Dopo ritardi e proroghe, il tanto atteso testo del Decreto Sostegni bis è arrivato in Consiglio dei Ministri. Una bozza del valore di 40 miliardi di euro discussa e finalmente approvata. Tante le novità per le famiglie e le imprese, dal fisco al lavoro.

La ripartenza economica del Paese, colpito duramente dalla pandemia, deve passare infatti innanzitutto per il lavoro. E la scommessa è implementare delle misure che si mostrino davvero efficaci per rendere l’Italia competitiva, sia a livello delle regioni che fuori dai confini nazionali.

Nonostante infatti le misure previste dalla prima versione del Decreto, l'Italia stenta a ripartire e ad impiegare sinergicamente non solo le risorse che le sono state elargite ma anche quelle di cui dispone.

Ecco le linee guida di quello che si auspica essere il cambiamento che tutti ci aspettiamo,

le misure urgenti per il sostegno alle imprese, al lavoro e alle professioni, per la liquidità, la salute e i servizi territoriali, connesse all'emergenza da COVID-19

come si legge nella prima pagina del testo che presto sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Decreto sostegni bis: i numeri

Il Decreto Sostegni bis diventa legge con nessun voto contrario, 45 astenuti e 375 sì. Conosciuto anche come "decreto per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali", il provvedimento impiega 17 miliardi per imprese e professioni, 9 per la liquidità delle imprese e aiuti sul credito, 4 miliardi a sostegno dei lavoratori.

40 miliardi di euro in cinque capitoli guida: il decreto si concentra sui sostegni per le imprese e l’economia (superando il sistema dei codici Ateco), sul lavoro, sulla salute e sulla sicurezza.

Dispone inoltre una serie di misure per efficientare l’attività degli Enti Territoriali e potenziare la didattica, l’università e la ricerca. Il tutto senza dimenticare la tutela e la valorizzazione dei disabili e delle categorie più in difficoltà.

Decreto sostegni bis: i contributi a fondo perduto

Secondo il governo Draghi l’impatto economico del decreto inizierà a dare i suoi frutti già nel primo trimestre successivo, ma per risultati a lungo termine che testimonino un cambio di rotta durevole e costante nel tempo bisognerà attendere periodi maggiori.

Mentre infatti sono ancora in fase di erogazione gli 11 miliardi stanziati dalla prima versione del Decreto Sostegni, tante sono anche le novità approvate nella seconda versione, soprattutto in tema di contributi a fondo perduto per le partite IVA.

Per chi dispone infatti di una partita IVA, danneggiata dalla crisi pandemica, attiva alla data di entrata in vigore del decreto, sono riconosciute una serie di agevolazioni che si combinano tra loro.

Innanzitutto un nuovo contributo a fondo perduto, riconosciuto automaticamente, di importo pari a quello stabilito secondo le modalità previste dall’art.1 del Decreto Sostegni;

segue poi un contributo a fondo perduto aggiuntivo per le partite Iva che nel 2021 hanno contratto una riduzione di ricavi e compensi non inferiore al 30% rispetto al 2020 e che nel 2019 arrivavano fino ai 10 milioni di euro.

Questa agevolazione assume connotazioni ed erogazioni differenti a seconda che il titolare di partita IVA abbia o meno beneficiato del contributo previsto dalla versione precedente del decreto, e ha un tetto che non può superare i 150.000 euro.

Chi invece non ha beneficiato dell’agevolazione precedente, e ne detiene i requisiti, deve presentare domanda all’Agenzia delle Entrate e ha diritto ad un importo calcolato sulla base delle perdite medie mensili dei ricavi, con percentuali che diminuiscono al crescere dei compensi:

90% fino a 100.000 euro, 70% tra 100.000 euro e 400.000 euro, 50% da 400.000 a 1 milione di euro; 40% da 1 a 5 milioni; 30% da 5 a 10 milioni di euro.

Qualora i beneficiari di questa misura avessero invece già ottenuto la prima tipologia di contributo, la somma spettante risulterebbe dalla differenza tra le due quote. Per calcolare il valore finale il decreto prevede il meccanismo degli scaglioni, con percentuali comprese tra il 60 e il 20%.

Una terza tipologia di contributo a fondo perduto è stata invece pensata per chi ha subìto una riduzione del risultato d’esercizio nel 2020 rispetto a quello conseguito nell’anno precedente.

Decreto sostegni bis per intermittenti, stagionali e turismo

A risentire dell’effetto Covid-19 sono state anche e soprattutto le cosiddette categorie di lavoratori intermittenti.

Specificamente il settore stagionale, gli operatori legati al turismo, i lavoratori a termine occasionali, i pescatori autonomi, rientrano nelle categorie escluse dalla cassa integrazione e per le quali sono previsti incentivi del valore complessivo di 1 miliardo di euro.

In particolare l’Inps ha disposto per i soggetti che già percepiscono l’indennità prevista dal dl n. 41/2021, l’indennità una tantum di 1600; e per i lavoratori agricoli e i pescatori autonomi nuovi bonus di 800 e 950 euro ciascuno.

Tra i soggetti che rientrano nelle categorie di beneficiari dell’indennità di 1600 euro ci sono anche i lavoratori che hanno perso il posto dopo la prima versione del Decreto Sostegni e che rientrano nelle seguenti categorie:

  • dipendenti stagionali appartenenti al settore del turismo e degli stabilimenti termali;
  • dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi;
  • soggetti iscritti al Fondo pensioni dello spettacolo;
  • incaricati alle vendite a domicilio iscritti alla Gestione separata;
  • lavoratori autonomi privi di partita IVA senza contratto;
  • lavoratori intermittenti.

Decreto sostegni bis per lo sport

Nuovi aiuti in arrivo anche per i lavoratori del settore sportivo: oltre alla scadenza prorogata dei bonus precedentemente previsti, il decreto Sostegni bis prevede per i lavoratori dello sport un’indennità di valore compreso tra i 540 e 1600 euro.

Rientrano nella categoria di beneficiari enti, società e associazioni riconosciute dal CONI e i collaboratori di Federazioni le cui attività siano state gravemente incise dagli effetti della pandemia.

La gestione della misura sarà erogata dalla società Sport e Salute S.p.a., la domanda dovrà essere presentata solo da chi non abbia percepito il bonus previsto dal precedente decreto, e rimarranno esclusi coloro che invece già beneficiano del reddito di cittadinanza e/o del reddito di emergenza.

In base ai compensi annui percepiti nel 2019, l’importo sarà determinato su una scala progressiva:

la cifra massima (1600) sarà erogata ai percettori di compensi superiori ai 10.000 euro; a chi aveva conseguito tra i 4000 e i 10.000 euro sarà erogata una cifra di 1.070 euro; e chi invece non aveva raggiunto i 4000 euro si vedrà assegnato un importo di 540 euro totali.

Decreto sostegni bis: le misure previste a favore dei disoccupati

Il presidente del consiglio Mario Draghi ha dichiarato in conferenza stampa che il Decreto Sostegni bis

vale circa 40 miliardi, di cui 17 a imprese e professioni, 9 alle imprese per aiuti sul credito, 4 ai lavoratori e alle fasce in difficoltà.

L’obiettivo su cui lavorare sembra essere infatti quello dell’occupazione, categoria che forse più delle altre necessita interventi incisivi volti a sbloccare il ristagno generazionale in cui da tempo versa il Paese.

In questa prospettiva viene introdotto il contratto di rioccupazione:l’art 41 del Decreto Sostegni bis approva un nuovo bonus assunzioni di cui potranno beneficiare tutti i datori di lavoro, esclusivamente per le assunzioni a tempo indeterminato.

Fino al prossimo 31 ottobre per chi assume disoccupati (e non abbia licenziato nei sei mesi precedenti) è previsto uno sgravio contributivo del 100% per una durata di 6 mesi. L’agevolazione ha un tetto massimo di 6 mila euro ed esclude il settore agricolo e quello del lavoro domestico.

Il contratto di rioccupazione è però legato alla formazione: per una durata massima di sei mesi il lavoratore, precedentemente disoccupato, deve essere formato dall’azienda, che al termine della prova potrà confermarlo o meno. In particolare nel decreto si legge: 

Condizione per l’assunzione con il contratto di rioccupazione è la definizione, con il consenso del lavoratore, di un progetto individuale di inserimento, finalizzato a garantire l’adeguamento delle competenze professionali del lavoratore stesso al nuovo contesto lavorativo. Il progetto individuale di inserimento ha una durata di sei mesi.

Al termine della prova le parti possono recedere dal contratto o decidere di proseguire il rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Novità previste invece sul fronte disoccupazione Naspi. La Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego è una indennità mensile di disoccupazione e corrisponde al 75% dell’imponibile medio degli ultimi 4 anni per stipendi fino a 1.221 euro.

Dalla data di entrata in vigore del decreto e fino al 31 dicembre 2021, per la Naspi è sospesa la riduzione del 3% mensile a partire dal quarto mese di fruizione. A partire dal 2022 l’importo sarà invece calcolato tenendo conto delle riduzioni in relazione ai mesi di sospensione trascorsi.

Tra i 77 articoli del testo definitivo è stato inoltre ampliato il campo di applicazione del contratto di espansione.

Per incentivare l’esodo dei lavoratori vicini alla pensione è infatti stata abbassata la soglia di accesso all’agevolazione: potranno applicare il contratto le aziende con almeno 100 dipendenti (e non più 250 come prevedeva la prima versione del decreto).

Prorogati anche il reddito di emergenza e il divieto di licenziamento.

Per l’anno 2021 si può fare richiesta di ulteriori quattro quote del Rem, per il periodo giugno-settembre 2021. Sicuramente d’aiuto ma di tutt’altro effetto è invece la proroga del divieto di licenziamento fino al 28 agosto per le imprese che chiedono di poter utilizzare la cassa Covid fino al 30 giugno. 

Nonostante la reazione non positiva di Confindustria, il decreto cerca infatti di conformarsi quanto più possibile alle esigenze di un contesto che necessita ormai non più di un cambiamento diffuso e generalizzato ma di un provvedimento mirato e di misure specifiche da adottare per ogni settore di competenza.

Un decreto in parte diverso dal passato, perché guarda al futuro, guarda al Paese che si riapre, ma allo stesso tempo non lascia indietro nessuno. Assiste, aiuta.

commenta Draghi durante la conferenza stampa in cui ha presentato il decreto legge.