In questi giorni tutti i lavoratori hanno ricevuto la Cu, la Certificazione Unica 2021, il cui termine ultimo per l’invio era il 31 marzo.

Cosa fare se un datore di lavoro o un committente, nel caso delle P.Iva, non l’ha consegnata? In realtà non è un grosso problema per il lavoratore in sé ma quest’ultimo può farlo presente, prima di tutto al datore di lavoro e poi all’Agenzia delle Entrate.

Scopriamo di cosa si tratta e come fare la segnalazione. 

Cos’è la Cu e a cosa serve?

La Cu o Certificazione Unica è il nuovo nome dato all’ex modello Cud (Certificato Unico Dipendente) e viene consegnata dai datori di lavoro a tutti i propri dipendenti ma anche ai lavoratori autonomi in p.iva o pagati con ritenuta d’acconto nell’anno precedente alla compilazione del modulo.

La Certificazione Unica non è altro che un documento fiscale che prova la percezione di un reddito da parte di un contribuente. Il modello è valido sia per i lavoratori dipendenti che per gli autonomi, per i pensionati o, ad esempio, per i disoccupati. 

La Cu serve essenzialmente per certificare i redditi da lavoro dipendente e assimilati corrisposti dal datore di lavoro (che è il sostituto d’imposta) al lavoratore (il sostituito) nel corso del periodo d’imposta 2020. In questo modo i lavoratori possono presentare il o i cu ricevuti e utilizzarli per la dichiarazione dei redditi. 

Anche l’INPS, in quanto sostituto d’imposta, è tenuto a preparare il Cu di tutti i titolari di pensioni ed altre prestazioni. In questo caso, però, l'Inps non è tenuta ad inviarlo al pensionato o a chi ha ricevuto prestazioni a sostegno del reddito. Il documento è consultabile nella propria Area personale sul sito dell'Istituto. C'è la possibilità di riceverla anche in altro modo ma si deve fare richiesta all'Inps. 

Certificazione Unica 2021: le novità

Tra le principali novità della Certificazione Unica 2021 vi è l’imposizione di un’unica scadenza che inizialmente era segnata al 16 marzo e che poi è slittata al 31 marzo (comunicata in un comunicato stampa del MEF tre giorni prima della scadenza).

Entro tale data ogni datore di lavoro o committente doveva presentare sia all’Agenzia delle Entrate che al lavoratore la Cu relativa al lavoro svolto nel corso del 2020. 

Chi deve emettere la Cu

La Cu è emessa da qualsiasi soggetto che ne abbia pagato un altro per lo svolgimento di una prestazione lavorativa. 

Più precisamente, secondo quanto indicato nelle istruzioni dall’Agenzia delle Entrate  pubblicate online:

Sono tenuti alla presentazione delle Cu coloro che nel 2020 hanno corrisposto somme o valori soggetti a ritenuta alla fonte. Sono altresì tenuti ad inviare il flusso coloro che nel 2020 hanno corrisposto contributi previdenziali e assistenziali e/o premi assicurativi dovuti all’Inail. 

Inoltre, sempre secondo indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, deve essere presentata dai soggetti "che hanno corrisposto somme e valori per i quali non è prevista l’applicazione delle ritenute alla fonte ma che sono assoggettati alla contribuzione dovuta all’INPS."

Sono tenute alla compilazione anche "tutte le Amministrazioni sostituti d’imposta comunque iscritte alle gestioni confluite nell’INPS gestione Dipendenti Pubblici, nonché gli enti con personale iscritto per opzione all’INPS gestione Dipendenti Pubblici. La dichiarazione va compilata anche da parte dei soggetti sostituti d’imposta con dipendenti iscritti alla sola gestione assicurativa ENPDEP."

Libero professionisti e Cu: quando devono compilarla

Sono tenuti alla compilazione della Certificazione Unica anche tutti i libero professionisti che hanno versato importi per lavoratori dipendenti o per collaboratori esterni nel corso dell’anno di riferimento (in questo caso il 2020). 

È bene ricordare, però, che c’è una differenza tra lavoratore autonomo in regime forfettario ed ordinario. 

Per il regime forfettario sarà obbligatorio presentare la Cu dei soli dipendenti. Per il regime ordinario bisognerà farlo per i dipendenti e i collaboratori. 

Quindi, tutti i lavoratori autonomi con p.iva che non hanno né dipendenti né collaboratori non sono tenuti alla compilazione della Cu. 

Al contrario, essi saranno i percipienti delle Cu compilate da parte dei loro committenti del 2020. 

Inoltre, tutti i committenti privati (quindi chi non ha un’azienda o una p.iva) o i committenti esteri non sono tenuti alla presentazione della Cu. Quindi, ad esempio, se un elettricista viene pagato dal Sig. Rossi per un lavoro presso la sua abitazione, il Sig. Rossi, che avrà percepito regolare fattura, ovviamente non sarà tenuto alla presentazione della Cu all'elettricista!

Cu 2021: la scadenza per i lavoratori autonomi

Tutti quei lavoratori autonomi che lavorano in p.iva e che devono presentare la Cu possono farlo secondo altri termini di scadenza. 

Essi possono infatti trasmettere la certificazione unica 2021 all’Agenzia delle Entrate seguendo la scadenza del modello 770 che prevede come termine ultimo il 31 ottobre. Essendo il 31 ottobre 2021 una domenica, quest’anno la data è fissata al 2 novembre. 

Certificazione ordinaria e sintetica: le differenze 

Esistono due tipi di certificazione, l’ordinaria  e la sintetica. 

La prima, l'ordinaria, è quella completa inviata nella sua interezza all’Agenzia delle Entrate da parte del datore di lavoro/ committente. 

La Certificazione Unica sintetica invece è composta da poche pagine ed è quella che viene inviata al lavoratore o pensionato o disoccupato etc. 

Entrambe le versioni della stessa Certificazione Unica vanno inviate entro il 31 marzo 2021. Quindi, da oggi, 1 aprile, si è fuori tempo massimo. 

Cosa fare se si è ricevuta una Cu errata

Può accadere di ricevere la Cu entro i termini ma di accorgersi dell’errata dichiarazione. In questo caso il contribuente è tenuto a dare tempestiva comunicazione a chi ha redatto la Cu, quindi al datore di lavoro o al committente. 

In questo modo il datore può presentare all’Agenzia delle Entrate una richiesta di correzione. 

Cosa fare se non si riceve la Certificazione Unica entro i termini

Si ricorda che il datore di lavoro o il committente è tenuto obbligatoriamente all’invio telematico all’Agenzia delle Entrate e alla consegna (a mano o in via digitale) al lavoratore del modello CU e che deve farlo entro specifiche scadenze già specificate. 

Tuttavia può succedere di non ricevere in tempo questo importante documento.

Soprattutto nel caso dei lavoratori autonomi, può accadere che uno dei committenti non invii la documentazione. 

Cosa fare in questi casi? Ci si può trovare in due situazioni principali: 

  • non si riceve la certificazione e il rapporto di lavoro si è già concluso per termine del contratto o licenziamento o dimissioni
  • non si riceve la Cu e si è ancora dipendente o la prestazione di lavoro autonomo è ancora in atto. 

Nel primo caso si può fare richiesta di ricezione della certificazione unica in qualsiasi momento. In questo caso il datore di lavoro è obbligato a consegnare la Cu sollecitata entro e non oltre 12 giorni dalla richiesta.

Anche nel secondo caso il primo step è quello di sollecitare il datore alla compilazione e all’invio della Certificazione Unica. Infatti il sollecito potrà essere effettuato sia tramite PEC (con posta elettronica certificata che, si ricorda, ha valore legale) sia con raccomandata A/R. Al sollecito seguiranno alcune azioni successive, se non rispettato entro i termini. 

Cosa scrivere nella lettera di sollecito per mancata ricezione della Certificazione Unica

Nella lettera di sollecito sarà sufficiente indicare alcuni dati come il nome e cognome del richiedente, il riferimento al contratto di lavoro o alle modalità di prestazione del lavoro effettuato nel corso del 2020, il nome della società del committente/datore di lavoro. Inoltre è bene indicare una scadenza entro la quale impegnarlo all’invio. 

Cosa fare se non si riceve la Cu nonostante il sollecito 

Se, anche dopo il dovuto sollecito, non si riceve la certificazione entro i termini indicati nella lettera o mail, allora bisognerà procedere alla denuncia all’Agenzia delle Entrate o alla Guardia di Finanza. 

Non è un’operazione necessaria ma facoltativa. Di fatto se alla presentazione delle Cu per la compilazione del 730 o della dichiarazione per i lavoratori autonomi, non si è in possesso di tutte le Cu o esse risultano errate, questo non è per una mancanza del lavoratore ma del datore di lavoro che è l’unico ad essere sottoposto all'obbligatorietà di compilazione per legge. Tuttavia è bene farlo.

Cosa si rischia se non si invia la Certificazione Unica 

Come detto, colui che rischia è il committente o il datore di lavoro. Ma quanto ci rimette? Per certificazione omessa, consegnata in ritardo o anche errata la sanzione pecuniaria è regolata dalla Legge di Stabilità 2016, del Decreto Legislativo 158/2015 e del Decreto Legislativo 151/2015.

Si tratta di una sanzione pari a 100 euro per singola certificazione con limite massimo di 50.000 euro per anno e sostituto d’imposta. 

È bene ricordare che ogni datore di lavoro o committente che, a seguito di un avviso di correzione, provvede all’adeguamento della CU (presentata entro il 31 marzo) sul sito dell’Agenzia delle Entrate  e la invia nuovamente entro 5 giorni, non è tenuto al pagamento di alcuna sanzione pecuniaria. 

Se invece la trasmissione della correzione avviene entro 60 giorni, il committente o datore di lavoro è tenuto al pagamento di una multa di 33,33 euro per singola certificazione con limite massimo di 20.000 euro per anno e sostituto d’imposta. 

Come si paga la sanzione per mancato invio, errore o ritardo della CU? 

In tutti i casi in cui si è tenuti al pagamento della sanzione si dovrà far riferimento al modello F24 con l’indicazione del codice tributo n° 8906 nella sezione Erario.

Mancato invio, omissione o Cu errata: il ravvedimento operoso 

Per fortuna nel sistema giudiziario italiano c’è sempre il modo per “ravvedersi” e pagare quanto dovuto prima di incorrere in sanzioni più severe. È il caso del ravvedimento operoso che non è altro che un meccanismo con il quale il contribuente può spontaneamente regolarizzare sia le omissioni, che eventuali errori o illeciti di tipo fiscale. 

Come avviene? Semplicemente versando quanto dovuto e non pagato in precedenza. L’importo sarà ovviamente maggiorato da una sanzione stabilita, però, in misura ridotta. Ad essi vanno ad aggiungersi anche gli interessi che si calcolano sull’importo non pagato al tasso legale in corso.