Con la pandemia Covid-19 iniziata nel 2020 abbiamo assistito ad una vera e propria crisi economica che ha toccato quasi tutti i settori commerciali. 

Le imprese sono state travolte da problemi di ogni genere ed hanno combattuto una battaglia incredibile per riuscire a tenere duro e non arrivare al default totale.

Purtroppo, non tutti ce l’hanno fatta: sono moltissimi gli imprenditori, i commercianti e le ditte individuali che si sono arrese e hanno chiuso i battenti nel periodo che va da marzo 2020, mese in cui è iniziato tutto, fino ad oggi.

Siamo stati travolti da questa inevitabile onda distruttiva che nessuna si aspettava. 

Fortunatamente, sin da subito, il governo si è attivato ed in breve tempo sono arrivati aiuti concreti tramite i famosi DPCM. Per molti questa è stata l’occasione per scoprire il vero significato di questa sigla che, fino a questo momento, era un argomento di poco interesse per la maggior parte della gente. 

In men che non si dica ci siamo ritrovati seduti sul divano ad aspettare il Presidente del Consiglio dei Ministri che puntualmente annunciava il nuovo decreto con novità, divieti, restrizioni e benefici. 

Il governo ha quindi approvato una pioggia di piccoli aiuti iniziali che, con il passare del tempo, si sono trasformati in bonus fiscali, contributi di ogni genere, aiuti per categorie commerciali, per società o per imprenditori, finanziamenti e contributi a fondo perduto.

Ed è proprio su quest’ultima categoria che ci vogliamo soffermare. 

Cosa si intende per “contributo a fondo perduto”?

Si è iniziato a parlare di contributo a fondo perduto con il decreto Rilancio n.34 del 19 maggio 2020. Poi sono stati approvati diversi altri contributi nei decreti successivi. 

I contributi a fondo perduto sono aiuti economici erogati dall’agenzia delle entrate come somma di denaro. In alternativa, a volte, essi si presentano anche sotto forma di credito d’imposta a tutti i contribuenti titolari di partita iva o società che svolgono l’esercizio di arti o professioni e che risiedono o sono stabiliti in territorio italiano. 

In poche parole, si tratta di un bonus economico che non dovrà mai essere restituito (da qui la definizione “a fondo perduto”) ed è stato istituito proprio come aiuto diretto e immediato per una prima emergenza nelle inevitabili difficoltà avute dopo il lockdown. 

Come si ottiene il contributo?

La domanda può essere fatta tramite una semplice istanza da inviare online sul sito dell’agenzia delle entrate, in autonomia o con l’aiuto di un professionista incaricato. 

Dopo la presa in esame e l’approvazione da parte dell’agenzia delle entrate, avverrà il bonifico della cifra richiesta.

Tutto questo avviene in brevissimo tempo: in genere, dal momento dell’invio della domanda alla liquidazione dell’importo con bonifico bancario, si aspetta circa un mese. 

L’importo che viene erogato è stabilito secondo un calcolo effettuato seguendo le modalità indicate dal decreto di riferimento. 

Ogni contributo ha modalità di calcolo simili ma con raffronti e aliquote diverse. 

Come avviene il calcolo per ottenere la cifra del contributo?

Dopo aver individuato i due periodi di tempo che la normativa chiede di mettere a confronto, è necessario indicare i totali dei due fatturati. 

Una volta rilevata l’eventuale perdita che ne deriva, si utilizza la percentuale indicata nelle istruzioni per effettuare il calcolo del bonus. 

Per quanto riguarda i periodi di riferimento, questi variano ad ogni bonus concesso. Per esempio, inizialmente viene messo a confronto il fatturato annuo del 2019 con quello del 2020 e, successivamente, vengono paragonati anche i dati dei periodi semestrali dello stesso anno o di anni differenti. 

Si tratta di un conteggio che mira ad evidenziare i reali problemi che un’azienda o una ditta individuale ha dovuto subire in termini di perdite di fatturato ed incasso nel periodo che va dallo scoppio della pandemia ad oggi. 

Tutto ciò ha portato agli imprenditori una boccata d’ossigeno, seppur piccola. Nella maggior parte dei casi, infatti, non si tratta di cifre particolarmente rilevanti, anzi, a volte corrispondo ad un importo pari a 1.000 euro per le ditte individuali e 2.000 per le società. In alcuni casi però, anche se poco, questo è servito ad evitare il peggio. 

Ultimo step: introduzione al contributo perequativo 

Grazie ai vari decreti Sostegni, Rilancio, Ristori e Ristori bis, sono stati liquidati moltissimi contributi a fondo perduto nel corso dell’anno 2020 e in parte anche nel 2021. 

Come sappiamo già, i settori economici più penalizzati della pandemia sono stati soprattutto quelli appartenenti alla parte più “ricreativa” come per esempio la ristorazione, i bar e i locali, le discoteche, i teatri, i cinema, ecc… 

Per queste categorie sono state previste spesso aliquote di calcolo maggiori rapportate all’importo del fatturato dichiarato e, di conseguenza, in base alla perdita registrata, alcune categorie hanno beneficiato di contributi mirati sulla base del codice di attività e dei periodi di chiusura subiti. 

In ogni caso, per tutti i soggetti che hanno subito danni economici post pandemia, c’è stata la possibilità di richiedere i contributi a fondo perduto. Ora, come ultimo step, si ha la possibilità di ottenere un ulteriore importo come saldo delle precedenti liquidazioni. 

Contributo a fondo perduto perequativo: di cosa si tratta?

Il 29 novembre l’agenzia delle entrate ha emesso il comunicato stampa Prot. n. 336196/2021 nella quale definisce tutte le modalità e i requisiti necessari per inoltrare la richiesta del contributo perequativo.

Come abbiamo già specificato, il contributo a fondo perduto non si dovrà mai restituire. 

Con il termine “perequativo” si intende con distribuzione equa e a conguaglio dei conti precedenti, ed ha lo scopo di eliminare errori, omissioni o irregolarità nei precedenti conteggi. 

Il contributo perequativo non è altro che un importo “a saldo” che si potrà ottenere nel caso in cui ci sia una differenza tra il calcolo di quanto effettivamente spetterà e la somma dei contributi ottenuti precedentemente. 

La novità sostanziale nel calcolo di questo contributo la troviamo nel fatto che la somma dei contributi precedenti andrà decurtata direttamente dal risultato del peggioramento di fatturato e NON dall’importo del contributo totale calcolato. 

Chi può fare richiesta del contributo e quali sono i requisiti? 

Possono accedere tutte le società, le ditte individuali e le ditte agricole ad oggi residenti o stabilite in territorio italiano e titolari di partita iva attiva alla data del decreto n.73/2021. 

Qui di seguito tutti i requisiti fondamentali necessari per ottenere il contributo:

  • Invio della dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2020 entro il 30 settembre 2021 
  • Essere in regola con l’invio delle dichiarazioni per l’anno 2019
  • Il fatturato per l’anno 2019 deve essere inferiore ai 10 milioni di euro
  • Il peggioramento del risultato economico relativo all’anno 2020 rispetto a quello del 2019 dovrà essere uguale o maggiore del 30% 

È importante sottolineare che si dovrà avere sottomano l’importo dei precedenti contributi a fondo perduto incassati, in modo da effettuare una differenza e capire se effettivamente c’è un saldo spettante e in che misura. 

Potrà accedere al contributo anche chi, per qualsiasi motivo, non ha richiesto i contributi precedenti, ottenendo così una buona gratifica. 

Quali soggetti sono sicuramente esclusi del contributo perequativo?

Ovviamente sono esclusi tutti i soggetti che NON rispettano esattamente i requisiti sopra indicati. 

Inoltre, al momento restano escluse anche le aziende con esercizio fiscale non coincidente con l’anno solare e cioè che hanno la chiusura di bilancio così detta “a cavallo dell’anno”. 

In questo caso, non avendo potuto effettuare la dichiarazione dei redditi entro il 30 settembre 2021, si profila quasi sicuramente una ingiusta esclusione. Per questi soggetti, si spera quindi, in una norma su misura dell’ultimo momento che però per adesso si rende di difficile realizzazione. 

Per tutte le società che chiudono l’anno fiscale al 30 giugno o al 30 settembre diventa quasi impossibile rientrare nel contributo a causa dei diversi ostacoli normativi da affrontare, primo tra tutti l’invio non ancora effettuato della dichiarazione dei redditi 2020. 

Con il comunicato stampa del 29 novembre 2021 dell’agenzia delle entrate si conferma un ulteriore contributo riferito alle attività che hanno subito una chiusura totale per almeno 100 giorni nel periodo di pandemia, quindi discoteche, palestre, cinema, teatri e piscine. 

In questo caso la richiesta deve essere inviata dal 2 dicembre 2021 al 21 dicembre 2021.

Facciamo un esempio di calcolo

Qui di seguito le percentuali da utilizzare riferite ai redditi anno 2019:

  • Contributo del 30% con fatturato fino al 100.000 euro
  • Contributo del 20% con fatturato compreso tra 100.001 e 400.000 euro
  • Contributo del 15% con fatturato compreso tra 400.001 e 1.000.000 euro
  • Contributo del 10% con fatturato compreso tra 1.000.000 e 5.000.000 euro
  • Contributo del 5% con fatturato compreso tra 5.000.001 e 10.000.000 euro 

Poniamo il caso che un soggetto ha un fatturato del 2019 pari a 200.000 euro e un fatturato del 2020 pari a 100.000 euro. In questo caso il peggioramento del fatturato è del 50%, quindi il contributo gli spetta in misura del 20%.

Il soggetto in questione ha subito una perdita del 50% pari a 100.000 euro. Dovrà quindi decurtare da questo importo il totale dei contributi già ricevuti ed applicare la rispettiva percentuale (in questo caso pari al 20%). Si otterrà così l’importo a saldo del contributo spettante. 

Come svolgere tutti i passaggi nel modo corretto! 

Sono state messe a disposizione nel sito dell’agenzia delle entrate sia il modello che le istruzioni. 

Il consiglio migliore è quello di rivolgersi sempre a professionisti del settore, quindi commercialisti o soggetti indicati allo svolgimento di pratiche simili in grado di destreggiarsi nel migliore dei modi in questa rete di informazioni, decreti, norme, calcoli e quant’altro. 

Ricordiamo che tramite l’identità digitale Spid è sempre possibile collegarsi al sito dell’agenzia delle entrate e inviare in autonomia l’istanza attraverso il canale dedicato.

Sarà necessario inserire tutti i dati fiscali richiesti in modo corretto, i quali ovviamente dovranno coincidere con le dichiarazioni dei redditi del 2019 e 2020 inviate in scadenza. 

Per chiunque fosse interessato, avrà 30 giorni di tempo per l’invio della domanda a partire dal 29 novembre 2021, giorno in cui l’agenzia delle entrate ha aperto il canale telematico, fino al 28 dicembre 2021.