In quest'ultimo periodo si è parlato ampiamente del Decreto Sostegno e, si sono toccati temi estremamente importanti, dall'economia per poi passare all'istruzione. Però, non esistono solo i bonus, le partite IVA e le aziende, ci sono anche altre tematiche altrettanto importanti, quali: il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione.

Non sono solo "temi da affrontare e da gestire", sono dei veri e propri nodi da sciogliere: in ballo ci sono migliaia e migliaia di lavoratori e di famiglie. Sicuramente però, una buona notizia c'è! L'articolo 7 del Decreto Sostegno prevede un rafforzamento importante di quello che è il budget destinato alla cassa integrazione! Per il 2021 sono stati stanziati quasi 7 miliardi di euro.

Decreto Sostegno: blocco licenziamenti

Come ben sappiamo, lo scorso marzo 2021, sarebbe stato il termine ultimo per quanto riguarda il blocco dei licenziamenti. La scelta, ricordiamo, fu del precedente Governo Conte.

Il Decreto Sostegno del Governo Draghi, si è espresso anche in questo ed ha annunciato la proroga del divieto di licenziamento - individuale o collettivo - per motivi economici. Tutto questo fino al prossimo 30 Giugno 2021.

Il 30 Giugno, come abbiamo già detto, terminerà il blocco dei licenziamenti generalizzato e, oltre questa tempistica diventerà, diventerà selettivo per poi proseguire fino al prossimo 31 Ottobre. Questo per coloro che hanno accesso agli ammortizzatori sociali ordinari. Quest'ultima data si riferisce quindi a tutti quei datori di lavoro che possono accedere ai trattamenti di Assegno Ordinario (FIS), Cassa Integrazione in Deroga (CIGD) e Cassa Integrazione Salariale Operai Agricoli (CISOA).

Invece, dal primo Luglio fino al 31 Ottobre 2021, il blocco dei licenziamenti coinvolgerà i datori di lavoro che usufruiscono della Cassa Integrazione per le nuove settimane introdotte dal Decreto Sostegno del Governo Draghi.

Ci sono però dei casi particolari dove, il blocco dei licenziamenti, praticamente "si annulla", e sono:

  • Cessione definitiva dell'attività di impresa
  • Fallimento dell'azienda quando non è previsto l'esercizio provvisorio (se ciò dovesse succedere, gli altri rami aziendali sono esclusi dal divieto licenziamenti che riguardano i settori non compresi nello stesso)
  • Per accordo collettivo aziendale (stipulato dai sindacati di livello nazionale)

Blocco licenziamenti: eccezione

Esiste però, un'altra tipologia di licenziamento che rimane attuale: licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Quindi, indipendentemente dal numero dei propri dipendenti, un datore di lavoro, per giusta causa, può licenziare. Art. 3 della Legge 15 Luglio 1996, n°604.

Cassa Integrazione prorogata: capiamone di più

La Cassa Integrazione, da quando questa pandemia da Covid-19 ci ha travolti, è stata un'alleanza incredibile. Ha aiutato tante famiglie e tante aziende.

Il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha discusso a lungo con sindacati e con Confindustria. Sono state esaminate tutte le richieste ricevute fino ad arrivare ad un punto di incontro.

La Cassa Integrazione ha subito tante proroghe: introdotta dal Decreto Cura Italia, è stata poi rinnovata attraverso i Decreti Rilancio, Agosto e Ristori. Infine, per ulteriori 12 settimane dalla Legge di Bilancio 2021. Ovvero, fino al prossimo 31 Marzo 2021, per poi, essere nuovamente, rinviata ancora al 30 Giugno 2021 dal Decreto Sostegno del Governo Draghi.

Proprio una parte dei 32 miliardi previsti dal Decreto, verrà utilizzata per affrontare tale spesa. Rimandandola, ovviamente, era prevedibile che sarebbero serviti fondi - parecchi - da destinare a tale manovra.

Cassa integrazione: quando un datore può richiederla?

Come primo step, il datore di lavoro deve dimostrare la sospensione o, perlomeno, la riduzione della propria attività. Dopodiché, è determinante dimostrare anche che, queste evoluzioni lavorative, sono legate alla pandemia da Covid e, cioè che, quest'ultima, ne è la causa.

Viene inoltre confermato la gratuità per quanto concerne il trattamento di integrazione salariale Covid-19 per quest'ultimi, non è quindi previsto alcun contributo addizionale.

Vediamo più nel dettaglio le tre fasce, si differenziano molto tra loro:

  • Cassa Integrazione: durata massima di 13 settimane (periodo cioè che va dal primo di Aprile al 30 di Giugno 2021) in relazione al trattamento di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO). Sostanzialmente l'Esecutivo ha come obiettivo quello di assicurare la copertura degli ammortizzatori sociali, per ulteriori tre mesi, alle aziende ed alle imprese - vedi industria ed edilizia - che utilizzano, appunto, la CIG Ordinaria. Per 30 Giugno si vuole intendere la "Cassa COVID" generalizzata, dopodiché, si passa a quella differenziata.
  • Cassa Integrazione in Deroga (CIGD): durata massima di 28 settimane (periodo cioè che va dal primo di Aprile al 31 Dicembre 2021) a titolo di Assegno Ordinario (FIS) e Cassa Integrazione in Deroga. Questa seconda alternativa è pensata, e studiata, per le piccole imprese ovvero artigianato e terziario, a prescindere dal numero dei dipendenti. Purtroppo, questa seconda opzione, non è per tutti. Se usate, queste settimane in modo consecutivo, arrivano fino ad Ottobre. Può essere utilizzata anche in forma non continuativa; in questo caso però, può essere dilazionata entro la fine del 2021.
  • Cassa Integrazione Salariale Operai Agricoli (CISOA): concessa per una tempistica massima di 120 giorni e, cioè, nel periodo che va dal primo di Aprile al 31 di Dicembre 2021.
  • Prevista anche l'integrazione della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per gli ex dipendenti Ilva.

Dove richiedere la Cassa Integrazione?

Molto semplicemente, chi ha la necessità di chiedere la Cassa Integrazione, deve rivolgersi direttamente all'INPS. Sarà sufficiente presentare la domanda entro le corrette tempistiche e, cioè, entro la fine del mese successivo a quello, in cui, è iniziata la sospensione, o la riduzione, dell'orario di lavoro. Una volta presentata domanda, e trasmessi correttamente tutti i dati, l'Istituto provvederà al calcolo della cifra spettante e, se tutto risulta apposto, si passerà al pagamento (diretto o saldo).

In fase di prima applicazione, il termine ultimo di decadenza, è fissato entro la fine del mese successivo a quello di entrata in vigore del nuovo del nuovo Decreto e, cioè, il prossimo 30 Aprile 2021. C'è inoltre, una azione molto importante: è infatti possibile richiedere l'anticipazione del trattamento per una percentuale pari al 40% (al datore di lavoro con conguaglio o rimborso dall'Inps, ai sensi dell'articolo 7 Decreto Legislativo num°148/2015). È decisamente un'alternativa che può aiutare non poco.

Il Decreto Sostegno inoltre, ha confermato un'ulteriore metodologia e, cioè: il datore di lavoro, per la Cassa Integrazione Covid, può richiedere il pagamento diretto da parte dell'INPS stesso. Ricordiamo inoltre che, la trasmissione dei dati deve avvenire tramite il flusso Uniemens-CIG. In questo modo, tutti i pagamenti, arriveranno in tempi molto più celeri.

Cassa Integrazione Covid tutto l'anno, si può?

Si, la Cassa Integrazione Covid per tutto l'anno, è prevista! Quest'ultima si distingue nettamente tra Cassa Integrazione in Deroga, Assegno Ordinario e CIGO. La Cassa Integrazione Covid può essere utilizzata senza contributo addizionale: in sostanza, in parole povere, è gratuita. L'obiettivo di quest'ultima è quello di, "accompagnare per mano", le aziende che ne fanno richiesta fino ad arrivare all'operatività della riforma degli ammortizzatori sociali.

Lavoratori in condizioni di fragilità

Il Decreto Sostegno, come è giusto che sia, ha pensato anche alle tutele a sostegno, appunto, ai lavoratori fragili. Vista la situazione pandemica in corso, il Decreto Sostegno ha prorogato alcune misure già precedentemente introdotte.

Ricordiamo che, il Decreto Cura Italia (D. L. n° 18/2020) infatti, prevedeva delle importanti tutele verso tutte quelle persone che, in possesso di validi certificati rilasciati da medici legali, potevano dichiarare di vivere in una condizione alquanto delicata, come: immunodepressione, patologie oncologiche o pazienti in cura (terapie salvavita). Ovviamente, sono inclusi anche i possessori della Legge 104/1992 (art. 3, comma 3).

Questo riguarda sia i dipendenti pubblici sia i dipendenti privati. Non vengono fatte distinzioni.

L'articolo 15 del Decreto Sostegno, prolunga anche in questo caso - fino al 30 di Giugno 2021 - tutte le norme introdotte e, cioè:

  • Smart Working: i lavoratori fragili hanno diritto al lavoro da remoto, presso cioè la propria abitazione. Nel caso in cui la propria professione non lo permetta, è possibile anche, attribuire al dipendente, una diversa mansione di competenza. L'importante è che sia nella stessa categoria o area di inquadramento. Anche la formazione professionale è intesa come smart working.

Quando il lavoratore agile non può smart working

Anche questo è un punto importante da prendere in considerazione. Si dà per scontato che tutti possano lavorare da remoto senza alcun problema. Purtroppo, non è così!

Non tutte le professioni permettono di lavorare dalla propria abitazione. Per cui, in casi come questi, l'assenza dal lavoro del lavoratore agile, è equiparato al ricovero ospedaliero. Quest'ultimo deve essere prescritto dalle competenti autorità sanitarie.