Qualche giorno fa il G7 si è riunito a Londra dove ha raggiunto un accordo per tassare in modo più equo le grandi multinazionali.  

Nell'ultimo anno e mezzo, grazie alla pandemia, molte aziende del web, come Facebook, Google e la stessa Amazon, hanno ottenuto profitti considerevoli. Alcune di loro, tuttavia, sono riuscite a pagare pochissime tasse, soprattutto se si considera l'enorme guadagno realizzato nel 2020. 

Dopo l'inchiesta del The Guardian la questione sulla web tax si è riaperta in Europa e soprattutto negli Stati Uniti, dove il presidente di Joe Biden, ormai da qualche mese sta portando avanti un’intensa battaglia per tassare le multinazionali. 

La costituzione di una Global Tax ha una portata rivoluzionaria senza precedenti, perché per la prima volta si pensa a un sistema tassazione in grado di coinvolgere più paesi. 

Global Tax: cosa è? 

Il G7, di cui anche l'Italia fa parte, si è riunito il 5 giugno a Londra e qui ha raggiunto un accordo per tassare equamente le multinazionali.  

Grazie a questo accordo le grandi aziende, che raggiungono un certo fatturato, non dovranno più corrispondere le tasse solo nel paese in cui hanno la propria sede legale.

La Global Tax, infatti, prevede che le tasse da versare siano calcolate in base agli utili che l’azienda ha ottenuto nel paese in cui il contributo verrà versato. In questo modo le aziende che realizzano ingenti fatturati saranno costrette a pagare le tasse in ogni paese in cui hanno realizzato un profitto.  

Le multinazionali saranno tassate per almeno il 15% dei ricavi ottenuti nel paese in cui il contributo verrà corrisposto, ma in caso di profitti particolarmente alti si potrà arrivare fino al 20%. 

La Global Tax, fortemente voluta dal neopresidente americano Joe Biden, non diventerà realtà immediatamente. Infatti, prima che questa misura diventi effettiva bisognerà attendere l'approvazione di altre organizzazioni internazionali fondamentali, come l'OCSE e il G20. 

Proprio per via dei passaggi che ancora attendono l'approvazione della Global Tax, l'accordo raggiunto fino ad adesso non può dirsi effettivo. 

Global Tax per l'Italia  

Cosa potrebbe rappresentare per l'Italia l'introduzione di una tassa di questo tipo? 

Posto che la Global Tax per adesso esiste solo in fase embrionale, non è ancora possibile ottenere dati precisi, ma si può comunque calcolare una stima degli incassi che questa misura genererà. 

Per il per l'Italia la Global Tax non rappresenta una novità assoluta. Nel nostro paese, infatti, esiste già una digital tax sui profitti realizzati online. Questa misura rimarrà sicuramente valida almeno fino all'entrata in vigore della Global Tax, cosa che potrebbe accadere già tra un paio di anni. 

Secondo l'Osservatorio Fiscale Europeo in Italia la Global Tax, applicata alle multinazionali che lavorano in ambito digitale, potrebbe produrre circa 2,7 miliardi in più. 

Meno sostanzioso sarà il profitto generato dalle imposte corrisposte dalle multinazionali che non operano nel settore tech. Questo perché, ad oggi, l'accordo del G7 prevede misure più lievi per le aziende che non operano nel settore del web. 

Come hanno reagito Amazon e le big tech?  

Ad essere colpite, dunque, saranno soprattutto le multinazionali tech che in questo periodo di pandemia hanno realizzato ricavati incredibili. 

Al contrario di quello che si potrebbe pensare, i big di internet si sono detti a favore dell'introduzione della Global Tax.  

Alcune multinazionali del web hanno rilasciato comunicati stampa e dichiarazioni per commentare la notizia. 

Amazon crede “che un processo guidato dall'OCSE per creare una soluzione multilaterale contribuirà a portare stabilità al sistema fiscale internazionale”. Il portavoce ha aggiunto che "l'accordo tra i Paesi del G7 segna un gradito passo in avanti nell'impegno per raggiungere questo obiettivo. Speriamo di vedere proseguire questo dibattito all'interno del più ampio gruppo di Paesi del G20 e della alleanza Inclusive Framework". 

Anche Google e Facebook sembrano sostenere la scelta del G7. 

Google ha fatto sapere: “Sosteniamo fortemente il lavoro svolto per aggiornare le norme fiscali internazionali, ci auguriamo che i Paesi continuino a lavorare insieme per garantire che un accordo equilibrato e duraturo venga concluso presto”. 

Nick Clegg, vicepresidente affari globali di Facebook, ha dichiarato che la sua azienda “chiede da tempo una riforma delle regole fiscali globali e che saranno accolti con favore gli importanti progressi compiuti al G7". 

The Guardian vs Amazon: secondo round 

Alcuni esperti del settore hanno notato che potrebbe esistere per Amazon una scappatoia che consentirebbe all'azienda che ha reso papà Bezos l'uomo più ricco del mondo, di continuare a non pagare le tasse. 

A lanciare l'allarme è stato ancora una volta il The Guardian.  

Non è la prima volta che la testata inglese si scaglia contro Amazon sul tema delle tasse. In una delle sue precedenti inchieste sul tema, il The Guardian aveva diligentemente spiegato come il colosso dell’e-commerce fosse riuscito a non pagare quasi niente in tasse. 

Adesso, dopo l'accordo del G7, il The Guardian dà voce alle perplessità di alcuni esperti che temono che per Amazon sarà facile aggirare la Global Tax. 

Global Tax: ecco come Amazon potrebbe evitarla   

In un comunicato rilasciato dai ministri del G7, si afferma che la Global Tax verrà applicata solo per le imprese multinazionali più grandi e redditizie, cioè quelle che realizzano "profitti superiori a un margine del 10% ".  

Proprio questa restrizione del 10% potrebbe dare ad Amazon la possibilità di non pagare le tasse. 

Gli studiosi interpellati dal The Guardian hanno fatto notare che il tetto minimo dei ricavi del 10% potrebbe non essere sufficientemente basso.  

Amazon è l'azienda che ha realizzato il profitto maggiore nell'anno della pandemia. Il suo valore di mercato è di 1,6 trilioni di dollari e il suo fatturato, alla fine dell’anno scorso ammontava a poco meno di 400 miliardi di dollari.  

Nonostante nel 2020 Amazon abbia dichiarato ricavi per 44 miliardi di euro il suo margine di profitto è stato solo del 6,3%.  

Se consideriamo che il 2020 ha reso papà Bezos l'uomo più ricco del mondo, facendo realizzare profitti mai visti prima, è difficile immaginare che verrà il giorno in cui la soglia del 10% verrà superata da Amazon. 

Questo è possibile perché il colosso americano reinveste i propri guadagni in modo massiccio e in parte lo fa con l’intento di guadagnare quote di mercato, almeno stando a quello che gli esperti interpellati dal The Guardian hanno dichiarato. 

Il professore di contabilità della Sheffield University, Richard Murphy sostiene che la soglia di profitto del 10% è insufficiente a garantire che aziende come Amazon paghino la Global Tax. Questo, spiega il docente, accade sia per via dei differenti modelli di business che le grandi multinazionali possono attuare sia per via della facilità con la quale le dichiarazioni dei profitti in paesi differenti possono essere modificate e manomesse. 

Global Tax: c’è ancora tempo per aggiustare il tiro 

Secondo l'amministratore delegato della Fair Tax Foundation, Paul Monaghan, Amazon non viene inclusa nella Global Tax per come quest’ultima è pensata al momento. 

È possibile, quindi, che alcune aziende siano in grado di modificare le proprie operazioni per compensare i profitti con le perdite per rimanere sempre al di sotto del fatidico 10%. 

Tra gli esperti messi in campo dal The Guardian c'è anche Alex Cobham, amministratore delegato di Tax Justice Network, che ha avuto parole molto dure per l’OCSE, dichiarando che se l'organizzazione non includerà Amazon nella Global Tax allora non sarà riuscito a soddisfare le richieste di pubblica equità. 

Va detto, però, che quella pensata fino ad adesso non è la Global Tax "definitiva". Molte fonti hanno sostenuto che i dettagli sulla suddivisione delle entrate che le grandi società dovranno corrispondere non sono ancora stati stabiliti con certezza. 

Prima che questo provvedimento, non ancora definitivo, entri a regime ci vorranno ancora alcuni anni e quindi è più che sensato aspettarsi che verranno prese tutte le precauzioni utili a garantire che nessuna azienda possa evitare di pagare le tasse dovute. 

È vero che Amazon non paga le tasse? 

Nonostante questi enormi ricavi alla fine dello scorso anno, Amazon era riuscita a pagare pochissime tasse.

La sede legale di Amazon Europa, infatti, si trova in Lussemburgo, uno dei paradisi fiscali più conosciuti al mondo. La società di Bezos, qui, non solo non aveva pagato alcuna tassa, ma aveva anche ricevuto un credito di imposta di 56 milioni di euro. 

Attenzione, però, non sarebbe corretto dire che Amazon non paga le tasse in assoluto, qua e là nei paesi in cui opera ci sono alcune imposte che la società di Bezos è costretta a corrispondere. Amazon, dunque, le tasse le corrisponde, solo che non ne paga abbastanza se messe in relazione agli introiti che realizza.  

Non c'è niente di illegale in questo tipo di atteggiamento, sono molte le grandi aziende che cercano stratagemmi per pagare il meno possibile in tasse.  

E allora che problema c’è?  Pagare meno tasse dei propri concorrenti vuol dire poter effettuare prezzi più convenienti ed essere più competitivi sul mercato, per questo è importante che esista un sistema tassazionale equo. 

La scelta del G7 di imporre tassazioni più consistenti alle multinazionali, non si spiega solo con il tentativo di far ottenere ai paesi in cui le big del web operano, gli introiti fiscali che gli spettano, ma anche, e soprattutto, con l’idea di garantire tasse più eque e meno penalizzanti. 

Per questa ragione il mondo guarda con attenzione ai prossimi passi dell'OCSE e del G20, fiducioso che verranno attuate le modifiche necessarie a garantire che nessun colosso del web possa sfruttare le falle istituzionali.

La speranza è ben riposta, infatti quello appena siglato dal G7 è un accordo generale, una prima versione della misura finale che vedremo entrare in vigore solo tra qualche anno. 

Anche per questo è lecito aspettarsi che quando la Global Tax entrerà finalmente in vigore, non ci saranno più scappatoie possibili.