Mario Draghi rimandato a settembre. Per il momento è questo l'esito della riforma del fisco, che dovrebbe tagliare l'Irpef e arricchire la busta paga. Uno dei punti nodali, probabilmente quello più importante, che andrà a caratterizzare la riforma fiscale targata Mario Draghi è proprio il taglio delle aliquote Irpef, che sarebbe dovuto arrivare a luglio, ma che è stato bloccato dalla maggioranza, che non è riuscita a trovare un accordo.

La riforma dell'Irpef sarebbe dovuta esser stata approvata a luglio o al massimo nel corso della prima settimana di agosto. Al momento, però, non è ancora stato fatto nulla. Tutto è stato rimandato a settembre, ma non è ancora sicuro che il progetto possa vedere la luce: questa rivoluzione delle aliquote Irpef potrebbe rimanere una semplice velleità della maggioranza parlamentare, che potrebbe non portare a niente nel corso dei prossimi mesi. Con buona pace dei lavoratori, che sperano in una busta paga più ricca.

Riforma Irpef, tutti i nodi da sciogliere!

Sono molti i nodi che devono essere sciolti intorno alla riforma delle aliquote Irpef. Partiamo, comunque, dai presupposti che i contribuenti conoscono già. Nel nostro paese la pressione fiscale è elevata: se ne accorgono i lavoratori dipendenti quando leggono la propria busta paga, ma anche i titolari di partita Iva, soffocati dagli obblighi fiscali mensili. Basti pensare che sui redditi delle persone fisiche, al momento, gravano qualcosa come cinque aliquote, che variano da un minimo del 23 % ad un massimo del 43%. Il Governo guidato da Mario Draghi aveva prospettato la possibilità di una riforma dell'Irpef che portasse alla riduzione del carico fiscale che grava sul ceto medio. L'intenzione era quella di tagliare la terza aliquota, quella che grava su quanti abbiano un reddito compreso tra i 28.000 ed i 55.000 euro, che è attualmente al 38%.

Purtroppo le risorse per coprire questo taglio sono risibili. I rumors che stanno circolando parlano di qualche miliardo di euro, anche se, in realtà, ne servirebbero alcune decine per avviare ed implementare una riforma dell'Irpef seria e che soprattutto abbia un vero e proprio impatto sulla busta paga dei lavoratori e sulle tasche dei contribuenti. Secondo le prime stime, l'impatto dell'operazione sarebbe realmente elevato e potrebbe arrivare fino a 60 miliardi. Partito Democratico e Movimento 5 Stelle ritengono che sia necessario mantenere e potenziare la progressività dell'imposta.

Irpef, busta paga e la giungla delle detrazioni!

Tutto bloccato, per il momento, quindi. Pd e Grillini insistono sul modello tedesco, che prevede un'aliquota continua e non per scaglioni. L'intenzione sarebbe quella di eliminare degli sgradevoli salti tra di imposta tra uno scaglione e l'altro. Un algoritmo applicato direttamente al reddito del contribuente dovrebbe permettere di far lievitare gradualmente la pressione fiscale. L'intenzione, anche in questo caso, è arrivare allo sgravio: per questo servono le risorse. In linea teorica, però, una delle voci dalle quali sarebbe possibile attingere per diverse decine di miliardi all'anno sarebbe quella delle detrazioni fiscali.

In Italia il fisco ha un comportamento che definire assurdo è molto semplicistico. Da un lato chiede ai contribuenti dei pagamenti salati tramite delle aliquote non sempre giuste; dall'altro permette di abbassare le tasse ricorrendo ad un'infinità di detrazioni fiscali. Per il momento la politica sembra concordare su questo punto, ma quando è ora di passare ai fatti e cercare di semplificare la vita ai contribuenti sembra proprio non sentirci. A pesare su possibili scelte in questo senso ci sono le cosiddette tax expenditures, che contribuiscono ad accrescere il potere clientelare dei vari governi, permettendo loro di attirare questa o quella categoria produttiva sul piano del consenso.

Per il momento sembra che la riforma dell'Irpef non ci sarà. Con buona pace dei lavoratori che sperano di vedersi una busta paga più ricca. Per il momento riuscire a trovare degli accordi all'interno della maggioranza che sostiene Draghi è una vera e propria impresa. Nel caso in cui il Governo dovesse riuscire a portare a casa un qualche tipo di provvedimento, non dobbiamo aspettarci nulla di particolare.

Bonus Irpef in busta paga!

Quello che sta accadendo con la riforma fiscale, non ha nulla a che fare con il bonus Irpef da 1.880 euro che dovrebbe arrivare direttamente in busta paga. Ricordiamo che questo importo costituisce una detrazione aggiuntiva, che viene calcolata in base ai giorni effettivamente lavorati. Viene erogata in base al tipo di contratto cottoscritto ed in base al reddito annuo del lavoratore. L'importo erogato andrà man mano a ridursi, più cresce il reddito annuo e si annullerà oltre questa soglia.

Questa è una normale detrazione, regolata dall’art.13 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, il TIUR. L’unica novità introdotta dal nuovo bonus Irpef è l’aumento della detrazione da 80 a 100 euro mensili, quindi i lavoratori dipendenti si saranno trovati 20 euro in più sulla busta paga.