La pandemia non è ancora terminata, le difficoltà economiche e non, tanto meno, ma l'Agenzia delle Entrate ha ufficialmente ripreso la sua attività di riscossione ed è ripartita dopo gli stop decisi dal governo per quest'ultimo anno difficile. 15 milioni di atti di riscossione sono già pronti per partire.

Terminato lo stop previsto dal Governo sugli accertamenti fiscali

L'Agenzia delle Entrate ha vissuto un periodo di stop imposto dal Governo a causa del difficile periodo di pandemia vissuto dagli italiani, ma questi rinvii causa Covid sembrano proprio essere terminati e l'Erario è pronto a battere cassa e ad inviare ben 15 milioni di atti di riscossione tra avvisi bonari, accertamenti e compliance.  La notizia è riportata dalle testate più importanti, come Il Messaggero. Pare proprio, dunque, che la macchina fiscale sia ripartita a tutti gli effetti.

Il Decreto Sostegni Bis di Draghi ha infatti  sospeso solo l'invio delle cartelle esattoriali per un totale di 35 milioni di euro, ma questo blocco ha vita breve, durerà infatti solo fino a fine aprile

Per tutti gli altri atti esecutivi, le proroghe decise in passato sono già scadute ed è tempo di tornare a riscuotere, da quali fonti e da quali redditi è normale domandarselo, visto il perdurare della crisi e l'andamento dei salari degli Italiani,il peggiore in assoluto in Europa.

In che ordine saranno inviati gli accertamenti fiscali?

La fine delle proroghe per Covid è stata decretata  proprio dalla firma  apposta da parte di Ernesto Maria Ruffini, direttore dell'Agenzia delle Entrate,  sul   provvedimento  che ha dato ufficialmente avvio alla ripresa delle notifiche. Queste ultime saranno inviate ai contribuenti a scaglioni e verranno totalmente smaltite nell'arco di 10 mesi.  Si cercherà di recapitarne circa un milione e mezzo ogni trenta giorni.       

A queste notifiche riguardanti vecchi atti sospesi per via del Covid, ovviamente si andranno ad aggiungere le notifiche di atti nuovi, maturati in questo periodo. Il Fisco ha intenzione di partire dagli atti più vecchi, tentando di non far accavallare le notifiche.

Cosa possono fare le attività e gli imprenditori che sono ancora in difficoltà?

Le attività ancora in forte difficoltà ( e sono la maggior parte) secondo il Decreto Sostegni potranno richiedere una definizione agevolata del debito attraverso avvisi bonari. 

Cioè le partite iva che hanno avuto una perdita di introiti superiore al 33% nel 2020 rispetto al 2019, avranno la possibilità di versare le somme spettanti senza l'aggiunta di sanzioni o altro.  

Probabile una nuova proroga per i 35 milioni di cartelle in arrivo da fine mese in poi?

No, una proroga che riguardi i 35 milioni di cartelle esattoriali in partenza da fine mese in posi, non è prevista. Con tutta probabilità anche queste cartelle partiranno da inizio maggio, sempre a scaglioni, si conta di terminare il loro invio entro due anni.  

Tutti i contribuenti che hanno  un debito fino a 100 mila euro con l'Agenzia delle entrate possono usufruire di una rateizzazione fino a 72 rate. E se la rata così suddivisa supera comunque il 20% del proprio reddito mensile, la rateizzazione può essere prolungata fino a 10 anni

Voci di corridoio parlano di eventuali emendamenti riguardanti proprio il decreto Sostegni e l'aspetto fiscale. Forza Italia per esempio chiede di poter ampliare il limite delle cartelle da sottoporre a stralcio da 5 mila euro a 10 mila euro e aumentare anche il limite di reddito che permette di usufruire della sanatoria, da 30 mila a 40 mila euro. 

Quali sono le modalità di notifica degli atti scaduti?

L'Agenzia delle Entrate con un documento Prot. n. 88314/2021) ha reso noti i nuovi termini e le modalità di notifica degli atti in scadenza riguardanti i 15 milioni accumulati durante la pandemia e che saranno recuperati a scaglioni.

Le prime notifiche che arriveranno nelle case dei cittadini italiani riguarderanno accertamenti, sanzioni, contestazioni, recuperi dei crediti di'imposta, liquidazioni e rettifiche.

Riguarderanno, in pratica, tutti quegli atti fiscali che sono scaduti tra l’8 marzo e il 31 dicembre 2020. Gli uffici dell'Agenzia invieranno le notifiche seguendo  l’ordine cronologico di emissione, ecco perché ad arrivare prima saranno gli atti più vecchi. Si terrà conto anche dei tempi necessari all’espletamento degli adempimenti propedeutici all'attuazione della riscossione.

In Italia sono andati in fumo 40 miliardi di stipendi

Si è constatato che in questo periodo di pandemia nel nostro paese sono andati in fumo più di 40 miliardi di stipendi.  Il prezzo più caro lo hanno pagato, come sempre, i più deboli, le persone più in difficoltà. In un divario sempre più ampio tra ricchi e poveri.

L'Italia ha visto una riduzione del monte salari di ben il, il 7,5%. mentre nell'Unione Europea ha avuto una media di riduzione dell’1,9%. L'Italia ha battuto ogni record negativo e ha avuto il dato peggiore di tutti i paesi membri. 

Questi numeri sono stati pubblicati daEurostat che ha studiato i dati sulla massa salariale dei paesi membri, secondo i quali l'Italia è passata da 525,732 miliardi nel 2019 a 486,459 nel 2020.

Nessun paese ha fatto peggio. I prolungati lockdown italiani, le restrizioni continue, e le briciole di ristori arrivati che nessun ristoro concreto hanno portato, hanno visto la conseguente perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, soprattutto tra i contratti a tempo determinato che non sono stati rinnovati e milioni di persone con importi di cassa integrazione ridicoli.

A causa di questo dato incontrovertibile, i Sindacati chiedono a voci unificate che il Governo prolunghi almeno il blocco dei licenziamenti e che, soprattutto, vengano messi in campo immediatamente degli investimenti che possano far ripartire l'economia

La massa dei salari in Italia nel 2020 (486,59 miliardi) risulta inferiore al totale del 2016 a 490,6 miliardi) , in questo modo sono stati azzerrati tutti i miglioramenti sui salari avvenuti dal 2015 in poi grazie alla decontribuzione sulle assunzioni introdotta dal governo Renzi.

Paradossalmente in alcuni paesi europei come l'Olanda, si è registrato addirittura un aumento della massa salariale (+3,29%) . Anche i contributi sociali dei datori di lavoro sono diminuiti dai 194,2 miliardi del 2019 a 184 nel 2020 , rilevando una perdita del 5,24%. rispetto all'1,37% di media dell'Europa.

I sindacati all'attacco

Secondo la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti a questo punto è indispensabile agire con piani urgenti di  investimenti pubblici e privati e piani di assunzioni che partano dai settori pubblici e, soprattutto, non sbloccare i licenziamenti, perché questo potrebbe solo peggiorare la situazione e avere un effetto deleterio maggiore  sulla massa salariale.

Anche la Uil chiede di confermare il blocco dei licenziamenti  per non peggiorare la situazione e rinnovare al più presto i contratti nazionali. La Uil chiede anche una riforma dell'Irpef al ribasso, perché attualmente pesa oltre il 90% sulle spalle dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.

La Riforma Fiscale è nel programma di Governo

La Riforma Fiscale è già nel programma di governo di Draghi. Quando si è insediato come Presidente del Consiglio, infatti, Mario Draghi ha parlato di riforma della tassazione come uno degli obbiettivi principali del suo governo.

Il premier parlò di ammodernare l'Irpef rendendola più progressiva e revisionando aliquote e scaglioni. Secondo Draghi non sarebbe stata affatto una buona idea modificare le tasse una alla volta, ma il nostro paese ha bisogno di una riforma fiscale completa, partendo dall'Ipref, rendendolo più semplice, certo e riducendo carico fiscale, preservandone la progressività.

Il ministero dell'Economia e delle Finanze è allo studio sul modo giusto per riformare il sistema fiscale e ridurre il carico Irpef, prendendo spunto da due modelli. 

Il primo è quello cosiddetto a tre scaglioni di aliquote, il secondo è il cosiddetto metodo tedesco ad aliquota, come spiega bene anche il Sole 24 ore.

L'obbiettivo, qualunque sia il modello scelto, è ridurre la pressione fiscale sui redditi Irpef, aumentare il Pil e aumentare l'occupazione. 

Il sistema a tre scaglioni prevede un minor gettito calcolato di 19 miliardi, il sistema tedesco prevede un minor rischio  calcolato di 20 miliardi. Le risorse impegnate richieste sono nel sistema a tre scaglioni oltre 10 miliardi mentre nel sistema ad aliquota continua 11 miliardi.

Entrambi i modelli raggiungono l'obbiettivo di una cospicua riduzione del prelievo per tutte le fasce di reddito e rivedono la progressività degli scaglioni, cercando di aggiustare quell l'impennata della curva di tassazione che ad oggi vede colpiti i redditi medi tra i 28 mila e i 53 mila euro. 

Si prevede che una revisione fiscale del genere porterebbe ad un aumento del Pil reale tra lo 0,727%  e lo 0,754%.