Lo spettro dell'IMU sulla prima casa comincia ad aggirarsi ed arrivano le prime proposte concrete di riforma fiscale sul tavolo del governo Draghi.

Tra le proposte proprio un aumento della tassazione immobiliare, che dovrebbe risanare il fisco.

A premere per l’introduzione dell’IMU sulla prima casa sono: da un lato la Banca d’Italia e dall’altra l'Unione Europea. Secondo le quali un aumento della pressione fiscale sugli immobili, alleggerirebbe la tassazione sul lavoro.

Vediamo in che modo si concretizzano le proposte di aumentare la tassazione sulla prima casa e quando potrebbero entrare in vigore.

Le manovre della UE sul fisco italiano

Iniziano tempi duri per i proprietari di immobili. Il nuovo esecutivo guidato da Draghi ha fatto sapere subito che tra le prime cose da riformare in Italia vi è la tassazione sugli immobili.

Il nuovo governo filo-europeista ha già pronta l’attuazione del piano voluto da  Bruxelles, che in un intervento del 2020 all’Ecofin, lamentava proprio la tassazione immobiliare italiana. L’attuale sistema tributario non applica, secondo la UE, la giusta pressione fiscale sugli immobili, soprattutto la prima casa, e si riversa invece sui lavoratori.

Nel 2019 la Commissione Europea aveva deferito l’Italia alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, proprio per non aver modificato le agevolazioni sull’IMU prima casa.

Un’agevolazione in particolare fece storcere in naso all'Europa, secondo la quale i cittadini italiani residenti all’estero, che acquistano un’abitazione sul territorio italiano, possono usufruire dello sconto sull’IMU per la prima casa.

Le agevolazioni che l’Italia applica sulla prima casa sono, secondo la UE, discriminatorie e basate su criteri, come la cittadinanza, che non tengono conto del reddito.

Quello che l’Unione Europea si auspica è che l’Italia possa vedere presto una tassazione della prima abitazione forgiata su un sistema impositivo progressivo, basato sul reddito. In poche parole, una nuova IMU prima casa!!!

Bankitalia pretende l’IMU prima casa

Ma se dalla UE arrivano lamentele insistenti per l’introduzione dell’IMU prima casa, gli attacchi al settore immobiliare hanno trovato di recente un altro rappresentante autorevole nella Banca d’Italia.

Quella di Bankitalia è una proposta concreta esposta da Giacomo Ricotti, Capo del Servizio Assistenza e Consulenza fiscale, dinanzi alle Commissioni Finanze di Camera e Senato, il 12 gennaio scorso.

Ascoltato proprio a proposito della riforma fiscale, Ricotti ha affermato che l’unica soluzione per riformare l’IRPEF è l’introduzione dell’IMU sulla prima casa

Questa manovra permetterebbe al governo, da un lato, di trovare i fondi per risanare l’IRPEF e, dall’altro, di accontentare la UE è la Banca d'Italia.

In parole povere, se la UE chiede l’IMU, Bankitalia la pretende!

L’introduzione dell’IMU sulla prima casa diventa ipotesi concreta, adesso che la proposta è arrivata formalmente da uno degli organi più importanti del paese: la Banca d'Italia.

Draghi del resto, ex governatore della Banca Europea e di Bankitalia, ha già confessato di condividere questa visione sulla tassazione immobiliare italiana.

Nel sui discorso al senato ha chiarito che il suo obiettivo è lo sgravio fiscale dei lavoratori, a dispetto dell'aumento delle tasse sugli immobili. 

Insomma quel che sembra certo è che il nuovo Premier, che ha rapporti preferenziali tanto con l’Europa quanto con Bankitalia, aumenterà la pressione fiscale sugli immobili.

Quindi, chiamate o meno IMU, sono in arrivo nuove tasse sulla prima casa: restano pochi dubbi!

Chi paga oggi l’IMU

Aspettando notizie sulla riforma fiscale italiana in materia di tassazione immobiliare, cerchiamo di capire attualmente che cosa è l’IMU, come si calcola e chi ne è esente.

L’IMU, ovvero la tassa sugli immobili deve essere pagata da chiunque sia proprietario di un terreno, un immobile o un'area edificabile.

Sono escluse attualmente dal pagamento di questa tassa le prime case non di lusso, ovvero che si collocano al di fuori delle categorie catastali A\1 A\8 A\9.

Le abitazioni in queste categorie, invece, sono categorizzate come abitazioni di lusso e devono pagare l’IMU, anche se hanno diritto ad agevolazioni e pagano un’aliquota più bassa, al 4 per mille.

La Legge di Bilancio 2020 ha anche stabilito che sono esenti dal pagamento dell’IMU gli immobili, riconosciuti come case familiari, ma assegnate al genitore affidatario dei figli. 

Dove vanno a finire i soldi dell’IMU?

L’IMU così come è strutturata è un’ imposta territoriale. I tributi territoriali sono tassazioni stabilite dal governo centrale, ma della cui riscossione e gestione si occupano le autorità locali, come comuni, province e regioni. Esse in effetti rappresentano una delle principali forme di finanziamento per le autorità locali

In particolare l’IMU è una delle prime fonti di liquidità per i comuni italiani. Questa tassa a partire dal 2014 è andata a sostituire la vecchia ICI, accorpando anche l’IRPEF, con non pochi benefici per gli introiti comunali.

Basta tener presente che se l’aliquota ordinaria ICI era pari al 4,6, per mille, quella base dell’IMU è pari al 7,6 per mille. Ancora, tra ICI e IMU differiscono i moltiplicatori: con l’IMU il moltiplicatore di calcolo ordinario utilizzato per determinare la base imponibile, per le seconde case, è pari a 160, di contro al moltiplicatore 100 dell’ICI. 

A decorrere dal 2020 c’è stato un ulteriore cambiamento con l’introduzione della cosiddetta “nuova IMU”, ovvero all’IMU è stata accorpata anche la cosiddetta TASI, cioè  la tassa per la copertura  dei servizi indivisibili, la cui aliquota ordinaria è pari all’1 per mille.

La TASI è l’imposta utilizzata dalle autorità territoriali per far fronte alle spese di gestione del territorio pubblico, per i servizi più diversi: dalla manutenzione delle strade, alla presenza della protezione civile sul territorio. 

L’unificazione dell’IMU e della TASI ha ovviamente modificato anche l’aliquota ordinaria della nuova IMU, che è salita dal 7,6 per mille all’8,6 per mille (la vecchia IMU con aliquota ordinaria del 7,6 per mille + TASI con aliquota dell’1 per mille).  

Determinare l’importo della tassazione

Ma come si determina quanto pagare di IMU? 

Il calcolo è meno complicato di quanto si creda. L’importo totale è determinato dalla base imponibile, rivalutata del 5% per i fabbricati e del 25% per i terreni, moltiplicata per l’aliquota. La base imponibile è a sua volta il prodotto della rendita catastale dell’immobile per un coefficiente determinato dalla categoria catastale.

Nel caso di un’abitazione (seconda casa) di tipo catastale A, il coefficiente è 160. Mentre l’aliquota base, come si è già detto è pari al 8,6 per mille, ma ricordiamo che le aliquote possono essere modificate da delibere comunali e che è possibile ottenere detrazioni.

Ad esempio una riduzione del 50% della base imponibile, qualora l’immobile fosse inagibile o di dichiarata importanza storico-artistica