Importante novità che riguarda tutti i titolari di partita Iva, soprattutto i soggetti che godono del regime forfettario: la fattura elettronica. La Corte dei Conti, nel corso dell'audizione alle Camere sul Def, ha presentato una proposta: estendere l'obbligo della fattura elettronica a tutti i titolari di partita Iva, coinvolgendo anche il milione e mezzo di contribuenti, che al momento ne sono esclusi, perché rientrano nel regime forfettario.

La Corte dei Conti ritiene che questo mancato obbligo, stia limitando l'efficacia della stessa fattura elettronica

che si dovrebbe basare sulla conoscenza completa degli scambi intercorsi tra i soggetti che svolgono attività economiche indipendenti, a prescindere dal regime fiscale cui sono sottoposti.

Partita Iva: l'obbligo della fattura elettronica!

La Corte dei Conti ha provveduto a fare il punto della situazione sulla fattura elettronica e sugli obblighi che ne conseguono per i titolari di partita Iva. La magistratura contabile ha messo in evidenza che, al momento, non sarebbe ancora stato superato un nodo molto importante, ossia quello relativo all'utilizzazione dei dati che sono contenuti all'interno della fattura elettronica: non è stato ancora attuato quanto previsto dall'art. 14 del DL n. 124 del 26 ottobre 2019, che prevede che i file delle fatture elettroniche siano utilizzati

dall'Agenzia delle entrate e dalla Guardia di finanza per le attività di analisi del rischio e di controllo a fini fiscali.

La Corte dei Conti si sofferma poi sui mezzi di pagamento elettronici, ma soprattutto sugli strumenti utilizzati per incentivarne l'uso:

Pur condividendone le finalità e in attesa di poter disporre di dati analitici sui risultati finora conseguiti con il cashback e la lotteria degli scontrini, si rileva l'esigenza di una loro migliore finalizzazione e articolazione, essendo necessario comunque evitare la dispersione di risorse con l'incentivazione di operazioni in settori ove non si registrano significativi fenomeni di omessa contabilizzazione dei corrispettivi o nei quali il pagamento mediante carte di debito o di credito è da tempo invalso nell'uso. Al contrario, le incentivazioni dei pagamenti elettronici andrebbero concentrate relativamente agli acquisti di beni e servizi di modico valore o per i quali sono più probabili fenomeni di occultamento.

Fattura elettronica, molto più di una richiesta!

L'estensione dell'obbligo dell'utilizzo della fattura elettronica potrebbe diventare una realtà anche per i titolari di partita Iva, che rientrano nel regime forfettario. Prima ancora delle osservazioni effettuate dalla Corte dei Conti, l'Italia si starebbe muovendo proprio in questo senso: estensione dell'obbligo di fattura elettronica B2B per altri tre anni, ma soprattutto estenderne l'obbligo anche a quanti rientrino nel regime forfettario. Queste sono le due richieste che il nostro paese si appresta a presentare alla Commissione europea. Una decisione di sicuro impatto per imprese e professionisti, che non hanno ancora adottato la fattura elettronica (ricordiamo che i titolari di partita Iva nel regime forfettario non sono obbligati ad adottarla, ma hanno la possibilità di farlo).

Ricordiamo che la direttiva 2006/112/CE (Direttiva IVA) ha provveduto a porre sullo stesso piano la fattura cartacea e la fattura elettronica. Nell'articolo 218, nel dare una precisa definizione di fattura, viene stabilito:

gli Stati membri accettano come fattura ogni documento o messaggio cartaceo o elettronico che soddisfa le condizioni stabilite dal presente capo.

A livello Europeo, quindi, non viene discriminato in alcun modo l'utilizzo della fattura elettronica o l'utilizzo della fattura analogica.

Chi sono gli esonerati dalla fattura elettronica!

Oltre ai titolari di partita Iva che rientrino nel regime forfettario, esonerati dall'uso della fattura elettronica sono anche le imprese che effettuano le seguenti operazioni:

  • rilevanti ai fini Iva, ma compiute per motivi sociali dalle associazioni e società sportive dilettantistiche, che rientrino nel regime della legge 398/91, purché, nell'anno precedente, non abbiano conseguito proventi da attività commerciale per un importo non eccedente 65.000 euro;
  • operazioni di natura sanitaria. In questo caso l'intenzione è quella di tutelare i dati personali dei pazienti.

Al momento, però, non è dato sapere se l'Italia chiederà l'abolizione dell'esonero anche per i contribuenti che i rientrino nei casi appena menzionati, o solo per tutti gli altri titolari di partita Iva