La riforma fiscale sta sicuramente incontrando delle difficoltà, ma non è solo questione di contenuti ma anche di tempistica. L'Unione Europea ha sollecitato il Governo all'azione attraverso una raccomandazione piuttosto diretta, inviata però anche ad altri paesi. Ecco cosa succede sul fronte del catasto e non solo, le novità sono diverse.

Facciamo prima un po' d'ordine, altrimenti orientarsi in questi temi, che diventano anche piuttosto tecnici, diventa veramente complesso. In sostanza, il Governo ha in standby la riforma fiscale (attraverso una legge delega) su cui le forze di maggioranza hanno avuto un acceso confronto, in particolare su alcune tematiche che vedremo in seguito.

Recentemente, è arrivata dall'Unione Europea una serie di raccomandazioni per quanto riguarda l'evoluzione di quanto previsto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, tra cui naturalmente anche la riforma del Fisco. Il progetto è quello di "snellire" il funzionamento del Fisco italiano e renderlo così più efficiente e moderno, al passo con le esigenze attuali dei cittadini.

Un'impresa certamente non di poco conto, ma c'è da considerare anche la tempistica, oltre ai contenuti: gli obiettivi fissati nel PNRR hanno delle scadenze ben specifiche che vanno mantenute, altrimenti i fondi vengono bloccati e tutti i progetti in cantiere rischiano veramente di essere lasciati a metà.

La situazione è delicata ed il Governo Draghi lo sa benissimo, in particolare proprio nella figura del premier. Si discute quindi per sbloccare questa riforma, con queste raccomandazioni europee che potrebbero fungere da assist proprio per Mario Draghi per portare avanti il progetto di riforma senza troppi intoppi. Al momento sono le forze di destra (Lega e Forza Italia) le più reticenti, soprattutto in tema di catasto, ma la situazione potrebbe presto sbloccarsi.

Proviamo allora a capire cosa accade al Fisco in seguito proprio a queste raccomandazioni.

Fisco e catasto: ecco cosa chiede l'Unione Europea!

In sostanza, l'Unione Europea richiede un intervento molto più sostanzioso di quello che il Governo starebbe portando avanti. Non è una novità che l'UE voglia spostare il carico fiscale dal lavoro ai patrimoni, per ragioni anche razionalmente valide, ma in questo caso c'è una stretta piuttosto forte.

Stretta a cui il Governo deve obbligatoriamente rispondere presente, proprio per non compromettere le rate future di finanziamenti del Recovery Fund. Per i partiti di Destra si tratta ancora una volta dell'Unione Europea che tiene in pugno il Governo, ma in questo caso il margine di trattativa è veramente ridotto.

L'idea sarebbe quella di aggiornare il prima possibile i valori catastali allineandoli così a quelli di mercato, una richiesta non da poco a cui comunque bisogna tendere con novità graduali. Il catasto in generale e nello specifico la sua riforma sono sicuramente argomenti delicati e da un lato identitari per alcune forze di maggioranza, dall'altro fondamentali per i cittadini.

La riforma fiscale, attraverso la legge delega, "promette" un non aumento delle tasse ed anche sul catasto si va in questa direzione attraverso una novità che sarebbe ibrida, ma potenzialmente molto poco efficace: cambiare il sistema di calcolo dei valori catastali, ma senza andare ad incidere dal punto di vista fiscale sui proprietari.

La domanda di fondo è: ha senso una riforma di questo genere?

Fisco e catasto: cosa farà il Governo? Le possibili strade

Una strada che il Governo potrebbe imboccare è quella del totale ascolto delle indicazioni dell'Unione Europea, mossa politicamente molto controversa e che sicuramente non incontrerebbe il favore della maggioranza dei cittadini, a partire naturalmente dai più colpiti da una novità del genere.

C'è poi la strada pensata fino ad ora dall'Esecutivo: cambiare i metodi di valutazione dei valori catastali, ma senza andare ad incidere in termini di tassazione. Si intuisce immediatamente, però, che questa ipotesi è troppo lontana dalle richieste europee rese note attraverso le raccomandazioni.

Il catasto cambierà ed il Fisco anche e non è difficile immaginare che si propenderà per una soluzione ibrida: il sistema di calcolo dei valori catastali cambierà, ma dovrà cambiare qualcosa anche dal punto di vista puramente fiscale. La paura dei cittadini rimane sempre la stessa, cioè che questa riforma non vada ad incidere sulla tassazione ma "apparecchi" di fatto una futura patrimoniale.

Uno scenario non certo ideale, ma la situazione attuale è questa ed il Governo ha ricevuto questo "assist" dall'Europa che significa che è tempo di agire.

Raccomandazioni UE: non solo il catasto! Ecco le richieste

Abbiamo visto la prospettiva UE per quanto riguarda principalmente il catasto, ma non è questa l'unica indicazione ricevuta dal nostro Esecutivo in merito alla riforma fiscale. In sostanza, come già anticipato in precedenza, tra gli obiettivi del PNRR ce ne sono anche diversi riguardanti il nostro sistema fiscale e, quindi, è arrivato il momento in cui l'Europa chiede conto di questi interventi promessi.

Il catasto è certamente uno di questi, come appena visto, ma va contestualizzato all'interno dell'insieme di riforme che l'UE si aspetta: si parla anche di tassazione sul lavoro, taglio del cuneo fiscale generale e modificare le aliquote Irpef effettive.

Il lavoro è lungo ed impegnativo e questi fronti sono tanto caldi quanto quello del catasto, dunque proviamo a capire come si muoverà Draghi ed il suo Esecutivo, anche in tal senso costretti dalle raccomandazioni UE a muoversi in maniera rapida ed incisiva.

Tassazione sul lavoro: cosa può cambiare?

Su questo fronte, va ammesso, c'è ben poco da dire. Il progetto di diminuire la tassazione sul lavoro c'è e praticamente tutti i partiti politici lo portano avanti come priorità, ma il problema resta sempre lo stesso: le risorse. 

Per quanto infatti l'Unione solleciti questo tipo di riforme, non è più disposta ad accettare il finanziamento tramite debito perché lo ritiene attualmente troppo pericoloso e delicato. Come portare avanti, allora, una riforma del genere? Sembra un paradosso ed in parte lo è, andando completamente in contrasto con la fretta messa dalle raccomandazioni.

Infatti, nell'impossibilità di finanziare un eventuale diminuzione della tassazione sul lavoro attraverso debito, diventa inevitabile la scelta di agire attraverso riforme graduali e ben scandite nel tempo. Il tema è estremamente delicato, in quanto la situazione nel mondo del lavoro non è certamente delle migliori e riforme strutturali sono necessarie... ma costose. Anche in tal senso, quindi, possiamo dire di essere in una fase di standby.

Diminuzione del cuneo fiscale e scaglioni Irpef: a che punto siamo?

Un altro fronte caldo riguarda la diminuzione generale del cuneo fiscale, su cui si potrebbero fare le medesime considerazioni fatte nel precedente paragrafo, e sulla modifica delle aliquote Irpef effettive.

La diminuzione del cuneo fiscale non è al momento un vero e proprio obiettivo della legge delega alla riforma fiscale, in quanto si è più che altro impostato ogni intervento al fine di garantire un non aumento, piuttosto che una diminuzione.

Per quanto riguarda l'Irpef, invece, si continua a lavorare: gli scaglioni sono passati da cinque a quattro, anche se le aliquote effettive sono cambiate relativemente poco (nel bene o nel male). Il progetto, non è un mistero, sarebbe quello di passare a sole tre aliquote e facilitare anche l'intero sistema delle detrazioni Irpef.

Alla luce di tutto quanto detto, possiamo dire che le raccomandazioni UE sono un vero e proprio invito ad agire e probabilmente il premier Draghi lo coglierà al volo per mettere finalmente d'accordo le litigiose forze di maggioranza, per il bene non solo della riforma fiscale, ma proprio dell'intera concezione degli interventi pianificati all'interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.