La tecnologia si pone sempre più come uno strumento imprescindibile nella lotta all'evasione fiscale. In Francia si discute già da tempo sull'utilità di un algoritmo capace di stanare i cosiddetti "furbetti", come si può evincere dal tweet di qualche tempo fa postato ministro dei Conti Pubblici Gérald Darmanin. Il post dell'esponente di LaREM esprimeva chiaramente la volontà di sfruttare dati pubblici, facilmente reperibili e messi online dagli stessi utenti sui social, allo scopo di smascherare coloro i quali ometteno qualcosa nella propria dichiarazione dei redditi. 

Oggi i giornali transalpini rendono noto un progetto divenuto realtà, frutto di un lavoro di sviluppo durato circa tre anni. Il software di machine-learning, la cui fase sperimentale dovrebbe cominciare nel mese di marzo,  si può tranquillamente definire una sorta agente del fisco in digitale, un silente investigatore del web che fruga non solo tra le pubblicazioni su Facebook, Twitter o Instagram, ma anche su altri portali quali Expedia, Booking o AirBnb, il tutto allo scopo di tracciare dei movimenti resi pubblici dallo stesso utente. 

Il via libera definitivo al progetto era arrivato nel 2019, quando la Corte costituzionale francese aveva concesso ai progettatori l'autorizzazione a poter trattare i dati provenienti dai vari social network. L'atteso benestare è giunto al termine di una disputa tra chi giudicava il programma un "male" necessario a combattere il fenomeno dell'evasione fiscale e chi, invece, lo riteneva frutto di una pratica troppo invasiva per la sfera privata dell'individuo. 

La questione ha assunto carattere di legittimità specie in un'epoca come quella moderna, in cui il concetto di policy sulla privacy in giro per il web è stato soggetto a diverse rivisitazioni, specie dopo l'ormai celebre caso Facebook-Cambridge Analytica. Tra gli elementi che verranno utilizzati non comparirà quindi niente che l'utente non abbia reso noto di propria spontanea volontà, non un solo elemento che possa interferire sul piano della libertà individuale. 

Ma come funziona il software che si prepara a fare il suo esordio nelle prossime settimane? Senza entrare troppo nel dettaglio, la sostanza è che la sua intelligenza artificiale metterà a confronto l'effettivo stile di vita di una persona con quanto comunicato da quest'ultima al fisco mediante la consueta dichiarazione dei redditi. Il sistema è in grado di inviduare eventuali inconguenze, che possono poi essere ritenute più o meno rilevanti dagli agenti del fisco. 

Trattandosi di dati pubblici, condivisi volontariamente, è quindi improbabile che l'algoritmo possa riuscire a stanare chissà quali anomalie, specie perché non autorizzato a prelevare dati appartenenti ai cosiddetti "profili privati", ossia quelli per il cui accesso serve l'autorizzazione da parte dell'utente. 

Una volta messe in archivio le questioni etiche, il provvedimento è entrato nella bozza della Finanziaria francese per il 2020, con riferimento alla norma numero 154. A quel punto la palla è passata definitivamente agli ingegneri e agli sviluppatori del progetto, che hanno ultimato le funzionalità del software nel corso dell'ultimo anno. 

Evasione fiscale, gli strumenti usati in Italia

Nel nostro paese qualcosa di simile esiste già, più o meno da cinque anni. Nell'aprile del 2016 l'Agenzia delle Entrate aveva reso nota una circolare nella quale era presente un elenco dei luoghi, in questo caso virtuali, nei quali si sarebbero riservati di prelevare dei dati pubblici volti a stanare chi tenta di beffare l'Erario. 

Nel 2017 si è aggiunta anche la circolare n. 1/2018 della Guardia di Finanza, che spiega come in certi casi sia necessario andare oltre le solite banche dati per le certificazioni fiscali, ovvero sia esplorare anche le cosiddette "fonti aperte", che possono andare da un blog personale a un profilo social. 

I provvedimenti hanno già sortito i primi effetti anche in sede giudiziaria. Esistono sentenze recenti che parlano di un'incoerenza tra quanto traspare dal modello 730 e il reale stile di vita di una persona, una conclusione alla quale si è giunti grazie alla "documentazione estratta dai social network". 

Non si tratta naturalmente di una scienza esatta, possono esserci diversi motivi per postare una foto in un determinato luogo o per spostarsi da una zona all'altra, tuttavia sono dati che possono rivelarsi utili in caso di una denuncia o di un'indagine già avviata o corroborata da altre prove. 

Governo Draghi in prima linea sulla lotta all'evasione fiscale

Tra i piani del neonato governo Draghi troverà spazio anche una ripresa del Piano Colao, già sottoposto al precedente esecutivo la scorsa primavera. Non è un caso che a capo del ministero per l'Innovazione tecnologica e la transizione digitale ci sia proprio lui, Vittorio Colao.

La scelta di Draghi nell'assegnare un ruolo tanto delicato in questa fase transitoria del Paese all'ex Ad di Vodafone, rappresenta una linea di continuità verso la scelta di ridurre progressivamente i pagamenti in contanti, così come abbiamo avuto modo di vedere anche col governo Conte, dove sono state introdotte iniziative finalizzate a sensibilizzare la popolazione come per esempio il cashback.

Il presidente del consiglio è intenzionato a dare un segnale deciso anche nel contrasto al lavoro nero, altro crocevia importante quando si parla di entrate da dichiarare. I due temi sono all'ordine del giorno da diverso tempo, ma è facile prevedere ulteriori sviluppi su entrambi i fronti da parte di un esecutivo che ha inserito la lotta all'evasione fiscale tra sue priorità.