IMU sulla prima casa o celata sotto una diversa imposta. Di certo c’è il fatto che il debito italiano, pressato ancora di più dalla Covid-19, ha superato ampliamente i livelli previsti

Non serve a molto negarlo. Le agevolazioni economiche concesse, in seguito al venire meno delle disponibilità liquide, a famiglie, imprese e lavoratori in qualche modo dovranno pur essere restituite.

Conto corrente: la patrimoniale del FMI

Il Fondo Monetario Internazionale alza la voce rimarcando qualcosa di cui si era a conoscenza. Ci saranno delle ripercussioni negli anni per l’indebitamento a cui hanno fatto ricorso i Paesi per sostenere le misure, economiche e non, dell’emergenza pandemica.

Diversamente non poteva essere. Il solo incremento del PIL non può essere sufficiente a sostenere gli interessi debitori. L’unica mossa prevedibile sarebbe quella di puntare ad una tassazione che interessi le ricchezze più cospicue anche se in via temporanea. 

È l’idea del Fondo Monetario Internazionale è proprio questa: introdurre una patrimoniale destinata ai ricchi, titolari di redditi alti, allo scopo di far rientrare i conti della crisi economica causata dall’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Non solo una premessa dalla quale partire per il FMI che pone le fondamenta su come intervenire sul sistema fiscale riformando la tassazione internazionale e domestica in modo da consentire il recupero delle risorse utili a rendere più efficiente l’accesso ai servizi di base, rafforzare la sicurezza sociale e gli sforzi per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

In tale direzione, il governo guidato dall’ex governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha già iniziato a battere la strada della riforma fiscale con l’assegno unico universale, da richiedere dal 1° luglio 2021.

Si tratta, però, di pochi interventi nella prospettiva di una riforma ad ampio raggio d’azione che porti alla tanto attesa revisione della tassazione sui redditi da concretizzare con la rimodulazione delle aliquote IRPEF.

Conto corrente: la patrimoniale colpirà i depositi?

Ad ogni modo, il problema deficit sussiste e va affrontato. Le possibilità all’orizzonte si muovono verso una patrimoniale a due strade: prelievo forzoso o un’imposta sui patrimoni, come ad esempio, titoli, case, aziende e via dicendo. Al nuovo esecutivo Draghi spetterà, nel caso, la scelta.

Non si esclude un’applicazione dell’imposta in modo differente, ad esempio, solo con riguardo ai depositi bancari, immobili, titoli, etc. Potrebbero essere varate tutte le misure o in alternativa optare per l’applicazione di un’imposta unica o, diversamente, una progressiva sui patrimoni, a discapito dei titolari di ricchezze maggiori. Chissà.

Per certo, la via più facile sembrerebbe proprio questa. Nelle tasche dello Stato potrebbero rientrare con un solo click i fondi necessari a coprile la crescita del deficit pubblico italiano.

Basta andare a ritroso nel tempo, fino agli anni 90, per avere un’idea di cosa stiamo parlando.

Più precisamente al 10 luglio 1992, quanto l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuliano Amato, autorizzò il prelievo forzoso retroattivo del 6 per mille dai conto correnti delle banche italiane, legittimato con decreto d’urgenza pubblicato alla mezzanotte tra il 10 e l’11 luglio.

Dunque, timori del tutto fondati quelli dei correntisti che potrebbero ancora una volta essere chiamati in causa per riequilibrare il debito pubblico nazionale nell’ipotesi di prelievo forzoso.

Ma le conseguenze di una tassazione “per i ricchi” sono anche altre. Per questa via, si alimenterebbero le diseguaglianze sociali e la fuga all’estero degli investitori nazionali. Cosa di non poco conto.

Conto corrente: la proposta di una patrimoniale sui depositi

Lo spettro patrimoniale aleggia nell’aria già da un po’di tempo a questa parte. Su iniziativa libera di Matteo Orfini, deputato del Partito Democratico, e di Nicola Fratoianni (Leu) aveva preso piede la proposta dell’introduzione di una patrimoniale

L’idea di partenza era quella di applicare un’imposta sui redditi più alti, cosiddetti patrimoni grandi, nella misura percentuale dello 0.2%, solo per i patrimoni dai 500.000 euro fino ad un milione, per poi aumentare fino al 2% per quelli di importo superiore ai 50 milioni di euro. L’asticella si sarebbe spostata al 3% per i stratosferici patrimoni di oltre un miliardo di euro.

Nonostante le similitudini con l’idea avanzata dal FMI, la proposta Orfini-Fratoianni fu stroncata sul nascere. Il Partito Democratico puntualizzò con una nota come il provvedimento non impegnasse il gruppo nella sua interezza ma fosse frutto di un’iniziativa individuale e libera.

Sulla stessa scia di disaccordo anche i Cinquestelle. Il Ministro Luigi Di Maio si era dimostrato irremovibile sulla questione: “Mai nessuna patrimoniale, soprattutto in questo momento di crisi per le nostre imprese e le famiglie”. Chissà se il pensiero rimane tutt’ora lo stesso.

La patrimoniale implicita nel conto corrente

In attesa di quella che sarà la sorte della patrimoniale, bisogna precisare che il conto corrente già risente in maniera massiccia dell’aumento delle spese riguardanti la gestione e l’utilizzo dei servizi ad esso connessi. Una recente indagine condotta da Bankitalia può fornire un valido aiuto nel comprendere a quanto ammontano tali costi.

Nell’anno 2020, periodo in cui ha preso piede la pandemia, si ravvisa una crescita di circa 88.5 euro del costo medio di conto corrente, in rapporto al 2019.

A subire le più importanti maggiorazioni sono state le spese fisse.

In particolare, quelle imputabili ai prelievi allo sportello, il canone annuo, le commissioni di bonifico ed assegni. Poco interessare dagli aumenti sono state le spese variabili. Per queste si registra un incremento di un terzo rispetto al 2019.

Una rilevazione dalla quale scaturisce una duplice osservazione. Continuare a mantenere i risparmi fermi, depositati sul conto corrente genererebbe una perdita considerevole di denaro ma, è pur vero che, se il conto presenta poca moneta non si riuscirebbe a pagare le varie spese.

Tuttavia, le riflessioni possono ancora spaziare. Nel 2022, quanto diventerà operativa la norma che vieta i pagamenti oltre la cifra di 999.999 euro, il costo delle operazioni per i correntisti aumenterà sensibilmente

Pagamenti di importi minori farebbero aumentare il numero di operazioni di prelievo. Si preleva più volte e ogni volta sarà pagata una commissione. 

Anche chi utilizza forme di pagamento diverse dal denaro contante si trova nella stessa situazione. Se le commissioni su bonifici ed assegni aumentano, c’è poco da fare in entrambi i casi.

Conto corrente: l’imposta di bollo è una patrimoniale

Una patrimoniale sulla patrimoniale è questo che preoccupa i correntisti. Già, perché di per sé i costi di conto corrente sono comunque troppi.

In ultimo, qualche giorno fa gli italiani si sono visti scalare dal conto corrente la cifra pari all’imposta di bollo, lo 0,2% sul denaro depositato o investito. La preoccupazione è che sia proprio tale percentuale a dover, nell’eventualità, subire un incremento.

Per il momento, l’importo massimo dell’imposta che può essere prelevata sui conti è di 14.000 euro per le imprese e 1.200 per i privati. Nel caso si optasse per una triplicazione della percentuale, si arriverebbe allo 0.6%, tanto caro al governo Amato, con un prelievo dal conto corrente di 3.600,00 euro, per i privati, solo per l’imposta di bollo.

Poiché i depositi sui conti correnti di migliaia di cittadini italiani sono aumentati in questi anni dominati dalla pandemia, a discapito dei consumi praticamente calati, la batosta sarebbe alquanto evidente per i correntisti.