Si avvicina il 16 dicembre 2021, data entro la quale sarà necessario effettuare il saldo Imu 2021. Una data molto importante, da non dimenticare. Con la rata di dicembre dell'Imu i contribuenti si metteranno completamente in linea con i pagamenti di questa tassa, allineandosi con le aliquote che il Comune ha deciso di applicare. E' proprio qui che ci si scontra con il primo e più importante incoveniente: cosa accade nel caso in cui l'amministrazione comunale non dovesse aver deliberato sulle aliquote Imu 2021? Quali dovranno essere applicate? E' stato direttamente il Mef a chiarire quale debba essere il comportamento dei contribuenti, che potranno - a pieno diritto - ritenere confermate le aliquote 2020.

A fare il punto su questo nodo molto importante è stata la risoluzione 8/DF del 21 settembre 2021, che ha chiarito quali debbano essere le linee guida per effettuare il pagamento del saldo Imu 2021, che è previsto per il 16 dicembre 2021.

Imu: cosa fare nel caso in cui mancasse la delibera!

La risoluzione pubblicata nel corso del mese di settembre dal Mef fa arrivare ai contribuenti un importante chiarimento. Nel caso in cui sul sito del Dipartimento delle Finanze dello stesso Mef non sia stata pubblicata la delibera comunale con la quale siano rese pubbliche le nuove aliquote Imu 2021, si applicheranno quelle del 2020 ed i relativi regolamenti. E' importante sottolineare che questa precisazione vale anche per la maggiorazione Imu dello 0,08%. Nel caso in cui nel corso del 2020 sia stata introdotta questa maggiorazione, attraverso un'apposita delibera comunale, questa rimane confermata anche nel 2021. Sempre, ovviamente, che con una nuova delibera il Comune non abbia deciso di toglierla.

Ricordiamo che è sempre il Comune a determinare le aliquote Imu. Qui è poi necessario ricordare che queste sono determinate dall'amministrazione comunale dove sono collocati gli immobili per i quali è necessario pagare la tassa. Se il contribuente, ad esempio, è residente a Torino, ma gli immobili sono collocati nel comune di Milano, l'Imu applicata sarà determinata da quest'ultimo.

La delibera del Consiglio Comunale per essere applicabile dovrà, in ogni caso, 

  • deve essere approvata entro e non oltre la data nella quale deve essere adottato il bilancio di previsione dell'anno di riferimento, che è fissato al 31 dicembre dell'anno precedente;
  • deve essere pubblicata nell'apposita sezione del sito web del Mef entro il 28 ottobre dell'anno di riferimento.

Imu: che cosa si intende per aliquota ordinaria!

La legge ha stabilito che per ogni tipologia immobiliare ci sia un'aliquota Imu standard, che ogni singola amministrazione può decidere di aumentare o diminuire, muovendosi, comunque, all'interno di determinati parametri stabiliti dalla legge stessa. Generalmente l'aliquota massima per l'Imu è pari al 10,6 per mille. Nel caso in cui ci dovessero essere delle maggiorazioni, che dovrebbero essere state approvate con un'apposita delibera nel 2020, l'aliquota massima non potrà superare l'11,4 per mille.

Nel caso in cui l'amministrazione comunale non avesse mai deliberato sulle aliquote Imu, il Mef ha stabilito che si debba applicare l'aliquota dello 0,76% per gli immobili diversi dall'abitazione principali. Per la abitazioni di lusso, invece, sarà applicata quella dello 0,4%. Il sito idealista.it spiega inoltre che per

i fabbricati rurali strumentali e i fabbricati merci, che non erano soggetti all'Imu nel 2019, si applica, in seguito all'abolizione della Tasi, l'aliquota di base pari allo 0,1%.  Infine, per quanto riguarda le fusioni di comuni avvenute nel 2020, per le quali, in assenza di delibera delle aliquote Imu 2020 da parte del comune risultante da fusione, si applicano, ai fini del saldo 2020, le aliquote di base previste dalla legge n. 160 del 2019.

Casa occupata? L'Imu la paghi lo stesso!

Il proprietario, che si ritrovi il proprio immobile occupato abusivamente da una terza persona, è obbligato a pagare l'Imu lo stesso. In estrema sintesi è questo il concetto espresso dalla sentenza n. 29658/2021 della Corte di Cassazione. A voler essere sinceri, questa sentenza si occupa di Ici, ma quanto è argomentato può benissimo essere applicato anche all'Imu. A questo punto, l'orientamento del Ctr Lazio, espresso con le sentenze n. 25506/2017 e n. 7709/2018 è stato, sostanzialmente, cassato.

Pasquale Mirto, nel suo articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore, spiega che

la Corte di cassazione ricorda nella sentenza che già in passato si è avuto modo di precisare (Cassazione n. 7800/2019, ma ancor prima n. 21451/2009) che il termine possesso, quale presupposto impositivo, è riferito a tutte le ipotesi che danno luogo alla soggettività passiva. Di conseguenza ricomprende non solo la titolarità di diritti reali, ma anche la titolarità di una concessione demaniale, di un contratto di leasing o il possesso sulla base di un provvedimento del giudice, come nel caso del genitore affidatario.