Tutti la conosciamo e tutti (o quasi) saremmo tenuti a pagarne la seconda rata il 16 dicembre prossimo.

Sto parlando dell’Imu, la tassa sull’abitazione principale che fa sborsare somme consistenti ai contribuenti almeno due volte l’anno.

Dal 2022 però, le disposizioni in materia potrebbero prendere una piega diversa grazie alle ultime modifiche applicate al decreto fiscale.

Sebbene la partita sia ancora tutta da giocare, in questo articolo andremo ad anticipare cosa potrebbe cambiare una volta che la manovra riuscirà ad ottenere l’approvazione del Senato.

Buona lettura!

Imu: cos'é, come funziona e come si calcola?

Imu è l’abbreviazione per l’imposta municipale propria, una tasse facendo parte del sistema tributario italiano che viene applicata sulle abitazioni principali dei cittadini.

Introdotta nell’ambito della legislazione dal Governo Monti nel dicembre 2011, tale tributo patrimoniale veniva inizialmente indirizzato verso i beni immobili diversi dall’abitazione principale e le relative pertinenze.

Soltanto con l’introduzione di una legge successiva, la natura della stessa imposta è cambiata identificandola come una vera e propria imposta comunale sugli immobili, da applicare alla dimora principale e abituale del contribuente.

Nella disciplina che ne regola la struttura è prevista la presenza di due tipi di soggetti:

  • attivi: il Comune, cui compete l’accertamento e la riscossione del tributo stesso oltre alle somme recuperate, le eventuali sanzioni e gli interessi aggiuntivi
  • passivi: il proprietario dell’immobile o il locatario del bene immobile, secondo le quote di possesso

L’importo del versamento viene calcolato tenero presente la base imponibile ( rendita catastale + rivalutazione ) e l’aliquota ( 0,20%, 0,40%, 0,76%), prevedendo anche una detrazione fiscale  pari a 200,00 euro qualora l’uso dell’immobile sia adibito ad abitazione principale.

Il video di Questo è il fisco spiega in maniera semplice e chiara come avviene la procedura di calcolo dell'Imu, considerando tutti gli elementi che concorrono a stabilire l'importo da versare:

Il pagamento dell’imposta può essere effettuato, come spiega so-ri.it:

“tramite modello F24, bollettino postale reperibile presso Poste Italiane, indicando il codice comune G999 oppure attraverso la piattaforma Pagopa”

La cifra riportata su questo modello dovrà essere arrotondata per difetto se la frazione è inferiore o uguale a 49 cent, mentre per eccesso se questa supera l’importo appena indicato.

Sebbene in tanti la confondano con la Tasi, in realtà l’Imu è completamente diversa sia nella natura che nelle finalità.

La Tasi è la tassa sui servizi indivisibili, ovvero quelli rientranti nell’illuminazione, nella cure delle aree verdi, nella pulizia stradale, tutti utilizzati universalmente dai cittadini e quindi, per la quale è impossibile trovare un’utenza specifica.

Diversamente però, è possibile che entrambe le imposte abbiano dei punti in comune, ad esempio:

  • hanno lo stesso criterio di calcolo
  • il periodo di proprietà dell’immobile si calcola allo stesso modo
  • ogni comproprietario paga in base alla quota di possesso
  • determinati i mobili hanno un trattamento di favore

Insomma, tanti piccoli punti d’incontro in cui, se non fosse per la diversa finalità, potrebbero collaborare e diventare una cosa sola.

Imu: chi deve pagarla e quali immobili ne sono esenti?

Come avrete ben capito dal precedente paragrafo, i soggetti che sono tenuti a pagare l’Imu sono tutti coloro che possiedono un immobile il cui uso è adibito ad abitazione principale, costituendone la dimora effettiva ed anagrafica.

Al versamento dell’imposta sono tenuti non solo i cittadini italiani che risiedono nel Paese, bensì anche coloro che non vi risiedono ma vantano il diritto di proprietà ( o qualsiasi altro diritto reale) su fabbricati.

L’eccezione, in questo caso riguarda le abitazioni principali che non rientrano nella categoria A1 e A9, sulle aree fabbricabili e sui terreni agricoli.

Diversamente, spiega lanazione.it:

“Non si paga l’imu sugli immobili dello stato, dei Comuni e di altri enti pubblici [..] Nemmeno sui fabbricati nelle categorie catastali da E1 a E9, quelli con destinazione culturale, assistenziale, sanitaria, didattica, sportiva e religiosa o di proprietà della Santa Fede.”

Stando a quanto espresso dalle disposizioni approvate durante il picco dell’emergenza pandemica da COVID-19, alcuni immobili sono stati esentati dal pagamento dell’imposta o hanno visto l’applicazione di una riduzione dell’importo.

Gli immobili destinati a cinema e teatri, come anche quelli oggetto di sfratto per morosità ( fino al 31 dicembre 2021) o colpiti da eventi sismici non sono soggetti al versamento, mentre le unità immobiliari dei pensionati non residenti pagano poco.

Nel primo caso, vige il decreto agosto, secondo cui vien stabilito che il pagamento dell’IMU per il biennio 2021-2022 non spetta agli immobili della categoria D3, a patto che i proprietari degli stessi risultino gestori delle attività che vi vengono esercitate.

Nel secondo caso, invece, vige il decreto sostegni bis che esenta gli immobili oggetti di sfratto per morosità con esecuzione sospesa fino fine anno, del pagamento della rata Imu e i diritto al rimborso della prima rata se versata entro il 16 giugno 2021.

La legge di bilancio 2021 opera in materia di eventi sismici, stabilendo  l’esenzione al versamento della seconda rata ima per quegli immobili che ne sono stati colpiti.

L'articolo di Achiropita Cicala casca proprio a pennello perché ci spiega chi non dovrà pagare la tassa a dicembre ma anche che impatto avranno la riforma fiscale e la riforma del catasto sull'imposta stessa. 

Imu: coniugi con residenza diversa, l'esenzione è a scelta!

Gli immobili di cui abbiamo parlato finora e i soggetti che sono tenuti a pagare o meno l’Imu non sono solo quelli riportati qui sopra.

L’esenzione, infatti, dal 2022 potrebbe interessare anche i coniugi con residenza in comuni diversi.

Lo so, troverete strano che si possa approvare una modalità così fortemente in contrasto con la natura dell’imposta stessa, ma a quanto pare, ora potranno scegliere a quale abitazione principale indirizzare l’esenzione al versamento.

Ad oggi questa manovra non spetta a nessuno dei soggetti passivi dell’Imu, perché per ogni abitazione principale  in possesso sorge l’obbligo di versare l’imposta al Comune in cui si risiede.

Inoltre, il Governo aveva sempre ribadito l’univocità della validità dell’esenzione dell’imposta per una sola abitazione, non per due.

Motivo per cui le famiglie non potranno più decidere di sdoppiarsi in due case per evitare di pagarla.

Eppure, stando alle ultime modifiche del decreto fiscale, vi è la possibilità che i coniugi scelgano quale immobile esentare dal pagamento, anche se la dimora abituale e la residenza anagrafica non si trovano nello stesso Comune.

La novità ha trovato una prima approvazione in sede di conversione del decreto fiscale legato alla Legge di Bilancio 2022, perché fortemente in linea con l’obiettivo del governo.

Spiega informazionefiscale.it:

“L’obiettivo è risolvere una delle criticità venutesi a creare per via del sovrapporsi  di norme e giurisprudenza, garantendo il diritto all’esenzione ima, seppur per un solo immobile, ai coniugi con residenza fissata in comuni diversi.”

Ovviamente, al momento rimane solo una proposta messa giù alla carlona, però potrebbe davvero ottenere il voto definitivo sia dalle Commissioni che dal Senato e ufficializzarsi nel decreto fiscale del prossimo anno.

Imu: termine pagamento fissato al 16 dicembre, ma non è il solo.

La scadenza del versamento o del saldo della seconda rata dell’Imu è stato fissato a giovedì 16 dicembre, con tutte le eventuali sanzioni o riduzioni previste dal governo che influiranno sul calcolo dell’importo finale.

Secondo uno degli ultimi rapporti stilati dalla Uil, il costo di questo esborso da pare dei cittadini costerà loro la bellezza di 535,00 euro a cranio, se non di più in nelle grandi città.

A sentire il peso del versamento però, saranno maggiormente i possessori di immobili di lusso che dovranno sborsare cifre astronomiche siano essi in capoluoghi di provincia o nelle grandi città.

Il costo medio complessivo potrebbe aggirarsi, in questo caso, attorno ai 2.636,00 euro fino ad arrivare ad oltre 6.000 euro.

Sfortunatamente, quella dell’Imu è solo una dei tanti adempimenti ai quali i cittadini devono far fronte.

Alla stessa data vengono stabilite le scadenze dell’IRPEF, dell’INPS e dell’acconto IVA per coloro che possiedono la partita iva e per i sostituti di imposta.

 Per quanto concerne l’Irpef, i versamenti fanno riferimento a:

  • redditi da lavoro dipendente e assimilati (corrisposti nel mese precedente)
  • redditi da lavoro autonomo (corrisposti nel mese precedente)
  • provvigioni per rapporti di commissione di agenzia, di mediazione e di rappresentanza (corrisposte nel mese precedente)

Nel medesimo modello da compilare, si dovranno indicare anche i contributi INPS dovuti dal datore di lavoro, inerenti alle retribuzioni corrisposte nel mese precedente.

Inoltre, come se non bastasse, lo stesso giorno i contribuenti con liquidazione iva mensile saranno tenuti ad effettuare il versamento dell’imposta dovuta per novembre 2021 mentre, l’appuntamento con l’acconto iva viene fissato molto più in la, indicativamente il 27 dicembre 2021.  

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