Ormai siamo abituati a godere dell'esenzione Imu prima casa. Ma siamo sicuri che questa agevolazione continui in eterno? Quando può diventare legittima la richiesta di un Comune, che pretende i soldi da una coppia di sposi? Ma non solo: chiede il pagamento degli arretrati. La richiesta è corretta ed è necessario mettere mano al portafoglio, se i due coniugi hanno la residenza in due comuni diversi e abbiano richiesto l'esenzione Imu prima casa per le rispettive abitazioni. Questo è uno dei casi nei quali il banco vince sempre ed il banco è il Comune.

Quindi sì, non c'è prima casa che tenga, non c'è esenzione dietro alla quale sia possibile proteggersi. Nel caso in cui l'amministrazione comunale dovesse chiedere il pagamento dell'Imu per l'anno corrente ed esigere anche gli arretrati avrebbe ragione. La richiesta, infatti, si basa su uno degli orientamenti che sono stati espressi dalla Corte di Cassazione, che ha aderito ad una interpretazione molto restrittiva sulle norme che riguardano l'agevolazione Imu. Questa interpretazione esclude l'esenzione Imu prima casa nel momento in cui i coniugi abbiano la residenza in Comuni diversi.

Esenzione Imu prima casa: ecco quando salta tutto!

Nel caso in cui i due coniugi dovessero avere la residenza in due comuni diversi, l'esenzione Imu prima casa salterebbe. La Corte di Cassazione è di questo parere ed ultimamente la maggior parte delle amministrazioni comunali italiane sta iniziando a fare cassa andando a pizziccare quelli che potrebbero essere definiti, a tutti gli effetti, i furbetti dell'Imu. I giudici della suprema corte hanno preso questa posizione alla luce del D.L. n. 201 del 2011, art. 13, comma 2, secondo il quale

Per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore ed il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente.

La Corte di Cassazione ha poi proseguito entrando nello specifico e spigando che questo 

comporta, la necessità che in riferimento alla stessa unità immobiliare tanto il possessore quanto il suo nucleo familiare non solo vi dimorino stabilmente, ma vi risiedano anche anagraficamente (Cass. ord. n. 20130/2020).

Quale è la conseguenza di tutto questo? Nel caso in cui ci sia una mancata unitarietà del nucleo familiare, per il semplice fatto che i due coniugi abbiamo la residenza e stiano dimorando in due Comuni diversi, verrebbe a mancare il presupposto di base perché gli stessi possano ottenere l'esenzione Imu prima casa.

Imu, qualche dubbio e qualche contestazione!

Senza dubbio la Corte di Cassazione ha dato un'interpretazione molto restrittiva, ma soprattutto molto criticata. E che non terrebbe in debita considerazione un'altra interpretazione, che questa volta arriva dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, che è possibile trovare nella circolare n. 3/DF del 18 maggio 2012, dove si è provveduto a precisare che

il legislatore non ha però stabilito la medesima limitazione nel caso in cui gli immobili destinati ad abitazione principale siano ubicati in comuni diversi poiché in tali ipotesi il rischio di elusione della norma è bilanciato da effettive necessità di dover trasferire la residenza anagrafica e la dimora abituale in altro comune, ad esempio per esigenze lavorative.

In altre parole queste limitazioni sarebbero state imposte per un semplice motico: evitare che il benificio derivante dall'esenzione Imu prima casa sia duplicato dalllo stesso Comune, ma la stessa situazione non si verrebbe a creare nel momento in cui le due abitazioni principali siano collocate in due Comuni diversi. Questo è il motivo per il quale possono arrivare anche delle pronunce di merito opposte, almeno rispetto alla presa di posizione della Corte di Cassazione, quando si analizza la posizione dei due coniugi rispetto alle agevoalzioni Imu. Comunque vada, allo stato attuale, le amministrazioni tributarie preferiscono aderire all'interpretazione della Suprema corte.

Ravvedimento operoso, l'unica strada per salvarsi!

Come si devono comportare i coniugi che abbiano collocato la residenza in due comuni diversi e fino ad oggi abbiamo beneficiato dell'esenzione Imu prima casa per entrambi gli alloggi? E' bene cercare di mettersi al riparo il più in fretta possibile, soprattutto se non è possibile giustificare questa scelta con evidenti necessità lavorative. Prima che arrivi l'avviso di accertamento sarebbe opportuno effettuare un ravvedimento operoso. In questo modo si andrebbe a pagare l'Imu degli anni passati (si dovrebbe andare indietro fino al 2015). Come tutti i tributi locali anche l'Imu è soggetta alla prescrizione quinquennale e quindi il Comune non potrà richiedere le annualità anteriori al 2015.

Ricordiamo, poi, che il Decreto Fiscale 2020 permette di utilizzare il ravvedimento lungo, ossia dopo l'anno di scandenza, anche per i tributi locali. In questo caso le sanzioni sarebbero ridotte:

  • nel caso in cui il pagamento avvenga entro i due anni dall'errore: sanzione ridotta ad 1/7 del minimo;
  • nel caso in cui il pagamento avvenga oltre i due anni: sanzione ridotta ad 1/6 del minimo.

L'articolo 13 del D.Lgs n. 471 del 18 dicembre 1997 chiarisce che in caso di insufficiente od omesso versamento dell'Imu, si applica una sanzione pari al 30% dell'importo che non si è versato.