L’attuale crisi di governo ci pone numerosi quesiti, uno di questi riguarda proprio i promessi bonus INPS proposti tramite Decreto Ristori. Ricordiamo che è stato predisposto dal governo uno scostamento di bilancio di 32 miliardi per sostenere la ripresa dell’economia italiana, ma l’attuale crisi di governo può renderne instabile l’attuazione. E sale l’impegno dei sindacati. Il Premier Conte ha da poco dato le dimissioni e l’instabilità aumenta, preoccupando non poco gli italiani, specie quelli in attesa dei bonus promessi.

Crisi di governo e bonus INPS: cosa chiedono i sindacati

In questi giorni le proteste di settore sono in aumento: baristi e ristoratori di Chiaravalle e limitrofi sono scesi in piazza, perché non riescono più a sostenere le spese per le attività, chiuse da mesi. Sostenuti da Confindustria e Federturismo, sono stati in 1500 gli esercenti a manifestare per chiedere di poter riaprire le attività. Sono scese in piazza in un'altra occasione anche le donne del settore gioco legale, il cui lavoro è stato completamente sospeso in questi mesi.

Vengono talvolta criticate anche le mosse di business volte a far crescere le multinazionali del settore alimentare, a scapito dei piccoli rivenditori o i negozi singoli. Attività e sindacati chiedono di riaprire in molte regioni per evitare il tracollo dell’intero settore, che è, oltretutto, caratteristico del nostro paese.

Sui social sono nati hashtag come #ioapro e movimenti che propongono un “DPCM autonomo”. Già il 14 febbraio si parlava di come la crisi di governo può influenzare in modo negativo sull’arrivo dei ristori e i bonus INPS:

“La crisi di Governo in atto in queste ore non può e non deve assolutamente mettere in discussione tutte le misure promesse per attenuare la crisi economica che le nostre aziende soffrono da ormai un anno e di cui, purtroppo, non si vede ancora la fine”

La Sardegna, per esempio, in zona arancione, ha “subito un grave colpo” al settore ristorazione e turismo, e si chiede una veloce convocazione dei sindacati. I sindacati, in tutta Italia, chiedono al governo di sospendere ancora i licenziamenti, per ora le misure sono state prese per evitare licenziamenti collettivi fino al 31 gennaio.

Bonus INPS: il reddito di emergenza, nonostante la crisi di governo.

Nonostante la crisi di governo in corso, i bonus INPS arriveranno anche sotto forma di reddito di emergenza. Il contributo economico è da distribuire alle famiglie con grave disagio, ed è stato prorogato fino a 5 mensilità. Al momento non è certo cosa succederà per febbraio, anche alla luce dell’attuale crisi di governo in corso.

I dati sul reddito di emergenza ci dicono che è stato richiesto da 700mila persone per 4 mesi, nel 2020. Attività chiuse e persone ferme senza lavorare hanno causato una richiesta elevata di questa forma di sussidio. Il bonus INPS relativo al reddito di emergenza per gennaio sta tardando: la data fissata era per il 14-15 gennaio, ma non si sa ancora nulla.

Lo scenario di crisi di governo a cui stiamo assistendo potrebbe essere una delle cause del ritardo. L’INPS comunque ha comunicato che il bonus spetta a chi ha fatto richiesta entro il mese di novembre e ha ricevuto la quota del quarto mese durante dicembre 2020. Non si prevedono ulteriori bonus mensili per chi ha ricevuto in automatico due mensilità tra novembre e dicembre.

Oltre al reddito di emergenza, tra i bonus INPS ricordiamo il reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza. In entrambi i casi è possibile fare domanda sul sito ufficiale, valutando prima di tutto se si rientra con i requisiti in chi, di diritto, può accedere al bonus.

Bonus INPS da richiedere nonostante la crisi di governo

Oltre al reddito di emergenza, sono molti altri i bonus INPS messi a disposizione al cittadino. Per quanto riguarda per esempio la Naspi ordinaria, l’accredito arriverà entro il 27 gennaio.

Ci sono alcuni bonus INPS specifici in arrivo, come i 1000 euro offerti nella regione Lombardia a tutti i lavoratori autonomi. In questo caso sono stati rilasciati 18 milioni in totale per i possessori di Partita Iva. Il piano è stato approvato dalla Regione Lombardia dopo la proposta di Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo Economico.

La regione, una delle più colpite dalla pandemia di Covid-19, ha subito duri colpi all’economia su tutti i fronti, e le attività ne hanno risentito e ancora faticano a riprendersi. Si tratta di uno scenario in cui i bonus INPS e non solo, si rendono necessari.

Dal primo al 5 febbraio i lavoratori potranno richiedere questi 1000 euro a fasce orarie, in base al settore a cui fanno riferimento, sul sito ufficiale della Regione. Nel frattempo, molte regioni stanno aspettando o chiedendo di passare in zona da arancione a gialla, o da rossa a arancione, per poter riaprire le attività.

Quest’anno sono stati confermati dall’INPS i Bonus Bebè già stanziati per lo scorso anno. Si tratta di un assegno di natalità che le famiglie possono chiedere dalla nascita fino al compimento di un anno di età, con versamento regolare ogni mese. La domanda è da fare entro 90 giorni dalla nascita o dall’adozione del figlio. La cifra dipende comunque dal calcolo del reddito ISEE.

Per le famiglie, è ancora possibile anche accedere al bonus babysitter, proposto sempre tra i bonus INPS. Le informazioni sono contenute e aggiornate nel sito ufficiale, occorre rimanere aggiornati, perché a quanto abbiamo già visto, le cose cambiano velocemente.

Crisi di governo e Ristori: i bonus INPS saranno sufficienti?

Il Decreto Ristori 5 prevedeva: bonus a tutte le partite iva, in forma di contributi a fondo perduto, nuova sospensione delle cartelle esattoriali, scelta anche per evitare il sovraffollamento e la formazione di code agli sportelli per i pagamenti. La sospensione per ora è prevista fino a fine mese, al 31 gennaio.

Con la crisi di governo però, è alto il rischio di veder saltare o non applicare le novità introdotte dal Decreto Ristori 5. La preoccupazione è alta, e molti si domandano se effettivamente i bonus INPS potranno in generale avere un impatto positivo sulla ripresa ed essere un valido sostegno per le famiglie italiane.

Con l’instabilità di governo e le dimissioni del Premier Conte, ci si preoccupa delle attese e i ritardi di applicazione dei ristori, e si attendono novità anche per quanto riguarda la situazione, regione per regione, dell’andamento del Covid-19, con ripercussioni anche economiche.

Tra il 2020 e l’inizio del 2021 sono molte le attività che si sono viste costrette a chiudere battente, a causa della grave crisi economica innescata dal Covid-19, e i prossimi giorni saranno cruciali per gli equilibri politici e economici del paese.

Si spera nei bonus INPS e intanto si affronta la crisi di governo: i dati del 2020

In questo scenario, vanno ricordati i dati relativi alle imprese italiane, riferiti al 2020. Durante un anno così nero, sono state ben 390.000 le imprese a chiudere. Sono crollati i consumi, del 10,8%, mentre le nuove aperture durante l’anno sono state solo 85.000.

Confcommercio ha stimato la perdita di 44 mila posti di lavoro in ambito commerciale. Tra i settori prettamente commerciali più colpiti, rientrano anche il settore dell’abbigliamento e quello della distribuzione del carburante. Tra i servizi, settore alberghiero e turistico hanno visto una recessione senza precedenti.

Per fortuna ci sono alcune aziende che assumono anche nel nostro territorio, ma comunque i posti di lavoro persi durante l’emergenza sono stati moltissimi. Senza contare che il calo delle nuove assunzioni è arrivato fino ad un 83% in più rispetto al 2019. Per quanto riguarda i settori collegati all’arte, allo spettacolo, all’intrattenimento e allo sport, si è stimata la sparizione di un’impresa su tre.

Quali sono le previsioni per il futuro? Sti stima una disuguaglianza economica che vedrà entro il 2030 una disparità tra ricchi e poveri enorme, in tutto il mondo. In un certo senso si pensa che i ricchi guadagneranno di più e recupereranno più in fretta dalle conseguenze della crisi, mentre i poveri si impoveriranno sempre di più, fino a guadagnare mediamente meno di 5,50 dollari al giorno.

Con la crisi, le donne avranno i danni economici maggiori: il tasso occupazionale femminile è sceso e continuerà a scendere, in modo preoccupante. Si stima che in Italia il 56% dei posti di lavoro persi nel nostro paese erano ricoperti da donne. La pandemia ha escluso dal mercato del lavoro una fascia di popolazione che già prima era in difficoltà. Hanno un aumento percentuale dell’8,5% in più le donne inoccupate nel 2020, che scelgono di lasciare il lavoro o non ne cercano.