Il 2022 è sicuramente un anno che porterà tantissime novità per i titolari di Partita Iva.

Nello specifico tantissime novità sono in arrivo per quel che riguarda la fatturazione elettronica, che verrà prorogata nell’obbligo, fino al 2024.

In aggiunta, a tale obbligo saranno soggetti anche tutti i contribuenti che operano in regime forfettario o regime dei minimi, e che fino ad oggi ne erano esclusi. Rimane invece confermato, per tutto il prossimo anno, il divieto della fatturazione elettronica relativamente alle prestazioni sanitarie, e sempre da luglio del prossimo anno saranno previste anche altre novità per tutte le operazioni con l’estero.

In tutto questo discorso si è inserito il Garante per la privacy che ha posto dei limiti per quel che riguarda l’uso dei dati memorizzati e le operazioni di controllo ammissibili.

Ma procediamo con ordine.

Fattura elettronica: come e perché è stata introdotta

L’obbligo di fatturazione elettronica per i titolari di Partita Iva, è stata introdotta nel nostro paese il 1° gennaio 2019, ed era previsto che restasse in vigore fino al 31 dicembre del 2021.

Cosa di fatto ha comportato questo obbligo?

Che tutti i titolari di Partita Iva al momento di presentare la loro fattura, non potevano farlo più in formato cartaceo ma esclusivamente in formato elettronico e trasmetterla tramite apposito canale direttamente alle Agenzie delle Entrate.

Questo obbligo scatta per tutte le operazioni che hanno per oggetto lo scambio sia di beni che di servizi. Ricordiamo che questo è solo uno degli strumenti che è stato impiegato per raggiungere l’obiettivo più grande che è quello di combattere l’evasione fiscale, consentire la tracciabilità dei pagamenti e come tale evitare che possa esserci qualunque forma di riciclo di denaro sporco da parte di organizzazioni criminali

Rientrano in questo senso gli interventi che hanno previsto l’obbligo del Pos per tutti gli esercenti, così come le più recenti disposizioni che prevedono l’ulteriore riduzione del limite per le transazioni in contanti, e non ultima l’estensione dell’obbligo della fattura elettronica anche per coloro che sono soggetti al regime forfettario o regime dei minimi che fino ad ora ne erano esclusi.

Oltre a quelli che abbiamo sopra elencato, il fine che si persegue raggiungere con questa “mini rivoluzione” nel settore delle Partite Iva, è anche quello di arrivare a semplificare quanto più possibile tutta l’attività di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

L’alta quantità di informazioni che infatti racchiude una fattura elettronica e che arriveranno in questa maniera direttamente all’ente di controllo, di sicuro saranno anche più facilmente consultabili e comunque reperibili essendo tutta la documentazione trasferita e trasmessa per via telematica.

Per chi fosse interessato un video tratto dal canale Partitaiva 24 - YouTube. offre spunti interessanti sul tema.

Fattura elettronica: obbligo esteso fino al 2024

Tra le tante novità che il nuovo anno porterà sicuramente con sé, ci sarà quindi, il fatto che l’obbligo della fatturazione elettronica è stato esteso fino al 2024.

Questa è stata in effetti, un’autorizzazione ricevuta dall’Unione Europea a seguito di una richiesta avanzata questa estate da parte del nostro Governo e che ha ufficialmente consentito di prolungare l’obbligo di fatturazione elettronica tra i privati, che invece era previsto in scadenza con la fine di questo anno. L’autorizzazione ci consente di estendere questo obbligo per altri tre anni e quindi di arrivare fino al 31 dicembre del 2024.

Fattura elettronica: obbligo per i forfettari

Con la stessa autorizzazione la Commissione europea ha consentito inoltre, che soggetti all’obbligo di fattura elettronica, fossero anche tutti i contribuenti che operavano con il regime forfettario conosciuto anche come regime dei minimi.

Ricordiamo che da quando era stato introdotto questo obbligo alle transazioni tra privati, cioè dal 2019 questi contribuenti ne erano stati esclusi.

Queste sono le autorizzazioni che di fatto ci ha concesso la Comunità in accoglimento delle nostre richieste pertanto adesso, non si aspetta altro che venga emanata la normativa nazionale di recepimento della stessa, che renda effettivo l’obbligo anche all’interno del nostro ordinamento giuridico.

In questa maniera si vuole, abbiamo detto, ampliare l’uso degli strumenti a disposizione dell’amministrazione centrale pe combattere l’evasione fiscale, semplificando al massimo tutta la procedura dei controlli, ma al tempo stesso si cerca anche di semplificare l’adempimento delle pratiche burocratiche soprattutto ai piccoli esercenti, limitando sempre di più il ricorso al cartaceo, riducendo la possibilità di commettere errori e riducendo anche tutti i possibili costi connessi alla stampa e all’archiviazione.

Fattura elettronica: esterometro abolito da luglio del 2022

Novità anche per tutti quegli scambi di informazioni che sono fatti per via telematica e che sono relativi a fatture emesse o ricevute per delle transazioni avvenute con dei soggetti che non sono residenti in Italia.

In questo caso la legge prevede per queste operazioni che l’esterometro sia abolito il 1° luglio del 2022 e non più 1° gennaio del 2022.

Una volta che sarà abolito questo strumento, anche tutte le transazioni che hanno a che fare con l’estero dovranno sempre essere sempre accompagnate dalla relativa fattura elettronica utilizzando per questo esclusivamente l’SDI, ovvero il Sistema di Interscambio che fa capo all’Agenzia delle Entrate.

Fattura elettronica: esentate le prestazioni sanitarie

In tutto questo contesto, nulla cambia per quel che riguarda invece, le prestazioni sanitarie.

I soggetti che erogano questo tipo di prestazione, infatti, hanno avuto un’ulteriore proroga di un anno a questo obbligo.

Pertanto in accordo a quanto stabilito dal Dl n. 146 del 2021, per questi soggetti scatterà l’obbligo di fattura elettronica, solo a partire dal 2023.

Fattura elettronica e il problema della privacy

In tutto questo discorso però, non poteva essere sottaciuto il problema della privacy, e che prima o poi il Garante qualche pronuncia il tal senso dovesse darla, era nell’aria.

Ed in effetti il suo intervento è avvenuto proprio in questo scorcio di fine anno, lo scorso 23 dicembre, nel quale il Garante ha introdotto degli appositi correttivi e messo adeguati paletti per quel che attiene l’utilizzo di tutti i dati memorizzati all’interno delle fatture elettroniche e sulle modalità di svolgimento delle operazioni di controllo.

Ricordiamo infatti che ogni fattura elettronica, è di per sé un piccolo documento dal quale si possono ricavare un’infinità di informazioni riguardo le abitudini, lo stile di vita e gli spostamenti di un individuo stesso.

È come in effetti, se si fosse perennemente sotto l’occhio di un grande fratello che in qualsiasi momento riesce a conoscere tutte le nostre abitudini e i nostri stili di vita avendo completamente violato qualsiasi nostro diritto alla privacy.

Ecco perché si è posto con urgenza il bisogno di bilanciare due esigenze estremamente importanti, quella di poter esperire un controllo da parte delle Agenzie delle Entrate ma dall’altro lato, quella di non vedere completamente violata qualunque tipo di protezione dei nostri dati personali che potrebbero altrimenti restare disponibili alla mercè di tutti.

Ecco perché è stato necessario questo intervento espresso sotto forma di parere da parte del Garante della privacy e consentire così di contemperare e bilanciare due esigenze comunque importanti, ma diametralmente contrapposte.

Il compito non è semplice e probabilmente non si esaurirà nemmeno con questo primo intervento, ma almeno un primo passo in tal senso è stato compiuto.

Vediamo di fatto, che cosa ha espresso nel suo parere il Garante della privacy

Fattura elettronica e Garante della privacy: quali limiti

In effetti il sistema di fatturazione elettronica è, per come è stato configurato, uno strumento potentissimo.

Ad oggi i dati ci dicono che dall’SDI dell’Agenzia delle Entrate, passa una quantità pari a 2 miliardi di documenti all’anno.

Documenti che hanno ad oggetto ricordiamo, tutte le informazioni relative ad operazioni di scambio di beni e servizi che riguardano tutti i cittadini privati.

Ora a fronte di 2 miliardi di documenti che circolano per il web, immaginiamo invece quante possano essere molte di più invece le informazioni in circolazione che riferiscono praticamente tutto circa lo stile e le abitudini di vita di noi cittadini.

Ricordiamo inoltre che tutta questa documentazione digitale, deve comunque essere sempre conservata da parte delle Agenzie delle Entrate nel proprio archivio elettronico, per un periodo di almeno 8 anni.

Alla luce di tutto questo il Garante è effettivamente intervenuto affinché non tutte le informazioni che in questi documenti sono racchiuse possano di fatto arrivare ai soggetti che debbano fare i controlli, soprattutto non quelle che sono scarsamente inerenti alla materia del contenzioso.

I dati contenuti nelle fatture elettroniche sono così diversi e tali che in effetti possono fornire le informazioni più disparate e davvero mettere completamente sotto una grande lente di ingrandimento la vita di un singolo cittadino.

Ricordiamo infatti che dalle fatture si possano avere dalle informazioni più semplici relative alle nostre preferenze di acquisto, anche però informazioni più delicate riguardo ad esempio gli atti e i procedimenti giudiziari in corso, riguardo ad esempio a tutti gli spostamenti che ha fatto un individuo, e così via.

Inoltre, in tutte le fatture si possono anche trovare informazioni che riguardano anche bambini o minorenni che devono essere ancora di più tutelati.

Ecco perché il Garante della Privacy ha chiesto espressamente che nell’utilizzare questi dati l’Agenzia delle Entrate metta in atto tutte le accortezze e ponga in essere tutte le azioni di tutela che sono già previste all’interno del GDPR, nonché rispetti in tal senso tutte le norme che hanno emanazione nazionale e comunitaria.

Fattura elettronica e Garante della privacy: le raccomandazioni

Alla luce di tutto questo, il Garante ha espressamente stabilito che l’utilizzo dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate, non possa travalicare lo scopo per il quale è consentito, come tale ha la possibilità di poter accedere a tutti i dati utili all’accertamento tralasciando tutto ciò che non risulta pertinente a tal fine.

Nello specifico il Garante ha invitato l’agenzia dell’Entrate a fare sempre degli accessi quanto più possibili limitati ai dati integrati degli individui potendo ricorrere a tali informazioni solo dopo che una procedura di accertamento sia stata effettivamente posta in atto.

Nella modalità di utilizzo di queste informazioni ha invitato altresì l’Agenzia delle entrate, a rispettare quanto in materia statuiscono norme primarie del nostro ordinamento, così come ha stabilito che ci sia un’ulteriore stretta qualora si trattasse di verificare dati che sono relativi a prestazioni legali.

Il Garante della Privacy invita poi tutti i titolari di Partita Iva ad avvalersi della consulenza di un commercialista allo scopo di definire con estrema chiarezza quali siano effettivamente le informazioni da trasmettere all’Agenzia delle Entrate.

Il Garante ha altresì chiarito che si debba ricorrere alla fatturazione elettronica solo nelle ipotesi che la legge specifica in modo puntuale e in tutti quei casi in cui a richiedere l’emissione della fattura elettronica sia proprio il consumatore stesso.

In tutte le altre eventualità il Garante spinge affinché i titolari di Partita Iva facciano ricorso o allo scontrino elettronico o a tutti gli altri strumenti commerciali che sono consentiti per legge.