La Legge di Bilancio 2021n. 178 del 30 dicembre 2020, ha previsto una deroga molto importante che ha l'obiettivo di lenire i Paesi, dai contraccolpi legati alla crisi comportata dall’emergenza sanitaria del coronavirus.

Tra le tante misure, ha previsto l’esenzione Iva per i vaccini anti-covid-19 e per tutti i servizi di supporto amministrativo utili alla campagna vaccinale.

In modo particolare, è importante sottolineare che l’esenzione Iva non pregiudica in nessun modo il diritto alla detrazione dell’imposta

I dubbi e i quesiti sono stati tanti, ma l’Agenzia delle entrate è intervenuta sciogliendo alcuni nodi. Con la pubblicazione di alcuni interpelli ha risposto al alcune domande, in merito all'esenzione iva.

Uno dei suddetti chiarimenti è arrivato il 9 agosto 2021, attraverso la pubblicazione dell’interpello n. 541. Con esso, vengono chiarite le disposizioni in merito alla tassazione Iva, applicabile sulle attività di supporto amministrativo alla campagna di vaccinazione. 

Un altro, invece, l’interpello n. 548, è stato pubblicato qualche giorno dopo, il 18 agosto. Con questo l’Agenzia delle entrate chiarisce anche che, l’esenzione Iva in questione, viene applicata ad una più ampia platea delle prestazioni utili per la campagna di vaccinazione. 

In questo secondo caso, in modo più specifico, il riferimento è alla concessione di aree utili per la campagna di vaccinazione: possono essere concesse in uso con esenzione da Iva.

Analizziamo i due interpelli, chiarendo come e dove si applica l’esenzione dell’imposta valore aggiunto.

Campagna di vaccinazione: cosa prevede la legge di Bilancio 2021

La Legge n. 178 del 2020, meglio conosciuta come Legge di Bilancio 2021, ha previsto una deroga temporanea al normale regime Iva, che si applica fino al 31 dicembre del 2022

La novità introdotta, e che ci interessa ai fini di questo articolo, consiste in un nuovo regime, sottolineiamo sempre temporaneo, per le cessioni dei vaccini contro il Covid-19 e per tutte le prestazioni a loro connesse, come le attività svolte durante la campagna vaccinale.

Si tratta di una detrazione importante che allevia i Paesi colpiti dalla crisi del coronavirus. Infatti, dalla Direttiva Europea 2020/2020, ai vaccini anti covid-19 e a tutte le prestazioni connesse allo svolgimento della campagna vaccinale, si potrà applicare anche una aliquota pari a zero.

È stata modificata la Disposizione Iva, introducendo nel Titolo VIII, un nuovo articolo, il 129-bis che riconosce, in via transitoria, agli Stati membri la possibilità di adottare norme, quali l'aliquota ridotta oppure pari a zero, per la fornitura di dispositivi medico-diagnostici in vitro anti Covid-19, per la fornitura di vaccini contro il Covid-19, autorizzati dall'Unione europea, e, inoltre, per la prestazione dei servizi strettamente legati a tale strumentazione e ai vaccini.

Su un articolo pubblicato sul sito informazionefiscale.it si legge che:

“L’esenzione IVA, per adesso, si protrarrà fino alla fine del 2022 ma si auspica che rimanga in vigore fino a quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità non dichiarerà la fine della pandemia di coronavirus”.

Per di più, un articolo pubblicato sul sito edotto.com sottolinea che:

“La norma riconduce tra le operazioni esenti le prestazioni di servizi "strettamente connesse" alla cessione di vaccini contro il Covid-19 e, allo stesso tempo, consente di fare salvo il diritto alla detrazione dell’Iva sugli acquisti con conseguente neutralità delle prestazioni rese rispetto al pro-rata”.

Infatti, lo scopo principale della deroga è quello di dare una spinta alle vaccinazioni, accelerando le procedure per far sì che si vaccinino più persone possibile nel minor tempo possibile.

Un chiarimento in merito, che va a sciogliere molti nodi, viene fornito dall’Agenzia delle entrate, tramite la pubblicazione, il 9 agosto scorso, dell’interpello n. 541.

Andiamo a vedere, qui di seguito, di cosa di tratta.

Iva sui vaccini anti Covid-19: i chiarimenti dell’Agenzia delle entrate

Con la risposta all’interpello n. 541, pubblicato il 9 agosto scorso, l’Agenzia delle entrate chiarisce le disposizioni in merito alla tassazione Iva, che si deve applicare sulle attività di supporto amministrativo alla campagna di vaccinazione. 

Un articolo pubblicato sul sito informazionefiscale.it, chiarisce che:

“Come di consueto lo spunto nasce dal quesito posto dalla cooperativa sociale istante, che ha ricevuto la richiesta dall’ULSS, l’unità locale socio sanitaria per svolgere attività di accettazione, registrazione dei dati, stampa etichette e rilascio dei certificati vaccinali”.

Il quesito posto richiede se, su quanto indicato in precedenza, si possono applicare le norme predisposte dalla Legge di Bilancio del 2021.

La disposizione in questione prevede l’esenzione dall’imposta. Inoltre, è bene sottolineare che la misura non comporta effetti sulla detrazione

L’interpello n. 541 chiarisce che è possibile adottare l’aliquota ridotta solo fino al 31 dicembre 2022, con una detrazione per le forniture, di seguito elencate:

  • Dispositivi medico-diagnostici in vitro per il Covid-19 e per i servizi a loro legati;
  • Per i vaccini contro il Covid-19, autorizzati dalla Commissione o dagli Stati membri, e, anche in questo caso, per i servizi a loro legati.

Pertanto, come si legge nella parte finale dell’interpello pubblicato dall’Agenzia delle entrate:

“Di conseguenza, questi servizi possono essere acquistati dall'ULSS in esenzione da IVA, senza pregiudizio, in capo all'Istante, del diritto alla detrazione dell'imposta ai sensi dell'articolo 19, comma 1, del Decreto IVA”.

In definitiva, è bene ribadire ancora una volta soltanto temporaneamente, questo trattamento di imposta sul valore aggiunto, per i vaccini e i tamponi anti Covid-19, viene applicato anche alle attività amministrative di supporto alla campagna di vaccinazione.

Facendo alcuni esempi, si possono includere tutti i servizi di accettazione e di registrazione dei dati dei soggetti vaccinati, il successivo rilascio dei certificati vaccinali e la gestione della piattaforma vaccinale.

Iva vaccini anti covid-19: ulteriori chiarimenti sulla piattaforma vaccini

Come già detto, i servizi che sono indispensabili per la campagna di vaccinazione godono dell’agevolazione di esenzione sull’imposta valore aggiunto, misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2021.

Le prestazioni di rilascio della certificazione vaccinale e la gestione della piattaforma dei vaccini sono considerate attività legate alla campagna vaccinale anti-Covid-19. Infatti, come si legge sul sito fiscooggi.it:

“[…] in quanto servizi funzionali e necessari a consentire l'accesso alle forniture dei vaccini a tutti i cittadini il più rapidamente possibile e, pertanto, "indispensabili" al raggiungimento dell’obiettivo comunitario di accelerare la loro diffusione contro le infezioni da Covid-19”.

Esenzione Iva vaccini anti Covid: interpello n. 548

È arrivato un ulteriore chiarimento, lo scorso 18 agosto 2021, da parte dell’Agenzia delle entrate sull’esenzione Iva vaccini anti-Covid-19.

La spiegazione, arrivata con la pubblicazione dell’interpello n. 548, si riferisce alle prestazioni extra in relazione alla campagna vaccinale, a partire dalla concessione delle aree espositive fino alla sorveglianza necessaria.

Anche in questo secondo caso, le delucidazioni sono arrivate dopo una domanda che è stata posta da una Società impegnata nello svolgimento di eventi e manifestazioni fieristiche, la quale ha concesso alcune aree di sua competenza, per far svolgere la campagna di vaccinazione anti-covid-19.

Il quesito posto all’Agenzia delle entrate si riferisce alle modalità di fatturazione e su come si devono applicare le prestazioni dei servizi, ovvero l’esenzione prevista dalla Legge di Bilancio 2021.

Ovviamente, anche in questo caso, il regime in questione di esenzione Iva è temporaneo, e si applica solo fino al 31 dicembre 2022.

La direttiva Covid, che è stata approvata dall’Unione europea, ha reso più accessibili i costi dei vaccini, dei dispositivi medici e di tutta la gamma di servizi correlati, andando a modificare, perciò, la Direttiva Iva vigente. 

Esenzione Iva: vediamo quali sono le modifiche

Ma quali sono state le modifiche apportate? La Direttiva dell’Unione europea 2020/2020 ha concesso l’introduzione di una aliquota ridotta oppure, addirittura, pari a zero.

Per quanto riguarda, invece, l’oggetto più specifico che interessa l’interpello n. 548 pubblicato dall’Agenzia delle entrate, si desume che il contratto che è stato stipulato con l’Azienda Ospedaliera prevede:

  • Aree espositive o porzioni di esse, e relativi parcheggi, dati in concessione;
  • L’impegno all’allestimento delle aree per la somministrazione dei vaccini, secondo quanto richiesto dalla stessa;
  • Messa in opera degli impianti dei servizi elettrici, idrici e logistica;
  • Utilizzo delle aree riservate ai medici e a tutto il personale sanitario;
  • Altre tipologie di interventi;
  • Servizi di sorveglianza e videosorveglianza;
  • Altri servizi a pagamento.

Quelle in elenco sono tutte prestazioni connesse alla campagna di vaccinazione e in linea con gli obiettivi previsti dalla Direttiva dell’Unione europea e, pertanto, rientranti nella normativa che prevede l’esenzione Iva.

Quindi, come si legge su un articolo pubblicato su fiscooggi.it:

“[…] secondo l’Agenzia, le prestazioni di servizi indicate nel contratto, quali la concessione in uso di una porzione delle proprie aree espositive, a garanzia dell'idoneo allestimento degli spazi e della prestazione di alcuni servizi accessori, con unico corrispettivo, possono essere acquistate dall’azienda ospedaliera in esenzione da Iva, senza pregiudizio per l’istante del diritto alla detrazione dell'imposta […]”.

È bene precisare che le esenzioni sono applicabili anche ai servizi extra-Ue, a condizione che rispettino le finalità preposte della Direttiva dell’Unione europea.

Secondo l’Agenzia delle entrate queste elencate sono tutte prestazioni utili e necessarie per alleviare il costo vaccinale sugli Stati Ue e, pertanto, ad essi è applicabile l’esenzione.