Poco prima che iniziasse la lunga pausa estiva, il Fisco ha preteso da milioni di contribuenti italiani il pagamento della controversa Imposta Municipale Unica (IMU), conosciuta anche col nome di Imposta Municipale Propria; questa è una vera e propria tassa patrimoniale, riconosciuta dal sistema tributario italiano, in quanto è attribuita sulla parte immobiliare dei beni personali: sostituisce la vecchia e più conosciuta Imposta Comunale sugli Immobili (ICI) e assimila una porzione dell'Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (IRPEF).

A causa dell'emergenza sanitaria ancora in corso, il Governo ha emanato una serie di decreti-provvedimenti col fine di circoscrivere e contenere i contraccolpi economici scaturiti in seguito alla pandemia, decreti che hanno l'obiettivo di dispensare dal pagamento dell'IMU certune tipologie di proprietari di immobili: di più, l'esenzione IMU viene estesa anche per cause non direttamente legate all'emergenza sanitaria da COVID-19.

Ora, quando mancano tre mesi all'appuntamento con il pagamento della seconda rata fissato per il prossimo dicembre, scopriamo chi, grazie al Sostegni bis divenuto legge il 21 luglio di quest'anno, sarà esentato dal pagare l'IMU

IMU 2021: categorie esentate e rimborsi

La novità più importante riguarda tutti quei proprietari di immobili ad uso abitativo e residenziale che hanno subito il blocco degli sfratti e che il Decreto cerca appunto di sostenere dispensandoli dal pagare l'IMU: difatti questi ultimi, non solo vengono esonerati dal pagamento della tassa ma, nel caso abbiano provveduto a luglio a pagare la prima tranche, possono essere rimborsati dell'intero importo versato.

Il Sostegni bis prevede una protrazione aggiuntiva relativa allo stop degli sfratti fino al 30 settembre 2021 oppure fino al 31 dicembre 2021, in base a quando è stata rilasciata l'approvazione; attenzione però, l'esonero dal versamento dell'IMU relativo allo stop degli sfratti è previsto solo per colori i quali possiedono una casa ad uso abitativo: vengono lasciati fuori gli immobili aziendali e quelli non abitativi.

Ma quando finirà il blocco degli sfratti? Per quelli iniziati il 28 febbraio 2020 e il 30 settembre dello stesso anno, lo stop terminerà il 30 settembre 2021, mentre per quelli in essere dal 1 ottobre al 30 giugno 2021, la data è fissata per il 31 dicembre 2021; i Comuni verranno risarciti grazie allo stanziamento di un fondo pari a centoquindici milioni di euro, mentre i proprietari immobiliari saranno rimborsati dell'IMU eventualmente già pagata con modalità deliberate a mezzo decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze che le metterà in pratica entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto Sostegni bis.

A questo link è consultabile un mio articolo che entra nel merito del blocco sfratti.

IMU 2021: attività commerciali 

Gli immobili a carattere commerciale sono esentati dal pagare l'IMU, così come stabilito dal DL Sostegni, qualora questi siano di proprietà di un gestore che svolga a loro interno anche l'attività commerciale; difatti il Sostegni contempla l'esenzione IMU relativa alla rata iniziale per tutti quegli immobili in possesso di imprenditori gravemente colpiti dalla crisi economica successiva al diffondersi del virus: a questi ultimi è concesso un ristoro a fondo perduto previsto proprio dallo stesso Decreto.

Parliamo di tutti i detentori di PIVA e di coloro i quali svolgono attività imprenditoriali, ma anche arte e professione oppure che generino una rendita agraria: nel caso in cui l'importo medio del fatturato calcolato sulla mensilità e quello dei corrispettivi per l'anno 2020 sia minore per almeno il trenta per cento rispetto allo stesso dato relativo però all'annata precedente (2019), allora il DL Sostegni eroga il fondo perduto agli aventi diritto, mentre coloro i quali abbiano aperto la PIVA successivamente al 1 gennaio 2019 i requisiti vengono meno.

IMU 2021: i pensionati all'estero

Gli italiani che si godono la pensione risiedendo all'estero avranno diritto al pagamento dimezzato dell'IMU: difatti l'attuale legge di Bilancio consente a chi (dal 2021 in avanti) ha maturato la pensione in Stati fuori dall'Unione Europea e che siano convenzionati col nostro Paese, il pagamento per metà dell'IMU, a patto che l'abitazione sia una e una soltanto, adibita esclusivamente ad uso abitativo, non possa essere locata o concessa in comodato e sia essa stessa sul suolo italiano, posseduta a titolo di proprietà o usufrutto da quei titolari che non risiedano nel territorio dello Stato che siano possessori di pensione in regime di convenzione internazionale con il Bel Paese, residenti in uno Stato di assicurazione differente da quello italico.

IMU 2021: il settore del turismo

Settore fra i più danneggiati dalla crisi economica successiva al diffondersi del COVID-19, stenta a ripartire anche se qualche segnale di ripresa appare qua e là.

Sempre la già citata legge di Bilancio 2021 prevede che quegli immobili all'interno dei quali venga svolta una specifica attività d'impresa associata al settore turistico, a quello dello spettacolo e a quello alberghiero, siano esonerati dal dover pagare la prima rata IMU per l'anno in corso.

Tasse: patrimoniale, IRAP e IRPEF

Il fisco sembra voler prendere una svolta e cambiare, almeno un poco.

Sono tre i temi economici trattati in questi giorni dal Governo, ovvero la tanto attesa cancellazione dell'Imposta Regionale sulle Attività Produttive (IRAP), un no definitivo a una nuova patrimoniale e la diminuzione del cuneo fiscale (gli aggravi economici che influiscono sul lavoro) al fine di sostenere l'occupazione: queste sono le novità buone che l'attuale Governo comunicherà agli italiani che lavorano e producono, scaturite dalla riforma del fisco fortemente voluta dal Presidente Draghi, che si prepara a concretizzare per mezzo di una legge delega, attesa alla fine del mese di luglio ma slittata di qualche giorno.

Il problema del cuneo fiscale è dunque preponderante in quanto rappresenta il costo del lavoro espresso in contributi statali e tasse e che praticamente coincide col divario fra lo stipendio lordo e quello netto presenti in busta paga ed erogati dall'azienda in cui si lavora: il Governo interverrebbe su determinate sezioni della "curva" relative alla tassazione sul lavoro, aree in cui le aliquote a margine e quelle mediane risultano piuttosto elevate.

Ovviamente il problema sono ancora una volta i soldi che dovrebbero coprire l'operazione; si pensa di sfruttare il cashback, anche se è stato stoppato per il secondo trimestre 2021 e non si hanno notizie certe su una sua riattivazione, forse prevista per l'anno nuovo: il Ministro dell'Economia Franco non esclude una ripresa del cashback, sempre che l'impegno economico (si parla di 1,5 miliardi di euro in 6 mesi) porti benefici tangibili all'erario.

Daniele Franco, Ministro dell'Economia e delle Finanze, indica la via da seguire per riformare il Fisco e lo fa il 22 luglio, in occasione di un'audizione alla presenze delle commissioni congiunte Finanze di Camera e Senato: taglio IRPEF (che riguarda da vicino lo scaglione medio) ipotesi remota e decisamente improbabile a causa di una cronica mancanza delle risorse economiche a disposizione e per mancanza di tempo, come già illustrato giorni prima da Giancarlo Giorgetti, Ministro dello Sviluppo Economico.

Il tema è uno dei più controversi e dibattuti e le forze politiche rimangono sempre divise fra chi vorrebbe una diminuzione che però rispetti la struttura a scaglioni oppure lo spostamento all'aliquota continua della Germania.

Se interessati ad approfondire l'argomento, rimando a un mio articolo che trovate a questo link.

Solamente un quadro più chiaro delle risorse economiche a disposizione, situazione non di facile lettura (attualmente scenario molto incerto a causa dello sviluppo continuo dell'emergenza da COVID-19, che per via della propagazione delle varianti mette a repentaglio l'obiettivo del +5% del Prodotto interno lordo) potrà dirci se gli ambiziosi obiettivi del Governo saranno quanto meno realistici.

Infine risulta impensabile metter mano alla tenuta dei conti per attenuare il prelievo, configurando quindi un'azione che non contempli il deficit, scenario decisamente da scongiurare.

Riforma fiscale: il debito è alle stelle

Per far fronte a un debito ormai da tempo fuori controllo (2.680 miliardi di euro a luglio, equivalenti al 160% del Prodotto interno lordo (Pil), Daniele Franco delinea quelli che sono gli obiettivi principali che il suo Ministero dovrà raggiungere:

Riforma del Fisco: quanti soldi ci sono

Tre miliardi di euro (euro più, euro meno): questa è la somma stanziata per mezzo della legge di Bilancio e la decisione da parte di Franco e dei suoi di non riformare facendo deficit, in quanto se così fosse il peso sull'erario statale e sul debito crescerebbe a dismisura e questo lo so vuole evitare a tutti i costi.

La scarsità di capitale preclude tagli e abolizioni di tasse e imposte pertanto verranno favoriti quei provvedimenti a costo zero, ad esempio le semplificazioni: se si vuole che la cesoia cominci a sfoltire le tasse è necessario ridurre la spesa pubblica e combattere l'evasione fiscale a tutti i costi, per giungere gradualmente alla meta, raggiungibile quando ci saranno più risorse disponibili.

IRAP: non ne sentiremo più parlare

L'Imposta Regionale sulle Attività Produttive sembra apparire ingiustificata; nell'ultimo decennio la tassa ha subito svariate e continui ritocchi e ora grazie ai tre miliardi di euro a disposizione si è pronti alla sua abolizione: nel caso in cui l'Imposta Regionale sulle Attività Produttive venisse inglobata all'interno dell'Imposta sui Redditi delle Società (IRES), ipotesi fra le più gettonate, allora i tre miliardi coprirebbero l'ammanco di soldi derivante da chi non paga l'imposta sulle società.

La risoluzione dell'IRAP è vista come uno dei primissimi obiettivi da centrare, una fase prioritaria da raggiungere il più rapidamente possibile: questo perché ancora oggi rappresenta per le aziende un sistema decisamente costoso e di difficile gestione.

L'IRAP è vista come una tassa che non ha motivo di esistere perché, a detta del capogruppo in commissione Finanze e Camera, il deputato leghista Giulio Centemero, essa non viene calcolata sugli utili societari e capita sovente che gli imprenditori si vedano costretti a pagarla anche quanto l'azienda risulta in perdita.

Patrimoniale: niente nuove all'orizzonte

Risulta utile capire in cosa consista esattamente la patrimoniale

  • E' un'imposta che lede il patrimonio personale, mobile e immobile;
  • L'imposta colpisce le persone fisiche, ossia i privati cittadini e quelle giuridiche, ovvero cooperative, aziende, associazioni, enti etc.;
  • Il "patrimonio" viene concepito come qualunque tipo di bene di cui gode una persona fisica e giuridica (azioni, obbligazioni, denaro, immobili, fondi, etc.);
  • Questa imposta colpisce senza distinzioni tutte le tipologie di beni sopra elencati oppure solamente alcune di essi;
  • La patrimoniale assume forme diverse, ad esempio può essere "fissa" qualora venga pagata da tutti i contribuenti con valore fissato, oppure può essere "variabile" al variare del patrimonio dei singoli; in questo caso si prevede un limite di protezione denominato "franchigia", superato il quale le tasse vanno pagate (un milione dei euro per le tasse sulle successioni): infine la patrimoniale si può configurare come "periodica", nel caso in cui essa venga versata con frequenza regolare (annualmente) oppure "una tantum", qualora venga richiesta una sola volta e non preveda quindi nessuna periodicità;
  • La patrimoniale è a tutti gli effetti un'imposta perché a differenza delle tasse che debbono essere pagate a fronte di un servizio recepito, essa non trova un rispondenza immediata in termini di servizi, ma viene impiegata per quei servizi che lo Stato oppure gli Enti pubblici erogano alla Nazione nel corso del tempo;
  • ICI (ora IMU) e imposte di successione sono chiari esempi di patrimoniale: ma anche la patrimoniale introdotta nel 1992 dal Governo Amato, riferita alle persone fisiche e giuridiche che possedevano denaro sul conto corrente e verso le quali il Governo pretese il 6 per mille delle somme presenti in banca;
  • Fuori dall'Italia, soprattutto nel nord Europa, questa imposta è utilizzata abitualmente e alcune fasce contributive sono tenute a versarla annualmente al fine di contribuire al sostentamento della redistribuzione del reddito.

La patrimoniale è giusta o iniqua?

Per molti, moltissimi risulta essere decisamente ingiusta perché come è noto questa imposta colpisce i beni accumulati negli anni per mezzo di entrate preventivamente assoggettate al prelievo del Fisco.

Il Governo rinuncia alla patrimoniale e il Ministro Franco conferma che una tassa di questo tipo non è in calendario; per contrastare la deflagrazione del debito pubblico che nei precedenti due anni ha segnato profondamente la credibilità nazionale e per combattere l'emergenza pandemica da COVID-19 e il conseguente scompenso economico, le forze al Governo dovranno cercare soldi da qualche altra parte: la famigerata patrimoniale è un prelievo coatto dei soldi dei privati cittadini dai loro personali conti correnti ed era temuta dalla grande maggioranza degli italiani perché a suggerirla era stato il Fondo Monetario Internazionale (FMI).

IVA: ne più alta ne più bassa

L'Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) non subirà maggiorazioni, ma neanche ribassi; Franco, in accordo col Governo, ipotizza e valuta di ottimizzare il numero delle aliquote, senza escludere aprioristicamente di metter mano anche sulla suddivisione delle basi imponibili dividendole in aliquote differenti: tutte misure che ovviamente potranno vedere la luce solamente a parità di gettito.

Qualora poi il Governo riuscisse concretamente a combattere l'evasione, allora in quel caso si potrà parlare di revisione al ribasso dell'IVA, mentre ancora non si parla di versamenti mensili per quest'imposta che sostituirebbero i due semestrali attuali, ipotesi espressa in precedenza dallo stesso direttore dell'Agenzia delle Entrate.

L'impegno nei confronti degli italiani è una riduzione strutturale della pressione che il fisco esercita sui contribuenti, ma per giungere alla meta servirà muoversi per circoscrivere al minimo l'incidenza della spesa pubblica sul PIL: obiettivo che si raggiungerà solamente efficentando i criteri con cui si spendono i soldi pubblici, ma solo se a monte sarà presente una riforma del Fisco solida, perché viceversa l'unico traguardo ipotizzabile consisterà nell'aver reso il sistema delle imposte più efficace e giusto, senza però aver potuto perseguire una totale riduzione del carico fiscale. 

Tax expenditure: al via il riassetto

Per risollevare un Paese violentemente colpito dagli effetti catastroifici della pandemia, il mutamento della fiscalità in Italia era uno dei punti toccati dal PNRR che addirittura lo definiva come un passaggio fondamentale per rispondere alle debolezze strutturali italiane: ma anche pre-pandemia erano state avanzate alcuni progetti per riformare il fisco nostrano, associati dall'idea di riformulare e rivedere le aliquote, col fine di ridurre le fantomatiche tax expenditures.

Il cambiamento del Fisco passa anche attraverso la tax expenditure, ovvero quel complesso di sgravi fiscali, deduzioni, agevolazioni, detrazioni e bonus che pesano sulle finanze dello Stato per sessantotto miliardi di euro; agglomerato che verrà razionalizzato nel segno del risparmio: lo stesso Ministro Franco sostiene che la meta da raggiungere debba essere la diminuzione del numero e la relativa semplificazione, e che è prima di tutto necessario analizzare caso per caso ogni componente dell'insieme per capirne l'utilità e valutare se le finalità originarie siano ancora apprezzabili o meno per comprenderne i reali esiti di carattere economico e distributivo.

Alle spalle dell'operazione si trova una parte costitutiva della società italiana: qualsiasi decisione implica una volontà politica e il suo relativo costo, per raggiungere un obiettivo che sarà un complesso di aliquote dal peso minore e un numero più basso delle eccezioni alle stesse.

Riforma fiscale: il codice tributario va rivisto

"Semplificazione" sembra essere la parola d'ordine che il Ministero dell'Economia ha fatto sua; sono più di 100 le tasse presenti nel nostro Paese e per questo la riforma fiscale alle porte deve necessariamente puntare a questo obiettivo: tutto ciò che non ha costi ha la priorità e l'operazione che mira a semplificare e snellire il fisco va avviata il più celermente possibile, con la speranza che le linee guida contenute nella riforma mirino anche a convogliare tutte le normative all'interno di un codice tributario univoco.

Micro-tasse: al via l'indagine conoscitiva

Alle commissioni Finanze della Camera e del Senato, presiedute da Luigi Marattin e Luciano D'Alfonso, è giunta una relazione contenente un'indicazione per abolire determinate micro tasse, quei balzelli di entità economica ridotta che da sole non collaborano a riempire le casse erariali ma risultano essere solo fardello per i contribuenti: questa «Indagine conoscitiva sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributario» evidenzia come i micro prelievi (diritti, imposte e tasse), di carattere erariale e territoriale, immessi nel sistema durante le legislature succedutesi nel tempo, risultano in un gettito inferiore allo 0,01 per cento del totale degli introiti tributari per lo Stato e assicurano solamente uno 0,1 per cento ai Comuni e alle Regioni.

Prelievo equo: il nuovo volto della patrimoniale?

Entro le prossime settimane quindi la tanto agognata riforma del Fisco potrebbe essere una quasi realtà; "quasi" perché sarà una sfida che richiederà tempo e zelo, ma che rappresenterà senz'altro un momento di transizione decisivo per la politica dell'economia italiana: servirà per dare nuovi assetti alle normative? Sarà una grande impresa codificatrice a carattere partecipativo? Produrrà finalmente una trasformazione vasta, profonda e condivisa? 

Questo ancora non ci è dato sapere, ma nel frattempo sentiamo parlare di un "prelievo", il meno deformante possibile, fisso e inalterabile equo al tempo stesso: un'equità che sostenga la coesione della società e che promuova una crescita dell'economia ragionevole e durevole nel tempo, il tutto nell'ottica della semplificazione e della razionalizzazione.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) concepisce il prossimo futuro mutamento della fiscalità italiana come uno dei punti chiave per la ripresa economica che si vuole avviare godendo anche dei soldi che arrivano dalla UE.

In un mio precedente articolo che trovate qui analizzo l'impatto del Recovery Plan sul debito italiano.

La riforma economica: mancano i numeri?

Dai tredici ai venti miliardi di euro: queste le ipotetiche cifre che verranno ufficializzate durante le future sessioni di bilancio, il cui dato preciso e definitivo dovrebbe attestarsi nel mezzo della forbice.

Si tratta ancora di stime perché decisive saranno le modalità attuative e temporali delle misure previste; certamente l'emergenza sanitaria rappresenta fonte di incertezza così come le risorse, che a detta di Franco non sembrano sufficienti: il fatto è che allo stato attuale non ci sono le condizioni per la definizione dei margini di bilancio a disposizione per l'attuazione degli interventi, proprio perché gli orizzonti economici risultano ancora troppo soggetti all'insicurezza causata dalla continuo evolversi dello scenario pandemico da COVID-19.

Da non dimenticare poi il tema dell'occupazione, argomento che la riforma analizzerà con molta attenzione per cercare di favorirlo nel miglior modo possibile: fra gli obiettivi prefissati c'è un deciso incremento del tasso di occupazione che in Italia si attesta intorno al cinquantotto per cento e che risulta essere bassissimo, soprattutto perché i più colpiti sono i giovani, le donne e il Meridione.