Un fenomeno che stava influenzando il mondo del lavoro, che la pandemia ha solamente accellerato, è di sicuro quello della flessibilità. Sempre di più ci sono persone e soggetti economici trovano un proprio posto nello scacchiere economico mettendosi in proprio: creatori di contenuti, imprese e liberi professionisti di differenti settori hanno scoperto i vantaggi economici di non avere contratti vincolanti e la flessibilità di gestire in maniera indipendente tempo e risorse.

Come detto, è un fenomeno che la pandemia non ha creato ex novo. Secondo agendadigitale.eu, un report dell’Osservatorio sulla Partite IVA del MEF, il Ministero dell’Economia e delle finanze, ha contato nel solo primo trimestre del 2019 l’apertura di 196.060 nuove partite IVA. Rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, riscontriamo un aumento del 7,9%.

Aprire una partita IVA è relativamene facile ma prima di barcamenarsi in questa operazione bisogna considerare diversi fattori. In primis se ne vale davvero la pena; non tutti i lavori hanno bisogno di una partita IVA. In secondo luogo vanno tenuti conto, secondo quanto scrive il sito laleggepertutti.it, dei possibili guadagni previsti e l'insieme di spese che vanno contate in fase di attivazione. Se i costi superano i ricavi, ovviamente sarà il caso di lasciar perdere.

Per tutti questi motivi è necessario mettere in ordine cosa bisogna sapere per decidere se aprire o meno una partita IVA. Una guida completa ed esaustiva, che vi proponiamo in questo articolo.

Cosa significa aprire una partita IVA

Prendendo in prestito le parole di informazionefiscale.it, la partita IVA "è il regime fiscale al quale sono sottoposti tutti i lavoratori autonomi e gli imprenditori, ovvero chi offre un servizio o un bene per conto proprio e non è titolare di rapporto di lavoro subordinato". 

In termini più pratici, la partita IVA è un numero a 11 cifre che identifica il contribuente, il soggetto o la società fisica titolare della partita IVA stessa: le prime sette cifre collegano la partita IVA al contribuente; le successive tre indicano un codice identificativo riferito all’Ufficio delle Entrate; l'ultima cifra è un numero con funzione di controllo.

La parola IVA fa invece riferimento all'imposta sul valore aggiunto. E' un'imposta indiretta che si applica sui beni e sulle prestazioni cedute, vendute e/o eseguite in Italia dai titolari di partita IVA e che finisce sulle spese del consumatore finale a seconda dei beni/servizi acquistati.

Chi può aprire una partita IVA? Tutti i titolari di società e i lavoratori autonomi, ovvero tutti i soggetti economici non legati a reddito da lavoro dipendente e che esercitano un'attività economica. All'atto di apertura, il soggetto titolare di partita IVA accetta l'obbligo di emettera fattura e pagare i contributi al fisco sempre sotto forma di IVA.

Quando aprire una partita IVA

Per aprire una partita IVA bisogna prima di tutto capire se quest'ultima è un obbligo o una certificazione fiscale da legare a prestazioni occasionali. Per capire il principio di obbligo riportiamo quanto scritto sul sito pensionielavoro.it:

L’obbligo di aprire una partita IVA subentra in funzione del carattere di abitualità o, viceversa, di occasionalità con cui viene svolta una determinata attività. In particolare, sulla base di quanto stabilito dalla legge, chiunque eserciti un'attività economica abituale e continuativa d’impresa commerciale, artigiana o industriale sotto forma di ditta individuale o di società, oppure come libero professionista (iscritto o meno a un ordine professionale), è soggetto all’obbligo di apertura di una partita IVA. 

Quando invece dobbiamo capire se considerare la prestazione lavorativa come occasionale, dobbiamo tener conto di due parametri: vedere se la prestazione ha durata lavorativa complessiva non superiore ai trenta giorni e se il compenso complessivo non è superiore ai 5.000 euro. Se uno dei due parametri non sussiste, la prestazione di lavoro viene considerata abituale, come stabilito dalla legge del 14 Febbraio 2003 n.30 "Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro".

Come aprire una partita IVA

Prima di spiegare la procedura, molto semplice, bisogna dire che aprire una partita IVA è gratuito.

La prima mossa da fare è presentare richiesta all'Agenzia delle Entrate, compilando un'apposita dichiarazione redatta su modello AA9/7, per le aziende individuali e i lavoratori autonomi, oppure modello AA7/7, destinato a società. Il documento è una dichiarazione di inizio attività, da consegnare entro trenta giorni dall'inizio dell'attività autonoma

Entrambi i modelli sono scaricabili sul sito dell'Agenzia delle Entrate. Possono essere presentati di persona recandosi presso l'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate della zona, per via telematica scaricando il software apposito disponibile sul sito oppure tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. In questo caso, allegare alla domanda anche una fotocopia di un documento di identità.

Insieme all'apertura della partita IVA bisogna scegliere il codice ATECO corrispondente all'attività autonoma. Se si cambia attività bisognerà comunicare il cambio di codice. Per sapere come trovare il codice ATECO corrispondente al proprio lavoro vi consigliamo il video tutorial di Partitaiva24.

Ultima mossa: aprire la propria posizione previdenziale all'INPS per il pagamento dei contributi e all'INAIL per l'assicurazione obbligatoria. Sono esclusi dal passaggio all'INAIL i professionisti senza dipendenti e i titolari di ditte individuali senza dipendenti.

Aprire una partita IVA in regime forfettario

Come detto, aprire una partita IVA è gratis. Tuttavia, bisogna prima decidere quale regime fiscale più adatto alle proprie esigenze bisogna scegliere. Ogni regime ha costi di gestione differenti. Il primo regime da considerare è il regime forfettario.

Il regime forfettario è il regime naturale, e per potervi accedere i contribuenti devono rispettare limite di 65.000 euro di ricavi o compensi. Affiancato a ciò ci sono altri due limiti da rispettare: sostenere spese per il personale dipendente e per lavoro accessorio non superiori a 20.000 euro lordi; non conseguire redditi da lavoro dipendente superiori a 30.000 euro.

Il regime forfettario non si applica a  regimi speciali Iva, soggetti residenti all’estero e che non producono almeno il 75% del reddito in Italia, soggetti che effettuano attività di compravendita di terreni edificabili, fabbricati o veicoli nuovi.

Inoltre, non possono usufruirne i contribuenti che partecipano a società di persone, associazioni o imprese familiari e soggetti economici la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta.

Fatte le dovute distinzioni tra chi può scegliere il regime forfettario e chi non, vediamo cosa prevede. In prima battuta, l’applicazione di un’aliquota sostitutiva i Irpef e Iva al 5% per i primi 5 anni, che passa al 15% a partire dal sesto anno. Per quanto riguarda i contributi INPS relativi a professionisti senza cassa, l’aliquota contributiva è del 27,72%.

E' prevista la possibilità di chiedere il minimale ridotto al 35% da pagare in quattro rate trimestrali; la comunicazione andrà fatta entro il 28 febbraio o subito dopo aver aperto la partita IVA. Sono infine previste divesrse semplificazioni. Tra le tante, l’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica. Lo scontrino invece è obbligatorio.

Aprire una partita IVA in regime di contabilità ordinaria

Il regime ordinario si attiva in caso non sia possibile accedere al forfettario. Sono inoltre obbligate a passare alla contabilità ordinaria, a prescindere dall'ammontare dei ricavi, S.p.A, S.r.l., S.r.l.s., S.a.p.a., società cooperative e mutue assicuratrici, enti pubblici e privati che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, associazioni non riconosciute e consorzi, stabili organizzazioni di società ed enti non residenti.

I titolari di partita IVA che non possono accedere al regime forfettario sono soggetti al pagamento di imposte e costi ordinari di:

  • IRAP;
  • IVA;
  • IRPEF;
  • costo per Camera di Commercio - diritto camerale (secondo money.it, la quota si aggira attorno agli 80-100 euro l’anno);
  • Gestione Separata INPS (le aliquote vanno in base al tipo di attività dal 24% al 34,23%) o Cassa professionale.

La partita IVA comunitaria

Ultimamente si parla molto di partita IVA comunitaria. E' un codice che permette di operare con soggetti provenienti da Paesi che fanno parte dell'Unione Europea; per attivarla, basta esprimere la volontà di fare operazioni intracomunitaria nel momento in cui si compila la domanda per aprire la partita IVA.

Questa operazione permette di essere inclusi all'interno dell'archivio VIES (VAT information exchange system). Come scritto sulla pagina specifica del sito delle Agenzie delle Entrate:

L’obbligo di essere inclusi nell’archivio Vies per poter effettuare operazioni intracomunitarie riguarda tutti i soggetti che esercitano attività impresa, arte o professione, nel territorio dello Stato, o vi istituiscono una stabile organizzazione. [...] I soggetti già titolari di partita Iva, che non hanno richiesto l’inclusione nel Vies all’avvio dell’attività, possono farlo attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, direttamente o tramite intermediari incaricati. I soggetti incaricati della trasmissione telematica hanno l’obbligo di consegnare al dichiarante copia della ricevuta rilasciata dall’Agenzia. Con le stesse modalità previste per l’inclusione nel Vies va comunicata, eventualmente, la volontà di non essere più inclusi nell’archivio.